Sharing economy

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

L’espressione “sharing economy” può essere tradotta letteralmente come “economia della condivisione”, e richiama esperienze di lunga tradizione, soprattutto in Italia, dal mutualismo alle cooperative, fino alle imprese sociali. Si propone come un nuovo modello economico che parte dai reali bisogni dei consumatori, capace di far fronte alle sfide della crisi e di promuovere forme di consumo più consapevoli, basate sul riuso anziché sull’acquisto e sull’accesso invece che sulla proprietà.

Modalità e forme di sharing economy[modifica | modifica wikitesto]

Le priorità di varie realtà imprenditoriali degli ultimi anni possono essere sintetizzate in riuso, riutilizzo e condivisione; utilizzano le tecnologie per un modello di economia circolare, in cui professionisti, consumatori e cittadini in generale mettono a disposizione competenze, tempo, beni e conoscenze, con la finalità di creare legami virtuosi, basandosi sulla capacità relazionale della tecnologia. In questo modo, vengono incentivati stili di vita nuovi che riescono a favorire il risparmio o ridistribuzione del denaro, la socializzazione e la salvaguardia dell’ambiente.

Possono essere individuati tre tratti distintivi della sharing economy: condivisione, cioè utilizzare in comune una risorsa; relazione orizzontale tra persone o organizzazioni, dove spariscono i confini tra finanziatore, produttore e consumatore; presenza di una piattaforma tecnologica, in cui le relazioni digitali vengono gestite e promosse grazie alla fiducia generata da sistemi di reputazione digitale.

Tale economia si presenta sotto varie forme, identificabili in: sharing in senso stretto, come condividere la casa o l’auto; crowding, esempio il crowdfunding e crowdsourcing; bartering, il baratto tra privati o aziende; making, inteso come il fai-da-te.

Detto ciò, possiamo quindi affermare che al centro di questo nuovo modello economico troviamo il benessere sociale, il consumo consapevole, il risparmio e la riduzione degli sprechi, vengono invece meno il denaro e l’acquisto come punti fondamentali delle transazioni.

Le caratteristiche principali della sharing economy[modifica | modifica wikitesto]

La piattaforma: i servizi delle aziende non vengono più erogati dall’alto verso il basso, ma sono le persone ad incontrarsi per scambiare o condividere beni, tempo, denaro, ecc. Per cui i beni sono posseduti dalle persone e non più dall’azienda.

La community: l’attività principale dei servizi è il creare e gestire la propria community, con la quale si instaura un legame forte, improntato sulla socialità, sul vantaggio economico, sull’efficienza del servizio, la comodità ecc. Nasce così una vera e propria relazione bilaterale e continuativa tra interlocutore privato o pubblico e il cittadino.

La convenienza: i servizi si attivano a seguito di un vantaggio, inteso sia come economico, sia esperienziale, sia legato alla comodità ed efficienza[1].

La tecnologia: è il perno sul quale ruota la sharing economy, perché permette l’incontro tra sconosciuti, rendendolo più facile e veloce, abolendo così le distanze anche geografiche.

I rischi della sharing economy[modifica | modifica wikitesto]

Le stesse caratteristiche della sharing economy, se analizzate da un punto di vista più “critico”, si può notare come possono generare dei veri e propri rischi, i quali stanno interessando il dibattito internazionale e anche le nostre istituzioni. Vediamo perché:

La piattaforma: non ha costi di infrastruttura per la sua natura e quindi potere di accumulo del capitale molto rapido.

La community: nel momento in cui si raggiunge la massa critica necessaria per essere efficiente, la piattaforma è in grado di creare concentrazione e abitudini che bloccano potenziali concorrenti.

La convenienza: quando è economica, molti individui iniziano a percepire il servizio offerto come un vero e proprio lavoro, mentre le piattaforme continuano a trattare come autonomo un lavoro che si presenta come subordinato, per questo c’è stata l’accusa di favorire un nuovo precariato.

La tecnologia: le piattaforme possono raccogliere i nostri dati e avere nelle loro mani la nostra reputazione.

Per questi motivi, è fondamentale avanzare un sistema di regole che direzionino tali piattaforma. Un sistema che abbia, però, l’obiettivo di incentivare la crescita dei servizi e non di frenarla e che tuteli sia chi offre il servizio sia chi lo cerca. Essendo la sharing economy una grande trasformazione, è importante accompagnarla in modo consapevole. Per questo è stata presentata alla Camera un’apposita proposta di legge di disciplina, firmata dagli onorevoli Veronica Tentori (Pd) e Ivan Catalano (Misto) e tra gli obiettivi c’è quello di incentivare la partecipazione attiva dei cittadini e lo sviluppo di nuove professionalità, basandosi su trasparenza ed equità fiscale.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

In principio fu Napster, il software che permetteva di condividere file musicali e film con utenti sconosciuti di tutto il mondo. E con cui, oltre a scambiarsi gratuitamente milioni di file, gli iscritti trovavano nuove amicizie, amori, incontri.

