Sinfonia spagnola (Lalo)

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Sinfonia Spagnola
CompositoreÉdouard Lalo
Tonalitàre minore
Tipo di composizionesinfonia
Numero d'operaop. 21
Epoca di composizione1874
Prima esecuzioneParigi, 7 febbraio 1875
Pubblicazione1875
DedicaPablo de Sarasate
Durata media30 - 35 min.
Organicoviolino (solista), ottavino, 2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 4 corni, 2 trombe, 3 tromboni, timpani, percussioni, arpa, archi
Movimenti
  1. Allegro non troppo
  2. Scherzando. Allegro molto
  3. Intermezzo. Allegro non troppo
  4. Andante
  5. Rondò

La Sinfonia Spagnola Op. 21 è una composizione musicale scritta dal compositore francese Édouard Lalo nel 1875.

Storia della composizione[modifica | modifica wikitesto]

Pablo Martín Melitón de Sarasate y Navascuéz era un ragazzino poco più che undicenne quando giunse nel gennaio 1856 a Parigi dalla natia Spagna per iscriversi al Conservatorio[1], frequentando le classi di violino e composizione[2]. Il suo straordinario e precoce talento di violinista virtuoso ebbe modo di manifestarsi immediatamente e a soli quindici anni il giovanissimo genio di Pamplona riuscì a conseguire il primo premio di composizione. Incoraggiato dal promettente inizio e consapevole di possedere un grande senso della musica ed una tecnica brillante accanto ad una personalità affascinante, Sarasate aspirava a conquistarsi il favore del pubblico parigino e le sue doti gli spalancarono senz'altro le porte delle sale da concerto, dei palazzi e delle case dei compositori. Tuttavia, malgrado il successo, il violinista spagnolo desiderava ardentemente ampliare il proprio repertorio da concertista, con l'intento di andare ben oltre la brillante ma superficiale musicalità dei semplici pezzi di bravura come la sua composizione intitolata Zigeunerweisen (Zingaresca)[3].

Molto presto, la perizia tecnica di Sarasate unita alla bellezza del suono ed alla ricchezza del fraseggio[4] divenne nota anche ai più celebri compositori; non sorprende, pertanto, che quando egli si presentò a Camille Saint-Saëns per chiedere di scrivergli un concerto[5], il grande musicista francese (anch'egli genio assai precoce, al punto da indurre Hector Berlioz a deplorare la sua “terribile mancanza d'inesperienza” già da bambino!)[6] rispose senza indugi affermativamente: «Lusingato ed incantato in massimo grado, gli promisi che ne avrei scritto uno»[7] e fu così che compose il suo Primo Concerto per violino in la maggiore Op. 20[8]. A questo lavoro, sarebbero seguiti altri Concerti concepiti espressamente per Sarasate; nel 1877 fu la volta del compositore tedesco Max Bruch, con il suo Secondo Concerto in re minore Op. 44, il quale descrivendo la sua nuova opera all'editore Fritz Simrock spiegò: «Le idee principali dell'opera sono prodotte dall'entusiasmo che suscitò in me la sua (di Sarasate) esecuzione assolutamente perfetta del Primo Concerto»[9]. Nel 1880 toccò nuovamente a Saint-Saëns comporre un'opera impegnativa appositamente per Sarasate, il Terzo Concerto in si minore Op. 61[10], uno dei maggiori capolavori della letteratura musicale francese per il violino. Curiosamente, Sarasate non ebbe una favorevole impressione del Concerto in re maggiore Op. 77 di Johannes Brahms, al punto di arrivare ad affermare, a proposito del secondo movimento, di ritenere inconcepibile per un solista non «sfornito di gusto» rimanere inerte con il violino in mano «mentre l'oboe suona la sola melodia di tutta l'opera!»[11].

