Sissa

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Sissa
frazione
Sissa – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Emilia-Romagna-Stemma.svg Emilia-Romagna
ProvinciaProvincia di Parma-Stemma.svg Parma
ComuneSissa Trecasali-Stemma.png Sissa Trecasali
Territorio
Coordinate44°58′N 10°16′E / 44.966667°N 10.266667°E44.966667; 10.266667 (Sissa)Coordinate: 44°58′N 10°16′E / 44.966667°N 10.266667°E44.966667; 10.266667 (Sissa)
Altitudine32 m s.l.m.
Superficie43,64 km²
Abitanti4 311[1] (31-12-2010)
Densità98,79 ab./km²
SottodivisioniBorgonovo, Casalfoschino, Coltaro, Gramignazzo, Palasone, Sala, San Nazzaro, Torricella
Altre informazioni
Cod. postale43018
Prefisso0521
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT034034
Cod. catastaleI763
TargaPR
Cl. sismicazona 3 (sismicità bassa)
Nome abitantisissesi
Patronosan Giacomo
Giorno festivo25 luglio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Sissa
Sissa
Sissa – Mappa
Posizione del comune di Sissa nella provincia di Parma

Sissa (Sésa, in dialetto parmigiano[2]) era un comune italiano di 4.286 abitanti della provincia di Parma, situato nella "bassa", unito dal 1º gennaio 2014 a quello nuovo di Sissa Trecasali. Si suppone che il nome di Sissa trovi la sua origine nelle esondazioni, da sempre devastanti, del fiume Taro, che hanno causato una divaricazione fisica, o scissione, fra l'antico borgo e Palasone. Di qui il toponimo Sissa, con etimologia in scissa, ossia divisa.

L'abitato di Trecasali si trova a sud. Il territorio comunale è delimitato nel versante ovest dal Fiume Taro che lo separa dai comuni di Roccabianca e di San Secondo Parmense; a nord il Po segna il confine con la Lombardia; ad est si trovano i comuni di Colorno e di Torrile.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

In base ai ritrovamenti nei pressi di Torricella, avvenuti verso la fine del 1800 e studiati dal Pigorini, possiamo affermare che già al tempo delle “terramare” (nel XIII secolo a.C.) nella zona vi erano insediamenti palafitticoli. Non sono invece mai state reperite tracce delle occupazioni successive, sia degli Etruschi che dei Galli (Boj). Occupazioni avvenute a partire dal VI secolo a.C. sino all'arrivo dei Romani nel 200 a.C. Attorno al 180 a.C. avviene la centuriazione (romana) che ha lasciato tracce sul terreno visibili ancora oggi. Dopo la calata dei Longobardi in Italia ( 568 d.C.) nel 574 inizia il comando dei Duchi Longobardi e si hanno buoni motivi per ritenere che in questo periodo si sia formata la “Grande Corte di Palasone”, divenuta in seguito (nel 584) “Corte Regia” (di pertinenza del Re Autari). Sulla storia del periodo longobardo documenti certi non ne esistono, ma ci riconducono a queste deduzioni l'etimologia dei toponimi:

  • palasone = Palatium = istituzione di tipo fiscale riconducibile alla "Corte Regia", con tale nome è indicato anche un luogo organizzato per speciali lavorazioni o per lo smercio di particolari prodotti anche per conto di altre corti e quindi provvisto di magazzini;
  • sala = insediamento posto a capo del “sundrio” (terra coltivata dal padrone) e sede delle costruzioni adibite a ricovero di animali.

