Sigmar Heldenhammer

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Nell'universo fittizio di Warhammer, Sigmar è il nume tutelare dell'Impero. Circa 2500 anni prima della Fine dei Tempi, nelle vesti di re della tribù degli Unberogeni, unì gli uomini in quel corpo politico-militare che successivamente venne chiamato Impero, diventando anche il suo primo Imperatore. Il suo simbolo è il martello da guerra runico Ghal Maraz.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il Calendario Imperiale (IC nella versione originale), che pone al principio l'incoronazione del primo Imperatore, afferma che Sigmar sia nato nell'anno -30. Era il figlio di Björn, re della tribù degli Unberogeni, una delle più potenti tra tutte quelle preimperiali. La notte della sua nascita fu segnata da un prodigio: una cometa con due code apparve nel cielo. Ciononostante, fu anche una notte di tristezza, poiché Griselda, moglie di Björn e madre di Sigmar, morì durante il parto
Nell'anno -15, Sigmar respinse l'attacco di una tribù di Orchi. Successivamente, comandò una spedizione punitiva contro altri pelleverde, i quali casualmente tenevano prigioniero il re dei Nani Kurgan Barbadiferro e alcuni suoi compagni nani in viaggio, catturati durante una spedizione. Sigmar cercò di affrontare l'orco capoguerra Vagraz Schiacciateste con la sua spada di bronzo, ma nulla sembrava poter scalfire l'armatura dell'enorme orco nero. Allo stesso tempo, l'ascia fiammeggiante di Vagraz rischiava sempre di più di uccidere Sigmar, perciò Kurgan si liberò dalla propria prigionia e raggiunse tutti i suoi averi rubatigli dagli orchi, trovando il potente martello runico Ghal Maraz (nella lingua Khazalid, Spacca Crani). Kurgan raggiunse nuovamente Sigmar e gli lanciò il martello, permettendogli di usarlo per uccidere il proprio nemico. Kurgan vide il valore in Sigmar e, una volta sconfitti gli orchi, lo ringraziò donandogli Ghal Maraz.

La Battaglia del Ponte di Astofen[modifica | modifica wikitesto]

Questa battaglia è la prima narrata nel romanzo Heldenhammer, il primo romanzo della trilogia dedicata a Sigmar scritta da Graham McNeill e pubblicata da Black Library. Il romanzo in questione venne pubblicato nel 2008.

Al suo quindicesimo anno di età, Sigmar dovette dimostrare di essere diventato veramente un uomo. Per questo motivo ricevette il comando di un esercito di Unberogeni che avrebbe affrontato i duemila orchi del capoguerra Grimgut Frantumaossa. Con Sigmar combatterono i tre suoi più grandi amici: Wolfgart, Pendrag e Trinovantes. Durante la battaglia, Trinovantes perse la vita e il suo cadavere venne riportato sul suo scudo fino a Reikdorf (attuale Altdorf). Trinovantes aveva un fratello gemello, Gerreon, e una sorella, Ravenna. Gerreon incolpò Sigmar per la morte del fratello e non lo perdonò per molto tempo, mentre Ravenna soffrì altrettanto, ma senza dare colpe. Secondo Gerreon, Ravenna lo fece per amore verso Sigmar.

L'attacco dei Norsii[modifica | modifica wikitesto]

Dopo alcuni anni, le tribu nordiche, comunemente conosciute come Norsii, marciarono verso sud, macellando la popolazione dei villaggi Udosi. Quest'ultimi, in buoni rapporti con gli Unberogeni, raggiunsero Reikdorf e chiesero loro aiuto. Fu così che Björn marciò contro i Norsii insieme a Udosi, Cheruseni e Taloiteni. Sebbene i Norsii fossero stati respinti, Björn perse la vita.

