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Dreamcast

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Dreamcast
console
ProduttoreSega
TipoDa tavolo
GenerazioneSesta
Presentazione
alla stampa
1998
In venditaGiappone 27 novembre 1998
9 settembre 1999
Zona PAL 14 ottobre 1999
DismissioneMondo/non specificato 30 marzo 2001[1]
Unità vendute9,13 milioni[2]
Gioco più diffusoSonic Adventure (2,5 milioni, giugno 2006)[3]
PredecessoreSega Saturn
Caratteristiche tecniche
Supporto di
memoria
GD-ROM, MIL CD
Dispositivi
di controllo
Dreamcast Gamepad
CPUHitachi SuperH 4
RAM totale26 MB
GPUNEC PowerVR "Videologic CLX2"
Servizi onlineSegaNet (1996–2002); Dreamarena (1999–2003)

Il Dreamcast è una console per videogiochi a 32-bit prodotta da SEGA tra il 1998 e il 2001, commercializzata in Giappone a partire dal 27 novembre 1998[4][5], il 9 settembre 1999 in America del Nord e il 14 ottobre 1999 in Europa.[6]

Dreamcast è stata la prima console di sesta generazione, seguita successivamente da PlayStation 2, GameCube e Xbox.[7][8] È stata, inoltre, l'ultima console domestica di SEGA, segnando la fine dei suoi 18 anni di presenza nel mercato dei sistemi console d'intrattenimento casalingo.[9][10]

Contrariamente al costoso e criticato hardware del Sega Saturn, il Dreamcast venne progettato con componenti più omologati per ridurre i costi, tra cui una CPU Hitachi SuperH 4 e una GPU NEC PowerVR. La pubblicazione in Giappone portò a una discreta accoglienza, mentre negli Stati Uniti la console godette di successo supportato da una grande campagna di marketing, ma l'interesse sarebbe poi costantemente diminuito a causa dell'aspettativa generata da Sony intorno a PlayStation 2. Le vendite non soddisfecero le aspettative di SEGA, nonostante diversi tagli dei prezzi, e la società continuò a subire significative perdite finanziarie. Dopo un cambio di leadership, SEGA interruppe la produzione del Dreamcast il 31 marzo 2001, ritirandosi dallo sviluppo di console e ristrutturandosi come sviluppatore e publisher di terze parti. Circa 9,13 milioni di unità Dreamcast vennero vendute in tutto il mondo.[2]

Sebbene Dreamcast ebbe vita breve e un supporto limitato dalle terze parti, la stampa specializzata e gli esperti di settore l'avrebbero considerata, nel tempo, una console avveniristica, innovativa e in anticipo sui tempi.[11][12] La sua libreria contiene molti giochi considerati creativi e innovativi, tra cui Crazy Taxi, Jet Set Radio e Shenmue, oltre a conversioni di alta qualità quali ad esempio quelle provenienti dal sistema arcade Sega NAOMI. Dreamcast fu anche la prima console a includere un modem integrato per il supporto di Internet e il gioco in rete.

Crisi delle vendite del Sega Saturn

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Nonostante l'iniziale successo del Sega Saturn, politiche e strategie di marketing e di vendita fallimentari misero un freno alle vendite delle console SEGA, superate da quelle della PlayStation. Nel mercato statunitense, in particolare, la piattaforma concorrente della SEGA venne immessa sul mercato a un prezzo inferiore rispetto al Saturn.[13] Tra le altre motivazioni che spinsero la console a raccogliere meno favore tra il pubblico rispetto alle rivali PlayStation e Nintendo 64 furono uno scarso numero di titoli, compresa l'iniziale assenza di un videogioco dedicato alla mascotte Sonic the Hedgehog, e la difficoltà da parte di sviluppatori di terze parti di sviluppare giochi per il Saturn a causa della sua complessa architettura.[14]

Sviluppo di una nuova macchina

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Dreamcast PAL con controller: su entrambi è presente il logo di colore blu invece di quello arancione