A Palasone troviamo anche nei documenti dell'epoca una cappella edificata in onore di San Lorenzo ed anche questa dedicazione depone a favore della presenza di un insediamento longobardo. Le prime notizie certe di Sissa risalgono ad una pergamena del 945. Anche nel IX secolo è confermata l'esistenza della grande “corte regia di Palasone che, da un documento del 1.000, sappiamo si estende per 3.000 iugeri (2.400 ettari= a 8.000 biolche parmigiane) e che occupa l'area corrispondente all'incirca agli attuali comuni di Sissa e Trecasali. Dagli stessi documenti rileviamo che “selve, boscaglie, gerbidi e corsi d'acqua” denotano il paesaggio attorno a Palasone. Le prime notizie certe su Sissa si traggono quindi da documenti del IX secolo d.C. (“...quod totum in pertinentiis de Scisia habent…") nei quali si parla di un “manso” facente parte della “corte regia di Palasone”, prima longobarda poi carolingia, governata, al momento, dai “Supponidi” e dagli “Attonidi”, famiglie vicine alla corte francese e incaricate a governare altri ducati nell'Italia centro-settentrionale. Nel 942 avviene la prima donazione di terreni della corte di Palasone, da parte di un Attone, al “Capitolo della Cattedrale di Parma”. Si ha infatti in questo secolo e nel successivo l'acquisizione da parte del Capitolo, del Vescovo e dei vari monasteri di tutto il territorio della “Bassa”. Nel 945 un documento attesta che, dal capitolo, vengono concesse alcune terre a livello presso Sissa, manso della corte diPalasone («….in loco et fundo Sisia……. actum in castro Palasioni»). La proprietà dei terreni della corte di Palasone viene confermata sia dall'imperatore Ottone II (982), che da Ottone III (996 e 999), Enrico III (1046), Enrico IV, Federico II (1115), Enrico VI(1195). Nel X secolo Palasone, come quasi tutte le “curtis”, viene fortificata. In essa si costruisce il castello, che verrà poi distrutto e ricostruito nella seconda metà del XII secolo. Nei documenti del XIII secolo non viene più menzionato alcun castello (castrum e/o castellum) a Palasone e tuttora non si conosce ancora dove fosse localizzato. Nel XII secolo nei documenti si ricorda che a Palasone, oltre alla “Basilica di San Lorenzo”, esiste un “Ospedale di San Giovanni”. Nel 1215 Federico II ordina di fortificare la foce delTaro con due torri provviste di catena di ferro che attraversa il fiume per impedire l'accesso a navi nemiche. Federico II dopo la sconfitta subita a Parma, con la distruzione di Vittoria, percorre con intento vendicativo la nostra zona ed uno storico (?) così scrive: “Il 15 giugno 1248 Federico II fuggito a spron battuto da Parma si porta a Borgo (Fidenza), vola a Cremona, rifatto d'animo e di gente, passato il Po, viene a Torricella, e, anelante alla vendetta, è di nuovo nei nostri dintorni, ove adopera barbaramente il ferro e il fuoco”. Nel frattempo, il manso di Sissa, si era creato una certa indipendenza, si era pure esso fortificato costruendo una torre di difesa. Nel 1182 Sissa dispone già di un castello ed è difesa da un fossato. Un gruppo di famiglie, Da Cornazzano, Burdellione, Botteri e Rangoni, condomini del castello, aveva preso il sopravvento sulla comunità ed erano arrivate ad esigere di dare il loro benestare per la nomina del “podestà”, cioè di colui che doveva governare la “corte” per conto del Capitolo. Inizia così ad affermarsi l'influenza di una gerarchia locale che sfocerà nella creazione dei feudatari ai quali verranno poi riconosciuti diritti sulle terre dagli imperatori. Nei documenti reperibili redatti dal IX secolo in poi sia per donazioni, per concessioni di terreni a livello od altro vengono spesso citate anche le odierne frazioni di Coltaro ("…quondam insulam sitam iuxta Padum…… set illas in Caput Tari quae sunt iuges triginta sex..."), (Coltaro viene denominato spesso come villaggio cioè un agglomerato di mansi più concentrato e più grosso di un casale), Casalfoschino, Sala (…super fluvio Padi in comitatu Parmense in loco et fundo Palaxiona com porcione castro et capella inibi fundatas….. quamquam in locas et fundas Sixa, Casale Fuskini, Sala de'Lambardi”), Torricella (“…fuere confessi quod boschum dequo lis erat inter comune de Palasone et homines de Turricella …”), dopo il mille compaiono anche Borgonovo (“……et de anno sequenti fieri fecit navilium, quod incipit in capite pasculi et labitur ad Viarolum et deinde ad Borgum Novum..”) e in un documento di Cremona anche il “villaggio” di Gramignazzo.

Secolo XIV[modifica | modifica wikitesto]

La casata dei Terzi di Parma e quindi di Sissa, stabilì definitivamente il suo dominio feudale sul territorio nei primi lustri del secolo XIV. Il 7 dicembre 1329 l’imperatore Ludovico il Bavaro, con suo diploma sigillato a Norimberga, formalizzò l’insediamento di Guido (I) e dei suoi figli Filippo e Guido (II) de Tertiis, cittadini di Parma, nelle terre alla foce del Taro, fra Sissa e Torricella, convertendo il possesso patrimoniale in rapporto di dipendenza vassallatica, con piena dignità e poteri signorili.[3] Erano terre che la casata dalla quale originavano i Terzi, i da Cornazzano, vassalli del Capitolo della Cattedrale di Parma, possedeva già nei secoli precedenti.[4]

Nella seconda metà del secolo i Terzi passarono al servizio dei Visconti signori di Milano. I maggiori esponenti della famiglia furono al servizio di Barnabò.e quindi, dopo la sua defenestrazione, a quelli di Gian Galeazzo Visconti come strenui capitani d’armi o nelle magistrature civili quali Podestà al governo delle più importanti città padane.

