Smetto quando voglio - Ad honorem

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Smetto quando voglio - Ad honorem
Lingua originaleitaliano
Paese di produzioneItalia
Anno2017
Durata98 minuti
Rapporto2,35:1
Generecommedia, azione
RegiaSydney Sibilia
SceneggiaturaSydney Sibilia, Francesca Manieri, Luigi Di Capua
ProduttoreDomenico Procacci, Matteo Rovere
Casa di produzioneFandango, Groenlandia Film, Rai Cinema
Distribuzione (Italia)01 Distribution
FotografiaVladan Radovic
MontaggioGianni Vezzosi
ScenografiaAlessandro Vannucci
CostumiPatrizia Mazzon
Interpreti e personaggi

Smetto quando voglio - Ad honorem è un film del 2017 diretto da Sydney Sibilia, sequel di Smetto quando voglio - Masterclass uscito nello stesso anno il quale è, a sua volta, sia il midquel di Smetto quando voglio del 2014, in quanto le vicende del secondo capitolo si svolgono prima della scena finale del primo capitolo, sia il suo sequel, poiché mette la parola fine alle imprese della banda dei ricercatori. È l’ultimo film della trilogia del regista Sydney Sibilia.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Il film inizia la notte dell'incidente di Alberto, quando Walter Mercurio ruba il cromatografo e lo porta nel tecnopolo abbandonato di Civitavecchia, che usa come base.

Un anno dopo Pietro Zinni è in carcere e cerca in tutti i modi di convincere il magistrato che qualcuno ha sintetizzato il gas nervino e vuole usarlo per fare una strage. Un giorno in carcere si presenta Alice Gentili, la giornalista che aveva scritto l'articolo che aveva smascherato la trattativa tra la banda dei ricercatori e la polizia. Dice a Pietro di aver indagato sul tecnopolo abbandonato in cui lui e la sua banda erano stati sorpresi e arrestati per la produzione della droga Sopox, e di aver scoperto che alcuni anni prima c'era stato un incidente che aveva provocato un morto e un ferito, Claudio Felici, vero nome del criminale Murena, che attualmente si trova a Rebibbia in isolamento. Allora Pietro, aiutato dall'avvocato Vittorio, si fa trasferire a Rebibbia per parlare proprio con Murena e scoprire di più sull'incidente, per capire chi è che ha prodotto Sopox e di conseguenza il gas nervino. A Rebibbia riceve un posto come insegnante per i detenuti e dopo due mesi riesce finalmente ad incontrarlo. Dal suo racconto scopre che al tecnopolo gli unici reparti attivi erano il suo e quello di Walter Mercurio, che lo gestiva insieme alla sua collega e fidanzata Ginevra. Murena racconta che l’incidente è stato causato dai tagli alla sicurezza che l'università aveva imposto, e che in quell'incidente era morta la donna amata da Walter Mercurio, motivo per cui lui da allora cerca vendetta verso il sistema. Inoltre, nel successivo processo la colpa dell’incidente fu data tutta a Ginevra, e per banali cavilli l’assicurazione non aveva risarcito né Walter né Murena, il quale nell'incidente aveva subito gravi ustioni in faccia e sul corpo e fu costretto a dimettersi.

Grazie ad un colloquio con la compagna Giulia, Pietro scopre che Fabio, il nuovo fidanzato di lei, presto riceverà la laurea ad honorem durante una grande cerimonia all'università La Sapienza, alla quale presenzieranno le più importanti cariche dell'istruzione e della ricerca italiane. Capisce quindi che molto probabilmente Walter Mercurio sprigionerà il gas in quell'occasione e che solo lui e la sua banda potranno fermarlo. Vittorio, allora, riesce a radunare tutti i membri della banda nel carcere di Rebibbia, grazie alla promessa di patteggiamento con il magistrato; da questo momento hanno solo 72 ore per sventare l’attentato. Riunita la banda, Pietro riesce ad organizzare l'evasione insieme al Murena: durante l'annuale spettacolo canoro organizzato dallo stravagante direttore del carcere, la banda riesce a provocare un'esplosione nella sala computer del penitenziario e a fuggire attraverso un condotto sotterraneo usato per far arrivare i cavi della fibra ottica nel carcere. Travestiti da frati riescono a lasciare Rebibbia e a recarsi alla Sapienza, ma durante il viaggio in metropolitana, il Murena lascia la banda e se ne va per la sua strada, poiché il suo compito, a suo dire, è terminato.