Per via delle gravi perdite economiche, al fine di minimizzare i costi, si decise di utilizzare componenti off-the-shelf per sviluppare una nuova console che avrebbe dovuto riabilitare la società giapponese.[15] In seguito alla ristrutturazione dell'azienda, si formarono due team di sviluppo che avrebbero prodotto la nuova piattaforma: il primo denominato "Blackbelt"[16] con base statunitense guidato dall'ex-IBM Tatsuo Yamamoto, il secondo sotto la supervisione di Hideki Sato, già creatore del Sega Genesis, con il nome in codice "Dural".[17][18] Il team giapponese guidato da Sato sviluppò il prototipo del Dreamcast, internamente denominata "Katana".[17][19]

Logo del supporto GD-ROM

Il team di Yamamoto aveva inizialmente optato per un PowerPC 603e dotato di scheda video Voodoo 3, mentre la console progettata da Sato montava un microprocessore Hitachi SuperH 4 a 32 bit.[17] Nonostante quest'ultima montasse un chipset grafico PowerVR meno potente di quello prodotto da 3dfx presente nel prototipo statunitense, la scelta di escludere la società californiana fu dovuta al fatto che nel 1997, all'interno della sua offerta pubblica iniziale, 3dfx dovette pubblicamente rivelare il progetto di SEGA di lanciare una nuova console domestica sul mercato basata su un proprio chipset.[20] Questa decisione portò a una battaglia legale tra 3dfx, SEGA e NEC.[15] La scelta fu criticata anche da Electronic Arts, che aveva azioni della 3dfx, reputando il prodotto di PowerVR inferiore e decidendo di non sviluppare giochi per la nuova piattaforma, nonostante avesse prodotto in passato un grande numero di titoli per Sega Genesis e altre console SEGA precedenti al Dreamcast.[17]

Oltre al supporto delle giapponesi NEC e Hitachi, SEGA ha collaborato con Yamaha per lo sviluppo del GD-ROM. Nonostante la parziale compatibilità con il lettori CD-ROM, il supporto licenziato da SEGA poteva contenere fino a un 1 GB di dati.[6][21] La console era inoltre in grado di leggere MIL CD, un tipo di compact disc ottimizzato per la musica.[22] L'assenza del supporto al formato DVD è stata una scelta dettata dal costo della nuova tecnologia.[15] Per venire incontro alle richieste dei sviluppatori DirectX è stata inoltre resa disponibile una versione di Windows CE per Dreamcast.[15][23] Lo sviluppo di un sistema operativo da parte di Microsoft per la piattaforma SEGA è stato interpretato come un tentativo di entrare nel mercato delle console domestiche.[17]

Lancio sul mercato e vendite

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Confronto diretto tra due console Dreamcast VA0 e VA1, si possono notare le differenze nel vano disco e frontalmente sulla scritta Windows CE

Il Dreamcast venne lanciato nel mercato giapponese il 27 novembre 1998, con il logo di colore arancione.[24] A causa della penuria di componenti[24], il lancio negli Stati Uniti d'America venne fissato solamente l'anno seguente, nella simbolica data del 9 settembre 1999 al prezzo di 199,99 dollari, con il logo di colore rosso.[18][25] La console venne distribuita in Europa il 14 ottobre dello stesso anno, con il logo di colore blu, secondo alcuni a causa della somiglianza del marchio originale con il simbolo della compagnia tedesca Tivola.[24][26][27] La creazione del logo e del nome della console sono attribuiti a Kenji Eno.[28]

In Giappone vennero pubblicati solamente quattro titoli al lancio della console (Virtua Fighter 3tb, Godzilla Generations, Pen Pen TriIcelon e July).[29][30] Nel mercato statunitense arrivarono 18 videogiochi di diverso genere: da platform a sparatutto, passando per videogiochi sportivi, inclusi diversi simulatori di guida.[31] L'obiettivo di SEGA era vendere oltre 1 milione di console sul suolo nipponico entro febbraio del 1999, tuttavia il traguardo non venne raggiunto neppure l'anno successivo: al 31 marzo 2000 il numero di Dreamcast vendute nel mercato giapponese era 950 000.[32][33]

