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Scienza della traduzione

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La scienza della traduzione (o studi traduttivi) è un ambito accademico interdisciplinare che indaga sulla teoria, descrizione e utilizzo della traduzione, dell'interpretariato e della localizzazione. Come disciplina interdisciplinare, attinge a svariate branche del sapere: la letteratura comparata, l'informatica, la storia, la linguistica, la filologia, la filosofia, la semiotica, la terminologia e la lessicologia.

In una prospettiva semiotica, può essere definita come la disciplina scientifica che studia tutte le trasformazioni semiotiche dal prototesto al metatesto (ovvero il processo traduttivo). In questo senso si differenzia dalla traduzione come attività, dalla traduzione come prodotto e dalla teoria della traduzione, che ha carattere normativo anziché descrittivo e non è quindi una disciplina scientifica in senso stretto. Tra le trasformazioni considerate figurano la traduzione intralinguistica, interlinguistica, intersemiotica, intertestuale, metatestuale, intratestuale e intestuale.

La disciplina viene denominata translation studies nella tradizione anglosassone, traductologie in quella francofona e Translatologie o Translationswissenschaft nei paesi di lingua tedesca. Il termine traduttologia è talvolta usato in italiano, ricalcando il nome francese della disciplina invalso dal 1972.

Storicamente, gli studi traduttivi sono stati a lungo considerati prescrittivi, al punto che i dibattiti non prescrittivi sulla traduzione non venivano inclusi nella disciplina. Quando gli storici descrivono il pensiero occidentale riguardo alla traduzione, partono solitamente dalle osservazioni di Cicerone su come usasse la traduzione dal greco al latino per migliorare le proprie capacità oratorie, e da quella che San Girolamo definì come traduzione basata sul senso. La descrizione degli interpreti in Egitto fornita da Erodoto diversi secoli prima non è generalmente compresa negli studi traduttivi, presumibilmente perché non prescrive come tradurre. In Cina il dibattito sulla traduzione ha origine con la traduzione dei sutra buddisti durante la dinastia Han.

Riferimenti alla disciplina accademica

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Nel 1958, durante il Secondo Congresso degli Slavisti a Mosca, il dibattito tra un approccio linguistico e uno letterario alla traduzione arrivò a proporre una scienza autonoma capace di studiare tutte le forme di traduzione, senza essere inglobata né nella linguistica né negli studi letterari.[1] Nell'ambito della letteratura comparativa, nel 1960 alcune università americane come l'Università dell'Iowa e Princeton[2] promossero seminari sulla traduzione. Tra il 1950 e il 1960 emersero gli studi sistematici della traduzione con approccio linguistico: nel 1958 i linguisti francesi Jean-Paul Vinay e Jean Darbelnet svolsero una comparazione contrastiva tra francese e inglese;[3] nel 1964 Eugene Nida pubblicò Toward a Science of Translating, influenzato dalla grammatica trasformazionale di Harris;[4] nel 1965 J. C. Catford teorizzò la traduzione da una prospettiva linguistica.[5]

A cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta, lo studioso ceco Jiří Levý, lo slovacco Anton Popovič e František Miko lavorarono sui diversi stili di traduzione letteraria.

I primi passi organici della disciplina furono presentati da James S. Holmes al Terzo Congresso Internazionale di Linguistica applicata tenutosi a Copenaghen nel 1972. Nel suo articolo The name and nature of translation studies[6] — considerato pietra miliare per l'intera disciplina[7] — Holmes rivendicava la creazione di un'area disciplinare indipendente e ne propose la denominazione. Una rappresentazione grafica della sua proposta fu poi presentata da Gideon Toury nel saggio Descriptive Translation Studies and beyond del 1995.[8]

Prima degli anni Novanta, gli studiosi di traduzione si ispiravano a un'unica scuola di pensiero, che rientrava soprattutto nei paradigmi prescrittivi, descrittivi e della teoria Skopos. A partire dalla "svolta culturale" degli anni Novanta, la disciplina cominciò a suddividersi in campi di ricerca paralleli, che si servivano a vicenda delle proprie metodologie e di quelle di altre discipline accademiche.

