Silvio Loffredo

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Il Battistero di Firenze di Silvio Loffredo

Silvio Loffredo (Parigi, 1920Trebiano, 28 luglio 2013[1]) è stato un pittore italiano, di matrice post espressionista.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Silvio Loffredo nasce nel 1920 nel quartiere parigino di Montparnasse, da una famiglia italiana. Suo padre - Michele Loffredo, napoletano di Torre del Greco[2] - è un pittore professionista e sarà proprio lui a insegnargli i primi segreti del mestiere.

Silvio è letteralmente affascinato dalla figura paterna. Del padre-maestro egli traccia un breve profilo in un libriccino di memorie: «Mio padre in quello studio fu il mio primo insegnante, mi aiutò a capire il colore, la forma e a cristallizzarne la luce sul sottile modellato. Da lui e dal suo realismo alla Corot - Courbet imparai il senso della misura e l'arte di dosare i valori. Era esigente e acuto e dalla sua parlata ironica scendevano come sentenze considerazioni e pensieri lucidi di un temperamento ardente e generoso.»[3]

Dopo aver seguito i corsi di nudo a la Grand Chaumière, nel 1940 viene in Italia per perfezionare gli studi e frequenta l'Istituto d'Arte di Siena e l'Accademia di Belle Arti di Roma e di Firenze.

Nell'immediato dopoguerra torna a Parigi e infine trova casa a Firenze, la città dove sceglie di rimanere per tutta la vita divenendo una delle figure di riferimento del panorama artistico, amico di Ottone Rosai e Ardengo Soffici, promotore di un continuo scambio di esperienze tra Italia e Francia.

Negli anni cinquanta si reca in Austria ed entra in contatto con Oskar Kokoschka, che diventerà da quel momento il suo maestro e il suo riferimento culturale e che influenzerà fortemente la sua ricerca stilistica.

Partecipa con un'esposizione personale alla XXXII Esposizione internazionale d'arte di Venezia e a numerose edizioni della Quadriennale di Roma. Titolare dal 1973 al 1990 della Cattedra di pittura all'Accademia di belle arti di Firenze, dopo aver insegnato educazione artistica nella scuola media "Piero Calamandrei" della stessa città.[4]

La sua pittura, di impostazione figurativa, si caratterizza per uno stile ironico, libero, molto riconoscibile, di chiara matrice post espressionista. Temi ricorrenti i gatti, i ritratti, i battisteri, immagini di vita in città, i bestiari. Non mancano interpretazioni di nudo femminile, che riflettono la serietà degli specifici studi giovanili.[5]

Sue opere sono conservate presso la Galleria nazionale d'arte moderna e contemporanea di Roma e nei musei di New York, Parigi, Bruxelles, Milano, Pisa. Due autoritratti sono esposti alla Galleria degli Uffizi di Firenze.[6] Muore a Trebiano il 28 luglio 2013.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La Nazione - 30-7-2013
  2. ^ Fonte: Istituto Matteucci - Studio e catalogazione dell'arte italiana del XIX secolo, Dizionario degli artisti, ad vocem.
  3. ^ Silvio Loffredo, Una furtiva lacrima, da À la guerre comme à la guerre, Firenze, Edizioni Galleria Pananti, 1968, p. 11.
  4. ^ Fonte: MIUR, Archivio personale docente di ruolo scuole secondarie di primo grado.
  5. ^ Una personale di Silvio Loffredo nel novembre 1968 alla Galleria Pananti di Firenze è dedicata interamente al nudo femminile. Per approfondimenti su questa rassegna inconsueta, Cfr. Giuseppe Iadanza, Loffredo e il nudo, in Nostro Tempo, numero 3-4, marzo-aprile 1969, pp. 28-29
  6. ^ Cfr. Loffredo, Piccolo, Faraoni - L'arte del Novecento in una mostra a San Casciano, in MET - Quotidiano delle pubbliche amministrazioni, 10 aprile 2016. In questa «Biografia degli artisti» in esposizione si legge tra l'altro che Silvio Loffredo «nel 1973 è invitato dall'Istituto e museo di storia delle scienze di Firenze per commemorare, con un gruppo di opere, il quinto centenario della nascita di Copernico. Si tratta di venti lavori - dipinti, disegni e incisioni - che rimarranno esposti, in permanenza, in un'apposita sala del Museo.»

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA.VV., Il maestro e l'allievo, Master & Pupil: Oskar Kokoschka, Silvio Loffredo, Marco Sassone, San Francisco, California, Museo italo-americano, 2001.
  • Carlo Ludovico Ragghianti, Silvio Loffredo, Poli-idea 1995.
  • Silvio Loffredo, Una furtiva lacrima e altri ricordi, Edizioni Pananti, Firenze 1987.
  • Giuseppe Iadanza, Loffredo e il nudo, in Nostro Tempo, 3-4, marzo-aprile 1969.
  • Loffredo, Piccolo, Faraoni - L'arte del Novecento in una mostra a San Casciano, in MET - Quotidiano delle pubbliche amministrazioni, 10 aprile 2016.
Controllo di autoritàVIAF (EN58081451 · ISNI (EN0000 0000 7837 568X · SBN IT\ICCU\SBLV\059994 · LCCN (ENn85379927 · BNF (FRcb13569167d (data) · WorldCat Identities (ENn85-379927