Nonostante il discreto entusiasmo con cui fu accolta nel mercato giapponese, negli Stati Uniti il Dreamcast riscosse grande successo con circa 300 000 preordini e oltre 500 000 unità vendute nel giro di due settimane dal lancio, superando il risultato precedente ottenuto da Sony al lancio della PlayStation.[17] Nel novembre 1999 SEGA annunciava di aver raggiunto il traguardo di un milione di Dreamcast vendute nel continente americano e in Europa le vendite avessero raggiunto le 400 000 unità a distanza di un mese dal lancio, sebbene la console rivale dominasse ancora il mercato.[34] Il successo nel primo anno di vita della console è stato attribuito alla pubblicazione di giochi quali Soulcalibur, Sonic Adventure, Power Stone e Hydro Thunder e la presenza di numerosi videogiochi sportivi pubblicati da SEGA.[17][35]

Modem a 56 kbit/s incluso nella versione statunitense del Dreamcast

Oltre alla capacità di eseguire una versione adattata di Windows CE, il Dreamcast dispone di un modem integrato a 56 kbit/s (33 kbit/s per la versione PAL).[26] Nonostante la crescita del gioco in rete nel mercato statunitense, la decisione di rendere la piattaforma la prima console online-ready era dovuta alla popolarità di Internet tra gli utilizzatori di personal computer.[17][18] In Giappone Sega distribuì l'Internet Starter Kit comprensivo di mouse e tastiera.[36]

Due Visual Memory Unit. Connesse tra di loro, le VMU potevano essere utilizzate per trasmissione di dati[37]

Oltre alla possibilità di connettersi alla rete, uno degli aspetti che differenziavano Dreamcast dalle altre console presenti sul mercato era la Visual Memory Unit (VMU). La VMU era una scheda di memoria da 128 kB dotata di uno schermo LCD che, oltre a permettere la gestione dei salvataggi, poteva essere utilizzato dalla console come display ausiliario o addirittura ospitare interi giochi.[38][39]

Grazie a una diminuzione di prezzo e a problemi nella distribuzione della PlayStation 2, le vendite aumentarono del 156.5% tra il 23 giugno e il 30 settembre del 2000,[40] ma raggiunsero una riduzione in concomitanza delle festività natalizie dello stesso anno, periodo nel quale venne superata dalla concorrente.[1]

Dopo alcune iniziali indiscrezioni,[41][42] il 31 gennaio 2001, SEGA annunciò che la produzione del Dreamcast sarebbe terminata a marzo dello stesso anno, adducendo problematiche per la realizzazione contemporanea di software e hardware.[1][6] Era chiaro dunque che il Dreamcast effettivamente continuò a riscuotere il successo commerciale, che trovò il proprio limite a causa delle gravi perdite finanziarie subite da SEGA, dopo il Saturn sul quale investì buona parte del proprio capitale, e che non potevano essere risanate durante il periodo di concorrenza con Sony[43]. La vita della console avrebbe comunque potuto dilungarsi se solo per il primo trimestre del 2001 avesse superato minimo le 7,5 milioni di unità vendute; sfortunatamente però per quel periodo Dreamcast ne aveva fatte registrare 4,5 milioni.[42] Durante il 2002, SEGA ridusse il prezzo di listino del Dreamcast fino ad arrivare a 99,99 dollari.[44]

Peter Moore, a quel tempo capo della divisione nordamericana della società, diede successivamente testimonianza dell'ultimo periodo vissuto da Dreamcast, affermando: «Furono 18 mesi tremendi. Dreamcast era in ascesa e pensavamo davvero di potercela fare. Ma poi dal Giappone arrivò la conferma di dover guadagnare centinaia di milioni di dollari entro il periodo natalizio e vendere milioni di unità hardware, altrimenti non avremmo potuto sostenere i costi. Quindi, il 31 gennaio 2001, decidemmo che SEGA avrebbe smesso di produrre hardware. Vendevamo 50 000 unità al giorno, poi 60 000, poi ancora 100 000, ma non era sufficiente per resistere all'impatto con il lancio di PlayStation 2. In qualche modo dovetti fare quella chiamata: licenziare un sacco di gente. Non fu un bel giorno».[45]

Tra gli ultimi giochi Dreamcast figura 90 Minutes (2001-2002) ma l'ultimo in assoluto, "Karous", uscì nel 2007.[46]