Problemi della traduzione

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Idealmente un traduttore sceglie quelle strategie traduttive nella lingua d'arrivo che un madrelingua utilizzerebbe nella stessa situazione comunicativa. Nella rappresentazione contemporanea della figura traduttiva si utilizza sovente il termine di mediatore o localizzatore culturale o linguistico. Una mediazione è la via per l'adeguamento di un messaggio da un contesto a un altro, da un codice all'altro, da un paradigma all'altro. Lo stesso schema linguistico di Roman Jakobson prevede una parte minima delle diverse caratterizzazioni che negli ultimi sessant'anni sono state prese in causa per la buona riuscita di un processo traduttivo.

Non sempre una parola nella lingua di partenza può essere sostituita perfettamente con una parola nella lingua di arrivo, a causa di diverse reti semantiche tra le varie culture; spesso devono essere trasposte unità di senso più grandi (proverbi, formule di cortesia e simili). La scelta della corretta unità traduttiva è quindi una delle tecniche fondamentali del traduttore. Spesso nella lingua di partenza vi sono parole mancanti nella lingua di arrivo (ad esempio in svedese non esiste un iperonimo per nonno, ma solo morfar e farfar). Anche nella sintassi o nella preferenza di costruzioni con complementi di tempo o con sostantivi vi sono differenze che, se ignorate, producono traduzioni non idiomatiche.

Accanto alle differenze linguistiche devono essere considerati il tipo di testo, il fine e i destinatari della traduzione: un saggio scientifico ha una diversa formulazione rispetto a una rubrica giornalistica. Così la traduzione tecnica si attiene al principio della lingua madre e a quello del paese destinatario, mentre per la traduzione letteraria si preserva, per quanto possibile, lo sfondo culturale della lingua di partenza.

Uno dei maggiori contributi teorici fu dato da Friedrich Schleiermacher, che introdusse il concetto di lingua come "visione del mondo" del popolo che la parla. Secondo quanto esposto nel suo Über die verschiedenen Methoden des Übersetzens, al traduttore si aprono solo due strade: lasciare lo scrittore il più immobile possibile e far sì che sia il lettore ad andargli incontro (traduzione più letterale), oppure lasciare il lettore il più sereno possibile e far sì che sia lo scrittore a dirigersi verso di lui (traduzione interpretativa). Nel primo caso il lettore deve interpretare il senso; nel secondo l'interpretazione è già operata dal traduttore, con il rischio di far prevalere il proprio punto di vista su quello dell'autore.

Scuole di pensiero

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Le principali scuole di pensiero hanno avuto la tendenza a raggrupparsi attorno a concetti teorici fondamentali, la maggior parte dei quali è diventata oggetto di dibattito.

Studi sull'equivalenza

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Tra gli anni Cinquanta e Sessanta il dibattito negli studi traduttivi si orientò sul modo migliore di ottenere l'"equivalenza". Il termine aveva due significati distinti. Per la scuola russa equivalenza indicava una corrispondenza uno a uno tra strutture linguistiche, o una coppia di termini tecnici universalmente riconosciuti come corrispondenti, in contrasto con le "sostituzioni". Per la scuola francese di Vinay e Darbelnet, che segue gli studi del linguista svizzero Charles Bally, equivalenza indicava invece il raggiungimento del medesimo valore funzionale, che richiedeva generalmente modifiche nella forma. Il concetto di equivalenza di Catford (1965) seguiva la tradizione francese. Nel corso degli anni Settanta i teorici russi adottarono il concetto di equivalenza nel suo senso più ampio, come risultato di una trasformazione linguistica.

Allo stesso tempo la teoria interpretativa della traduzione (nota anche come teoria del senso)[9] introdusse il concetto di deverbalizzazione, distinguendo tra corrispondenza tra parole ed equivalenza di senso. Così come un interprete simultaneo si concentra sul concetto espresso e non sulle parole della lingua di partenza, questa teoria evidenzia la differenza tra la definizione dizionaristica di una parola (corrispondenza) e il senso di un testo in un determinato contesto (equivalenza).

