Servilia (opera)

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Servilia
Titolo originaleСервилия
Lingua originalerusso
Genereopera drammatica
MusicaNikolaj Andreevič Rimskij-Korsakov
LibrettoNikolaj Andreevič Rimskij-Korsakov
Fonti letterarieLev Mej, dramma omonimo
Atticinque
Epoca di composizione1901
Prima rappr.1 (14) ottobre 1902
TeatroTeatro Mariinskij,
San Pietroburgo
Personaggi
  • Sofonio Tigellino, prefetto del pretorio (basso)
  • Trasea Peto, senatore (tenore)
  • Barea Sorano, senatore (basso)
  • Paconio Agrippino, senatore (basso)
  • Helvidio Prisco, senatore (basso)
  • Montano (tenore)
  • Valerio Aruleno Rustico, tribuno della plebe (tenore)
  • Egnazio, tutore del senatore Sorano (baritono)
  • Fulcinio Afero, cittadino (tenore)
  • Avidio Gispo, cittadino (basso)
  • Cesto, cittadino (basso)
  • Veloce, cittadino (basso)
  • Mella, cittadino (tenore)
  • Un vecchio (basso)
  • Un pretore (basso)
  • Un messaggero (tenore)
  • Un centuriore (basso)
  • Uno schiavo (tenore)
  • Servilia, figlia del senatore Sorano (soprano)
  • Antonia, balia di Servilia (mezzosoprano)
  • Locusta, maga (mezzosoprano)
  • Nevoleia, schiava di Locusta (soprano)
  • Lo spettro (mezzosoprano)
  • Un ragazzo, venditore di polenta (mezzosoprano)
  • Una ragazza, fioraia (soprano)
  • Coro (senatori, tribuni, sacerdoti, canefori, scribi, pretoriani, gladiatori, musici, cantanti, danzatrici, schiavi, schiave, passanti, popolo)

Servilia è un'opera di Rimskij-Korsakov in cinque atti. Il libretto è stato scritto dal compositore stesso, su soggetto dell'omonimo dramma di Lev Mej.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

L'azione si svolge a Roma nel 67 d.C..

Atto primo[modifica | modifica wikitesto]

Nel foro romano, la mattina. Alcuni cittadini discutono tra di loro su una delazione riguardante dei senatori e il tribuno Valerio Rustico. Avendo deciso di informare i loro protettori, si disperdono. Un messaggero annuncia che l'imperatore Nerone ha deciso di aprire un circo e un teatro in onore di Minerva. La folla esulta. Ma si diffonde la voce secondo cui nei dintorni di Roma sono nuovamente comparsi dei cristiani. Il popolo è in allarme, quando giunge una processione sacra. Tutti si prostrano devotamente, tranne un vecchio, evidentemente cristiano, che inveisce contro la folla affermando che quelle divinità sono solo pezzi di marmo: allora la folla inferocita lo colpisce con pietre e coltelli. Dalla terrazza della casa del senatore Sorano, la figlia Servilia osserva preoccupata la scena, quando arriva il tribuno Valerio che con autorevolezza impedisce il linciaggio. Servilia è colpita dalle qualità di Valerio, e questi, dopo averla vista, sente nascere in cuore l'amore per lei.

Atto secondo[modifica | modifica wikitesto]

Terme di Agrippa. I senatori, tra cui Paconio e Trasea, discutono della delazione riguardante Valerio. Giunge Egnazio che legge la delazione su loro stessi: starebbero progettando di tradire Roma. Ha inizio un banchetto. Improvvisamente alcuni schiavi entrano per informarli che è scoppiato un incendio. Egnazio non si perde d'animo e mette tutti in salvo, ma è solo una messinscena: quando i senatori se ne sono andati esce da una porta segreta il prefetto Tigellino, di cui Egnazio è al servizio, che ha ascoltato i piani dell'intrigo.

Atto terzo[modifica | modifica wikitesto]

Nel peristilio a casa di Sorano. Servilia è intenta a filare. Sorano le comunica la sua decisione di darla in sposa all'amico Trasea. Servilia è disperata: ama infatti Valerio. Arriva Trasea e dice a Sorano che Valerio, suo figlio adottivo, ama Servilia, pertanto è disposto a tirarsi indietro per la felicità dei due giovani. Giunge anche Valerio che non può più nascondere il suo amore per Servilia. Trasea e Sorano li benedicono, ma la loro felicità è di breve durata: irrompe un centurione che in nome di Cesare accusa Trasea e Sorano di tradimento.

Atto quarto[modifica | modifica wikitesto]

A casa della maga Locusta, di notte. Egnazio arriva di nascosto per aspettare Servilia, che giunge per chiedere alla maga quale sarà la sorte di suo padre. Mentre la maga con i suoi sortilegi interroga uno spettro, Egnazio si rivela e dichiara il suo amore a Servilia, che però lo rifiuta. Allora Egnazio se ne va, rinchiudendo Servilia nella casa di Locusta. Servilia chiede aiuto e Nevoleia, schiava cristiana di Locusta, la libera.

Atto quinto[modifica | modifica wikitesto]

Nel tempio di Venere. Un tribunale sta giudicando Sorano e Trasea. Alla fine del dibattito essi vengono giudicati colpevoli e condannati all'esilio, mentre Servilia è data a Egnazio. A quel punto arriva Valerio che, facendo uso del diritto di veto che hanno i tribuni della plebe, fa annullare la sentenza. Quindi si rivolge a Servilia, ma la loro felicità non è possibile: lei, stremata, è in punto di morte. Abbracciando la fede cristiana, chiede a Valerio di non vendicarsi dei nemici, ma di rivolgersi a Dio, e muore.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]