Controlli e accessori

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Dreamcast Twin Stick

Per la console vennero realizzate molte periferiche, sia originali che compatibili, tra le originali si ha il gamepad, che può essere munito di accessori ufficiali (Visual Memory Unit e Jump Pack), ma che accetta anche accessori non ufficiali, inoltre tra gli accessori ufficiali si ha la pistola ottica, la tastiera e mouse, questi ultimi vennero prodotti per giochi come Quake III.[47] Altri accessori ufficiali e dalla minore diffusione sono il microfono, il BBA, Broad Band Adapter per connettersi all'ADSL, Dreameye per poter fare foto e video (esclusiva giapponese), Maracas, accessorio utilizzato solo per il gioco Samba de Amigo, Drikara, Dreamcast karaoke, accessorio che si aggancia nella parte inferiore della console, a cui si agganciano i microfono, che possono essere regolati tramite 2 manopole, volante Race controller, Arcade Stick, Virtual On Stick utilizzato con i videogiochi che consentono il pilotaggio di robot, Dreamcast Fishing Controller, inoltre tra gli accessori ufficiali ci sono diversi cavi per il trasporto del segnale video, come Dreamcast RFU cable per il segnale antenna, Dreamcast S-video cable, Dreamcast Scart RGB cable, Dreamcast VGA box[48]

Dreamcast Microphone

Altro gamepad ufficiale era il Dreamcast Twin Stick e distribuito solo in Giappone, studiato per Cyber Troopers Virtual-On: Oratorio Tangram[49] e compatibile con una manciata di titoli, quali Rez, Virtua Tennis, Outtrigger, Frame Gride, Rush Rush Rally Racing, Sega Rally 2, Soul Calibur e Ikaruga.[50]

Venne realizzata anche una cam "Sega Dreamcast Dreameye" sia come accessorio ufficiale, inoltre la maggior parte dei controller ufficiali vennero realizzati anche per la serie speciale Fuji Divers 2000 CX-1[51] realizzata per il solo mercato giapponese[52], altri accessori di comunicazione erano il microfono da collegare al pad.

Per quanto concerne le periferiche compatibili si ha anche la presenza di controller a forma di canna da pesca della Mad Catz e che replica in modo quasi fedele le forme del controller da pesca ufficiale, utilizzato unicamente per i titoli di gioco da pesca sportivi[53], la stessa ditta e una sua concorrente (Agetec) realizzarono anche un volante per i titoli di guida.

Tra gli accessori più particolari vi è il "Trance Vibrator" utilizzato con il solo gioco REZ, il quale genera vibrazioni in base agli impatti in gioco.[54]

Kit di sviluppo e versioni speciali

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Sega Katana Developer Box

Il kit di sviluppo dedicato ai produttori di videogiochi ha l'aspetto di un PC compatto del tipo Mini-tower e prende il nome di "Dev Kit Katana Dreamcast"[55], questo PC era munito di lettore ottico, delle 4 porte per collegare i controller e di vari pulsanti, atti a simulare i tasti della console.

Fuji Dreamcast Divers 2000 Series CX-1, vista da più angolazioni e con il dettaglio delle porte audio e video

Nel 2000 per il solo mercato giapponese, venne rilasciato il "Divers 2000 Series CX-1", realizzato tramite un accordo con la Fuji, in pratica è una console inglobata in un televisore CRT 4:3, dalla forma inusuale simil goccia e con illuminazione a fini estetici[56], data la sua doppia funzione il televisore/console era munito oltre alle porte delle console, le quali sono disposte alla base dello schermo e del lettore ottico con sportellino ribaltabile (come nella console originaria) alla sommità del dispositivo, anche di porte audio e video nella zona posteriore, sia in ingresso che uscita.

Le singole voci sono elencate nella Categoria:Videogiochi per Dreamcast.

I videogiochi usciti per Dreamcast sono oltre 600[57][58], una parte consistente dei quali pubblicata ufficialmente soltanto in Giappone.

Tra i titoli di lancio del Dreamcast figurano Soulcalibur, Sonic Adventure e The House of the Dead 2[31][59].

