Selvaggia dei Vergiolesi

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Amos Cassioli. Cino e Selvaggia

Selvaggia dei Vergiolesi (... – Castello di Sambuca, 1313) è stata una nobile italiana.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Rampolla della nobile famiglia pistoiese, di parte ghibellina, visse per molto tempo nella Rocca di "Poggio di Marco", nei pressi di Piteccio, paesino dell'alta periferia pistoiese. A causa di un assedio la rocca fu abbandonata e data alle fiamme. Nel rogo andò perso gran parte del suo patrimonio e vi morirono, secondo la leggenda, centinaia di persone che furono chiuse nella rocca prima che fosse appiccato l'incendio.

Selvaggia Vergiolesi, grazie ad un cunicolo (visibile fino ai primi del Novecento), riuscì a raggiungere prima il castello di "Batoni" (altra rocca nei pressi di Piteccio), poi quello di Sambuca.
Selvaggia morì nel 1313 nel Castello di Sambuca Pistoiese, dove si era rifugiata per sfuggire alle violenze dei guelfi. Ella fu cantata in numerosi componimenti dal poeta stilnovista Cino da Pistoia, grazie al quale la vicenda di Selvaggia si è tramandata per secoli, nella tradizione popolare e letteraria, fino al tempo attuale.

Il mito di Selvaggia[modifica | modifica wikitesto]

La leggenda trova riscontro in quanto, per mano di ragazzi del posto appassionati di archeologia, è stata portata alla luce una quantità eccezionale di ossa umane risalenti al periodo. Della rocca Vergiolesi, quasi interamente crollata, è ancora visibile il basamento della torre, i ruderi di alcune stanze, alcuni chilometri di mura e i resti del portone di ingresso (una porta a volta alta circa 8 metri dalla quale si accedeva all'interno delle mura).[senza fonte]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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