Scuola dell'infanzia in Italia
La scuola dell'infanzia in Italia è uno dei livelli dell'organizzazione dell'istruzione in Italia.
Evoluzione storica
[modifica | modifica wikitesto]Nell'ordinamento scolastico italiano, trova le sue origini nel regio decreto n. 1054 del 6 maggio 1923, all'art. 57, viene menzionata l'esistenza dei "giardini d'infanzia" o "case dei bambini", che devono essere annesse ad un istituto magistrale anche se a gestione non del tutto statale. Formalmente venne istituita ai sensi della legge 18 marzo 1968, n. 444 come "scuola materna", i cui relativi ordinamenti sono stati da ultimo modificati dal decreto del ministro della pubblica istruzione 3 giugno 1991.
La riforma Moratti del 2003 ne mutó il nome in "scuola dell'infanzia". Il Decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 2009, n. 89 - emanato ai sensi della legge 6 agosto 2008, n. 133 - ne ha poi disciplinato l'assetto organizzativo e didattico.
Generalità, didattica e ordinamento
[modifica | modifica wikitesto]L'educazione della prima infanzia, considerata istruzione prescolastica in quanto partecipe, per continuità educativa, alla realizzazione degli obiettivi di istruzione nell'infanzia, non è obbligatoria, è rappresentata dai nidi d'infanzia per bambini dai 3 mesi ai 3 anni ed è caratterizzata dalla socializzazione e dal gioco. Per i bambini dai 2 ai 3 anni c'è la possibilità anche di frequentare la sezione primavera, grado preparatorio alla scuola d'infanzia.
La durata è di 3 anni, senza carattere di obbligatorietà, e consiste in un percorso pre-scolastico rivolto ai bambini dai tre ai cinque compiuti entro il 31 dicembre dell'anno scolastico di riferimento, nei limiti dei posti disponibili. Questa istituzione educativa è generalmente caratterizzata dal gioco, in tutte le sue forme, e dalla convivenza con i compagni, prevede lo sviluppo di apprendimenti significativi e delle relazioni, anche in preparazione alla scuola primaria. La scuola dell'infanzia è un ambiente educativo di esperienze concrete e apprendimento riflessivo nei diversi ambiti della vita dei bambini e delle bambine.
Generalmente, la scuola dell'infanzia si divide in tre sezioni per fasce d'età: "piccoli" (primo anno), "medi" o "mezzani" (secondo anno) e infine "grandi" (terzo anno). Le sezioni possono anche essere eterogenee, ossia accogliere bambini di 3, 4 e 5 anni, proponendo un modello di apprendimento/insegnamento diverso, che fa leva sullo stimolo e le sollecitazioni degli alunni più grandicelli che fanno da tutor ai più piccoli. Sono previste le "sezioni primavera" per i bambini cosiddetti "anticipatari" che possono frequentare anche prima dei 3 anni.
Le finalità didattiche principali sono lo sviluppo dell’autonomia, dell’identità e delle competenze. Le attività che vengono proposte vengono strutturate in relazione ai "Campi d'esperienza", ossia obiettivi di apprendimento da conseguire durante tutti i tre anni di scuola, come disciplinati dal Decreto Ministeriale 3 giugno 1991.[1] Al riguardo sono attualmente in vigore le "Indicazioni Nazionali per il Curricolo della Scuola dell'infanzia" emanate dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, facenti riferimento sia alla Raccomandazione dell'Unione Europea del 2006 e le otto competenze chiave europee, come aggiornate nel 2018. Tali indicazioni fanno riferimento sia agli Orientamenti del 1991, sia alla Raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio del 18 dicembre 2006 (pur non essendo una scuola dell'obbligo), in un'ottica globale di scuola.