Studi sulla traduzione descrittiva

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Descriptive translation studies è un'etichetta consolidatasi dopo la pubblicazione del libro di Toury del 1995 Descriptive Translation Studies and Beyond. Questo approccio mira a creare una disciplina empirica e descrittiva che completi la struttura degli studi traduttivi tracciata da Holmes. L'idea che il metodo scientifico potesse essere applicato a prodotti culturali era stata sviluppata dai formalisti russi all'inizio del Novecento ed era stata poi ripresa da molti ricercatori in letteratura comparata. Questo metodo veniva ora applicato alla traduzione letteraria, inclusa la teoria polisemica (Even-Zohar 1990[10]), in cui il testo letterario tradotto è considerato un sottosistema della tradizione letteraria di arrivo. Gideon Toury fondò la sua teoria sulla necessità di considerare le traduzioni come "fatti della cultura di arrivo". I concetti di "manipolazione"[11] e "patronato"[12] sono stati anch'essi sviluppati in relazione alla traduzione letteraria.

Teoria dello skopos

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Lo stesso argomento in dettaglio: Teoria dello skopos.

Un ulteriore spostamento di prospettiva può essere datato al 1984, con la pubblicazione di due opere in tedesco: Grundlegung einer allgemeinen Translationstheorie di Katharina Reiss e Hans Vermeer e Translatorisches Handeln di Justa Holz-Mänttäri.[13] Da questi testi nasce la teoria dello skopos, che privilegia l'obiettivo della traduzione anziché l'equivalenza.

Traduzione culturale

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La svolta culturale nel campo della traduzione fu promossa da Susan Bassnett e André Lefevere in Translation – History – Culture e rappresentata dagli scambi interdisciplinari tra gli studi traduttivi e concetti come il genere, il cannibalismo (vedi la scuola brasiliana di studi sulla traduzione), il postcolonialismo e gli studi culturali.

Il concetto di traduzione culturale deriva in larga parte dai temi che Homi K. Bhabha affronta nel suo libro I luoghi della cultura[14] nell'ottica degli studi postcoloniali. Questa accezione usa la traduzione come mezzo o metafora per analizzare la natura della trasformazione e dello scambio culturale: anche se la traduzione avvicina le culture, ogni traduzione comporta una qualche deformazione tra di esse.

Traduzione come ecosistema

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La traduzione come ecosistema è un orientamento di ricerca sviluppato da Hu Gengshen del Macao Polytechnic Institute, che considera traduttori e traduzione come parte di un sistema più ampio di interdipendenze descrivibile come un ecosistema, tenendo conto dell'intera "catena di traduzione" e della sua interazione con il contesto circostante. La International Association for Eco-translatology Research ha organizzato cinque simposi sull'argomento e pubblica il Journal of Eco-Translatology dal 2011.[15]

Implicazioni filosofiche

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La traduzione è un tema dell'ermeneutica, della filosofia del linguaggio e della gnoseologia.

L'ermeneutica tematizza il fenomeno della traduzione come esperienza della distanza e della diversità. Diversi filosofi hanno rilevato che il traduttore rimane sempre entro il proprio orizzonte, nel quale deve ordinare il prodotto del suo sforzo traduttivo: una semplice trasposizione del contenuto dalla lingua di partenza a quella di arrivo non è quindi possibile. Il traduttore deve decidere se adeguare il testo alla propria lingua, celando così l'estraneità dell'originale, o se riprodurre tale estraneità con i mezzi della propria lingua. Entrambi i metodi sono legittimi.

Nella filosofia del linguaggio, il problema della traduzione è di interesse perché si può penetrare l'essenza della lingua, del significato e del senso proprio nel passaggio da una lingua all'altra. Tradurre è anche un modo privilegiato per accedere alla comprensione profonda dell'oggetto letterario nella sua espressione e nel suo contenuto.[16]

Ambiti di ricerca

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Storia della traduzione

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Questo ambito si occupa della storia dei traduttori come gruppo sociale e di quella delle traduzioni come indicatori dell'evoluzione delle culture, della loro interazione e della loro possibile estinzione. Principi della storia della traduzione sono stati proposti da Lieven D'hulst[17] e Anthony Pym.[18] I principali testi di riferimento includono la Oxford History of Literary Translation in English e l'Histoire des traductions en langue française. Antologie storiche sulle teorie della traduzione sono state compilate da Douglas Robinson (2002)[19] per gli studi occidentali fino a Nietzsche, da D'hulst (1990)[20] per gli studi francesi, da Santoyo (1987)[21] per la tradizione spagnola, da Edward Balcerzan (1977)[22] per gli studi polacchi e da Martha Cheung (2006)[23] per la tradizione cinese.