Per quanto riguarda i titoli di terze parti arrivati sulla console, degni di menzione sono ad esempio: Blue Stinger (gioco di Climax Graphics uscito in esclusiva per Dreamcast che vendette 61.000 copie nel solo fine settimana di lancio ed arrivando a venderne 111.000 nel solo Giappone[60] e mezzo milione in Nord America[61]); Alone in the Dark: The New Nightmare (la cui versione Dreamcast venne ritenuta la migliore dal punto di vista grafico[62]); Grandia II (il cui porting per Dreamcast realizzato prima di quella per PlayStation 2 ma nonostante ciò riconosciuta come stilisticamente e graficamente superiore al porting della console Sony); Rayman 2: The Great Escape (la cui versione per Dreamcast mantiene le texture di alta qualità della versione PC, migliorandone leggermente alcune, aggiunge nuove aree e nuovi minigiochi ed è la prima versione a consentire il widescreen e l'unica versione in cui le proporzioni possono essere modificate manualmente oltre ad altre features); Toy Story 2: Woody e Buzz alla riscossa! (la cui versione Dreamcast divise la critica fra coloro che ne esaltavano la grafica più fluida e coloro che ne mettevano in evidenza i difficili controlli[63][64][65][66][67][68][69]); Gauntlet Legends (il cui porting incorporava molto delle funzionalità di Gauntlet Dark Legacy e venne elogiato dalla critica[70]); Paperino: Operazione Papero?! (Gerald Villoria di GameSpot che recensì sia la versione GameCube che Dreamcast; elogiò il gioco sulla console Sega per le sequenze animate CG e le animazioni dei personaggi ritenute "fluide" e "senza soluzione di continuità", commentando che il design dei livelli era molto più interessante rispetto alle versioni PlayStation e Nintendo 64, sebbene soffrisse in termini di gameplay poiché non presentava mosse speciali[71]); Dino Crisis (la cui conversione Dreamcast ricevette recensioni contrastanti per aver aggiunto pochissimi miglioramenti per sfruttare meglio l'hardware essendo essenzialmente identica alla versione PlayStation, con il vantaggio grafico di non soffrire dell'effetto di distorsione delle texture prodotto dalla console Sony affermando che Resident Evil: Code Veronica, altro gioco survival horror di Capcom, fosse un'esperienza superiore[72][73]); Looney Tunes: Space Race (ritenuto il miglior gioco di kart per la console Sega[74] ed accolto sul Dreamcast con recensioni migliori rispetto alla successiva conversione PlayStation 2[75]); Record of Lodoss War: Advent of Cardice (unico videogioco ispirato alla saga di Lodoss War ad essere stato pubblicato al di fuori del Giappone); Tom Clancy's Rainbow Six (primo capitolo della saga di Rainbow Six) ed il suo sequel Tom Clancy's Rainbow Six: Rogue Spear; Tomb Raider: The Last Revelation ed il suo sequel Tomb Raider: Chronicles (che diversamente da The Last Revelation fu elogiato da una parte della critica per la migliore grafica rispetto alla versione PlayStation 2 ma criticato per dei controlli ritenuti peggiori ed i modelli semplificati e carenti per la potenza inferiore della console[76][77][78][79]); Tony Hawk's Skateboarding (primo della fortunata serie di giochi sportivi a tema skateboard, il cui porting su Dreamcast venne elogiato per dalla critica per le texture migliori e più chiare e un frame rate più fluido[80][81]) ed il suo seguito Tony Hawk's Pro Skater 2 (la cui versione Dreamcast conteneva texture più fluide e animazioni di qualità superiore rispetto alla versione PlayStation[82]).

Discorso a parte occorre fare per i titoli sportivi ed i simulatori di guida. Electronic Arts aveva chiesto a Sega l'esclusiva sui giochi sportivi prodotti per la console, esclusiva che Sega non poteva concedere soprattutto dopo aver comprato Visual Concepts e dato vita al marchio 2K Sports (NFL 2K, NBA 2K, NHL 2K ecc). EA attuò allora un embargo totale nei confronti del Dreamcast generando nella libreria dell'hardware Sega una mancanza difficile da colmare, soprattutto per il pubblico americano[83], nonostante l'uscita di titoli validi come i simulatori di guida Crazy Taxi (considerato un porting arcade perfect e con una colonna sonora che contava su brani dei Bad Religion e degli The Offspring), Ferrari F355 Challenge, Tokyo Xtreme Racer e Sega GT o i titoli sportivi che oltre alla serie 2K contavano giochi come Sega Bass Fishing, Virtua Tennis, Virtua Tennis 2 e Virtua Striker 2.