Allo stesso tempo, Sigmar si occupò di sorvegliare Reikdorf e i territori degli Unberogeni durante l'assenza del padre. Negli anni passati dalla Battaglia del Ponte di Astofen, Sigmar era diventato molto intimo con Ravenna e Gerreon sembrava averlo perdonato, ma ciò si rivelò falso in uno degli eventi che segnò maggiormente il futuro Imperatore. Andati in riva al fiume per pranzare, Sigmar e Ravenna vennero sorpresi da Gerreon mentre si stavano facendo un bagno. Sigmar fu solamente stupito dalla sua presenza, ma Gerreon rivelò subito le sue vere intenzioni e li attaccò. Sigmar, completamente nudo e disarmato, cercò comunque di prevalere, ma assistette alla morte di Ravenna a causa di un affondo di spada nel ventre da parte di Gerreon. Un attimo dopo, Sigmar venne ferito mortalmente dalla lama avvelenata di Gerreon e abbandonato nelle acque del fiume. Sigmar, incapace di nuotare in acque profonde, sfuggì per poco alla morte. In realtà la morte di Björn e la sopravvivenza di Sigmar non fu casuale. Un'antica strega conosciuta con il nome di Megera del Brackenwalsch disse a Bjorn che, per salvare gli Unberogeni, avrebbe dovuto sfidare da solo il campione dell'armata nordica e nel frattempo gli diede una collana che gli sarebbe servita in futuro. I due si incontrarono nelle terre tra il mondo dei vivi e quello dei morti, dove i caduti della campagna a nord si affrontarono nuovamente in uno scontro dove i caotici ricevettero anche l'aiuto di alcune creature demoniache. Giunti al cancello che avrebbe permesso ad uno di loro di sopravvivere, Björn diede la collana a Sigmar per permettergli di attraversarlo, consentendogli di conseguenza di tornare tra i vivi.

Sigmar soffrì molto per la morte di Ravenna e decise che, una volta diventato re, non avrebbe mai avuto un'altra regina al suo fianco, inoltre non parlò mai con nessuno della battaglia combattuta al fianco del padre. Anni dopo, la accennò quando disse a Wolfgart di aver già affrontato dei demoni, ma poi non approfondì mai la faccenda.

Riunire le tribù[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la morte del padre, Sigmar divenne il nuovo re degli Unberogeni e giurò di riunire tutte le tribù degli uomini per formare un impero. Aveva già l'appoggio totale di Endali, Cheruseni, Taloiteni e Udosi ma dovette fare i conti con le altre otto. Con alcune era già in buoni rapporti, con altre dovette dimostrare il proprio valore e con altre ancora dovette sfoderare le armi.

La tribù degli Asoborn era già in buoni rapporti con gli Unberogeni e la regina Freya aveva conosciuto Björn per molto tempo, oltre ad aver combattuto al suo fianco. Durante la spedizione nelle terre degli Asoborn, Sigmar fu costretto a guadagnarsi la fiducia di Freya andando a letto con lei (un atto meno piacevole di quanto sembri), mentre Wolfgart trovò Maebdh, sua futura moglie dopo l'incoronazione di Sigmar come Imperatore.

Uno dei momenti più difficili fu la sottomissione dei Teutogeni. Essi erano la più grande e potente delle tribù e comandavano un territorio molto vicino all'attuale città di Middenheim. Sigmar viaggiò solamente insieme ai suoi compagni, scalando l'enorme muro che li avrebbe portati nella città dei Teutogeni e gli avrebbe permesso di parlare con Artur, il re della tribù. Dopo un iniziale conversazione, Sigmar e Artur combatterono a duello, alla fine del quale il re dei Teutogeni venne ucciso. Myrsa, il capo delle guardie del corpo di Artur, giurò fedeltà a Sigmar e, riluttante, passò dall'essere un guerriero all'essere il leader della sua tribù.

