Setting

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Il termine inglese setting definisce, nell'ambito delle scienze sociali, il contesto entro cui avviene un evento sociale. Il concetto di setting nasce nella psicologia ecologica di Roger Barker (1968) come l'insieme dei fenomeni comportamentali, dei pattern circoscritti e stabili di attività umane con un sistema integrato di forze e controlli che mantengono tali attività in un equilibrio semistabile.

Il concetto di setting come "contenitore" attraversa tutta la psicologia[1] ed in particolare queste aree: la psicologia sperimentale, la psicoanalisi e la psicologia ambientale.

Setting e psicologia sperimentale[modifica | modifica wikitesto]

Il concetto di setting nella psicologia sperimentale è volto a costruire una situazione di ricerca neutra nei confronti del soggetto. Il setting non dovrà in nessun modo influire sulla prestazione del soggetto stesso. Come esempio dell'importanza della neutralità del setting basta immaginare un processo di somministrazione di test psicometrici (vedi psicometria). La presentazione delle prove, la comunicazione verbale e non, e tutti gli elementi che vanno a configurare il setting entro cui avviene la prova, dovrebbero essere strutturati in maniera tale da non inficiare l'attendibilità dei dati pilotando il soggetto verso una risposta, ma lasciare quest'ultimo libero di rispondere secondo quei processi che la prova stessa valuta, senza alcuna interferenza.

Setting e psicoanalisi[modifica | modifica wikitesto]

In ambito psicoanalitico (e, in senso lato, psicoterapeutico), il setting rappresenta la "matrice funzionale" che media la costruzione della relazione professionale tra paziente e terapeuta, e la rende clinicamente efficace. Il setting è costituito dal set (ovvero dall'ambiente fisico e funzionale all'interno del quale ha luogo la relazione analitica), dalle regole organizzative del "contratto analitico" (orario, durata e pagamento delle sedute), e dalle regole relazionali che mediano il rapporto analista-analizzando (assenza di contatti extra-analitici, etc.). Più in generale, il setting è il "significante strutturale" dei significati che si attuano nelle forme della relazione clinica, e che costituiscono l'assetto di base del rapporto analitico.

Setting e psicologia ambientale[modifica | modifica wikitesto]

Questo costrutto viene presentato come un'unità sovraindividuale, articolata in:

  • caratteristiche spazio-temporali (componente fisica);
  • comportamenti (componente sociale) messi in atto al suo interno;
  • un programma di setting, rappresentato dall'insieme delle sequenze prescritte e ordinate nel tempo, per le attività e gli scambi tra le persone e gli oggetti all'interno del setting stesso; questo programma attribuisce al setting stesso il carattere organizzato e l'interdipendenza delle componenti fisiche e sociali.

Le critiche alla prospettiva di Barker all'interno della psicologia ambientale hanno portato con gli anni ad un crescente uso del costrutto di luogo, in sostituzione del più classico setting. Tali critiche si incentrano sulla totale assenza di attenzione del setting verso aspetti individuali e differenziali, sia di natura emotiva che cognitiva, a favore di coercitivi script sociali di comportamento.

Setting di comportamento (behavior setting): situazioni che determinano comportamenti specifici indipendenti dalle persone coinvolte.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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