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Scuola di cavalleria dell'Esercito Italiano

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Scuola di cavalleria
dell'Esercito Italiano
Stemma della Scuola di cavalleria
Descrizione generale
Attiva15 novembre 1823 - oggi
Nazione Regno di Sardegna
Italia (bandiera) Italia
Italia (bandiera) Italia
Servizio Regio esercito
Esercito Italiano
TipoArma di cavalleria
RuoloScuola
DimensioneBrigata
ComandoLecce
mezzi
MottoCon impeto e ferreo cuore oltre l'ostacolo
Sito internetsu sito esercito
Parte di
Comando per la formazione, specializzazione e dottrina dell'Esercito
Reparti dipendenti
  • Centro militare di equitazione (CME)[1]
Comandanti
Comandante attualeGen. B. Francesco Antonio Dolceamore
Degni di notagen. Filiberto Cecchi[2], Raffaele Cadorna Junior
Simboli
Scudetto della Scuola
Voci su unità militari presenti su Wikipedia

La Scuola di cavalleria dell'Esercito Italiano, ubicata a Lecce, è l'istituto preposto alla formazione di tutto il personale dell'Arma di cavalleria della forza armata.

La scuola si configura come polo blindo-corazzato e offre corsi di formazione e specializzazione agli allievi dell'Accademia militare di Modena, a quelli della Scuola sottufficiali dell'Esercito Italiano, agli allievi Sergenti dell'80º Reggimento "Roma" e a tutto il personale da impiegare nelle unità della cavalleria di linea e dei carristi, compresi i volontari in servizio permanente e i volontari in ferma prefissata.

Con R. Viglietto datato 15 novembre 1823 dal Real Castello di Stupinigi viene stabilita, a partire dal successivo 1º gennaio (1824), la costituzione della Regia Scuola Militare di equitazione alla Venaria Reale (Torino), su ordine del re di Sardegna Carlo Felice, al fine di istruire gli allievi di cavalleria, gli ufficiali di tutte le armi e la corte reale.

Nel 1849 venne ricostituita la Scuola militare di cavalleria a Pinerolo e nel 1891 fu creato un distaccamento a Tor di Quinto (Roma).

Nel 1910 la Scuola cambiò nome in Scuola d'Applicazione di Cavalleria dove dal 1912, per un anno, vi presta servizio il Tenente Antonio Bosio, proveniente dal Reggimento "Lancieri di Novara" (5º) e futuro Capo di stato maggiore dell'Aeronautica Militare.

L’8 settembre 1943 la scuola viene sciolta, e ricostituita nel 1946 a Tor di Quinto come Scuola di autoblindismo, ridenominata l’anno successivo Scuola di cavalleria blindata.

Nel 1951 la scuola si fonde con la Scuola di Carrismo (a sua volta istituita a Roma nel 1947), andando a formare a Caserta la Scuola Truppe Corazzate. In questo centro, per quarant'anni saranno formati gli equipaggi e i quadri di tutte le unità della specialità carristi e dei reparti di cavalleria dotate di carri armati mentre la formazione del personale delle unità di cavalleria meccanizzate viene svolta a Cesano (Roma), presso la Scuola di Fanteria e Cavalleria, cui è affidata anche la custodia dello Stendardo dell'arma di cavalleria.

Nel 1991 il Comando della Scuola Truppe Corazzate, ente fino ad allora suddiviso fra le due sedi di Caserta e Lecce si trasferisce nel capoluogo salentino ove concentra anche tutte le funzioni prima svolte nella sede di Caserta che viene ceduta ad altra articolazione dell'Esercito.

Intanto, nel 1992, in concomitanza con l'assegnazione delle nuove blindo pesanti "Centauro" ai reggimenti di cavalleria, la Scuola di Fanteria e di Cavalleria si scinde trasformandosi in Scuola di Fanteria (Cesano) mentre la Scuola di Cavalleria viene ricostituita ex novo a Montelibretti presso il preesistente Centro Addestramento Ippico Militare. In tale scuola viene accentrata la formazione dei quadri e degli equipaggi di tutte le unità dell'arma ormai a fisionomia omogenea. Intanto nel 1993, a Lecce, la Scuola Truppe Corazzate, che ormai rivolge i suoi compiti unicamente al personale delle unità carri della Specialità Carristi assume la denominazione di Scuola di Carrismo.