Anche Édouard Lalo ebbe modo di conoscere Sarasate e di apprezzarne la mirabile tecnica di solista virtuoso; naturale conseguenza dell'incontro dei due musicisti fu la composizione di una nuova opera per violino e orchestra, la Sinfonia Spagnola Op. 21, che fu eseguita per la prima volta a Parigi nel 1875[12]. Nonostante il successo dell'opera, che sarebbe divenuta la sua composizione più famosa[13] e ancora ai nostri giorni una tra le preferite dai maggiori violinisti nel mondo che possono esprimervi le loro capacità tecniche e le loro possibilità espressive[14], Lalo rimase alquanto contrariato per la reazione della critica circa il titolo prescelto; al riguardo egli scrisse: «Ho mantenuto il titolo Symphonie Espagnole per prima cosa perché rendeva bene il mio pensiero - vale a dire un violino solo che volteggia sopra la forma rigida di una vecchia sinfonia - e poi perché il titolo era assai meno banale di quelli che erano stati proposti. Le grida e le critiche sono cessate, il titolo resterà …»[15].

Struttura della composizione[modifica | modifica wikitesto]

A dispetto del titolo, la Sinfonia Spagnola non si può definire propriamente una sinfonia[16], perlomeno nel significato del termine inteso quale costruzione monumentale dalle ampie distribuzioni dei motivi nelle diverse sezioni orchestrali ripartita in quattro movimenti[17]. Si tratta invece, più precisamente, di un vero e proprio concerto per violino e orchestra, nel quale l’equilibrio tra lo strumento solista e l’orchestra richiama il celeberrimo Concerto in mi minore Op. 64 di Felix Mendelssohn, di cui presenta lo stesso espanso lirismo oltre alla medesima inclinazione per le concessioni virtuosistiche, cosa quest’ultima non sorprendente se si considera che Lalo era a sua volta non solo un assai valente compositore ma altresì un abilissimo violinista[18].

Per Giacomo Manzoni, la Sinfonia Spagnola «è un pezzo dal caldo empito romantico, denso di un pathos acceso e trascinante, a cui le intonazioni popolaresche danno un colore tutto particolare». Anche Manzoni considera l’opera sostanzialmente come un concerto, in quanto «il violino vi è trattato in funzione solistica ed è il vero protagonista del discorso musicale: la sua parte è di un virtuosismo denso e brillante, a tratti chiaramente ispirato a modi propri della musica gitana spagnola»[19]. Peraltro, può osservarsi come la scelta del colore musicale tipicamente spagnolo fosse condivisa da numerosi ragguardevoli compositori francesi tra la fine del XIX secolo e gli inizi del XX secolo; è il caso della rapsodia España di Emmanuel Chabrier, di Havanaise Op. 83 e del Capriccio andaluso Op. 122 di Saint-Saëns, di Ibéria (la seconda delle tre Images pour orchestre) di Claude Debussy, senza dimenticare Boléro, Rapsodie espagnole e Alborada del gracioso (Serenata del buffone) di Maurice Ravel. Tale spiccata predilezione per l’innegabile fascino della musica iberica indusse una personalità autorevole come Manuel De Falla ad osservare con ironica serietà che tutte le più grandi composizioni spagnole erano state create da … francesi![20].

Caratteristica della Sinfonia Spagnola è la suddivisione in cinque movimenti in luogo dei tre convenzionali da concerto, più vicina alla struttura di una serenata o di una suite orchestrale; si può essere indotti a ritenere che tale scelta sia stata motivata dall’intenzione dell’autore di offrire un ampio quadro di ritmi e sonorità propri del patrimonio musicale popolare spagnolo. In passato, alcuni violinisti avevano preso l’abitudine di escludere l’esecuzione del terzo movimento indicato come Intermezzo, ritenendo indubbiamente che quattro movimenti fossero più adatti per una sinfonia; tuttavia, negli anni Trenta Yehudi Menuhin, incoraggiato dal suo professore George Enescu, ristabilì la versione originale in cinque movimenti[21] che tuttora viene eseguita nelle sale da concerto di tutto il mondo.

  • I. Allegro non troppo

Il primo movimento si apre con una breve ed energica introduzione dell’orchestra, seguita dagli arpeggi affidati al violino solista[22], quindi orchestra e solista presentano l’elemento tematico fondamentale del movimento; dopo una serie di scale ascendenti del violino si ha l’esposizione del tema in re minore. Nel movimento Lalo riprende lo schema della “forma sonata”; si ha quindi uno sviluppo cui segue, dopo il ritorno delle scale ascendenti del violino, una ricapitolazione nella quale fa la sua apparizione la tonalità di re maggiore; poi è la volta di una coda che riporta alla tonalità di re minore[23].