Una prima notizia si trova l’8 luglio 1362 allorché (Gherardo) ovvero Ghirardino I Terzi, presentò istanza a Bernabò Visconti per poter riedificare la rocca di Torricella, seretta a guardia del porto sul Po, feudo legato a quello di Sissa.[5]

Ghirardino (I), all’origine del ramo cadetto di Torricella dei Sissa, era figlio del Guido (II), o Guidone de Tertiis, citato nel diploma dell’imperatore Ludovico il Bavaro del 1329 e fratello perciò di di Giberto (I), il capostipite del ramo dei Terzi di Sissa, e di Niccolò Terzi il Vecchio del ramo di Parma.

Il 15 agosto 1386, dopo la cerimonia celebrata nella cattedrale di Pavia nel corso della quale Niccolò Terzi il Vecchio fu creato cavaliere da Gian Galeazzo Visconti, vennero confermati alla famiglia i diritti sulle terre di Castelnuovo, (oggi Castelnuovo Fogliani ), e Casale Albino nel Piacentino, trasmissibili agli eredi diretti di Niccolò, ovvero, in mancanza di questi, ai nipoti, figli del defunto Giberto (I), suo fratello. Le investiture feudali furono confermate l’anno seguente dall’imperatore Venceslao con la patente, intestata a "Nicholao filio quondam nobilis Guidonis capitanei de Terciis de Cornazzano", sigillata il 19 agosto 1387 a Norimberga. Le giurisdizioni dei Terzi nel Parmense, con Tizzano e Sissa, furono erette in Contea. L’investitura imperiale comprendeva il diritto di trasmettere il titolo comitale a ciascuno dei figli e ai loro eredi.[6] A Sissa esisteva l'Ospedale Santa Maria che fra il 1470 e il 1532 fu inglobato nell'ospedale Rodolfo Tanzi di Parma.

Secolo XV[modifica | modifica wikitesto]

Giberto (I), fu il capostipite del ramo dei Terzi di Sissa. Ebbe due figli, entrambi capitani al servizio dei Visconti: Guido (II) e Antonio che fu tra i più valorosi al servizio del Ducato di Milano. Morto Gian Galeazzo nel settembre 1402, ai suoi funerali era tra gli otto nobili lombardi prescelti per portarne a spalla il feretro.

Quei funerali segnarono l’inizio del disfacimento dello stato milanese e i singoli potentati locali, come i potenti capitani ducali ne approfittarono per impadronirsi di lembi del ducato, solo nominalmente ereditati dal giovane Giovanni Maria Visconti, posto inizialmente sotto la tutela della duchessa madre. Anche il grande condottiero Ottobuono de' Terzi, conte di Tizzano e Castelnuovo, figlio di Niccolò Terzi il Vecchio, nipote di Giberto (I) di Sissa, pur mantenendosi nelle forme fedele difensore del Ducato di Milano, riuscì a prevalere contro gli avversari, e soprattutto i Rossi, fino a divenire nel sul finire del1404 il dominatore e poi unico signore di Parma e Reggio.

La lotta contro la potente fazione dei Rossi fu accanita e condotta spietatamente da entrambe le parti, coinvolgendo anche le terre di Sissa.[7]

Il giorno sei di agosto, Ottobono era all’assalto di Felino, rocca dei Rossi, dove si era rifugiato il capitano Angelo Tartaglia con i suoi cavalieri, reduci dalla disfatta di Rossena. Sotto l’attacco furioso del Terzi, nonostante il valore e il coraggio del condottiero e delle lance fiorentine, queste furono un'altra volta sconfitte, lasciando numerosi prigionieri tra i Rossi, le cui case furono, com’era consuetudine, depredate e incendiate. Sul finire del mese arrivò quindi, com’era inevitabile, la risposta dei Rossi che, partiti dal loro castello di Felino, portarono la devastazione nelle terre dei Terzi: a Sissa, Trecasali, Palasone e San Nazzaro. Replicò con maggior profitto da par suo Ottobono, il quale per rappresaglia, a Parma, penetrò le sacre mura del monastero femminile di San Paolo, rubò a man bassa ori, argenti, panni finissimi e un tesoro di seimila fiorini ivi lasciati in deposito dai Rossi, distribuiti poi tra i suoi a compenso dei loro servigi. Sempre ai Rossi furono tolti tutti i benefici ecclesiastici o secolari, le proprietà in case o di fondi, legati al convento.