Nel 1998, in vista dell'incorporazione della Specialità Carristi nell'Arma di Cavalleria disposto l'anno successivo, si costituisce il c.d. "Polo addestrativo blindo/corazzato". Tale provvedimento comporta la trasformazione della Scuola di Cavalleria di Montelibretti in Raggruppamento addestrativo RSTA (Recoinassance Surveillance Target Acquisition) e la ridenominazione della Scuola di Carrismo di Lecce in "Scuola di Cavalleria e delle Truppe Corazzate".

Nel 2000 la denominazione della scuola di Lecce muta nuovamente, contraendosi in "Scuola di Cavalleria" ma le sue funzioni restano invariate. Nel 2007 assorbe anche le funzioni del Raggruppamento addestrativo RSTA di Montelibretti che viene sciolto. Al suo posto, nella sede laziale rimane il Centro militare di equitazione (CME),[1] posto alle dirette dipendenze della Scuola di cavalleria.

Il 1º dicembre 2011 alla Scuola di Cavalleria viene assegnato il 31º Reggimento carri, che si trasferisce dalla sede di Altamura in quella di Lecce (caserma "Nacci"). Nella nuova dipendenza, l’unità si riorganizza, assumendo un assetto organico ad hoc di tipo “misto” che – nell’ambito del progetto denominato "Soldato Futuro" – l’ha resa idonea a svolgere il particolarissimo compito di condurre la sperimentazione dei sistemi di Comando e Controllo digitalizzati e degli equipaggiamenti tecnologici individuali destinati a essere immessi in servizio nell’Esercito nei prossimi anni.

L'Ariete C2 della Scuola di cavalleria dell'Esercito Italiano.

Dopo aver portato a termine tale missione il Reggimento è stato proficuamente impiegato dalla Scuola di Cavalleria nell’ambito delle attività svolte dal dipendente Centro di Addestramento Tattico di 2º livello operante presso il poligono di Torre Veneri. Avvalendosi del 31º reggimento carri la Scuola di Cavalleria ha contribuito in misura determinante all'approntamento delle unità dell’Esercito destinate ad essere immesse nei vari Teatri Operativi fuori area. Dal 28 febbraio 2017 il 31° ha cessato di dipendere dalla Scuola di Cavalleria ed è stato reinserito nei ranghi della Brigata meccanizzata "Pinerolo".


([1]) Il 31° condivide con il 3º Reggimento corazzato che nella sua sede di Persano inquadrò uno squadrone dei Cavalleggeri di Alessandria, la particolarità di avere inquadrato nei propri ranghi un’unità minore di cavalleria.

Il polo di Montelibretti

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Illustrazione dell'area del comprensorio militare, in alto, lungo la strada provinciale 26a sono indicate la scuola e i centri di equitazione, sotto, invece, l'area del CEPOLISPE.

Sebbene la sede principale del Comando della Scuola di Cavalleria si trovi oggi a Lecce (focalizzata sulla componente blindo-corazzata dell'Esercito), Montelibretti rimane il cuore pulsante dell'equitazione militare italiana.[3]

Il Centro Militare di Equitazione (CME)

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Qui ha sede il Centro Militare di Equitazione (CME),[1] erede diretto delle scuole di cavalleria di Pinerolo e di Tor di Quinto.