Nel libreria videoludica del Dreamcast raggiunse uno dei suoi picchi di qualità iI genere dei picchiaduro con giochi come il già citato Soulcalibur (killer application del Dreamcast, uno dei migliori picchiaduro della storia, tecnicamente superiore anche all'originale arcade), Dead or Alive 2, Dynamite Cop, Mortal Kombat Gold (versione esclusiva Dreamcast di Mortal Kombat 4) o Virtua Fighter 3, e potendo contare su un vasto assortimento di titoli SNK e Capcom comprendente Garou: Mark of the Wolves, The King of Fighters '98, The King of Fighters '99, The King of Fighters 2000, The King of Fighters 2001, The King of Fighters 2002, The Last Blade 2, Power Stone, Power Stone 2, JoJo's Bizarre Adventure, Capcom vs. SNK 2, Capcom vs. SNK: Millennium Fight 2000, Marvel vs. Capcom: Clash of Super Heroes, Marvel vs. Capcom 2, Street Fighter Alpha 3, Project Justice e Plasma Sword.

Degno di menzione particolare è KISS: Psycho Circus - The Nightmare Child, sparatutto in prima persona che aveva come tema centrale la band musicale Kiss e basato su un fumetto creato da Todd McFarlane autore di Spawn (che a sua volta ricevette una trasposizione videoludica per Dreamcast sviluppata da Capcom dal titolo Spawn: In the Demon's Hand). Altri sparatutto di rilievo disponibili per la console Sega sono Virtua Cop 2, Confidential Mission e The House of the Dead 2 (ed il corrispettivo del precedente The House of the Dead intitolato The Typing of the Dead e giocabile solo con la tastiera collegabile al Dreamcast) che si appoggiavano alla periferica light gun e si affiancavano a titoli di terze parti come Outtrigger, Unreal Torunament e Quake III Arena.

La rivista The Games Machine, in una selezione di dieci giochi rappresentativi della console, inserisce Sonic Adventure, Shenmue (progetto open world estremamente ambizioso), Soulcalibur, Resident Evil: Code Veronica, Skies of Arcadia, Street Fighter III: 3rd Strike, Jet Set Radio (pioniere della tecnica cel-shading), Phantasy Star Online (maggior responsabile della diffusione del gioco online su Dreamcast), Sakura taisen 3 - Pari wa moeteiru ka, Ikaruga[84].

In una classifica della rivista Retro Gamer, oltre a molti dei precedenti vennero nominati Shenmue II, The House of the Dead 2, Rez, Crazy Taxi, Metropolis Street Racer, ChuChu Rocket!, Power Stone 2, Sega Marine Fishing, Samba de Amigo, Marvel vs. Capcom 2, Space Channel 5, Le Mans 24 Hours, Confidential Mission, Virtua Tennis 2, The Typing of the Dead, Dynamite Cop, Toy Commander[85].

