Sentimento antigiapponese

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Manifesto di propaganda antigiapponese diffuso negli Stati Uniti durante la Seconda guerra mondiale. Il ragazzo di Tokyo dice "Il gran spreco di materiale [mi] rende moooolto felice. Grazie"

Il sentimento antigiapponese è un insieme di idee, pregiudizi negativi, rifiuto, discriminazione, diffidenza e ostilità verso il Giappone, la cultura giapponese e di riflesso verso i suoi abitanti.

Tale bias parte dalla semplice disapprovazione socio/politica, fino alla discriminazione e al razzismo verso i soggetti, oltre che al disprezzo per la cultura del paese del Sol Levante. Negli Stati Uniti d'America questo sentimento si è sviluppato soprattutto in seguito agli eventi di Pearl Harbor [1].

Tale sentimento ha assunto anche la forma di un'avversione al modello capitalistico giapponese [2]. Esso si può anche presentare come forma specifica di xenofobia. Non va tuttavia scambiato il sentimento antigiapponese come un generico sentimento tipico del soggetto occidentale: vi sono pregiudizi similari anche in Cina o nella Corea del Sud [3].

Il fenomeno nell'arte[modifica | modifica wikitesto]

Il sentimento antigiapponese ha trovato espressione anche nelle arti: ad esempio Gianluca Di Fratta scrive, al riguardo del fumetto, «il modello nippofobo, sia narrativo sia iconografico, perdura almeno fino alla metà degli anni Cinquanta in un'innumerevole serie di realizzazioni a fumetti che riflettono gli schemi del cinema americano di tipo bellico, attraverso le eroiche imprese dei vari settori dell'esercito statunitense alle prese con giapponesi stupidamente efferati e crudeli» [4].

Nel cinema statunitense, sia attraverso pellicole antigiapponesi come E la vita continua (di Jean Negulesco) o Arcipelago in fiamme, sia in film più recenti, si manifesta un atteggiamento critico o distaccato verso questo sentimento (come Sol levante, 1941: Allarme a Hollywood).

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Bill Emmott, Japanophobia: the myth of the invincible Japanese, New York, Times Books, 1993

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]