  • II. Scherzando: Allegro molto - Poco più lento - Tempo I

Nel secondo movimento un’atmosfera più brillante è conferita dall’improvviso tono di sol maggiore e dal pizzicato degli archi[24], richiamante le sonorità di una chitarra[25]. Dopo l’Allegro molto, il successivo Poco più lento è una sorta di trio nel mezzo di uno scherzo, nel quale domina una nota languida dovuta anche al ritorno del modo minore[26]. Si ha quindi il ritorno al tempo iniziale intessuto di ritmi di danza, di grande effetto per il violino solista[27].

  • III. Intermezzo: Allegretto non troppo

L’Intermezzo si caratterizza per la suggestione del ritmo di habanera, una varietà di danza tipicamente ispano-americana[28] (il nome Habanera deriva dalla città de L’Avana, capitale di Cuba), simile al tango e dal caratteristico ritmo binario piuttosto lento, che Georges Bizet volle inserire nella Carmen[29], la sua più nota opera lirica. Dopo l’energico unisono introduttivo dell’orchestra, il violino entra in scena presentando una semplice melodia dominata dal ritmo di habanera basato su un intervallo di terza minore discendente[30]. Segue una sezione centrale nel tempo di 6/8 che introduce un’atmosfera del tutto contrastante con quella della sezione precedente; si ha poi il ritorno di quest’ultima[31] nella quale viene ripreso il materiale tematico iniziale[32].

  • IV. Andante

Il quarto movimento ha la solennità grave di un inno basato su una misura ternaria che non si discosta mai molto dalla tonalità di re minore. Tra i cinque, è l’unico in cui non si ode alcun ritmo di origine ispanica[33]; al contrario, specialmente le note d’apertura possono ricordare il Tannhäuser di Richard Wagner. Il movimento si svolge sereno e caratterizzato da momenti di grande suggestione all’ascolto, come nel caso dell’accordo per soli flauti e clarinetti sostenuto dal rullo del timpano che precede la prima entrata del violino solista[34]. Dopo la sezione centrale in modo minore, la melodia dell’inno è riproposta su un ostinato dolcemente insistente di violoncelli e contrabbassi[35]. L’intero Andante può essere considerato come un significativo omaggio di Lalo all’arte di Sarasate per la grazia del fraseggio e per la ricchezza melodica[36].

  • V. Rondò: Allegro - Poco più lento - Tempo I

Nel finale, nel quale Lalo aggiunge all’orchestra le sonorità di ottavino, tamburello, triangolo e arpa[37], dopo la breve introduzione orchestrale il solista presenta il tema principale in re maggiore (che successivamente riapparirà di nuovo in fa diesis, in si bemolle e poi ancora in re); poco per volta il violino assume accenti sempre più appassionanti e ricompare un ritmo di habanera. Una progressione sul ritmo della danza preannuncia la conclusione di questo quinto movimento, il più celebre della Sinfonia[38] e certamente un brano musicale degno di nota per il carattere brillante e suggestivo che lo contraddistingue[39], nel quale il solista può dare ampia prova della propria abilità tecnica.

Discografia parziale[modifica | modifica wikitesto]