Pesanti per la popolarità dell'hardware furono l'assenza dalla sua libreria di giochi di terze parti di saghe iconiche come Lunar, Mega Man o Metal Slug, presenti invece nel catalogo del Sega Saturn dove soprattutto la prima aveva avuto molto successo, o di saghe che la stessa Sega aveva lanciato sulla sua precedente console come Panzer Dragoon o Nights, il personaggio ideato da Yuji Naka, nato con Nights into Dreams... (giudicato uno dei migliori giochi del Sega Saturn e che tornerà solo con Nights: Journey of Dreams per Wii). Di pari peso fu anche l'assenza di giochi PC molto famosi quali Age of Empires II[86][87], Baldur's Gate[88][89], Heroes of Might and Magic III[86][87] e Diablo II[90] i cui porting risultavano in sviluppo e sembravano poter uscire anche grazie alla disponibilità di mouse e tastiera collegabili al Dreamcast ma la cui pubblicazione non si concretizzò mai. Destino analogo toccato anche alla conversione di Legacy of Kain: Soul Reaver 2, seguito di Legacy of Kain: Soul Reaver il quale era già disponibile per Dreamcast. Vi sono anche alcuni celebri giochi che originariamente avrebbero dovuto essere pubblicati per Dreamcast, tra cui gli sparatutto Half-Life nel 2000[91][92], Max Payne[93][94][88] e System Shock 2 nel 2001;[95] così come Black & White o il famosissimo Gran Theft Auto 3 sempre del 2001 (quest'ultimo fu inizialmente sviluppato su un kit Dreamcast[96]), tali progetti furono abbandonati nel 2001 quando la console uscì di produzione. Half-Life avrebbe dovuto subire notevoli miglioramenti rispetto alla versione per computer, con un numero maggiore di poligoni, nuove texture e animazioni;[97] di System Shock 2 esiste solo una demo scarsamente ottimizzata;[98] mentre il porting di Black & White era stato annunciato ufficialmente per Dreamcast[99] per poi venire cancellato. All'E3 del 1999 fu anche presentata la demo di un nuovo capitolo di Castlevania per Dreamcast intitolato Castlevania Resurrection che però fu cancellato da Konami, insieme ai progetti di qualunque altro gioco per Dreamcast, nel 2000.[100] Il sequel di Princess Crown, uscito sul Saturn e su PlayStation, intitolato Dragon's Crown era originariamente previsto e sviluppato da Vanillaware per il Dreamcast (uscirà nel 2013 su PS3 e PSVita vendendo oltre un milione di copie).[101][102] Anche le serie Project Gotham Racing (successore di Metropolis Street Racer) e Fable erano originariamente pensate per la macchina Sega[103], così come altri titoli in esclusiva della prima Xbox del calibro di Jet Set Radio Future[104], Gunvalkyrie (unico gioco Xbox ad entrare nei primi 30 giochi più venduti in Giappone[105]), Panzer Dragoon Orta[106] e ToeJam & Earl III: Mission to Earth.

Eredità videoludica e contributo al settore

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Alcune caratteristiche presenti nel Dreamcast sono state riprese dagli altri produttori di console, e considerate come standard. Il modem (incluso con la console) consentiva agli utenti di navigare in rete, di giocare on-line tramite server dedicati e acquistare DLC tramite Dreamarena, precursore di servizi come Xbox Live e PlayStation Network. Per queste ragioni, e altre, Dreamcast è stato posizionato all'8º posto nella lista delle "25 migliori console d'ogni tempo", creata da IGN, precedendo sistemi da gioco come Xbox, PlayStation 3, Sega Saturn, Nintendo 64, GameCube e Wii.[11] Nel 2003 invece, GameSpy, inserì la pubblicazione del Dreamcast e la sua capacità di connettività ed elevata versatilità nella lista "I 25 momenti più brillanti dell'epoca dell'intrattenimento elettronico".[12] Peter Moore, capo della divisione nord-americana di SEGA nel periodo 1998–2002, ha reso omaggio a Dreamcast dichiarando di come le sue funzionalità online abbiano preparato il campo alle esperienze future, tra cui appunto il gioco in rete e cooperativo, e l'aggiunta di nuovi contenuti oltre a quelli presenti nel disco del gioco.[107] All'interno del libro 1001 Video Games You Must Play Before You Die viene affermato:

(inglese)
«One of the reasons that older gamers mourned the loss of the dreamcast was that it signaled the demise of arcade gaming culture...[...] Sega's console gave hope that things were not about to change for the worse and that the tenets of fast fun and bright, attractive graphics were not about to sink into a brown and green bog of realistic war games.»
(italiano)
«Uno dei motivi per cui i giocatori più anziani piangevano la perdita del Dreamcast era che segnava la fine della cultura dei giochi arcade...[...] La console Sega dava speranza che le cose non sarebbero peggiorate e che i capisaldi del divertimento veloce e luminoso, dalla grafica attraente, non sarebbero sprofondati in una palude marrone e verde di giochi di guerra realistici.»

