Sicherheits Abteilung

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Questa formazione autonoma della RSI denominata con la dicitura tedesca di Sicherheitsabteilung (reparto per la sicurezza), era un'unità di polizia costituita da fascisti alle dirette dipendenze del Comando Tedesco nel nord Italia (162ª Divisione)[1] e attiva nei territori dell'Oltrepò Pavese, zona in cui fecero 137 vittime in 66 eventi.[2]

La nascita del reparto: il Secondo Battaglione Italiano di Polizia[modifica | modifica wikitesto]

Il tenente colonnello Guido Alberto Alfieri fondatore della Sicherheitsabteilung

L'unità, inquadrata come "Secondo Battaglione Italiano di Polizia", fu formata verso la fine del 1943 dal colonnello dell'aviazione Guido Alberto Alfieri[3] a Casteggio[4] per poi spostare la sede a Voghera nel maggio del 1944, prima presso il comando tedesco, poi nella Casa del fascio di via Ricotti e poi in via Scarabelli. Nel giugno 1944 si stabilì a Varzi, nell'area di maggiore attività partigiana. Vennero aperte sedi anche a Broni nel settembre 1944 (ex albergo Savoia) e nel novembre dello stesso anno nel castello di Cigognola[5]. Fu una delle più famigerate "Bande di repressione" della Repubblica di Salò e fu in seguito tristemente nota con la definizione generica di "Banda Fiorentini". Nei suoi ranghi militarono numerosi fascisti toscani, sbandati dopo l'armistizio[6]. I suoi membri indossavano divise eterogenee, circolavano in borghese o con uniformi nere, ma portando al braccio sinistro una fascia gialla contrassegnata dalla scritta Sicherheit o talvolta una svastica. In un primo tempo il S.A. svolse essenzialmente attività di polizia, poi si dedicò al contrasto dei partigiani, definiti "ribelli" o "banditi". A tale scopo l'unità venne rafforzata con componenti provenienti dal Battaglione "San Marco". I militi della "Sicherheit", a differenza di alcuni reparti militari della Repubblica Sociale Italiana che si impegnavano, con ampi dispiegamenti di truppe, in rastrellamenti in montagna, non ingaggiavano nella loro controguerriglia scontri diretti con le formazioni partigiane, ma utilizzavano la tecnica della "controbanda"[senza fonte]: produrre infiltrati, talpe e delatori nelle file avversarie per poi eliminare gli antifascisti con i metodi più sbrigativi. Tale metodo di repressione della resistenza, mutuato dalle formazioni comuniste, diede alla Sicherheit dei successi[senza fonte]. Sotto la guida del colonnello Alfieri, soldato di grande prestigio, fu mantenuto un maggiore controllo sul reparto e sui suoi effettivi[senza fonte]. Nella notte del 23 giugno del 1944 un gruppo di militi della Sicherheit[7], rifugiatisi in una casa a Pietragavina di Varzi, sentirono un veicolo avvicinarsi e, temendo si trattasse di partigiani, aprirono il fuoco ma all'interno c'era il Colonnello Alfieri che, colpito, morì in ospedale dopo 5 giorni[8].

Il passaggio di consegne: la Banda Fiorentini[modifica | modifica wikitesto]

Militi della Sicherheitsabteilung nel 1945 a Broni

Il comando della Sicherai, come era chiamata volgarmente, fu passato dai tedeschi a Felice Fiorentini, ingegnere, già bersagliere e militare dell'aeronautica, nonché ex direttore della ferrovia Voghera-Varzi. Esordì domenica 9 luglio 1944 col pretesto di una rappresaglia per vendicare la morte di Alfieri, facendo fucilare cinque giovani, uno a Crociglia, nei pressi di Zavattarello, e quattro il lunedì a Piane di Pietragavina di Varzi[5][9]. Sotto il comando di Fiorentini il reparto commise azioni atroci e sanguinarie; la condotta operativa della formazione fu delegata all'autorità del capitano Pier Alberto Pastorelli che si macchiò di numerose violenze, come l'eccidio di Biagasco[10], in cui furono uccisi sei partigiani il 31 gennaio 1945.[11]

La "Sicherai" si dissolse in seguito all'insurrezione partigiana che portò, il 28 aprile 1945, alla cattura di Fiorentini il quale, dopo essere stato rinchiuso in una gabbia di legno, fu esposto al pubblico ludibrio[4]. Dopo un processo sommario venne fucilato da parte di un plotone partigiano della Brigata "Capettini", il 3 maggio a Piane di Pietragavina (Varzi), nello stesso luogo dove a sua volta aveva fatto fucilare quattro giovani l'anno precedente[5]. Il capitano Pastorelli e i suoi camerati Lino Michelini, Arturo Baccarini, Benito Bortoluzzi furono processati dalla Corte Straordinaria d'Assise di Voghera con un procedimento durato quattro giorni e conclusosi con la condanna capitale il 27 settembre 1945. Furono fucilati contro un muro del cimitero di Voghera il 28 marzo 1946[12].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Sito del Comune di Cigogola
  2. ^ Polizia autonoma Sicherheits-Abteilung, su Atlante delle Stragi Naziste e Fasciste in Italia.
  3. ^ ANPI, Voghera: La Sicherheit
  4. ^ a b Giampaolo Pansa, Il sangue dei vinti
  5. ^ a b c ANPI, Voghera: la presenza nazifascista
  6. ^ Le bande di repressione della RSI in L'Ovra: Fatti e retroscena della polizia politica fascista, di Franco Martinelli, Giovanni De Vecchi Editore, Milano, 1967
  7. ^ Il 22, secondo Fabrizio Bernini, ed erano militi alle dipendenze del gen. Raffaele De Logu: Fabrizio Bernini, La "Sicherai" in Oltrepò Pavese, Gianni Iuculano Editore, 2004, p. 40.
  8. ^ Bianca Ceva, "Tempo dei vivi. 1943-1945", Milano, 1954
  9. ^ Crociglia, Zavattarello, 09.07.1944, su Atlante delle Stragi Naziste e Fasciste in Italia.
  10. ^ ANPI Voghera: Il rastrellamento invernale del 1944-1945
  11. ^ Pozzolgropp, 31.01.1945, su Atlante delle Stragi Naziste e Fasciste in Italia.
  12. ^ Fabrizio Bernini, La "Sicherai" in Oltrepò Pavese, Gianni Iuculano Editore, 2004, p. 187-188.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Fabrizio Bernini, La "Sicherai" in Oltrepò Pavese, Gianni Iuculano Editore, 2004.
  • Marco Bonacossa, Sicherheits. I disperati del fascismo, Effigie, 2016.
  • ANPI Voghera, su lombardia.anpi.it.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]