Flotte Riunite Florio

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Flotte Riunite Florio
Stato Italia Italia
Fondazione 1840 a Palermo
Chiusura 1936
Settore Trasporti
Prodotti Trasporti marittimi

Le Flotte Riunite Florio furono una compagnia di navigazione di Palermo, nata nel 1840 come Società dei battelli a vapore, ad opera dell'imprenditore Vincenzo Florio. Fu incorporata nel 1936 dallo Stato nella Tirrenia di Navigazione.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La Società dei battelli a vapore siciliani nacque nel luglio 1840 per iniziativa di Vincenzo Florio, di Beniamino Ingham, di Gabriele Chiaramonte Bordonaro, che già possedevano battelli a vela, e di un gruppo di più di 120 soci minori.[1]

Nel 1847, Vincenzo Florio fece venire a Palermo dalla Francia il piroscafo "Indépendent", in piena rivoluzione, sotto bandiera francese per essere al riparo dalle navi borboniche. Era nata l'Impresa Ignazio e Vincenzo Florio per la navigazione a vapore. Alla nave fu dato il nome di "Diligente" iniziando regolari viaggi intorno alla Sicilia.

Il Corriere siciliano di Vincenzo Florio (1852), 247 t

Nel 1851 fu ordinato ai cantieri Thompson di Glasgow il "Corriere siciliano", dalla potenza di 250 cv, capace di trasportare un centinaio di passeggeri tra prima e seconda classe. Destinato ad alcune linee mediterranee, arrivava sino a Marsiglia. Poi arrivò un terzo vapore, l'"Etna", di 326 tonnellate di stazza, sempre da Glasgow. Gli fu affidata la concessione del servizio postale tra Napoli e la Sicilia. Un nuovo bastimento, l'"Elettrico", raggiungeva l'eccezionale velocità per quei tempi di 13 nodi.

L'Elettrico di Vincenzo Florio, 344 tonnellate (1859)

Il 25 agosto 1861, divenne Società in accomandita Piroscafi postali di Ignazio e Vincenzo Florio, con sede a Palermo. Nel 1863 erano dodici le unità che componevano la flotta e la compagnia, ottimamente diretta, guadagnò ancora in forza economica e prestigio.[2] Fu acquisita la Compagnia di navigazione a vapore La Trinacria, sorta a Palermo nel 1869 e fallita nel 1876.

Il 4 settembre 1881 vedeva la luce la Navigazione Generale Italiana (Società riunite Florio e Rubattino). Ignazio Florio e Rubattino conferirono le rispettive imprese ricevendo ciascuno il 40 per cento delle azioni mentre Il Credito mobiliare sottoscrisse il restante 20% del capitale. La sede fu fissata a Roma, mentre Genova e Palermo erano i compartimenti operativi. Coi suoi 83 piroscafi (subito passati ad oltre 100), la Navigazione generale italiana si presentava come il più grande complesso armatoriale mai sorto in Italia.[3]

Pochi anni dopo alcuni armatori genovesi presentarono però offerte più convenienti di quelle della Navigazione generale per l'assunzione dei servizi convenzionati dallo Stato, mentre la compagnia, non era in grado di acquisire una nuova, grande flotta che sostituisse gli oltre cento bastimenti posseduti e iniziò la crisi

Fallita la NGI, nel 1925 Ignazio Florio jr fondò la società di navigazione Flotte Riunite Florio, che si fuse nel 1932 con la Compagnia Italiana Transatlantici per creare la Tirrenia - Flotte Riunite Florio - CITRA, poi salvata da Finmare nel 1936 nella Tirrenia di Navigazione.[4]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Orazio Cancila, I Florio: storia di una dinastia imprenditoriale, 2008, Bompiani
  • Orazio Cancila, Storia dell'industria in Sicilia, 1995, Laterza