Ottobuono mantenne fermamente questo dominio sul Parmense, nel Reggiano e Piacentino, dal 1405 fino alla primavera del 1409. Il 27 maggio, lunedì di Pasqua, fu assassinato a tradimento da Muzio Attendolo Sforza, a Rubiera presso Modena, in un agguato ordito con la evidente complicità di Niccolò III d'Este. I Terzi di Sissa, schierati vantaggiosamente con il cugino nei tempi della sua fortuna militare e politica, furono rapidissimi nei giorni che seguirono la sua uccisione, a passare sotto i vessilli e all’ubbidienza del nemico. Scrive il Pezzana che Il 6 luglio 1409, Giberto (II) e Antonio Terzi "vedendo ogni loro cosa andare in sinistro, venuti a Porta S. Croce, conchiusero un accordo coll'Estense".[8]

Guido (II) Terzi,, l’otto giugno 1413, dopo la morte del padre Giberto (II) gli succedette quale signore di Sissa, iscritto come tale nel registro delle investiture feudali del Ducato di Milano.[9]

Nel 1422, truppe della Repubblica di Venezia, nel corso della guerra contro Filippo Maria Visconti, duca di Milano,del quale erano alleati i Terzi locali, occuparono Sissa. Le milizie venete già presidiavano allora Torricella, fortilizio e porto, strategicamente importante per tutelare i collegamenti fluviali della Serenissima con Piacenza, Cremona e quindi Milano.

Il 16 marzo 1427 ancora Torricella, sempre occupata dai Veneziani, venne assalita da Niccolò Piccinino capitano di Filippo Maria Visconti al comando di mille fanti,.[10] Il 23 marzo Torricella fu costretta ad arrendersi. Nel contempo, la rocca di Sissa, anch’essa sotto attacco, veniva devastata. I Veneziani decisero in seguito che la sua integrale ricostruzione e il mantenervi una forza di presidio non era conveniente in quel contesto ostile. Demolirono quindi la cerchia delle mura, conservando solo il torrione del maschio. Quel che rimaneva del borgo, unitamente a Torricella, fu assegnato a Guido Terzi, nominato "governatore del castello di Sissa".

La rocca fu riedificata sulle strutture precedenti, ma con dimensioni assai ridotte rispetto a quelle poderose originarie. I lavori furono avviati dopo il 22 ottobre 1440, allorché il duca di Milano, investì i fratelli Giberto (III), Niccolò e Guido (III), figli di Giberto (II) Terzi del feudo di Sissa e delle ville dipendenti “i quali spontanei e con grave propria incommodità sovvenuto aveanlo di ragguardevole somma di pecunia”.[11]

Il 21 di novembre 1440, altre decisioni ducali stabilirono il distacco da Parma delle giurisdizioni di Sissa, Borgonovo sotto l'argine, Casal Foschino, Sala e San Nazaro. Il 3 novembre 1440 i fratelli Beltramino e Gherardino (II), capitani di Filippo Maria Visconti, furono premiati con l’assegnazione in feudo del castello di Torricella e delle ville di Gramignazzo, Coltaro, Trecasali, Palasone, le case di Barcolo dalla Fossa e Rigosa.[12].

Il 27 di novembre 1441, Filippo Maria Visconti assegnò a Giberto (III) e Guido (II) di Sissa le terre di Belvedere, Vezzano, Moragnano, Lalatta, Fontanafredda, Triviglio ed Antignola, tolte a Parma. Verosimilmente oltre a compensare la loro lealtà e devozione, premiavano una significativa generosità verso il duca sovrano.[13].

Morto l’ultimo dei Visconti, impadronitosi di Milano Francesco Sforza, il nuovo signore il 17 giugno 1450, decise di erigere in contea le terre di Belvedere e di Sissa, e nominava conti Guido Terzi, col diritto di trasmettere il tiolo ai loro discendenti.maschi e legittimi.[14] Il duca dichiarava di aver stabilito questa liberalità per premiare "la singolare devozione verso di lui e lo Stato suo, la grandissima integrità, la prestanza, il valore, e l'altre preclare dotj di Guido, del quale ogni studio, ogni pensiero era unicamente volto a prestarsi al piacere di Sua Signoria".

