Senato del Regno d'Italia

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Senato del Regno
Palazzo Madama - Roma.jpg
Palazzo Madama, sede del Senato del Regno d'Italia dal 1871 al 1946
Stato Italia Italia
Tipo Camera alta del Parlamento del Regno d'Italia
Istituito 17 marzo 1861
Soppresso 7 novembre 1947[1]
Sede Torino (1861-1864)
Firenze (1865-1871)
Roma (1871-1946)
Indirizzo Palazzo Madama, Piazza Castello (Torino)
Palazzo Vecchio, Piazza della Signoria (Firenze)
Palazzo Madama, Piazza Madama (Roma)

Il Senato del Regno era una delle due camere del Parlamento del Regno d'Italia ed era a totale nomina regia (esclusiva del Re).

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Aula del Senato del Regno nel 1884

Il Senato del Regno nacque nel 1861, in seguito all'unità d'Italia, come diretta evoluzione della Senato Subalpino del Regno di Sardegna, per immissione di componenti provenienti dai territori conquistati durante la seconda guerra italiana e dopo la spedizione dei Mille.

Dal 1861 ebbe sede a Palazzo Madama, Torino (1861-1864); a Palazzo della Signoria, Firenze (1865-1871) e infine a Palazzo Madama, Roma (1871-1946).

Durante il regime fascista non ci fu una "fascistizzazione" del Senato come avvenne per la Camera bassa, e i senatori nominati prima della marcia su Roma, tra cui Einaudi e Croce, mantennero lo scranno. Solo nel 1939, in coincidenza della nascita della Camera dei Fasci e delle Corporazioni, vi fu un'infornata di ben 211 nomine[2]. Con la caduta del fascismo il 25 luglio 1943, il re nominò nuovo presidente l'ammiraglio Paolo Camillo Thaon di Revel che entrò in carica il 2 agosto.

Il 20 luglio 1944 Pietro Tomasi della Torretta fu nominato ultimo Presidente del Senato, carica dalla quale si dimise il 25 giugno 1946. Nell'agosto 1944 furono deferiti per la decadenza tutti i "Senatori ritenuti responsabili di aver mantenuto il fascismo e resa possibile la guerra sia coi loro voti, sia con azioni individuali, tra cui la propaganda esercitata fuori e dentro il Senato".

Passaggio al Senato della Repubblica[modifica | modifica wikitesto]

In seguito al referendum istituzionale del 2 giugno 1946 e all'elezione dell'Assemblea Costituente, il Senato del Regno cessò le sue funzioni il 25 giugno 1946 per poi essere formalmente soppresso il 7 novembre 1947[3], scomparendo quindi definitivamente, anche se già durante gli ultimi anni del regime fascista aveva perso di fatto quasi ogni potere. Durante il ventennio, infatti, nonostante non fossero mancati gli innesti di membri fascisti, a causa del carattere vitalizio della carica, era rimasto un organismo non pienamente integrato nel sistema predisposto da Mussolini e quindi, col tempo, era stato sempre più messo ai margini della vita politica.

Al Senato del Regno si ispirò il successivo Senato della Repubblica, entrato in funzione l'8 maggio 1948.

L'istituzione della categoria dei senatori a vita dell'attuale Senato della Repubblica, rappresenta un ulteriore raccordo con la passata identità vitalizia del Senato del Regno.

