Signal (software)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Signal
software
Logo
Schermata di esempio
GenereMessaggistica istantanea
SviluppatoreOpen Whisper Systems
Data prima versione2014
Ultima versione5.4.7 (Android)[1]

5.5.0 (iOS)[2]

Ultima beta
  • 5.18.3.1-beta (18 agosto 2021)
  • 5.22.0-beta.1 (21 ottobre 2021)
Sistema operativoMultipiattaforma (Android, iOS, Windows, macOS, Linux)
LinguaggioObjective C
Java
JavaScript
C
Swift
LicenzaGPLv3
(licenza libera)
Sito websignal.org

Signal (pronuncia: /ˈsɪɡ.nəl/) è un'applicazione di messaggistica istantanea centralizzata che consente di effettuare chat e chiamate audio-video crittografate.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

L'applicazione è disponibile per le piattaforme Android e iOS, oltre che per desktop su Windows, Linux e Mac[3].

Signal è un software libero e open source, sviluppato da Signal Foundation e da Signal Messenger LLC ed è rilasciato sotto licenza GPLv3 ed impiega un protocollo di sicurezza denominato Signal Messaging Protocol;[4] gli algoritmi di crittografia end-to-end (Curve25519, AES-256, HMAC-SHA256) rendono sicure le informazioni scambiate, quali audio, testo, documenti e video.

Gli utenti di una chat possono verificare autonomamente l'identità dei loro corrispondenti confrontando i rispettivi codici di sicurezza (scansionabili anche come codice QR) e scongiurare, così, l'accesso alla conversazione da parte di utenti non autorizzati (attacco MITM).

Signal può essere utilizzata per inviare e ricevere messaggi privati e di gruppo, la propria posizione GPS, GIF animate, adesivi, allegati e messaggi multimediali. Può altresì sostituirsi all'applicazione di sistema per lo scambio di SMS e MMS[5].

Signal memorizza sui propri server unicamente il giorno in cui l'utente si connette al servizio, mentre le conversazioni e i file scambiati restano memorizzati sul dispositivo (PC o telefono).

È tuttavia possibile impostare un PIN[6] che permetta all'utente, se lo desideri, di memorizzare sui server in forma crittografata il proprio profilo, i propri contatti e le impostazioni dell'app esclusivamente per funzioni di ripristino (per esempio, in caso di cambio telefono o reinstallazione).

L'applicazione, accessibile anche con sblocco tramite impronta digitale, consente di nascondere il mittente del messaggio inviato risultando identificabile soltanto dal destinatario[7].

Alcune tra le funzionalità presenti sono: tema scuro o chiaro, messaggi a scomparsa (con timer personalizzabile), conferme di lettura, note vocali e altro ancora.

La storia[modifica | modifica wikitesto]

Signal nasce dall'incontro tra Moxie Marlinspike, crittografo, ex capo della sicurezza di prodotto di Twitter, e Brian Acton, uno dei fondatori di Whatsapp. Sulla fine del 2013 Marlinspike contatta Acton per proporgli di integrare in Whatsapp il sistema di crittografia end to end già ideato per TexSecure. Successivamente Acton lascia Facebook (alla quale aveva venduto Whatsapp per 19 miliardi di dollari) in polemica con le politiche aziendali sulla privacy.

Nel frattempo Marlinspike e la sua Open Whisper System unificano RedPhone e TextSecure, dando vita a Signal.

L'applicazione è ora sviluppata dalla Signal Foundation, Organizzazione Non- Profit presieduta da Acton e da lui finanziata con un prestito di 50 milioni di dollari a tasso zero; Marlinspike ne è attualmente amministratore delegato.

Marlinspike ha chiarito in un'intervista a Anna Wiener del New Yorker che la natura non profit di Signal ne garnatisce l'integrità: basandosi sulle donazioni e non sulla necessità di fare profitti, Signal può concentrarsi sui bisogni degli utenti, incluso il desiderio di privacy, e non sulla necessità di monetizzare gli stessi [8].

Nel febbraio 2020, Politico riporta che l'Unione Europea consiglia ai suoi funzionari di utilizzare Signal rispetto ad altre applicazioni di messaggistica, in quanto garantisce una maggiore riservatezza e sicurezza [9]

Nel 2021, in vista dell'entrata in vigore della nuova politica di privacy di Whatsapp, (che si appresta a condividere maggiormente i dati dei suoi utenti con Facebook), Signal riceve una nuova spinta nell'aumento dei download e degli utenti attivi. A tale crescita hanno contribuito in concomitanza alcuni tweet di Elon Musk in cui consigliava di usare l'applicazione.[10]

In seguito a questa improvvisa crescita, nel primo pomeriggio del 15 gennaio 2021 il servizio di Signal è saltato a causa di un eccessivo flusso di dati.[11] Il 17 gennaio 2021, attraverso il proprio profilo ufficiale di Twitter, Signal ha annunciato il totale ripristino del servizio.[12]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Signal Private Messenger - App Android su Google Play, su play.google.com. URL consultato il 1º febbraio 2018.
  2. ^ Signal - Private Messenger on the App Store, su itunes.apple.com. URL consultato il 1º febbraio 2018.
  3. ^ (EN) Standalone Signal Desktop, in Signal Blog. URL consultato il 1º novembre 2017.
  4. ^ (EN) A Formal Security Analysis of the Signal Messaging Protocol (PDF), su eprint.iacr.org. URL consultato il 22 febbraio 2021.
  5. ^ Invio SMS/MMS, su support.signal.org.
  6. ^ PIN di Signal, su Assistenza Signal. URL consultato il 27 settembre 2020.
  7. ^ Sealed Sender, su signal.org. URL consultato il 27 novembre 2019.
  8. ^ (EN) Anna Anna Wiener, Taking Back Our Privacy, in The New Yorker, 26/10/2020.
  9. ^ (EN) Laurens Laurens Cerulus, EU Commission to staff: Switch to Signal messaging app, in Politico.eu, 20/02/2020.
  10. ^ Whatsapp ed Elon Musk spingono l’app Signal in cima alle classifiche, su lastampa.it, 12 gennaio 2021. URL consultato il 21 marzo 2021.
  11. ^ Signal down: migliaia di segnalazioni da tutto il mondo, succede anche a voi? (foto), su AndroidWorld, 15 gennaio 2021. URL consultato il 21 marzo 2021.
  12. ^ https://twitter.com/signalapp/status/1350595202872823809, su Twitter. URL consultato il 21 marzo 2021.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Signal ha scelto la criptovaluta MobileCoin, in punto-informatico.it, 7 aprile 2021. URL consultato il 7 aprile 2021.