Con i Turingi la faccenda si fece più sanguinosa, poiché re Otwyn non volle unirsi a Sigmar senza combattere. I due eserciti si scontrarono nel Drakwald e durante la battaglia Sigmar affrontò anche Ulfdar, futura eroina della Battaglia del Passo della Fiamma Nera, sconfiggendola. I due re si sfidarono a duello e Sigmar avrebbe certamente potuto uccidere il proprio avversario, ma decise di fargli ancora la proposta di alleanza. Unirsi a lui e aiutarlo nella creazione dell'Impero oppure affrontarlo e condannare a morte la sua intera tribù. Otwyn rispose con una risata, soddisfatto dalla battaglia per poi accettare la proposta.

A quel punto si occupò dei Brigundi, viaggiando a cavallo da solo fino a raggiungere la città di Siggurdheim. Re Siggurd accolse educatamente il suo nuovo ospite, ma si mantenne distaccato e chiese cosa volesse. Sigmar parlò del suo progetto per la creazione di un Impero tramite l'unione e la fratellanza di tutte le tribù degli uomini. Siggurd decise di testare questa fratellanza chiedendo a Sigmar di uccidere Skaranorak, un potente drago ogre responsabile della distruzione di molte città dei Brigundi. Sigmar accettò e, seppur con difficoltà, riuscì ad uccidere l'enorme bestia, usandone la pelle per creare un mantello capace di respingere i colpi di spada e prendendone il teschio per mostrarlo a Siggurd. Quest'ultimo, con il ritorno di Sigmar, confessò di averlo spedito contro Skaranorak per liberarsi di lui perché diffidente. Pentito per le sue azioni e grato a Sigmar per il perdono concessogli immediatamente, offrì non solo la fedeltà della sua tribù, ma anche di Merogeni e Menogoti, i quali rispondevano a lui.

La Battaglia del Passo della Fiamma Nera[modifica | modifica wikitesto]

Una volta tornato a Reikdorf, Sigmar dovette occuparsi dell'arrivo della più grande orda pelleverde mai vista. Gli Ostagoti stavano subendo continui attacchi da parte di orchi e goblin, perciò si rivolsero a Sigmar per chiedere aiuto e giurargli fedeltà. Fu così che arrivò la Battaglia del Passo della Fiamma Nera. Correva l'anno IC -1 e Sigmar guidò le dodici tribù in una sanguinosa battaglia, ricevendo anche l'aiuto dei nani di Kurgan Barbadiferro. I re delle tribù funsero da generali e per unirli ancor di più vennero creati degli scudi dorati per ognuno, compreso Sigmar. Molti morirono e anche Sigmar rischiò la vita, ma alla fine l'eroe degli uomini uccise l'orco capoguerra Urgluk Zanna di Sangue, seminando il panico nei pelleverde e causando la loro ritirata. Anche questo evento non avvenne per caso perché Marbad, re degli Endali, aveva ricevuto la visita della Megera del Brackenwalsch, la quale gli aveva dato precise istruzioni. Una volta visti sul campo di battaglia i segni indicati dalla Megera, Marbad cavalcò velocemente verso Sigmar e gli lanciò la sua spada, permettendogli di salvarsi da un attacco. Marbad morì a causa di questa azione, ma seppe fin dall'inizio di andare verso la morte e salvò Sigmar sapendo che il suo nome sarebbe stato glorificato in eterno. Celebrando la vittoria, Kurgan ordinò al fabbro Alaric il Pazzo di forgiare dodici spade runiche per i re delle tribù, quelle che successivamente sarebbero diventate le famose Zanne Runiche dei Conti Elettori. A causa del perfezionismo nanico, le armi furono pronte solo dopo molti anni e vennero consegnate ai successori di coloro che avrebbero dovuto riceverle.

La Gestione di un Impero[modifica | modifica wikitesto]

La storia della gestione del nuovo Impero da parte di Sigmar viene raccontato nel romanzo Empire, scritto da Graham McNeill e pubblicato da Black Library nel 2009.