Funzioni Principali del CME:[4]

Inquadramento geografico e logistico

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Il comprensorio militare si estende nella campagna romana a nord-est della capitale, nel territorio del comune di Montelibretti, posizionandosi strategicamente lungo la Strada Provinciale 26a (nota anche come Via della Neve o asse di collegamento tra la Via Salaria e la Via Tiburtina).[6]

I Vantaggi della Localizzazione

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  • Morfologia del Terreno: l'area è caratterizzata da ampie distese collinari, pianure alternate a dislivelli naturali e una fitta vegetazione tipica della macchia mediterranea. Questa varietà morfologica è ideale per il "cross-country", il galoppo in spazi aperti e l'addestramento tattico a cavallo.
  • Connessioni Infrastrutturali: la vicinanza alla Via Salaria (SS4) e alla linea ferroviaria FL1 (stazione di Fara Sabina-Montelibretti) garantisce un rapido collegamento con Roma e con il resto delle strutture logistiche della difesa.
  • Isolamento e sicurezza: pur essendo vicina alla capitale, la zona offre l'isolamento necessario per gestire in sicurezza centinaia di quadrupedi e lo svolgimento di attività addestrative complesse.

Le infrastrutture Lungo la SP26a

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Il comprensorio lungo la Strada Provinciale 26a si presenta come una vera e propria "cittadella del cavallo", autosufficiente e dotata di strutture tecniche all'avanguardia.

Campi di Gara e Addestramento

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  • Il campo da Cross-Country: è una delle infrastrutture più importanti d'Europa per la disciplina del concorso completo. Si sviluppa su decine di ettari lungo la provinciale e presenta ostacoli naturali fissi (laghetti, banchine, tronchi, fossi) progettati per testare il fondo e la resistenza dei cavalli.
  • Maneggi coperti: strutture in muratura o tensostrutture di ampie dimensioni che permettono l'addestramento quotidiano anche in caso di maltempo, dotate di fondi in sabbia silicea di ultima generazione per preservare gli arti dei quadrupedi.
  • Campi ostacoli in sabbia e in erba: ampi rettangoli recintati dedicati al salto ostacoli e al lavoro in piano (dressage), dotati di tribune per giudici e pubblico durante gli eventi ufficiali.

Scuderie ed alloggiamenti

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  • La struttura comprende le sellerie storiche e moderne, ambienti dedicati alla custodia e alla manutenzione dei finimenti, delle sella d'ordinanza e delle attrezzature da gara.
  • I box e i paddocks: strutture progettate per garantire il comfort termico e sanitario ai cavalli. I paddock esterni permettono ai cavalli di trascorrere ore in semilibertà, fattore cruciale per il loro benessere psicofisico.

Servizi Veterinari e Logistica

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  • Infermeria veterinaria: un vero e proprio ospedale per quadrupedi dotato di sale operatorie, diagnostica per immagini (radiografie, ecografie) e box di isolamento per la quarantena o la degenza.
  • Scuola di mascalcia: Montelibretti è il centro di formazione per i maniscalchi dell'Esercito, dove si tramanda l'arte della ferratura coniugandola con le moderne tecniche ortopediche veterinarie.[7]

Interazione con il territorio ed eventi

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Le infrastrutture di Montelibretti non sono una realtà chiusa. Il Centro Militare di Equitazione collabora attivamente con la FISE (Federazione Italiana Sport Equestri)[3] e la FEI (Federazione Equestre Internazionale). I campi di Montelibretti ospitano regolarmente tappe di coppa del mondo di concorso completo, campionati italiani[8] e rassegne storiche, attirando atleti e appassionati da tutto il mondo e rendendo la SP26a un punto di riferimento geografico iconico per il mondo equestre.[5]

In sintesi, il polo di Montelibretti lungo la SP26a rappresenta una fusione tra la conservazione delle tradizioni storiche della cavalleria italiana (fondate sul metodo di equitazione naturale di Federico Caprilli)[9] e l'innovazione metodologica e infrastrutturale necessaria per eccellere nello sport e garantire l'operatività della Forza Armata.[10]

Lo stemma è stato concesso nel 1998.