Sembra anni luce fa, erano solo gli anni '90, e l'espressione sharing economy significava poco o nulla, anche se le nuove tecnologie ci stavano pian piano insegnandoci a costruire nuove "reti" sociali.

Sono bastati poco più di dieci anni perché quel modello ideato dai programmatori Napster - scambiamoci gratis, o quasi, quello che senza la tecnologia saremmo costretti a comprare - si replicasse in tutte le declinazioni possibili, arrivando a "produrre" multinazionali dello scambio come Airbnb, Blablacar, oltre a un'infinita varietà di banche del tempo, servizi di car sharing e car riding.

Tipologie di sharing economy[modifica | modifica wikitesto]

All’estero, soprattutto nei paesi anglosassoni, la sharing economy riveste un ruolo essenziale che si esprime attraverso le più svariate forme e modalità.

Una delle forme più evolute e diffuse di sharing economy riguarda il settore dei trasporti privati di persone attraverso barche, auto e camper e persino aerei.

Car sharing[modifica | modifica wikitesto]

Chi desidera avventurarsi in un viaggio in auto senza ricorrere ai mezzi pubblici oppure preferisce non mettersi al volante in solitudine, può usufruire, attraverso un’apposita APP, di un innovativo servizio tramite il quale può condividere il proprio itinerario con altre persone. Il vantaggio che ne deriva è prevalentemente economico ed è garantito da eventuali cattive compagnie dai feedback di altri passeggeri che aiuteranno nelle scelte. Il costo per chi viaggia è deciso dal proprietario del veicolo e generalmente, qualora ci si appoggiasse ad una delle varie associazioni specializzate nel favorire la condivisione, è possibile che queste si trattengano una piccola percentuale.

Esiste inoltre la possibilità di usufruire di un mezzo messo a disposizione da organizzazioni private o statali. Con il car sharing infatti si “acquista” solo l'uso di un'auto (anziché l'auto stessa), per tutto il tempo desiderato, da una sola ora a uno o più giorni consecutivi, e per andare dove necessita, in città e fuori. Ed è semplice: è sufficiente iscriversi ad una di queste organizzazioni per ricevere una tessera con cui prenotare (24 ore su 24) l’auto del parcheggio più vicino, precisando sempre le condizioni del veicolo ed il codice richiesto per l’accensione. Al termine dell’uso, il veicolo può essere parcheggiato in qualunque zona di sosta convenzionata.

Lo stesso servizio è disponibile anche per cicli e motocicli.

Jet sharing[modifica | modifica wikitesto]

Per chi ha sempre voluto viaggiare su un Jet privato è facilmente possibile prenotare un volo da e verso qualsiasi parte del mondo, con Jet e elicotteri. I prezzi variano in base al chilometraggio ed alla tipologia di velivolo utilizzato. Mediante una speciale forma di abbonamento è inoltre possibile avere sconti sui voli, una carta fedeltà, voli omaggio e molti altri vantaggi.

Sail sharing[modifica | modifica wikitesto]

Chi preferisce viaggiare per mare o comunque sull’acqua, esiste un nuovo servizio nato per permettere ai propri utilizzatori di usufruire o di mettere in condivisione la propria barca a vela. Oltre a risparmiare si conoscono nuove persone e si condividono esperienze, mentre se sei il proprietario di una barca questa può essere l’occasione per ridurre i costi di mantenimento.

Camper sharing[modifica | modifica wikitesto]

Con il Camper Sharing si può invece comprare un Camper in comproprietà a dei prezzi vantaggiosi con tutti i comfort possibili come TV, BBQ e tenda esterna. Di norma il funzionamento è piuttosto semplice e permette l’utilizzo del camper per periodo prestabilito che può estendersi da un semplice week-end per un periodo sino a diversi anni.

House sharing[modifica | modifica wikitesto]

Oltre ai servizi relativi agli spostamenti, esistono un'altra forma di condivisione che probabilmente risulta essere il servizio più famoso e utilizzato in ogni parte del mondo: condividere la propria abitazione con altre persone, o più semplicemente usufruire di una casa in condivisa. Le abitazioni in condivisione si espandono su più di 190 paesi e 34.000 città, garantendo così agli utenti una vasta scelta. Il funzionamento è semplice, si trova l’abitazione col prezzo e l’ubicazione desiderata, si procede con la prenotazione (immediata o previa conoscenza dell’ospite) dopo di che il tutto si conclude con la fine dell’alloggio.