Sigmar, vittorioso, ritornò nella sua nativa Reikland. A Reikdorf fu incoronato (il diciottesimo giorno del mese di Sigmarzeit) come Imperatore Sigmar Heldenhammer I, il Martello degli Orchi. Il primo atto del neo-Imperatore fu semplice, ma di grande impatto. Abolì il titolo di re e creò quello di Conte. Durante i festeggiamenti dell'incoronazione, Sigmar promosse il suo amico Pendrag a Conte della città precedentemente a re Artur dei Teutogeni (recentemente rinominata Middenheim), liberando Myrsa dal peso del comando e consentendogli di ritornare ad essere un guerriero. Alaric il Pazzo forgiò la corona di Sigmar e i nani gli crearono anche una maestosa armatura argentea con la cometa a due code dorata sul petto.

Durante i festeggiamenti per l'incoronazione, Wolfgart e Pendrag notarono un atteggiamento particolarmente strano da parte di Aldred, figlio di Marbad e leader degli Endali da quando il padre morì per salvare Sigmar. Si mostrò distaccato per tutta la durata delle feste e questo comportamento venne adottato anche dai soldati di Aldred, gli Elmi del Corvo. Persino Laredus, un vecchio compagno di Wolfgart, rifiutò l'offerta di bere con lui e si allontanò. Gli Elmi del Corvo e Aldred lasciarono pure i festeggiamenti prima del solito, ma in quel momento Sigmar aveva altro a cui pensare. Le tribù degli Jutoni continuava a non rispondere a qualsiasi tentativo di comunicazione e non risposero neanche quando Sigmar cerco di arruolarli nel suo esercito contro i pelleverde del Passo della Fiamma Nera. Ordinò il raduno degli eserciti in modo da marciare verso le terre degli Jutoni, ma Wolfgart, il Grande Cavaliere dell'Impero Alfgeir e il custode della grande biblioteca Eoforth gli parlarono del comportamento di Aldred e del sospetto che potesse approfittare della sua assenza. Così Sigmar cambiò i piani e si diresse verso la città di Marburg, portando con sé Wolfgart, Alfgeir, il medico Cradoc, Redwane e un centinaio di cavalieri del Lupo Bianco. Durante questa spedizione, Sigmar scoprì la verità. Una malattia catastrofica affliggeva il popolo di Aldred e si era affidato al suo sacerdote per contrastarla. Una fitta nebbia avvolgeva costantemente le terre intorno a Marburg e carri pieni di cadaveri viaggiavano in continuazione per ripulire case e strade dai morti. Questa malattia aveva colpito anche il fratello di Aldred, portandolo alla disperazione. Durante il soggiorno di Sigmar, Aldred si mostrò sempre distaccato, ma una notte tutto cambiò. Sigmar vide Aldred, il sacerdote, la sorella di Aldred e alcuni soldati dirigersi verso l'esterno della città. Solo quella notte aveva parlato con Wolfgart di come la Vecchia Fede prevedesse il sacrificio delle vergini in modo da appagare i demoni e tranquillizzarli. Sigmar radunò i suoi guerrieri e raggiunse Aldred in mezzo alle nebbie intorno a Marburg, ma notò l'assenza della sorella e di otto soldati. Il sacerdote si rivelò essere un seguace della Vecchia Fede, il quale aveva approfittato della disperazione di Aldred per portare avanti i riti della sua religione. Ricondotti al luogo del sacrificio, Sigmar e i suoi guerrieri uccisero i demoni e salvarono la sorella di Aldred.

Dopo aver sistemato le faccende a Marburg, Sigmar tornò a Reikdorf e si occupò delle dispute tra i Conti Krugar e Aloysis. Solo allora rivolse la sua attenzione verso li Jutoni di Marius.

Sigmar regnò per 50 anni. Il cinquantesimo anno, l'Imperatore abdicò e partì per le Montagne dei Confini del Mondo. I motivi di questo viaggio non sono mai stati chiariti. Una delle ipotesi vede come causa il desiderio dell'Imperatore di riconsegnare Ghal Maraz ai Nani. La questione è estremamente problematica; l'arma tradizionale degli Imperatori, nonché icona prima del culto di Sigmar, è sempre stata identificata con il martello che brandì Heldenhammer. Una quantità di eresie sono sorte riguardo alla vera provenienza del martello; ufficialmente, il martello di Karl Franz I, e di tutti coloro che lo hanno preceduto, è proprio Ghal Maraz.