Sociologia della traduzione

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La sociologia della traduzione comprende lo studio approfondito dei traduttori — chi sono, quali sono i loro metodi e ambienti di lavoro — e di ciò che i dati sulle traduzioni possono dire in merito alla trasmissione di idee tra una lingua e l'altra.

Studi postcoloniali sulla traduzione

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Questi studi analizzano la traduzione in un contesto postcoloniale, esaminando le dinamiche tra le potenze coloniali europee e le loro ex colonie nel campo della traduzione.[24] Gli studi postcoloniali mettono tra l'altro in discussione l'ipotesi che la traduzione si verifichi solo tra culture e lingue nettamente separate.

Studi di genere

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Gli studi di genere si occupano del sesso dei traduttori,[25] della natura di genere dei testi tradotti,[26] dei possibili processi di traduzione di genere e delle metafore di genere usate per descrivere la traduzione. Pionieri di questi studi sono stati Luise von Flotow, Sherry Simon e Keith Harvey.[27]

Nel campo dell'etica, i saggi di Antoine Berman e Lawrence Venuti sono stati molto discussi: pur differendo per alcuni aspetti, entrambi condividono l'idea di evidenziare le differenze tra le lingue e le culture d'origine e di destinazione durante la traduzione. Studi più recenti hanno applicato a questo campo il lavoro di Emmanuel Lévinas sull'etica e la soggettività, arrivando a ipotesi diverse: alcuni vedono la traduzione come eticamente problematica, altri come un invito a una relazione più interpersonale tra autore e traduttore.

Il riconoscimento della responsabilità del traduttore è cresciuto in parallelo a questi studi. Traduttori e interpreti sono visti sempre più come attori partecipi in conflitti geopolitici, il che porta a interrogarsi su come agire in modo eticamente corretto. Questo implica che tradurre e interpretare non possono essere considerati esclusivamente processi di cambio linguistico, ma sono attività finalizzate a uno scopo sociale e politico.[28]

C'è un consenso generale sulla necessità di un codice deontologico che fornisca principi guida per ridurre le incertezze e ottimizzare la professionalità, analogamente a quanto avviene in altri campi come l'etica medica o legale.

Studi sulla traduzione audiovisiva

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Lo stesso argomento in dettaglio: Traduzione audiovisiva.

La traduzione audiovisiva (TAV) ha luogo in ambito audio-video: cinema, televisione, radio, videogiochi e alcuni eventi dal vivo come gli spettacoli operistici.[29] Il comune denominatore è che la traduzione si effettua su diversi sistemi semiotici, dato che i testi tradotti (i cosiddetti testi polisemiotici[30]) trasmettono messaggi attraverso più canali — non solo espressioni verbali scritte o vocali, ma anche suoni e immagini.[30] Le principali modalità studiate sono la sottotitolazione, il doppiaggio, la narrazione fuori campo e la sopratitolazione per l'opera lirica.[31] Anche gli studi sull'accessibilità ai media — descrizione audio per ciechi e ipovedenti, sottotitoli per sordi e ipoudenti — sono spesso considerati parte di questo campo.[32]

Traduzione amatoriale

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Lo stesso argomento in dettaglio: Traduzione amatoriale.

La traduzione amatoriale è un'attività di traduzione svolta da persone che non lavorano nel settore come professionisti, resa possibile e diffusa da internet.[33] In tutto il mondo sono nate iniziative amatoriali per tradurre materiali scritti e multimediali. La terminologia usata per questo fenomeno varia a seconda dell'aspetto privilegiato: O'Hagan parla di user-generated translation, fan translation e community translation; Fernández-Costales e Jiménez-Crespo preferiscono collaborative translation; Pérez-González amateur subtitling; Pym, che vede nella mancanza di compenso economico la differenza fondamentale rispetto alla traduzione professionale, propone volunteer translation.[34] Tra le attività amatoriali più note figurano il fansubbing, il fandubbing, il ROM hacking, la fan translation di videogiochi e la scanlation. I grandi progetti non professionali fanno spesso uso di modelli di crowdsourcing: dal 2008 Facebook ha usato il crowdsourcing per far tradurre il sito dagli utenti, e l'organizzazione TED conference ha fondato TED Translators, dove i volontari usano la piattaforma Amara per creare sottotitoli per i TED talk.

