Sepolcro del cardinale Rainaldo Brancacci

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Sepolcro del cardinale Rainaldo Brancacci
Sepolcro del cardinale Rainaldo Brancacci
Autori Donatello e Michelozzo
Data 1426-1428
Materiale marmo dorato e policromo
Dimensioni 11,60 cm × ? cm × 4,60 cm
Ubicazione Chiesa di Sant'Angelo a Nilo, Napoli

Il sepolcro del cardinale Rainaldo Brancacci (o Brancaccio) è un'opera di Donatello e Michelozzo databile al 1426-1428 e conservata nella chiesa di Sant'Angelo a Nilo a Napoli. Si tratta di una delle opere più importanti dell'arte rinascimentale nella città partenopea. È in marmo, in parte dorato e policromo, ed è alto 11,60 metri, per una profondità di 4,60.

Storia[modifica | modifica sorgente]

L'opera è uno dei lavori intrapresi dai due artisti fiorentini Donatello e Michelozzo, il cui sodalizio di bottega fu attivo dal 1425 fino alla fine degli anni Trenta. il lavoro venne commissionato quando il cardinal Brancacci era ancora in vita: una lettera del 5 giugno 1427 annuncia infatti al committente il termine di circa un quarto dell'opera. Nel 1426 i due artisti presero appositamente in affitto una bottega comune a Pisa, da dove sarebbe poi stato facile inviare i pezzi del monumento via mare, come di fatto avvenne. Pisa dopotutto era anche vicina alle cave di marmo di Carrara, permettendo un notevole risparmio sui costi di trasporto. All'impresa parteciparono anche altri aiuti, tra i quali, forse, Pagno di Lapo Portigiani. L'opera finita venne spedita a destinazione nel 1428.

Il monumento era in un primo momento collocato lungo una delle pareti della chiesa originaria e ora è visibile alla destra dell'altare maggiore.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Assunzione della Vergine (Donatello).

Una sorta di palcoscenico è composto per ospitare il sepolcro. Sopra uno zoccolo si ergono due colonne composite, che reggono un arco a tutto sesto con pennacchi laterali decorati da lesene scanalate e tondi a rilievo; in alto si trova la cuspide, di ascendenza più goticizzante, con al centro un tondo con il rilievo del Redentore e due statue a tutto tondo di putti con trombe ai lati (allusione all'Apocalisse e al risveglio dei morti).

Il sepolcro vero e proprio si trova al di sotto di questa costruzione architettonica ed è sorretto da tre cariatidi. Sul fronte del sarcofago si trovano due stemmi, ai lati, e il rilievo stiacciato dell'Assunzione della Vergine, sicuramente di mano di Donatello. Sopra di esso si trova il ritratto del defunto, sdraiato come addormentato, e due angeli reggicortina, che scansano il tendaggio di pietra appeso all'arco. Essi sono vicini ai capitelli, sempre compositi delle paraste che decorano la parete di fondo, con una trabeazione continua che arriva ai capitelli delle colonne. Oltre questa fascia si trova nella lunetta superiore un bassorilievo della Madonna tra due santi.

Stile[modifica | modifica sorgente]

L'opera segnò un'evoluzione del modello di monumento funebre a sviluppo verticale con baldacchino come era stato approntato nel monumento all'antipapa Giovanni XXIII nel battistero fiorentino, opera degli stessi autori databile al 1422-1428. Il baldacchino dopotutto avevava una lunga tradizione gotica, il cui gusto artistico a Napoli risentiva profondamente dell'operato di Tino di Camaino.

Come nel caso del monumento fiorentino, anche qui è difficile stabilire un confine tra i contributi di Donatello e quelli di Michelozzo. Alcuni riconoscono la mano di Donatello nelle cariatidi, almeno in quella di destra. Sicuramente è sua l'Assunzione della Vergine, dalla ricca espressività. Probabilmente è di mano sua anche la testa del ritratto del Brancacci.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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