Nomina, funzioni e categorie del Senatore del Regno d'Italia[modifica | modifica wikitesto]

La nomina a senatore del regno da parte del Re era ad vitam e garantiva privilegi leggermente superiori dell'elezione a deputato. Col tempo, pur rimanendo formalmente regia, la nomina venne sostanzialmente avocata dai presidenti del Consiglio[senza fonte], che avevano così sempre maggiore possibilità di influenzare le scelte del Re e, tramite le cosiddette infornate di nuovi senatori, far diventare più stabile il consenso. In base all'articolo 33 dello Statuto Albertino la scelta, in numero non limitato e tra persone aventi l'età di quarant'anni compiuti, era operata sulle seguenti categorie:

  • 1 - Gli Arcivescovi e Vescovi dello Stato;
  • 2 - Il Presidente della Camera dei Deputati;
  • 3 - I Deputati dopo tre legislature, o sei anni di esercizio;
  • 4 - I Ministri di Stato;
  • 5 - I Ministri Segretarî di Stato;
  • 6 - Gli Ambasciatori;
  • 7 - Gli Inviati straordinarî, dopo tre anni di tali funzioni;
  • 8 - I Primi Presidenti e Presidenti del Magistrato di Cassazione e della Camera dei Conti;
  • 9 - I Primi Presidenti dei Magistrati d'appello;
  • 10 - L'Avvocato Generale presso il Magistrato di Cassazione, ed il Procuratore Generale, dopo cinque anni di funzioni;
  • 11 - I Presidenti di Classe dei Magistrati di appello, dopo tre anni di funzioni;
  • 12 - I Consiglieri del Magistrato di Cassazione e della Camera dei Conti, dopo cinque anni di funzioni;
  • 13 - Gli Avvocati Generali o Fiscali Generali presso i Magistrati d'appello, dopo cinque anni di funzioni;
  • 14 - Gli Uffiziali Generali di terra e di mare. Tuttavia i Maggiori Generali e i Contr'Ammiragli dovranno avere da cinque anni quel grado in attività;
  • 15 - I Consiglieri di Stato, dopo cinque anni di funzioni;
  • 16 - I Membri dei Consigli di Divisione, dopo tre elezioni alla loro presidenza;
  • 17 - Gli Intendenti Generali, dopo sette anni di esercizio;
  • 18 - I membri della Regia Accademia delle Scienze, dopo sette anni di nomina;
  • 19 - I Membri ordinarî del Consiglio superiore d'Istruzione pubblica, dopo sette anni di esercizio;
  • 20 - Coloro che con servizi o meriti eminenti avranno illustrata la Patria;
  • 21 - Le persone, che da tre anni pagano tremila lire d'imposizione diretta in ragione de' loro beni, o della loro industria[4].

Erano membri di diritto i principi maschi della famiglia reale, i cui posti erano immediatamente dopo il seggio del presidente. Entravano a farne parte al compimento del ventunesimo anno e conseguivano il diritto di voto al compimento del venticinquesimo.

Competenze[modifica | modifica wikitesto]

In principio la creazione di questa istituzione rispondeva all'intenzione di dare luogo a un bicameralismo paritario (riferito all'importanza delle due camere) e differenziato (le due camere dovevano avere diverse funzioni condividendo quella legislativa), ispirandosi allo statuto francese del 1830, comprensivo della competenza sui reati ministeriali propria della Camera dei pari, come Alta corte di giustizia.

Tuttavia nella prassi, il fatto che la Camera dei deputati fosse eletta da un numero sempre maggiore di persone, fece sì che i governi preferissero recarsi alla Camera piuttosto che in Senato, quando dovevano ottenere supporto politico. Da tale consuetudine costituzionale derivò il principio, valido sin dall'Unità d'Italia, secondo cui "il Senato non fa crisi".

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Non più operativo dal 25 luglio 1943, rimpiazzato dall'Assemblea Costituente il 25 giugno 1946, soppresso definitivamente il 7 novembre 1947, sostituito dal Senato della Repubblica il 1º gennaio 1948.
  2. ^ https://www.senato.it/1022
  3. ^ Legge costituzionale 3 novembre 1947, n. 3 - NORMATTIVA, su www.normattiva.it. URL consultato il 19 aprile 2016.
  4. ^ Secondo una selezione per censo che richiama l'istituto simile di diritto pubblico romano.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Augusto Barbera, Carlo Fusaro, Corso di Diritto Pubblico, Bologna, Il Mulino, 2006.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

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