Il 26 marzo 1467, i duchi di Milano Galeazzo Maria Sforza e Bianca Maria Visconti rinnovarono l'investitura di Belvedere e Sissa a Lodovico Terzi, figlio di Giberto, e ai suoi familiari;[15]. e di nuovo nel 1495 [16] Il 6 luglio 1495, Francesco e Luca Terzi, figli di Lodovico, cadevano combattendo alla battaglia di Fornovo.[17] e l'investitura fu ancora rinnovata nel 1497 da Ludovico il Moro a favore di Giampietro Terzi, figlio di Francesco.[18], che morì assassinato nel 1516 dallo zio Ottobono.[19].

Secolo XVI[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1551, durante la "guerra di Parma" i Terzi si schierarono con gli alleati della Francia contro la Spagna. Il 12 giugno, il castello di Sissa posto sotto l'assedio delle forze di parte imperiale, guidate dal conte Troilo Rossi, nonostante il supporto del duca Ottavio Farnese, finì espugnata e devastata. Fu riconsegnata semidistrutta ai Terzi l'anno successivo.[20].

Secolo XVII[modifica | modifica wikitesto]

Ultimo conte di Sissa e Belvedere fu Francesco Maria Terzi. Aveva sposato Anna Maria Sanvitale, figlia del conte Ludovico e dama della duchessa Enrichetta d'Este, dalla quale ebbe solo due figlie. Alla sua morte, il 17 dicembre del 1758 la casata così si estinse. Il marchese Bonifacio II Rangoni di Modena, che aveva sposato la figlia maggiore Corona,[21] aggiunse il cognome della consorte al proprio, donde i Rangoni Terzi, che mantennero il possesso della contea fino all'abolizione dei diritti feudali decretata da Napoleone nel 1805.

La rocca di Sissa fu venduta intorno alla metà del XIX secolo alla famiglia Raimondi.[22] divenendo in seguito sede dell'amministrazione comunale di Sissa (dal 2014 Sissa Trecasali ).

Secolo XVIII[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1803 il ducato di Parma cade sotto il dominio napoleonico. Sissa è presidiata da milizie francesi. Nel 1890 divenne proprietaria della rocca la famiglia Raimondi che la vende al Comune di Sissa nel 1900 per lire 45.000. Dal 1902 al 1912 da Torricella partono i mattoni, fabbricati a Gramignazzo nella fornace Pizzi, ancora aggi visibile, per laricostruzione del campanile di San Marco. Già dalla metà del 1600, attraverso il porto di Torricella, avveniva con Venezia lo scambio di mattoni, fabbricati a Gramignazzo, contro carbone.

Secolo XIX[modifica | modifica wikitesto]

Il 23, 24 e 25 aprile 1945 Sissa assiste alla ritirata dei Tedeschi che vanno verso il Po e corre il rischio di essere incendiata per rappresaglia. Solo il sopraggiungere degli Alleati evita il peggio. Alla fine di questi tre giorni si contano una decina di vittime civili e di soldati tedeschi, feriti, alcune case incendiate e altre saccheggiate.

Porto fluviale[modifica | modifica wikitesto]

Nel Comune di Sissa è presente il porto fluviale di Torricella, sul fiume Po.

Monumenti[modifica | modifica wikitesto]

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[23]

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

Sissa è il paese che ha lanciato l'evento "November Pork". Si svolge tutti gli anni nel mese di novembre, ed è dedicato alla riscoperta dei sapori del maiale.

Calcio[modifica | modifica wikitesto]

La principale squadra di calcio della città è l'A.S. Sissa che milita in Terza Categoria.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute in questo comune.

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
22 aprile 1987 28 maggio 1990 Emilio Ubaldi Partito Socialista Italiano Sindaco [24]
31 maggio 1990 24 aprile 1995 Gian Franco Consigli PDS, PCI Sindaco [24]
24 aprile 1995 14 giugno 1999 Gian Franco Consigli centro-sinistra Sindaco [24]
14 giugno 1999 14 giugno 2004 Angela Fornia lista civica Sindaco [24]
14 giugno 2004 8 giugno 2009 Angela Fornia lista civica Sindaco [24]
8 giugno 2009 9 settembre 2013 Grazia Cavanna lista civica Sindaco [24]

Dal 2009 al 2013 la carica di Sindaco di Sissa è stata ricoperta da Grazia Cavanna, eletta a capo di una lista civica, scomparsa nel settembre 2013, per malattia.[25] - è ricoperto ad interim dal Vicesindaco Marco Moreni, in attesa dell'indizione di nuove elezioni amministrative.</ref>,