Localizzazione linguistica

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Gli studi sulla localizzazione linguistica riguardano il modo in cui il settore industriale traduce e adatta ("localizza") testi tecnici nelle varie lingue, adattandoli a esigenze linguistiche specifiche definite dalla varietà di linguaggio e da parametri culturali. La localizzazione si applica tipicamente a software, documentazione di prodotti, siti web e videogiochi, in cui l'elemento tecnologico è fondamentale. Un concetto chiave è l'internazionalizzazione, dove il prodotto di partenza viene spogliato delle caratteristiche di una determinata cultura per poter essere localizzato contemporaneamente in più lingue.

Studi sull'interpretazione

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Gli studi sull'interpretazione sono spesso considerati la disciplina sorella degli studi traduttivi, con le quali condividono il trasferimento di idee da una lingua all'altra. L'interpretazione è stata a lungo considerata una forma di specializzazione della traduzione, prima che gli studi sull'interpretazione acquisissero una base scientifica e si separassero gradualmente nella seconda metà del Novecento. Nonostante fossero fortemente orientati verso la struttura teorica degli studi traduttivi,[35] gli studi sull'interpretazione si sono sempre concentrati sull'aspetto pratico e pedagogico.[36] Questo ha portato allo sviluppo di una struttura teorica propria, basata su presupposti interdisciplinari e su diversi paradigmi di ricerca,[37] fino alla più recente ondata di studi sociologici sugli interpreti, il loro lavoro e le loro condizioni.

Strumenti per la traduzione

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La traduzione automatica (TA) è il tentativo di effettuare automaticamente delle traduzioni mediante un programma informatico senza l'intervento umano. La qualità dei testi così prodotti non uguaglia attualmente quella della traduzione umana, salvo per testi molto normalizzati come le previsioni del tempo. Come soluzione intermedia operano sistemi ibridi in cui la traduzione automatica esegue un'analisi preliminare, lasciando poi a un operatore umano il compito di modificare le parti ambigue. Questi sistemi si avvalgono inoltre di ampie banche dati terminologiche e di memorie di traduzione.

Il progresso nella traduzione professionale consiste nell'evoluzione degli strumenti di assistenza: memorie di traduzione che riconoscono automaticamente formulazioni già tradotte e propongono le soluzioni memorizzate, e Internet, che permette al traduttore di verificare se una formulazione nella lingua di arrivo è usuale nel tipo di testo in questione.

Nei sistemi per la traduzione assistita MAHT (Machine-Aided Human Translation) e nei CAT (Computer Aided Translation), un traduttore professionale utilizza una memoria di traduzione in cui sono già memorizzate frasi tradotte. Un aspetto particolarmente importante per l'efficace impiego delle memorie è una scrittura adatta del testo sorgente.

Futuri sviluppi

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Gli studi traduttivi si sono sviluppati parallelamente all'incremento dei corsi di traduzione nelle università. Nel 1995 uno studio condotto in 60 paesi rilevò 250 istituzioni universitarie che offrivano corsi di traduzione o interpretariato;[38] nel 2013, lo stesso database ne contava 501.[39] Contemporaneamente sono aumentate le conferenze sulla traduzione, le riviste specializzate e le associazioni nazionali e internazionali. Dieci di queste hanno fondato l'International Network of Translation and Interpreting Studies Associations (INTISA) nel settembre 2016.

La crescente varietà di scuole di pensiero è considerata una possibile fonte di tensione interna alla disciplina. Nel 1999 la distanza tra approccio teoretico e approccio empirico emerse al Vic Forum on Training Translators and Interpreters: New Directions for the Millennium, in cui Rosemary Arrojo e Andrew Chesterman cercarono di teorizzare una posizione che superasse tale dicotomia.[40] La ricerca interdisciplinare ha favorito la nascita di nuovi paradigmi, ma potrebbe aver anche provocato una frammentazione della disciplina.[41]

Gli studi traduttivi mostrano una tendenza ad ampliare i propri campi di ricerca, in particolare verso gli adaptation studies, la traduzione intralinguistica, la traduzione tra sistemi semiotici diversi (dall'immagine al testo o dal testo alla musica) e la traduzione come forma di interpretazione, come suggerito dal lavoro di Roman Jakobson.

