Sixteen Tons

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Sixteen Tons
Artista Merle Travis
Genere Country
Esecuzioni notevoli Merle Travis
Tennessee Ernie Ford
The Platters
Tom Jones
Johnny Cash
...
Data 1946

Sixteen Tons è una canzone country, la cui prima registrazione venne realizzata nel 1946 dal cantante statunitense Merle Travis, per poi essere inserita, l'anno successivo, nel suo album Folk Songs of the Hills. Nel 1955 apparve anche un'altra registrazione del brano, eseguita da Tennessee Ernie Ford, pubblicata come lato B del singolo You Don't Have to Be a Baby to Cry, una sua interpretazione dell'omonimo standard di Moon Mullican. La versione di Ford raggiunse il primo posto della classifica della rivista Billboard dedicata alla musica country, dove rimase per dieci settimane, per poi passare alla prima posizione nella classifica riservata alla musica pop, che mantenne per altre otto settimane.[1]

Un'altra registrazione che ottenne tantissimo successo ma solo nel Regno Unito fu quella realizzata da Frankie Laine. Pubblicata il 17 ottobre del 1955, dopo una decina di giorni aveva già venduto 400.000 copie, raggiungendo il milione il 10 novembre. In totale vendette 2 milioni di copie.

Tema[modifica | modifica wikitesto]

Il brano parla delle condizione di lavoro estreme cui sono sottoposti i minatori statunitensi.

(EN)

« You load sixteen tons, and what do you get?
Another day older and deeper in debt
Saint Peter, don't you call me 'cause I can't go
I owe my soul to the company store »

(IT)

« Carichi 16 tonnellate e cosa ottieni?
Sei più vecchio di un giorno, e ancora più indebitato
San Pietro, non chiamarmi perché non posso andare
Ho impegnato la mia anima all'azienda »

(Sixteen Tons, ritornello)

Cover[modifica | modifica wikitesto]

La canzone venne interpretata da moltissimi artisti: fra le più celebri cover c'è quella già citata di Tennessee Ernie Ford del 1955, ma anche altre versioni come quella dei Platters del 1957; Tom Jones la interpretò in versione rock nel 1967; eccellente anche l'esecuzione di Johnny Cash, il quale la incise sul suo album Johnny Cash Is Coming to Town del 1987.

Con le stesse note della canzone esiste anche una canzone in tedesco, eseguita da Freddy Quinn, dall'argomento completamente differente (l'infelice sorte di un marinaio innamorato della sua nave dopo una delusione con una ragazza), dal titolo Sie hiesst Mary Ann (= Si chiamava Mary Ann). In alcune versioni compare il titolo Sie heiisst Mary Ann (= Si chiama Mary Ann). Questa canzone tedesca era disponibile in 45 giri sul mercato discografico già negli anni Sessanta del Novecento.

Interpretazioni[modifica | modifica wikitesto]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • In Russia la canzone era famosa già dai tempi dell'URSS, ma nella versione dei The Platters, e divenne talmente popolare al punto che furono realizzate molte versioni in russo, e innumerevoli di queste erano parodie in cui le 16 tonnellate si riferivano al peso di una bomba trasportata da dei piloti per farla cadere su un paese. In alcune il paese bersagliato è l'America, in alcune è la Russia e in altre la Cina.
  • Il brano si sente nell'episodio Bart vince un elefante della quinta stagione de I Simpson, quando Marge la ascolta alla radio mentre sta pulendo.
  • È stata anche interpretata da John Charles, calciatore della Juventus degli anni 50-60.[2][3]
  • Del brano sono state fatte anche una versione in italiano, interpretata da Adriano Celentano (con il titolo L'ascensore) e due in napoletano; una, parodistica, inserita nella colonna sonora del film Il pap'occhio, in cui l'inciso ("Nu' simm' 'o coro, 'o coro d' 'o film"), diventa una sorta di fil rouge per tutto il film, mentre un'altra eseguita dal cantante italo-americano Lou Monte (Quann'ero guaglionne vint'anne fa).[3]
  • Renzo Arbore - amante del country, del jazz e del soul - la volle cantare con la New Pathetic Elastic Orchestra nell'ultima serata di Quelli della notte il 14 giugno 1985 insieme ad Alberto Tonti.
  • È usata come sigla del programma Dimartedì, condotto da Giovanni Floris su La7.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ace Collins, The Stories Behind Country Music's All-time Greatest: 100 Songs, New York, The Berkeley Publishing Group, 1996, pp. 91–93, ISBN 1-57297-072-3.
  2. ^ Second Hand Songs - Recording: Sixteen Tons - John Charles
  3. ^ a b Radio Scrigno

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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