Gli asili nido
[modifica | modifica wikitesto]Ai sensi della legge 6 dicembre 1971, n. 1044 gli asili nido nel quadro di una politica per la famiglia, costituisce un servizio sociale di interesse pubblico di assistenza e educazione all'infanzia.[2] Pur non rientrando nel sistema di istruzione nazionale, esso partecipa agli obiettivi del primo ciclo di istruzione, per l'assolvimento delle funzioni educative-formative, seppure mira prioritariamente a "garantire, in un completo sistema di sicurezza sociale, lo sviluppo cognitivo, affettivo, personale e sociale del bambino, dandogli, nel contempo, una preventiva assistenza igienico-sanitaria e psico-pedagogica".[3][4]
Il personale impiegato
[modifica | modifica wikitesto]Il personale operante in questo servizio per l'infanzia deve essere qualificato, a seguito di una formazione a carattere tecnico-professionale superiore o universitaria per l'assistenza igienico-sanitaria e psico-pedagogica del bambino.[3][5]
Le figure professionali che operano negli asili nido sono individuate dalle Regioni, i titoli professionali maggiormente richiesti[6][7] sono i diplomi di Stato di dirigente o assistente di comunità infantile[8], che costituiscono "titolo di preferenza per l'assegnazione a posti di servizio presso asili nido ed ogni altra istituzione di assistenza alla infanzia"[3][9][10], il diploma di Stato di tecnico dei servizi socio-sanitari e socio-psicopedagogico, la licenza magistrale e di puericultore (fino ad esaurimento) e le lauree afferenti alle scienze e tecniche psicologiche, dell'educazione e della formazione, talvolta anche dei servizi sociali.[5][11][12]
Le sezioni primavera
[modifica | modifica wikitesto]Ai sensi della legge 27 dicembre 2006, n. 296, con il concorso dello Stato, della Regione e degli Enti locali, l’offerta educativa degli asili nido e formativa delle scuole dell'infanzia è stata ampliata, in via sperimentale a livello locale, da un servizio socio-educativo per bambini di età compresa tra i 2 e i 3 anni denominato "sezione primavera"; con il successivo decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 65, tali sezioni sono entrate nel sistema integrato del primo ciclo di istruzione.[13]
Tale servizio era integrativo delle scuole dell’infanzia pubbliche e paritarie o degli asili nido comunali e privati, concorre a fornire una risposta alla domanda delle famiglie per servizi della prima infanzia, diffondendo una cultura attenta ai bisogni e alle potenzialità dei bambini da zero a sei anni, in coerenza con il principio della continuità educativa[14][15]. Nelle sezioni primavera operano insegnanti e/o educatori in possesso dei titoli di studio per l’esercizio dell’attività professionale all’interno dei rispettivi servizi di appartenenza: scuola dell’infanzia o asilo nido[16][17].
Requisiti strutturali
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Il riferimento normativo principale nella definizione dei requisiti degli edifici che ospitano le scuole materne è il decreto interministeriale del 18 dicembre 1975.[18] La norma, ampiamente articolata, definisce i requisiti generali per scuole di ogni ordine e grado. Il decreto ministeriale circa l'edilizia scolastica definisce requisiti particolari, individuando caratteristiche idonee allo svolgimento delle attività che sono così categorizzate:
- attività ordinate (svolte a tavolino);
- attività libere (motorie o ludiche);
- attività pratiche (cambio d'abito, igiene personale e cura della persona, servizio di mensa).
Sostanzialmente, le attività ordinate (silenziose) devono svolgersi in ambienti dedicati ad una sola sezione, mentre le attività libere possono avvenire in ambienti comuni a più sezioni. Per la sua natura, lo spazio delle attività pratiche (quantomeno quelle correlate all'igiene personale, al cambio di abiti) deve essere direttamente correlato alla sezione, mentre la mensa può essere comune a tutte le sezioni. In generale, tanto le attività ordinate che quelle libere possono svolgersi in parte al chiuso e in parte all'aperto, e pertanto gli spazi relativi debbono essere in stretta relazione con lo spazio esterno organizzato all'uso, anche per consentire l'esercizio dell'osservazione e della sperimentazione diretta a contatto con la natura.
Orario scolastico
[modifica | modifica wikitesto]Si sensi della riforma riforma Gelmini (art. 2 comma 5 D.p.R. 20 marzo 2009, n. 89) l'orario scolastico previsto è di 8 ore giornaliere, per un totale di 40 settimanali. In base alle richieste delle famiglie e alla disponibilità dell'ente proprietario dell'edificio è possibile avere fasce orarie diverse cioè con orario a 25 ore settimanali pari a 5 ore al giorno nella fascia oraria mattutina o 50 ore settimanali pari a 10 ore al giorno con una estensione del tempo scolastico di due ore al mattino oppure al pomeriggio. Solitamente esiste un servizio di mensa, considerando che anche il momento del pasto è un'attività educativa. Nella scuola dell'infanzia può esserci un numero diverso di sezioni (ma generalmente tre), a seconda del numero di bambini iscritti. In ogni sezione il numero massimo di alunni è 25, elevabile a 28 in casi particolari, ma riducibile a 20, massimo 22, se sono iscritti alunni diversamente abili.
Nelle scuole statali la giornata è coperta da due insegnanti che si trovano a lavorare in compresenza per alcune ore per permettere lo svolgimento di attività didattiche e non puramente assistenzialistiche. Ogni insegnante di scuola dell'infanzia ha 25 ore settimanali di servizio, quindi ogni sezione sarà affidata a due insegnanti con alcune ore di compresenza al giorno, generalmente nella fascia antimeridiana e nel momento del pranzo, che possiede anch'esso una valenza educativa. L'orario è comunque variabile in ogni plesso scolastico in base all'organizzazione del curricolo.
