Serlone II d'Altavilla

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Serlone II d'Altavilla
Conte di un quarto di Sicilia
In carica ? –
1072
Conte di Geraci
In carica 1063 –
1072
Nascita Hauteville-la-Guichard, 1040
Morte Nissoria, 1072
Dinastia Altavilla
Padre Serlone I d'Altavilla
Figli Eliusa d'Altavilla

Serlone d'Altavilla, I conte di un quarto di Sicilia (fr.: Serlon de Hauteville; lat.: Sarlo/Serlo de Altavilla; Hauteville-la-Guichard, 1040 circa – Nissoria, 1072), è stato un cavaliere medievale normanno, secondo un'antica tradizione I conte di Geraci.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Serlone II era figlio di Serlone I d'Altavilla (figlio a sua volta di Tancredi e Muriella ) rimasto in Normandia ove ereditò il feudo paterno. Giunse in Italia con altri Altavilla, fratellastri del padre (tra cui lo zio Ruggero), intorno al 1056; lo troviamo la prima volta nel 1060 nominato luogotenente dallo zio Roberto il Guiscardo in Calabria e dimorò come lo zio Ruggero nella capitale, Mileto).

Fu poi tra i cavalieri normanni protagonisti della spedizione in Sicilia. Nel 1061 allontanò un attacco saraceno a Capo Faro salvando la città di Messina.

Nel 1063, quando Ruggero espugnò la città di Geraci Siculo, a seguito della battaglia di Cerami in cui Serlone si distinse valorosamente contro i saraceni, la diede in vassallaggio al nipote, originando la Contea di Geraci. A Cerami infatti, secondo Malaterra (cap. 33.)[senza fonte] trentasei cavalieri normanni guidati da Serlone tennero testa a tremila cavalieri musulmani, affiancati da molti fanti ("exceptis peditibus, quorum infinita erat multitudo"). Arrivati altri cento militi normanni di rinforzo, i normanni sbaragliarono i saraceni: si disse, a battaglia finita, che san Giorgio, risplendente di luce, aveva galoppato innanzi ai cristiani per guidarli alla vittoria.[1]

Secondo il Malaterra, Serlone fu investito della metà della contea di Sicilia, insieme al compagno d'armi Arisgot de Pucheuil. In un documento del 1081, Serlone donava all'abbazia della Santissima Trinità di Mileto diversi beni situati a Gerace, Soreto e Serrata, in Calabria.

Serlone II sposò la figlia di Rodolfo di Moulins, conte di Boiano, e - sempre secondo la tradizione - ebbe una figlia: Eliusa d'Altavilla.

Morì in un agguato tesogli nei pressi di Nissoria, nel 1072, tradito dalle informazioni false dell'amico Ibrahim. Circondato da soverchianti forze saracene nella valle del Salso, a breve distanza dalla confluenza del fiume Cerami, per nulla rassegnato, Serlone si arrampicò su una grande rupe e lì con la difesa naturale alle spalle fece strage di nemici: poi, sopraffatto, fu ucciso e gli fu strappato il cuore, che i saraceni mangiarono per incorporarne il coraggio; la testa, conficcata su un palo, fu mandata al principe Tamin, in Tunisia.

Da allora la grande rupe d'arenaria sulla riva sinistra del Salso (sita nel territorio del comune di Nissoria), sulla quale i normanni avevano inciso una grande croce, fu chiamata dagli arabi “Hagar Sârlû”[2], "Rocca" o "Pietra di Serlone" (Rocca di Sarru nel dialetto locale)[3].

Dopo la morte di Serlone II, un quarto di Geraci andò ad un certo Ingelmaro, che ne avrebbe sposato la vedova. Ingelmaro era un soldato di ventura di non nobili origini, che in seguito si ribellò a Ruggero, il quale lo costrinse a fuggire.

Geraci andò poi ai da Craon; nel XII secolo Guglielmo da Craon sposò Rocca, figlia di Eliusa e di Ruggero de Barneville.[4]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Da considerare, anche se le fonti tacciono, la presenza di fanti anche da parte dei Normanni: normalmente la tattica normanna prevedeva arcieri e balestrieri in prima linea, fanti armati di giavellotti in seconda e lo squadrone di cavalleria pesante, detto conroi, in terza. Oltre al conroi di trentasei cavalieri, Serlone poteva probabilmente contare su un centinaio di servientes a cavallo senza armatura, costituiti forse da truppe berbere. Malaterra racconta (cap. 46.)[senza fonte] che Serlone sarebbe stato adottato dal nobile musulmano Ibrahim: Cristopher Garrett, Norman Knight, Oxford:Osprey Publishing, 2004, p. 63. Su musulmani, greci, slavi, longobardi e calabresi assoldati dagli Altavilla come truppe ausiliarie per la conquista di Sicilia vedi Cristopher Garrett, David Nicolle, The Normans: warrior knights and their castles, Oxford:Osprey Publishing, 2007, pp. 52-55.
  2. ^ Edrisi.
  3. ^ La pietra, dopo essere stata ricompresa nell'area di un'impresa di estrazione di pietra arenaria, è scomparsa in tempi recenti e di essa rimangono solo testimonianze fotografiche.
  4. ^ La Eliusa moglie di Ruggero de Bernaville, erede dei beni di Geraci e antenato dei da Craon, è persona diversa dall'omonima figlia di Serlone: era infatti figlia di Roberto de Carreaux e di Rocca, a sua volta figlia di Drogo d'Altavilla, zio di Serlone II. Vedi le fonti relative alla voce Contea di Geraci.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Goffredo Malaterra, Ruggero I e Roberto il Guiscardo; premessa al testo, traduzione e note di Vito Lo Curto, Cassino 2002.
  • Guglielmo di Puglia, Le gesta di Roberto il Guiscardo, introduzione, traduzione e note di Francesco De Rosa, Cassino 2003.
  • Ferdinand Chalandon, Histoire de la domination normande en Italie et en Sicile, Parigi 1907. Ed. it: Storia della dominazione normanna in Italia ed in Sicilia, trad. di Alberto Tamburrini, Cassino 2008. ISBN 978-88-86810-38-8
  • John Julius Norwich, I Normanni nel Sud 1016-1130. Mursia: Milano 1971 (ed. orig. The Normans in the South 1016-1130. Longmans: London, 1967).
  • Ruggero I, Serlone e l'insediamento normanno in Sicilia. Atti del convegno internazionale di studi (Troina, 5-7 novembre 1999) raccolti da Isidoro Giannetto e Massimiliano Ragusa; a cura di Salvatore Tramontana. Troina 2001.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]