Anche le capacità tecniche del Dreamcast sono state oggetto di attenzione. Grazie all'utilizzo del particolare algoritmo Hidden Surface Removal, la console era in grado di costruire scene complesse ben oltre le sue capacità tecniche.[109] Questa tecnica era affiancata da un sistema di gestione della profondità di campo degli scenari, detta Infinite Planes, più efficace e superiore alle comuni tecniche di z-buffer utilizzate dalle altre console.[110] Inoltre nel 2000, Jason Rubin, uno dei fondatori di Naughty Dog, confermò che dal punto di vista dell'antialiasing la console SEGA era superiore a PlayStation 2.[111] Come affermò la stessa redazione di IGN: «Quello che era stato promesso essere il sistema da gioco più potente al mondo [PlayStation 2], vedeva nel suo catalogo giochi con difetti grafici che non erano nemmeno lontanamente evidenti in sistemi meno potenti, come il Dreamcast».[111] Benchmark grafici importanti raggiunti dalla console non erano rari, tra questi proprio Soulcalibur di Namco, originariamente pubblicato come videogioco arcade: ri-progettato per sfruttare l'hardware di Dreamcast, Namco aumentò la risoluzione del gioco a 640×480 pixels, utilizzando texture di alta qualità e aumentando il rendering grafico di picco fino a 700 000 poligoni al secondo.[112]

Specifiche tecniche

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Sega Dreamcast VA1, senza la parte superiore della scocca
Unità di elaborazione centrale Hitachi SuperH 4
Unità di elaborazione grafica NEC PowerVR "Videologic CLX2"
  1. 8 kB per le istruzioni, 16 kB per i dati.
  2. 100×1=100.
  3. Equivalente a 612,5 kB/s~1,8 MB/s.
  4. I blocchi in totale sarebbero 256, ma di 128 kB, 28 (56 blocchi) sono riservati al sistema operativo.
  5. Il rapporto d'aspetto standard per l'uscita video è il 4:3, ma alcuni giochi permettevano tramite le impostazioni un'uscita video anamorfico e quindi rendere l'immagine a 16:9, pur mantenendo la stessa risoluzione d'uscita.[119]
  1. 1 2 3 (EN) Sega Scraps the Dreamcast, su BBC News, 31 gennaio 2001. URL consultato il 22 agosto 2008.
  2. 1 2 (EN) Peter Zackariasson e Timothy L. Wilson, Console Hardware: The Development of Nintendo Wii, in The Video Game Industry: Formation, Present State, and Future, Routledge, 2012, p. 158, ISBN 978-1138803831.
  3. (EN) Daniel Boutros, A Detailed Cross-Examination of Yesterday and Today's Best-Selling Platform Games, su Gamasutra, 4 agosto 2006. URL consultato il 14 novembre 2019 (archiviato dall'url originale il 25 agosto 2006).
  4. Fabrizio Cirillo, Buon compleanno Dreamcast!, su Gamesurf, 27 novembre 2018. URL consultato il 25 dicembre 2018.
  5. Dreamcast, in Play Generation, n. 67, Edizioni Master, giugno 2011, p. 27, ISSN 1827-6105 (WC · ACNP).
  6. 1 2 3 (EN) Mark J. P. Wolf, Sega Dreamcast, in The Video Game Explosion: A History from PONG to Playstation and Beyond, 2008, p. 166.
  7. Sega Dreamcast - Specifiche tecniche e accessori, su dreamcast.it. URL consultato il 14 novembre 2019 (archiviato dall'url originale il 1º ottobre 2020).
  8. Mattia Ravanelli, Dreamcast 15 anni dopo, lo shock che ha cambiato tutto, su IGN, 9 settembre 2014. URL consultato il 14 novembre 2019.
  9. (EN) Heidi Kemps, Forever Dreaming, su animenewsnetwork.com, Anime News Network, 14 settembre 2019. URL consultato il 15 settembre 2019.
  10. Sega Mega Drive/Genesis, in Win Magazine, n. 272, Sprea Editori, dicembre 2020, p. 69, ISSN 1128-5923 (WC · ACNP).
  11. 1 2 (EN) Top 25 Game Consoles, su IGN, 2008. URL consultato il 10 ottobre 2014.
  12. 1 2 (EN) Irivine Calif, GameSpy Reflects on the Top 25 Smartest Moments in the Interactive Entertainment Business, su Business Ware, 28 luglio 2003. URL consultato il 10 ottobre 2014.
  13. (EN) Keith Stuart, Sega Saturn: how one decision destroyed PlayStation's greatest rival, su The Guardian, 14 maggio 2015. URL consultato il 14 novembre 2019.
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