Nessun umano ha più visto il primo Imperatore da quel giorno in poi, finché non giunse la Fine dei Tempi.

Il culto di Sigmar[modifica | modifica wikitesto]

Sigmar non tentò mai di arrogarsi poteri divini, ma in vita fu un seguace di Ulric, il dio nordico dell'inverno, dei lupi e della guerra. Per questo motivo la sua incoronazione come Imperatore venne effettuata da Ar-Ulric, il Sacerdote del culto di Ulric, il dio nordico dell'inverno, dei lupi e della guerra.

La scomparsa di Sigmar e il fatto che nessuno ne abbia mai accertato la morte non fecero che alimentare voci e leggende. Così, nell'anno IC 73, Johann Helstrum fondò il Culto di Sigmar.

Il culto di Sigmar si espanse rapidamente, fino a divenire la prima religione dell'Impero. L'attuale Chiesa Ortodossa Imperiale, l'appendice temporale del Culto, ha conficcato profondamente le sue radici nella politica dell'Impero.

La Chiesa Ortodossa Imperiale[modifica | modifica wikitesto]

Al vertice della gerarchia della Chiesa vi è il Gran Teogonista; un ruolo grosso modo paragonabile a quello del Papa. Ad assisterlo, due Arcielettori. Ognuno di loro possiede un voto per l'elezione dell'Imperatore. Braccio militare della Chiesa è l'Ordine del Martello d'Argento, i cui Templari e Sacerdoti Guerrieri usano l'arma che rese grande Sigmar.

Pressoché in ogni città dell'Impero esiste una chiesa dedicata a Sigmar. Unica eccezione è Middenheim, la città dedicata ad Urlic il dio dei lupi e dell'inverno.

Tra il Culto di Sigmar e quello di Ulric (o meglio tra le rispettive chiese) non corre buon sangue. Il Culto del dio lupo infatti è molto più antico, ed era molto più potente. Immediatamente dopo la nascita del Culto dell'Imperatore, i seguaci di Ulric negarono la divinità di Sigmar, pur qualificandolo come un grande eroe. Le piccole discrepanze filosofiche dei due Culti sono esacerbate dal potere e dalla corruzione di molti Sigmariti.

Il Culto di Sigmar ha commesso una serie di errori notevoli nel corso della sua esistenza. Uno dei peggiori fu quello di perseguitare tutti coloro che praticavano la magia. Fu solo con l'Imperatore Magnus il Pio che questo problema fu risolto, con la fondazione dei Collegi della Magia.

L'Età di Sigmar[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2015 l'universo di Warhammer Fantasy ha visto il suo termine con la serie End Times. Esso è stato reinventato sotto forma di continuazione ambientata diversi millenni più tardi, prendendo il nome di Warhammer Age of Sigmar. Ciononostante, conosciamo già alcuni fatti avvenuti tra la distruzione del mondo di Warhammer e l'Età di Sigmar.

Sigmar sopravvisse alla distruzione del pianeta e venne trovato da Dracothion, un potente drago stellare. Sigmar strinse un legame di amicizia con Dracothion e quest'ultimo posizionò i resti del pianeta nel Reame Azyr, in modo da poterli osservare meglio. Successivamente, il potente drago fece scoprire a Sigmar i Reami Mortali, dando inizio all'Età dei Miti. L'umanità di ogni Reame ricevette grandi insegnamenti da Sigmar e iniziarono a considerarlo una divinità. Nuovi imperi e civiltà umane crebbero e prosperarono nei Reami grazie a Sigmar.