Progetto di fusione con Trecasali[modifica | modifica wikitesto]

Per iniziativa delle amministrazioni dei due Comuni della Bassa parmense è stato avviato un progetto di fusione tra i due enti, seguendo l'iter previsto dall'art. 133, co. 2 della Costituzione e disciplinato in dettaglio dalle leggi regionali in materia di circoscrizioni comunali. Il progetto ha finora ottenuto il pronunciamento favorevole di ambedue i consigli comunali nonché il parere positivo della Regione Emilia-Romagna. È stato quindi indetto per il 6 ottobre 2013 un referendum popolare, di natura consultiva, tra le popolazioni interessate le quali dovranno esprimersi sulla volontà o meno di procedere alla fusione e sulla denominazione dell'eventuale nuova realtà amministrativa, scegliendo tra una rosa di proposte: "Terre del basso Taro", "Sissa e Trecasali", "Trecasali e Sissa", "Sissa Trecasali", "Trecasali Sissa". La Regione, prendendo atto dell'esito positivo della consultazione, ha decretato l'istituzione del nuovo ente comunale di Sissa Trecasali[26]. Esso è attivo dal 1º gennaio 2014 ed è retto, in attesa di nuove elezioni "unificate", da un Commissario[27].

Persone legate a Sissa[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ Guglielmo Capacchi, Dizionario Italiano-Parmigiano. Tomo II M-Z, Artegrafica Silva, pp. 895ss.
  3. ^ Il diploma è intestato ai Nobilibus viris Guidoni, & Filippono fratribus de Tertiis Civibus Civitatis Parme & Imperii fidelibus dilecti, cioè rispettivamente al padre e allo zio di Niccolò. Cfr. I. Affò, Storia della città di Parma, IV, Parma 1795, pp. 370.
  4. ^ Le vicende delle casate dei Terzi, e le loro genealogie risalenti al lignaggio dei da Cornazzano , sono state ricostruite nello studio, edito a cura della Deputazione di Storia Patria per le Province Parmensi, di P. Cont, "I Terzi di Parma, Sissa e Fermo", Prefazione di Marco Gentile ("Fonti e Studi", serie I, XXI), Parma 2017.
  5. ^ “abitante in Torricella, che addi 8 luglio del 1362 fece suppliche a Bernabò perché gli concedesse una torre caduta in rovina, che ivi sorgeva in riva al Po. A. Pezzana, Storia della città di Parma continuata, I, 1346-1400, Parma 1837, p. 105, n. 126.
  6. ^ Nell’incipit del diploma si elogia la lealtà e il valore degli avi dei Terzi e del loro servizio prestato al Sacro Romano Impero: "Capitanei et Gubernatores partis Imperii et potentes in Civitate Parmensi ipsiusque Dioecesi et partibus illis, pro defensione jurium Sacri Rom. Imperii maxime tempore D. Praedecessoris nostri q. Federici Imperatoris, Hierusalem ac Siciliae Regis, non metuerunt sese periculis mortis exponere, et in bonis et rebus eorum maxima damna et in quam pluribus castris ruinas inexorabiles sustulerunt, nec tamen unquam a recto tramite deviavere." Così il Pezzana: “Questo diploma è in data di Norimberga, 1387, e sta in copia semplice nell’Archivio dello Stato”. Cfr. A. Pezzana, "Storia della città di Parma", I, Parma 1837, I, p. 171.
  7. ^ Valga solo un esempio. Il giorno 6 agosto 1404, Ottobono aveva assalito Felino, rocca dei Rossi, dove si era rifugiato il capitano Angelo Tartaglia e la sua cavalleria, figgiti da una disfatta subita a Rossena. Attaccati furiosamente dal Terzi, gli armigeri dei Rossi e il prode Tartaglia con le sue lance fiorentine, finirono per la seconda volte sconfitte. Si contarono numerosi prigionieri tra i Rossi le case dei quali furono depredate e quindi incendiate. Alla fine di quel mese arrivò la inevitabile, rappresaglia dei Rossi che scatenò le rappresaglie e la devastazione a Sissa, Trecasali, Palasone e San Nazzaro, trre dei Terzi. Conseguente alla vendetta dei Rossi rispose, con maggior efferatezza e miglior guadagno Ottobono: violò le sacre mura del monastero femminile di San Paolo, fece razzia di tessuti finissimi, di preziosi, ori, argenti, e un bottino di seimila fiorini lasciati la dentro in custodia dai Rossi. Il tutto fu distribuito tra i suoi armati. Sempre ai Rossi. in quella circostanza furono tolti tutti i benefici ecclesiastici o secolari, le proprietà in case o di fondi, legati al convento. Più avanti, i Rossi non fecero mancare le loro faide di rivincita, devastando il territorio senza fine.