Un esempio tipico di questa forma di condivisione è offerta da un film di grande successo con protagonisti Cameron Diaz, Kate Winslet e Jude Law: L'amore non va in vacanza (The Holiday) del 2006.

Food sharing[modifica | modifica wikitesto]

La “sharing economy” si esprime in vari modi anche nell’ambito della ristorazione.

In paesi come Germania e Danimarca sono nate diverse società specializzate che, tramite un’applicazione per dispositivi mobili o il proprio sito internet, permettono ai clienti di trovare i ristoranti vicino a loro che consegnano pasti al loro indirizzo, fanno un ordine che viene tracciato e attendono che l'ordine venga recapitato con un corriere in bicicletta, in auto o altro mezzo di locomozione.

Social shopping[modifica | modifica wikitesto]

Nell’ambito del commercio ha infine preso forma ciò che comunemente è chiamato social shopping: si tratta di un metodo di commercio in cui, nell'esperienza d'acquisto sono di norma coinvolti anche gli amici degli acquirenti. Anche nel social shopping la tecnologia riveste un ruolo fondamentale poiché attraverso di essa si cerca di simulare le interazioni sociali che sono proprie dei grandi centri commerciali e dei classici negozi fisici. Con l'aumento dei dispositivi mobili, il social shopping si sta ormai diffondendo sempre più, aldilà di internet, nel mondo offline dello shopping.

Coworking[modifica | modifica wikitesto]

Un altro esempio di sharing economy particolarmente in uso al di fuori dell’Italia è il coworking.

Si tratta di un nuovo stile lavorativo che coinvolge la condivisione di un ambiente di lavoro e di risorse, tra professionisti che fanno lavori diversi con approccio collaborativo. Coworking significa letteralmente lavoro condiviso. Un modo nuovo di concepire il lavoro che sta portando con sé un vero e proprio cambiamento culturale, economico e sociale. Con la crisi e un mercato del lavoro sempre più flessibile, l’ufficio tradizionale sta diventando sempre meno popolare ed è possibile che lo diventerà ancor meno specie in realtà come la nostra. E se il lavoro sta cambiando – le imprese si avvalgono sempre più di collaboratori esterni; startup e freelance sono in grado di svolgere la propria professione ovunque e in autonomia grazie alle nuove tecnologie, ma sempre meno in condizione di potersi permettere l’affitto o l’acquisto di un ufficio proprio. Il coworking offre infatti la possibilità di abbattere i costi fissi di gestione di un classico ufficio, la flessibilità d’impiego degli spazi e degli strumenti di lavoro, ma soprattutto l’opportunità di creare una (o più) comunità nella quale riconoscersi e dalla quale sentirsi riconosciuti, che abbia come obiettivo una convivenza sociale e professionale. Condivisione, collaborazione, costruzione di relazioni, fare rete: sono pratiche acquisite grazie all’utilizzo delle tecnologie digitali e diventano oggi le basi sulle quali costruire modelli diversi da quelli che la crisi ha dimostrato non funzionare più. Il coworking, il lavoro ripensato in chiave collaborativa, è uno di questi. Al centro torna l’uomo con le sue relazioni.

Crowdfunding[modifica | modifica wikitesto]

Nato come forma di microfinanziamento dal basso che mobilita persone e risorse, il crowdfunding è oggi tra le forme più diffuse ed efficaci di finanziamento di progetti imprenditoriali e creativi. I siti web fanno da piattaforma (tra i più famosi a livello internazionale si ricordano in particolare kickstarter e indiegogo) e permettono ai fundraiser di incontrare un ampio pubblico di potenziali finanziatori. Esistono vari tipi di crowdfunding: reward based (raccolta fondi che, in cambio di donazioni in denaro, prevede una ricompensa, come il prodotto per il quale si sta effettuando il finanziamento, o un riconoscimento, come il ringraziamento pubblico sul sito della nuova impresa), donation based (modello utilizzato soprattutto dalle organizzazioni no profit per finanziare iniziative senza scopo di lucro), lending based microprestiti a persone o imprese), equity based (in cambio del finanziamento versato è prevista la partecipazione del finanziatore al capitale sociale dell’impresa, diventandone così socio a tutti gli effetti), ibride (basate su più modalità di finanziamento).

La sharing economy in Italia[modifica | modifica wikitesto]

È un modello che in Italia si sta diffondendo sempre più intensamente, dando vita a numerosi casi sia esteri sia nati nel nostro Paese, legati a vari mercati, dalla casa ai trasporti, dal turismo al welfare, dalla finanza alla mobilità, toccando così cultura, lavoro, scienza. L’Italia si trova ad essere tra i primi tre Paesi per utenti e conoscitori, dietro la Turchia e la Spagna.