Nel frattempo la polizia ha appreso della fuga della banda e il commissario Galatro organizza un'operazione di cattura. Ma l'ispettore Paola Coletti è l'unica a conoscere veramente bene la banda e capisce che molto probabilmente gli evasi sono diretti all'università. Alla Sapienza, Pietro si separa dagli altri per parlare con Giulia, ma intravede Walter Mercurio e lo segue. Si imbatte nella Coletti e la convince a non arrestarlo per aiutarlo a fermare l'attentato.

Intanto il resto della banda capisce che il gas nervino si trova già nell'università, ma allo stato liquido, segno che può essere neutralizzato con l'idrossido di sodio. Dopo aver prelevato la sostanza da un cadavere imbalsamato, Alberto inizia a iniettarla nei boccioni dell'acqua, nei quali si trovava il gas, aiutato dalla Coletti. Pietro, invece, incontra Walter Mercurio e cerca in tutti i modi di convincerlo ad abbandonare il suo piano malvagio. Mercurio, però, è intenzionato a sprigionare il gas. Sopraggiunge il Murena, deciso ad aiutare Pietro, ma Mercurio non dà ascolto neanche lui e rivela l'esistenza di un boccione nascosto, collegato alla rete elettrica. Allora, Pietro riesce a far saltare l'impianto elettrico, grazie ad una presa guasta nell'aula, che gli aveva causato problemi in passato quando era ancora un ricercatore, dando tempo e modo ad Alberto di neutralizzare anche l’ultimo boccione. Mercurio, infuriato, cerca di uccidere Pietro, ma fortunatamente irrompe la Coletti che lo dichiara in arresto.

Murena se ne va e Pietro fa per uscire dall'università, quando incontra Giulia. I due si baciano, ma poi Giulia si allontana, facendogli capire che tra loro non c'è più nulla. Pietro si riunisce ai ricercatori e tutta la banda si allontana dalla Sapienza per tornare verso il carcere entro le 24 ore previste dalla legge, prima di essere incriminati per evasione. Nel finale, Murena osserva malinconico La Sapienza e vede due giovani, che somigliano a Pietro e Alberto (gli stessi ragazzi che in metropolitana lo avevano convinto a cambiare idea e ad andare a fermare Walter), che entrano mentre si chiedono che faranno una volta laureati, rispondendo poi che qualcosa si inventeranno.

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

La pellicola è stata distribuita nelle sale cinematografiche italiane a partire dal 30 novembre 2017 in 400 copie da 01 Distribution[1]

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Incassi[modifica | modifica wikitesto]

Il film ha debuttato al secondo posto nel botteghino italiano, con un incasso di 1 milione di euro nel primo weekend di programmazione [2] e ha chiuso con un incasso finale di 2,9 milioni [3], inferiore sia all'incasso di Smetto quando voglio - Masterclass (3,4 milioni) che a quello del primo Smetto quando voglio (4,5 milioni) [4].

Critica[modifica | modifica wikitesto]

Il terzo capitolo è stato accolto generalmente in maniera più positiva del secondo dai siti bad taste, movieplayer e coming soon. Paolo D'Agostini di la Repubblica ha definito la trilogia "Un Piccolo Classico". Il sito Mymovies ha definito Smetto Quando Voglio - Ad honorem come un "film che ti riconcilia con un certo tipo di italianità allo stesso tempo ribelle e costruttiva, e con il cinema di commedia italiano, più ancora che "all'italiana".

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ MYmovies.it, Smetto quando voglio - Ad Honorem, su MYmovies.it. URL consultato il 3 dicembre 2017.
  2. ^ Andrea Francesco Berni, Box-Office Italia: Assassinio sull’Orient Express vince il weekend, in bad taste, 4 dicembre 2017. URL consultato il 5 dicembre 2017.
  3. ^ MYmovies.it, Smetto quando voglio - Ad Honorem, su MYmovies.it. URL consultato il 30 dicembre 2017.
  4. ^ Smetto quando voglio - Ad Honorem segna un passaggio epocale nel nostro cinema, in GQ Italia, 7 dicembre 2017. URL consultato il 30 dicembre 2017.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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