Dopo millenni di pace, il Caos tornò alla carica, dando iniziò all'oscura Età del Caos. I Reami Mortali bruciarono davanti alle armate caotiche e Sigmar cercò di affrontarli riunendo un pantheon di vecchie e nuove divinità. Ghal Maraz venne perso nelle Battaglia dei Cieli Ardenti, durante la quale Sigmar affrontò i demoni maggiori più potenti degli Dei del Caos. Tzeentch ingannò Sigmar, inducendolo a scagliare il suo martello per infliggere un potente colpo, sebbene solo nel momento successivo Sigmar si rese conto di aver lanciato Ghal Maraz all'interno di una fenditura nello spazio.

Dopo essersi reso conto che gli uomini non avrebbero mai potuto sconfiggere una volta per tutte il Caos, Sigmar decise di rinunciare al ruolo di guerriero, assumendo quello di Dio-Re. Dopo aver permesso a molti individui di ogni razza di raggiungerlo e trovare la salvezza, Sigmar sigillò i Cancelli di Azyr e iniziò il suo grande progetto all'interno di Azyrheim, città celeste costruita intorno ai resti del pianeta (rinominato Mallus) e ultimo bastione dell'ordine in tutti i Reami Mortali. Con l'aiuto di Grugni e dei Sei Fabbri, vennero create armi e armature grazie alla sigmarite, un materiale preso direttamente dal nucleo di Mallus. Nel frattempo, il Dio-Re iniziò a scrutare gli altri Reami Mortali, cercando i migliori eroi dell'umanità. Ad uno ad uno, ogni prode guerriero umano venne teletrasportato su Azyr tramite i fulmini di Sigmar e subito essi iniziarono il processo di Riforgiatura. Molti non sopravvissero al processo, ma chi ci riuscì divenne un nuovo guerriero sovrumano. Ognuno di essi ricevette le nuovi armi e armature, diventando ufficialmente uno Stormcast Eternal. Gli Stormcast Eternals si impegnarono nella rimozione di qualsiasi presenza ostile nel Reame di Azyr e per molto tempo si allenarono nel Gladitorium, finché Sigmar non decise che il momento della vendetta era giunto.

Gli Stormcast Eternals iniziarono a combattere costantemente su ogni Reame Mortale in una guerra di vendetta, dando inizio all'Età di Sigmar, e ad un certo punto riuscirono anche a recuperare Ghal Maraz. Sigmar fu felice di possedere nuovamente il suo martello, ma sapeva anche che Ghal Maraz fosse un'arma da utilizzare, perciò aprì la Camera Extremis di Azyrheim e risvegliò il Celestant-Prime, il primo Stormcast Eternal mai creato. Costui ricevette in dono Ghal Maraz, portandolo in battaglia da quel momento in poi.

Romanzi[modifica | modifica wikitesto]

Grazie alla collana Time of Legends di Black Library, la quale si occupa di narrare storie appartenenti all'antichità del Vecchio Mondo, Sigmar è diventato il protagonista della trilogia The Legend of Sigmar, scritta da Graham McNeill.

La trilogia è composta dai romanzi Heldenhammer, Empire e God-King, ma è stata accompagnata anche dall'uscita di due racconti brevi ambientati dopo gli eventi di God-King, ossia Let The Great Ax Fall e Sword Guardian.

Sebbene si tratti di una trilogia conclusa, McNeill aveva in mente di scriverne un'altra, ma con la distruzione del Vecchio Mondo sembra che questo progetto sia stato cancellato. McNeill disse che l'ipotetico quarto romanzo avrebbe visto l'Impero di Sigmar scontrarsi contro gli Skaven e si sarebbe intitolato Underempire.[1] L'intenzione di continuare la serie si può intuire anche dall'inizio di God-King, dove compare ancora il personaggio Azazel e fa la sua prima comparsa Morkar, il futuro primo Precelto Eterno. Nella storia di Warhammer, Sigmar e Morkar si scontrano, ma questo non avviene nella trilogia.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Let the Great Axe Fall - Graham McNeill, su Graham McNeill. URL consultato il 04 dicembre 2015.
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