In Italia la sharing economy cresce registrando all’attivo circa 250 piattaforme collaborative online. Si rilevano circa 160 piattaforme di scambio e condivisione, circa 40 esperienza di autoproduzione, circa 60 di crowding, di cui 27 quelle di crowdfunding attive e 14 in fase di lancio.

Nel 2016 sono arrivate a quota 138,68 quelle di crowdfunding, per un totale di 206. Sono, quindi, aumentate del 10% rispetto al 2015.

Hanno vissuto un incremento più significativo le piattaforme di sharing economy relative ai trasporti, che sono il 18% sul totale di quelle analizzate, a seguire i servizi alle persone, il 16,6%, i servizi alle imprese, l’8,7% e la cultura, il 9,4%, mentre il turismo rimane invariato (12%).

Dal 2011 ad oggi i numeri sono più che triplicati, in particolare nei settori del turismo, dei trasporti, delle energie, dell’alimentazione e del design.

I servizi collaborativi italiani sono rivolti prevalentemente a giovani e sono nati per la maggior parte tra il 2012 e 2013. Si può sottolineare come si stiano diffondendo con velocità diverse nei vari mercati, allargandosi verso nuove aree potenziali di business, quali i servizi alle imprese e alle persone, la finanza, la cultura, l’abitare collaborativo. Si registra una buona crescita delle starp up internazionali che arrivano in Italia, ma anche alcune piattaforme italiane. Pesa su tale ritardo la scarsa familiarità con internet degli italiani, la mancanza di regolazione normativa, i pochi fondi di investimento erogati e la scarsa preparazione imprenditoriale dei giovani italiani.

L’economia collaborativa è considerabile un vero e proprio approccio in grado di mettere in discussione i tradizionali rapporti tra economia e società. Le piattaforme, nonostante quelle italiane siano ancora immature, mostrano una forte attenzione alla dimensione relazione, riuscendo a rafforzare il capitale sociale degli utenti.

Il mercato presenta un forte potenziale di crescita, infatti il 51% delle piattaforme di sharing registra un numero di utenti inferiori a 5000 e solo l’11% oltre 100000. Stesso discorso vale per le piattaforme di crowdfunding, le quali il 49% ha un numero di donatori inferiori a 500, mentre il 9% supera i 50000. Bisogna tenere presente che le piattaforme di sharing italiane sono ancora molto giovani, la maggior parte delle quali sono nate poco più di due anni fa.

Per quanto riguarda il canale per utilizzare tali piattaforme, l’83% degli utenti utilizza le piattaforme sharing via internet e il 17% via app; il 91% invece utilizza le piattaforme di crowdfunding via internet e il 9% via app.

Il 13% della popolazione dichiara di aver utilizzato almeno una volta servizi di sharing e l’Italia si avvicina al tipping point per la diffusione del fenomeno, previsto del 15%. Tra i servizi più utilizzati si trovano quelli legati alla mobilità, all’alloggio, allo scambio e al baratto. Invece, le resistenze all’utilizzo riguardano la condivisione di beni di proprietà.

Le previsioni stimano che nel 2025 il fatturato toccherà i 300 miliardi di euro.

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

· https://www.che-fare.com/che-cose-la-sharing-economy/

· http://www.tpi.it/mondo/europa/sharing-economy-car-sharing-italia-europa

· http://www.chefuturo.it/2015/06/sharing-economy-caratteristiche-modello-rischi/

· http://www.economyup.it/startup/493_che-cos-e-la-sharing-economy-e-perche-e-il-ponte-fra-aziende-e-startup.htm

· http://www.wired.it/economia/business/2016/11/17/tutti-pazzi-sharing-economy/

· http://www.corrierecomunicazioni.it/digital/44446_sharing-economy-in-italia-e-boom-spinta-dai-trasporti.htm

· http://www.redattoresociale.it/Notiziario/Articolo/508513/Sharing-economy-l-Italia-e-tra-i-paesi-leader-per-capacita-di-condivisione

· http://www.economia.rai.it/articoli/sharing-economy-la-forza-della-condivisione/23560/default.aspx

· http://www.regione.emilia-romagna.it/consumatori/inchieste/2015/febbraio/sharing-economy-l2019arte-dello-scambio-e-del-consumo

· http://www.gqitalia.it/lifestyle/viaggi/2015/08/31/la-sharing-economy-e-tra-noi-ecco-migliori-servizi-condivisione/

· http://www.warehouse.marche.it/cosa-coworking/

· http://www.economyup.it/startup/2092_crowdfunding-tutte-le-piattaforme-attive-in-italia-e-come-usarle.htm

Controllo di autorità BNF: (FRcb16940993p (data)
  1. ^ Oscar Giannino, Le liberalizzazioni e il disegno di legge sulla concorrenza - Panorama, in Panorama, 28 aprile 2017. URL consultato l'8 maggio 2017.