  • Joshua Bell; Orchestre Symphonique de Montréal, Charles Dutoit (Decca)
  • Marat Bisengaliev; Polish National Radio Symphony Orchestra, Johannes Wildner (Naxos)
  • Alfredo Campoli; London Philharmonic Orchestra, Eduard van Beinum (Decca)
  • Kyung Wha Chung; Orchestre Symphonique de Montréal, Charles Dutoit (Decca)
  • Augustin Dumay; Orchestre du Capitole de Toulouse, Michel Plasson (EMI)
  • Christian Ferras; Philharmonia Orchestra, Walter Susskind (EMI)
  • Arthur Grumiaux; Orchestre des Concerts Lamoureux, Manuel Rosenthal (Philips)
  • Yehudi Menuhin; Philharmonia Orchestra, Sir Eugene Goossens (EMI)
  • Nathan Milstein; St. Louis Symphony Orchestra, Vladimir Golschmann (Testament)
  • Shlomo Mintz; Israel Philharmonic Orchestra, Zubin Mehta (Deutsche Grammophon)
  • David Oistrakh; Philharmonia Orchestra, Jean Martinon (EMI)
  • Itzhak Perlman; Orchestre de Paris, Daniel Barenboim (Deutsche Grammophon)
  • Ruggiero Ricci; Orchestre de la Suisse Romande, Ernest Ansermet (Decca)
  • Isaac Stern; Philadelphia Orchestra, Eugene Ormandy (Sony BMG)
  • Henryk Szeryng; Orchestre National de L'Opéra de Monte Carlo, Édouard van Remoortel (Philips)
  • Yan Pascal Tortelier; City of Birmingham Symphony Orchestra, Louis Frémaux (EMI)
  • Pinchas Zukerman; Los Angeles Philharmonic, Zubin Mehta (Sony BMG)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ John Warrack: note tratte dall'album Decca SXDLI 7527
  2. ^ Grande Enciclopedia della musica classica - Curcio Editore, vol. IV pag. 1225
  3. ^ John Warrack: note tratte dall'album Decca SXDLI 7527
  4. ^ Grande Enciclopedia della musica classica - Curcio Editore, vol. IV pag. 1225
  5. ^ John Warrack: note tratte dall'album Decca SXDLI 7527
  6. ^ Marc Vignal: note tratte dall'album CBS S 75938
  7. ^ John Warrack: note tratte dall'album Decca SXDLI 7527
  8. ^ Michael Stegemann: note tratte dall'album EMI 0777 7 64790 2 6
  9. ^ Wulf Konold: note tratte dall'album Philips 432 282-2
  10. ^ Ira Lieberman: note tratte dall'album Sony SM2K 64 501
  11. ^ Lovisetti Fuà 1979, p. 51.
  12. ^ Note tratte dall'album Columbia 33QCX 10151
  13. ^ John Warrack: note tratte dall'album Decca SXDLI 7527
  14. ^ Note tratte dall'album Columbia 33QCX 10151
  15. ^ John Warrack: note tratte dall'album Decca SXDLI 7527
  16. ^ Note tratte dall’album Columbia 33QCX 10151
  17. ^ Grande Enciclopedia della musica classica - Curcio Editore, vol. IV pag. 1317
  18. ^ Note tratte dall’album Columbia 33QCX 10151
  19. ^ Giacomo Manzoni: Guida all’ascolto della musica sinfonica - Ed. Feltrinelli, XVII edizione (1987), pag. 240
  20. ^ Jay. S. Harrison: note tratte dall’album RCA LSC - 2695
  21. ^ Tully Potter: note tratte dall’album Testament SBT 1116
  22. ^ Ira Lieberman: note tratte dall’album Sony SM2K 64 501
  23. ^ Note tratte dall’album Columbia 33QCX 10151
  24. ^ Note tratte dall’album Columbia 33QCX 10151
  25. ^ Ira Lieberman: note tratte dall’album Sony SM2K 64 501
  26. ^ Note tratte dall’album Columbia 33QCX 10151
  27. ^ Giacomo Manzoni: Guida all’ascolto della musica sinfonica - Ed. Feltrinelli, XVII edizione (1987), pag. 240
  28. ^ Note tratte dall’album Columbia 33QCX 10151
  29. ^ Grande Enciclopedia della musica classica - Curcio Editore, vol. II pag. 537
  30. ^ Ira Lieberman: note tratte dall’album Sony SM2K 64 501
  31. ^ Note tratte dall’album Columbia 33QCX 10151
  32. ^ Ira Lieberman: note tratte dall’album Sony SM2K 64 501
  33. ^ Ira Lieberman: note tratte dall’album Sony SM2K 64 501
  34. ^ Note tratte dall’album Columbia 33QCX 10151
  35. ^ Ira Lieberman: note tratte dall’album Sony SM2K 64 501
  36. ^ John Warrack: note tratte dall’album Decca SXDLI 7527
  37. ^ Ira Lieberman: note tratte dall’album Sony SM2K 64 501
  38. ^ John Warrack: note tratte dall’album Decca SXDLI 7527
  39. ^ Note tratte dall’album Columbia 33QCX 10151

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA.VV., Grande Enciclopedia della musica classica, I edizione, Roma, Curcio Editore, 1982.
  • Laura Lovisetti Fuà, L'emozione della sinfonia - Da Brahms a Ciaikovski, Mondadori Editore, 1979.
  • Giacomo Manzoni, Guida all'ascolto della musica sinfonica, XVII edizione, Ed. Feltrinelli, 1987.
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