Smārta

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La scuola smarta è considerata la più importante di tutte le scuole spirituali brahmaniche, in quanto si rifà agli insegnamenti del grande maestro Adi Shankara, cultore dell'Advaita Vedānta e nativo dell'India Meridionale.

Il termine smarta ("tradizionalista") è un aggettivo di tipo vriddhi derivato da Smriti ("Tradizione").

Ciascun clan (o gotra) di questa via sovra-settaria appartiene ad una famiglia sacerdotale che si richiama ad un lontano antenato, un mitico Rishi del Satya Yuga. Gli smarta associano tutti i principali culti dell'Induismo, detti nel complesso Pancayatana ("Cinque supporti", o Cinque Culti), e li unificano in una visione che fa dei vari nomi divini delle manifestazioni molteplici dell'unico Brahman, vedanticamente identificato all'ātman (anima) di ciascun essere[1].

I Cinque Culti vengono solitamente rappresentati da speciali pietre simboliche[2], una per ciascuna setta[3], e fanno capo a cinque Pitha (luoghi sacri di pellegrinaggio dedicati alla Shakti)[4].

Il primo e più importante di questi luoghi sacri è Sringeri, nel Karnataka, ossia in posizione geografica relativamente centrale rispetto agli altri luoghi di pellegrinaggio, che sono disposti in relazione ai punti cardinali, poiché rappresentano in toto dal punto di vista cultuale - nelle intenzioni del primo Shankaracharya Adi Shankara - l'intera storia umana[5]. Shankara[6], d'altronde, non è che un epiteto del dio Shiva, di cui il satguru medievale secondo i devoti ha costituito una semplice incarnazione umana.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ S.Radakrishnan, Il Vedanta, in Storia della filosofia orientale- Feltrinelli, Milano 1978, T.I, p.334 ss.
  2. ^ G.Liebert, Iconographic Dictionary of the Indian Religions- E.J. Brill, Leida 1976, p.211, s.v. pancayatana, col.a.
  3. ^ Recentemente divenuti 6, secondo il Liebert (ibid., s.v. pancayatana-puja), per aggiunta dei Kaumara, vale a dire del culto di Kumara, chiamato anche Skanda o Karttikeya, il cosiddetto Figlio delle Pleiadi (Krittika).
  4. ^ M.Stutley & J.Stutley, Dizionario dell'Induismo- Astrolabio-Ubaldini, Roma 1980, s.v. Pitha, pp. 329-30, coll.b-a.
  5. ^ Il Bharatavarsha (India) in tal senso è preso infatti quale modello del mondo. Per questo gli eredi dell'Adi Shankara si chiamano Jagadguru, da Jagad (Mondo) e Guru (Maestro), poiché l'intenzione della scuola è quella di svolgere una funzione universale. Per la lista completa dei vari maestri, la quale secondo gli insegnamenti tradizionali forma una catena iniziatica indissolubile, vedi la voce Shankaracharya.
  6. ^ Op.cit., s.v. Shankara, p.386, col.b.

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