«Troncato semipartito: nel primo d'oro, all'aquila di nero, allumata, rostrata, linguata, armata di rosso, caricata in cuore dallo scudetto ellittico, di rosso, alla croce d'argento; nel secondo, di rosso, al Pegaso di argento, passante, con la testa piegata verso il petto; nel terzo, tagliato di azzurro e di rosso, al carro armato d'oro, attraversante, rivoltato, cimato dal drago di verde, allumato di rosso, di fronte, con la testa rivolta, in parte nascosto dalla torretta, con le zampe poste a destra e a sinistra della torretta stessa, con le ali aperte, l'ala sinistra attraversante, esso drago vomitante la fiamma di rosso caricante l'ala sinistra.

Ornamenti esteriori. Lo scudo è sormontato dalla corona turrita di oro degli enti militari. Sotto lo scudo, su lista bifida e svolazzante d'oro, il motto, in lettere maiuscole di nero: "Con impeto e ferreo cuore oltre l'ostacolo".»

Lo stendardo dell'Arma di cavalleria, custodito presso la Scuola, è decorato di:

Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria
«In quarantuno mesi di guerra diede mirabile esempio di abnegazione e di sacrificio, prodigandosi nei vari campi della cruenta lotta. Rinnovò, a cavallo, i fasti della sua più nobile tradizione; emulò, appiedata, fanti, artiglieri e bombardieri; fornì, pei duri cimenti dell'aria, piloti di rara perizia e di singolare eroismo. (maggio 1915 - novembre 1918)»
 Decreto 17 settembre 1933
Cavaliere dell'Ordine militare d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria
«In terra d'Africa, rinnovava le sue gloriose, secolari tradizioni, a cavallo, sui carri veloci, sugli automezzi; ammirevole sempre per audacia, seppe ovunque, fedele al suo motto, gittare l'anima oltre ogni ostacolo, dando alla Patria il fremito della travolgente vittoria. (guerra italo-etiopica, 3 ottobre 1935 - 5 maggio 1936)»
 Decreto 27 gennaio 1937
Croce d'argento al merito dell'Esercito - nastrino per uniforme ordinaria
«La Scuola di Cavalleria, custode delle più alte virtù militari e cavalleresche, nell’occorrenza di una gravissima emergenza sanitaria nazionale, assicurava incessantemente il proprio incondizionato contributo adoperandosi, senza risparmio di energie, come strumento a disposizione delle pubbliche istituzioni per la capillare vaccinazione della popolazione. Gli eccezionali risultati ottenuti nell’estenuante sforzo e l’instancabile impegno profuso hanno contribuito ad accrescere il lustro e il prestigio dell’Esercito. Lecce, aprile 2021 - marzo 2022.»
 Decreto 30 settembre 2022
  • AA. VV., L'Esercito Italiano nel primo secolo d'unità d'Italia (1861-1961)- edizione 150° anniversario dell'unificazione nazionale, Stato Maggiore dell'Esercito (Ufficio Storico), 2011. - Un volume che traccia lo spostamento delle competenze e delle sedi da Pinerolo fino ai centri odierni.
  • studi sul Centro Militare di Equitazione e sulla dottrina di Caprilli, in Rivista di Cavalleria, Associazione Nazionale Arma di Cavalleria - ANAC. Codice ISSN: 2421-3144
  1. 1 2 3 CME, su esercito.difesa.it.
  2. Successivamente capo di stato maggiore dell'Esercito.
  3. 1 2 Un centro di allevamento all'avanguardia al CME di Montelibretti, su fise.it.
  4. Centro Militare di Equitazione, su esercito.difesa.it.
  5. 1 2 (PDF) risultati di rilievo (PDF), su esercito.difesa.it.
  6. Anagrafe delle Amministrazioni Pubbliche - IPA, su difesa.it.
  7. corso di mascalcia, su fise.it.
  8. Prosecco Tour, su cavallomagazine.it.
  9. Carlo Giubbilei (con riedizioni moderne e commentate da storici militari), Federico Caprilli. Vita e scritti del fondatore dell'equitazione moderna, Pinerolo, 1909.(Ristampato in varie edizioni anastatiche e storiche, tra cui quella del 1976 a cura dell'Ufficio Storico dello SME).
  10. completo 2026, su fise.it.

Voci correlate

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