Settevoci

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Settevoci
Pippo Baudo e Daniela Ghibli.jpg
Pippo Baudo e Daniela Ghibli nel 1968
Anno 1966 - 1970
Genere Intrattenimento/Talent show
Edizioni 4
Durata 120 min
Presentatore Pippo Baudo
Regia Maddalena Yon/Beppe Recchia
Rete Programma nazionale

Settevoci è stato un varietà televisivo andato in onda la domenica pomeriggio sulla Rai dal 6 febbraio 1966[1] e condotto da Pippo Baudo.

Il programma[modifica | modifica wikitesto]

Era un quiz a carattere musicale dove in ogni puntata intervenivano, come ospiti, sette cantanti (da cui il titolo): due di essi erano agli inizi della carriera musicale e venivano giudicati dall'applausometro (un apparecchio cilindrico che registrava i battiti delle mani, quantificandoli da 1 a 100), quattro erano affermati e uno era celeberrimo (e non gareggiava). Ai quattro cantanti affermati, venivano abbinati quattro giovani che partecipavano al quiz rispondendo a domande sulla musica[2]. Il pubblico decideva il vincitore[1].

Gli autori del programma sono Sergio Paolini e Stelio Silvestri, la regia è affidata a Maria Maddalena Yon, l'orchestra è diretta dal Maestro Luciano Fineschi; le vallette sono Laila Rigazzi nella prima edizione, Giovanna Coprani che diventerà poi la moglie di Bruno Lauzi[1][3] nella seconda, Margherita Boretti nella terza, Renata Lunari e Daniela Ghibli, che avrà anche una carriera come cantante e come attrice, nella quarta ed infine nell'ultima edizione Zaira Cavalleri[4].

Secondo Aldo Grasso, fu "il primo trionfo" di Baudo, che si fece notare per le giacche sgargianti e il "fiuto da talent-scout"[1].

Il programma ha avuto grande successo in quanto vi partecipavano cantanti emergenti come Giusy Romeo (meglio conosciuta, successivamente, come Giuni Russo), Massimo Ranieri, Mario Tessuto, Orietta Berti, Al Bano, Armando Savini, Silvana Aliotta, Dominga, Lionello, Tina Polito, I Girasoli, Rossano, Marisa Sannia, Nancy Cuomo, Bruno Filippini e Giovanna[1][2]. A dire di Fausto Leali, vi si cantava "rigorosamente in playback"[5].

Grazie, Rin Tin Tin![modifica | modifica wikitesto]

La prima puntata del programma, registrata a Milano (in seguito le riprese si trasferirono a Roma), fu giudicata «intrasmissibile» dai vertici Rai[6].

Sembrava la fine delle fervide speranze di carriera del trentenne Pippo, dopo un provino sul cui esito era scritto, a firma di Piero Turchetti, Lino Procacci e Antonello Falqui: «buona presenza, buon video, discreto nel canto, suona discretamente il pianoforte, può essere utilizzato per programmi minori»[2]. Ma, domenica 6 febbraio 1966, la bobina con la prevista puntata del telefilm americano Rin Tin Tin non pervenne[7]. Soluzione: tamponare con la puntata pilota di Settevoci[7]. Un successo clamoroso, con indice di gradimento di 84%, che valse la riproposizione del programma per le domeniche successive e l'accensione improvvisa di una strepitosa carriera per Baudo[2][6].

Nessuna delle puntate di Settevoci, registrate su nastro magnetico, è stata archiviata, e i nastri sono stati cancellati: pertanto non è più possibile rivederle. Negli archivi Rai restano solo alcune sigle, girate in pellicola e senza la sovraimpressione dei titoli di testa.

Le sigle[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e Aldo Grasso, Storia della Televisione - la TV italiana dalle origini, Garzanti, 1998 - ISBN 88-11-30543-8
  2. ^ a b c d Massimo Emanuelli, 50 anni di storia della televisione attraverso la stampa settimanale, Greco & Greco Editori, 2004 - ISBN 8879803468
  3. ^ Franco Manzoni, Giovanna Coprani, musa del grande Lauzi, in Corriere della Sera, 19 ottobre 2010, Pagina 7
  4. ^ La valletta occhi neri, pubblicato in Giovani, n° 4 del 22 gennaio 1970, pag. 44
  5. ^ Fausto Leali, Massimo Poggini, Notti piene di stelle: Gli anni d'oro della canzone italiana tra segreti e nostalgia, Rizzoli, 2014 - ISBN 8858664698
  6. ^ a b Raffaella Bragazzi, Un sapore nel cuore: I Vip si raccontano: ricette e ricordi, De Agostini, 2013 - ISBN 8841895756
  7. ^ a b Racconto di Cino Tortorella e Pippo Baudo durante la trasmissione televisiva "Novecento", puntata del 5 novembre 2001.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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