Sinfonia n. 41 (Mozart)

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Sinfonia n. 41
Jupiter
Hagenauer Mozart mid-1780s.jpg
Compositore Wolfgang Amadeus Mozart
Tonalità Do maggiore
Tipo di composizione Sinfonia
Numero d'opera K 551, Catalogo Köchel
Epoca di composizione Vienna, 10 agosto 1788
Pubblicazione André, Vienna, 1793 (parti); Cianchettini & Sperati, Londra, 1807 (partitura)
Autografo conservato alla Biblioteca di Stato di Berlino
Durata media 30 minuti
Organico

flauti; 2 oboi; 2 trombe; 2 fagotti; 2 corni; timpani; archi

Movimenti
  • I Allegro vivace
  • II Andante cantabile
  • III Minuetto e Trio: Allegretto
  • IV Finale: Molto allegro

La Sinfonia n. 41 in Do maggiore K 551, anche nota come Jupiter, è l'ultima sinfonia di Wolfgang Amadeus Mozart, completata a Vienna il 10 agosto 1788.[1] Essa è l'ultima di un ciclo di tre sinfonie (le altre sono la n. 39 e la n. 40) composte in rapida successione durante l'estate del 1788.

Il titolo, col suo rimando mitologico a Giove, non fu assegnato dal compositore ma probabilmente dall'impresario inglese Johann Peter Salomon[2], allo scopo di evidenziare il carattere grandioso e divino che caratterizza quest'ultima composizione strumentale di Mozart.

Storia[modifica | modifica sorgente]

L'estate del 1788 fu una stagione particolarmente prolifica per Mozart. La Sinfonia n. 39 fu completata il 26 giugno, seguita dalla celebre n. 40, ultimata il 25 luglio, e infine dalla n. 41, terminata invece il 10 agosto.[1]. Nello stesso periodo Mozart era impegnato a comporre i Trii per pianoforte in Mi maggiore e Do maggiore, il Concerto per pianoforte e orchestra n. 16, e una sonatina per violino.

Non è possibile stabilire se la sinfonia sia mai stata eseguita prima della morte del compositore. Secondo Deutsch, nel periodo di composizione di quest'opera, Mozart si stava preparando ad eseguire i cosiddetti "Concerti nel Casino", in occasione dell'inaugurazione di un nuovo casino nella Spiegelgasse a Vienna, il cui proprietario era Philipp Otto. Mozart aveva anche mandato alcuni inviti per questa serie di concerti al suo amico Michael von Puchberg. È però impossibile stabilire se i concerti si siano effettivamente tenuti, o se siano stati cancellati per mancanza di interesse.[1]

Struttura[modifica | modifica sorgente]

La strumentazione prevede parti per flauti, due oboi, due trombe, due fagotti, due corni, timpani e archi.

Come nella sinfonia n. 40, anche qui non è presente un'introduzione. Un attacco iniziale deciso definisce l'atmosfera dell'allegro vivace irruente, ma con più interposizioni di temi lasciati quasi interamente ai violini.
L'andante inizia sommessamente e solo successivamente si sviluppa temi drammatici che nel finale si trasformano in toni di rassegnazione.
Il minuetto è costituito da una serie di temi semplici che ci riportano ad una certa tranquillità.
Il finale attacca con un tema di fuga che sarà ripreso più volte con modifiche contrappuntistiche e si arricchisce di espressione nel suo ripetersi.

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

Nel suo celebre Manhattan (film), Woody Allen cita il secondo movimento di questa sinfonia nel suo personale elenco delle 'cose per cui vale la pena vivere'.


Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c Deutsch, op. cit., p. 320
  2. ^ Heartz, Daniel, Mozart, Haydn and Early Beethoven 1781-1802, p. 210, Norton (2009), ISBN 978-0-393-06634-0

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Otto Erich Deutsch, Mozart: A Documentary Biography, Stanford, Stanford University Press, 1965.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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