È presente, per un'ora e mezzo alla settimana per sezione, anche un insegnante di religione cattolica (IRC), del cui insegnamento le famiglie possono scegliere di avvalersi. Nel caso in cui le famiglie decidessero di non avvalersi della religione cattolica come insegnamento, possono chiedere che ai bambini vengano presentate attività alternative.
A questi vanno eventualmente ad aggiungersi insegnanti di sostegno e in casi particolari con presenza di bambini diversamente abili, può aggiungersi la figura dell'assistente polivalente/educatore, dipendente di cooperativa di servizi o di una Azienda Sanitaria Locale (ASL).
Indirizzi abilitanti all'insegnamento
[modifica | modifica wikitesto]Per insegnare alla scuola dell'infanzia è necessario conseguire la laurea magistrale a ciclo unico di 5 anni in "Scienze della formazione primaria" (classe di laurea LM-85bis) che ha valore abilitante; attualmente non esiste più l'indirizzo scuola dell'infanzia, per cui tale laurea permette di insegnare sia nell'asilo nido che nella scuola dell'infanzia e nella scuola primaria.
Resta valido anche il diploma rilasciato dalla Scuola Magistrale o Istituto Magistrale conseguito entro l'anno scolastico 2001/2002.
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Decreto Ministeriale 3 giugno 1991, su edscuola.it.
- ↑ legge 6 dicembre 1971, n. 1044 (stralcio), su architettura.it.
- 1 2 3 AA. VV., L'educatore nell'asilo nido, Maggioli Editore, 2002.
- ↑ Ordinamento delle scuole in Italia, su hubmiur.pubblica.istruzione.it. URL consultato l'8 ottobre 2016 (archiviato dall'url originale il 1º aprile 2016).
- 1 2 Regione del Veneto, Guida alla realizzazione di un servizio per la prima infanzia, 2008. URL consultato il 9 novembre 2022 (archiviato il 16 marzo 2021).
- ↑ ISFOL (Istituto per lo sviluppo della formazione professionale), Figure professionali per il sociale: quadro di riferimento nazionale, collana Studio delle competenze professionali del sociale, Roma, 2004.
- ↑ Conferenza unificata tra Governo, Regioni e Autonomie locali, Monitoraggio del Piano di sviluppo dei servizi socio-educativi per la prima infanzia, Istituto degli Innocenti, 2009.
- ↑ Secondo il principio di corrispondenza dei diplomi di Stato professionali con quelli tecnici di cui alla Legge 27 ottobre 1969, n. 754, articolo 3, D. Lgs. 16 aprile 1994, n. 297, articolo 197, comma 3, D. P. R. 23 luglio 1998, n. 323, articolo 15, comma 8, legge 10 dicembre 1997, n. 425, articolo 1.
- ↑ L. 19 luglio 1940, n. 1098
- ↑ AA. VV., Istruttore negli Enti Locali . Area socio-assistenziale e scolastico-educativa, Edizione Simone, 2002.
- ↑ Provincia di Milano, Direzione centrale per gli affari sociali, Educatore d'infanzia: profili professionali e offerte formative, a cura di Francesca Ceruzzi e Patrizia Di Santo, Milano, Provincia di Milano, 2006.
- ↑ Titoli di studio per lavorare in asilo nido, su progettoasilonido.org. URL consultato l'8 ottobre 2016.
- ↑ Sezioni primavera, su istruzione.it.
- ↑ Accordo quadro per la realizzazione di un’offerta di servizi educativi a favore di bambini dai due ai tre anni, volta a migliorare i raccordi tra nido e scuola dell'infanzia e a concorrere allo sviluppo territoriale dei servizi socio educativi 0-6 anni (PDF), su archivio.pubblica.istruzione.it. URL consultato il 7 ottobre 2016 (archiviato dall'url originale il 26 febbraio 2021).
- ↑ Sergio Govi (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca), Sezioni primavera e anticipi nella Scuola dell’infanzia: dati, analisi critica e prospettive (PDF).
- ↑ Intesa fra l'Ufficio Scolastico Regionale per il Piemonte e la Regione Piemonte per la sperimentazione delle sezioni primavera (PDF), su archivio.pubblica.istruzione.it. URL consultato l'8 ottobre 2016.
- ↑ Intesa fra l'Ufficio Scolastico Regionale per la Sicilia e la Regione Sicilia per la sperimentazione delle sezioni primavera (PDF), su archivio.pubblica.istruzione.it, 8 ottobre 2016.
- ↑ Decreto interministeriale 18 dicembre 1975, su edscuola.it.