  8. ^ A. Pezzana, Storia della città di Parma, II, Parma 1842, p. 126.
  9. ^ Scrive il Pezzana: “Perciocché nel Registro delle Investiture feudali che stanno in questo Archivio dello Stato si trova una concessione fatta da Giovanni a Frate Ercolano da Canobio, Proposto degli Umiliati di Parma, ed a Guido Terzi di quondam Giberto, Signore di Sissa, concessione che si asserisce rogata il dì 8 di giugno del vegnente anno 1413 (scritto con tutte lettere così: millesimo quadrìngentesimo decimo tertio, Indictione sexta) dal Cancelliere vescovile Andrea da Neviano). A. Pezzana, Storia della città di Parma, II, cit., p. 149 nota.
  10. ^ A rinforzo delle truppe in campo, la città di Parma inviò agli assedianti 250 guastatori e una catapulta per scagliare pietre e ordigni contro le mura.
  11. ^ «A concedere la quale fu mosso Filippo dalla indefessa sollecitudine dei Terzi a prò di lui, e specialmente dall' averlo essi in que' giorni di grandi necessità sovvenuto di 2000 fiorini a 32 soldi imp. l'uno. Dichiara egli nell'investitura di essere sempre per ricordarsi di così segnalato servigio prestatogli con grave loro incommodo, poiché erano essi medesimi poveri di danaro, e, volendo in qualche guisa rimunerameli, e considerando ad un tempo la sincerità della fede, e la servitù dei loro antenati, concede loro quel feudo, e delega il suo Consigliere Corradino de' Capitani di Vimercato a darne loro il possesso». Ed aggiunge: «Il rogito di questa fatto nelle case del Corredini in Milano a' 21 novembre è di Gian-Francesco Gallina Segretario e notajo Ducale (Arch. dello Stato, Registro d'investiture feudali, da c. 234, t.°, a 241- Ivi n' è altra copia antica fra le carte dei Terzi)». Cfr. A. Pezzana, Storia della città di Parma, II, cit., pp. 429-430 nota.
  12. ^ Discendenti da un ramo cadetto dei Terzi di Sissa pronipoti del Gherardino (I), che nel 1362 aveva in proprietà, con l’onere di riedificarlo, il fortilizio di Torricella. Michele Daverio, scrisse che: “quantunque il Duca avesse poco da gloriarsi della campagna di quest'anno, pure volle premiar alcuni di quelli Condottieri d'armi, che dal canto loro non avevan mancato di attaccamento, e valore». Tra questi condottieri si trovavano, oltre al magnifico Niccolao Guerrero, anche i fratelli Beltramino e Gherardino, ai quali furono assegnati in feudo il castello di Torricella e le ville di Gramignazzo, Coltaro, Trecasali, Palasone con le case di Barcolo dalla Fossa, Rigosa. M. Daverio, Memorie sulla storia dell’ex ducato di Milano, Milano 1804, p. 169.
  13. ^ Avevano versato alle casse ducali un contributo “spontaneo” di mille ducati d’oro. “L'atto d'investitura fu rogato in Milano: il Capitani ricevette colà dai due fratelli Terzi il giuramento di fedeltà conforme in tutto a quello che prestarono nel precedente anno pel feudo di Sissa, ed eglino obbligaronsi a restituire il feudo di Belvedere al Duca quando piacesse a lui di dar loro cosa equivalente.Trovasi menzione di questa nuova investitura anche in una lettera del dì 27 novembre, con cui il Duca ne rende partecipi gli Uffiziali di Parma, affinché i luoghi concessi ai Terzi non sieno per l'avvenire aggravati d'imposte.”A. Pezzana, Storia della città di Parma, II, cit., p. 454 nota. .
  14. ^ ”In infinito, col mero e misto impero, colla podestà della spada, e con intera giurisdizione, riservando peraltro ai nobili Ottobuono, Filippo, Lodovico, Antonio, Carlo, e Apollonio fratelli Terzi, figli del ‘'quondam'’ Giberto, e nipoti di esso Guido, il diritto sopra una metà di Belvedere e sopra una terza parte di Sissa, e riservando pure un'altra terza parte di questa terra al nob. Niccolò Terzi, fratello di esso conte Guido …" Le ville soggette a Sissa comprese nella nuova contea erano Casalfoschino, Sala, Borgonovo sotto la ghiaia, e San Lazzaro con Fiesso.” Cfr. A. Pezzana, Storia della città di Parma, III, Parma 1847, p. 39.
  15. ^ L'investitura era a favore "del prode Lodovico Terzi del q. Giberto, per lui, pe' fratelli e per altri consanguinei suoi." Così scrive A. Pezzana Storia della città di Parma, continuata: 1449-1476, p. 279,
  16. ^ L'11 maggio 1495, un nuovo rogito del duca di Milano rinnovò l'investitura per Sissa e Belvedere a quanti appartenevano alla famiglia dei Terzi di Sissa Rogito 11 maggio 1495 di Francesco Melegari. Cfr. A. Pezzana, Storia della città di Parma, continuata: V, 1480-1500, p. 303.
  17. ^ Francesco Terzi è ricordato come "Ducalis Squadrerius qui in conflictu contra Carolum Francorum Regem in agro Parmensi dum pro ... Ludovico Mediolani Duce fortiter pugnaret, occubuit." A. Pezzana, Storia della città di Parma, continuata: vol. 5, 1480-1500, p. 303.
  18. ^ Giberto Terzi di Sissa, nelle sue vesti di procuratore di Taddea, rimasta vedova di Francesco e tutrice del figlio Giampietro, si appellava alla corte ducale: il 29 settembre 1497 fu rinnovata l'investitura a favore di Giampietro Terzi di Sissa per l'ottava parte che gli competeva quale figlio del ‘'quondam'’ Francesco, a cui seguì il giuramento di fedeltà, omaggio e obbedienza prestato al duca e alla duchessa Beatrice nel Castello Sforzesco, allora di Porta Giovia
  19. ^ Giampietro Terzi venne ucciso insieme a sette compagni in una congiura ordita dello zio Ottobono.
  20. ^ Anche Torricella, divenuta feudo dei conti Simonetta, come Sissa alleati dei Farnese, subì un tentativo d’aggressione dagli spagnoli, intenzionati a impadronirsi dei mulini galleggianti sul Po. Gli abitanti del borgo, messi sull’avviso, li prevennero e tesero un agguato sorprendendo e facendo strage di quaranta invasori. Tuttavia la notte seguente gli spagnoli tornarono riuscendo a distruggere tutti i mulini.
  21. ^ La seconda figlia, Costanza, convolò a nozze con il conte Antonio Marazzani Visconti di Piacenza..
  22. ^ Castello di Sissa, preboggion.it. URL consultato il 18 giugno 2016.
  23. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  24. ^ a b c d e f http://amministratori.interno.it/
  25. ^ Sissa: muore a 47 anni il sindaco Grazia Cavanna Fonte: Gazzetta di Parma. L'incarico - ai sensi dell'art. 30, co. 1 dello Statuto comunale,Statuto del Comune di Sissa. Fonte: sito istituzionale del Comune.
  26. ^ Sissa Trecasali, via libero definitivo della Regione alla fusione. Fonte: Gazzetta di Parma
  27. ^ Fusione Trecasali-Sissa: il 6 ottobre c'è il referendum Fonte: Gazzetta di Parma

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Archivio di Stato di Parma, Comune, Raccolta Zunti, b. 4350, Enrico Scarabelli Zunti, Tavole genealogiche della famiglia Terzi, ms., sec. XIX.
  • Ireneo Affò, Storia della città di Parma, Tomo terzo, Parma, Stamperia Carmignani, 1793.
  • Ireneo Affò, Storia della città di Parma, Tomo quarto, Parma, Stamperia Carmignani, 1795.
  • Guglielmo Capacchi, Castelli parmigiani, Volume II, Parma, Artegrafica Silva, 1979.
  • Paolo Cont, I Terzi di Parma, Sissa e Fermo, in Fonti e Studi, serie I, XXI, Parma, presso la Deputazione di Storia Patria per le Province Parmensi, 2017, ISBN 978-88-941135-5-6.
  • Angelo Pezzana, Storia della città di Parma continuata, Tomo primo, Parma, Ducale Tipografia, 1837.
  • Angelo Pezzana, Storia della città di Parma continuata, Tomo secondo, Parma, Ducale Tipografia, 1842.
  • Angelo Pezzana, Storia della città di Parma continuata, Tomo terzo, Parma, Ducale Tipografia, 1847.

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