Su tale soggetto la DFG (Società tedesca della ricerca) all'Università Georg-August di Gottinga promosse il SFB (ambito di ricerca speciale) 309 "La traduzione letteraria" (concluso nel 1996).

  1. Cary, Edmond. 1959. "Andréi Fédorov. Introduction à la théorie de la traduction." Babel 5, p. 19n.
  2. Jeremy Munday, Introducing Translation Studies, London and New York, Routledge, 2008, p. 8.
  3. Vinay, Jean-Paul and J. Darbelnet. 1958/1995. Comparative Stylistics of French and English: A Methodology for Translation. Amsterdam and Philadelphia: John Benjamins.
  4. Nida, Eugene. 1964. Toward a Science of Translating. Leiden: EJ Brill.
  5. Catford, J.C. 1965. A Linguistic Theory of Translation. London: Longman.
  6. Holmes, James S. (1972/1988). The Name and Nature of Translation Studies. In Holmes, Translated! Papers on Literary Translation and Translation Studies. Amsterdam: Rodopi, pp. 67–80.
  7. Munday, Jeremy. 2008. Introducing Translation Studies. London and New York: Routledge. p. 4.
  8. Toury, Gideon. 1995. Descriptive Translation Studies and beyond. Amsterdam and Philadelphia: John Benjamins.
  9. Lederer, Marianne. 2003. Translation – The Interpretive Model. Manchester: St. Jerome.
  10. Even-Zohar, I. 1990. "Polysystem theory." Poetics Today 11(1): 9–26.
  11. Hermans, T. (ed.). 1985. The Manipulation of Literature: Studies in Literary Translation. London and Sydney: Croom Helm.
  12. Lefevere, A. 1992. Translation, Rewriting, and the Manipulation of Literary Fame. London and New York: Routledge.
  13. Pym, Anthony. 2008. Exploring Translation Theories. London and New York: Routledge. p. 47.
  14. Booklet, Milano, 2001.
  15. House, Juliane. Translation as Communication across Languages and Cultures. London and New York: Routledge, 2015, p. 30.
  16. Jean-Charles Vegliante, A. Dolfi, Traduzione e poesia nell'Europa del Novecento, Roma, Bulzoni, 2004, pp. 33–52, ISBN 9788883199547, OCLC 56562253.
  17. D'hulst, L. 2014. Essais d'histoire de la traduction. Avatars de Janus. Paris: Classiques Garnier.
  18. Pym, Anthony. 1998/2014. Method in Translation History. London and New York: Routledge.
  19. Robinson, Douglas, ed. 2002. Translation Theory From Herodotus to Nietzsche. Manchester: St. Jerome.
  20. D'hulst, L. 1990. Cent ans de théorie française de la traduction: de Batteux à Littré (1748–1847). Lille: Presses Universitaires du Septentrion.
  21. Santoyo, Julio-César. 1987. Teoria y critica de la traduccion: antologia. Bellaterra: Publicacions de la Universitat Autònoma de Barcelona.
  22. Balcerzan, Edward, ed. 1977. Pisarze polscy o sztuce przekładu, 1440–1974: Antologia. Poznań: Wydawnictwo Poznańskie.
  23. Cheung, Martha. 2006. Anthology on Chinese Discourse on Translation. Manchester: Saint Jerome.
  24. Robinson, Douglas. 1997. Translation and Empire: Postcolonial Approaches Explained. Manchester: St. Jerome.
  25. von Flotow, Luise. 2011. Translating women. Ottawa: University of Ottawa Press.
  26. Simon, Sherry. 1996. Gender in translation. London and New York: Routledge; von Flotow, Luise. 1997. Translation and gender. Manchester: St. Jerome.
  27. Harvey, Keith. 1998. "Translating Camp Talk." In Translation and Minority, ed. Lawrence Venuti. Manchester: St. Jerome, pp. 295–320.
  28. Inghilleri, Moira; Maier, Carol. 2001. "Ethics." In: Routledge Encyclopedia of Translation Studies. New York & London: Routledge.
  29. Pedersen, Jan. 2010. "Audiovisual Translation – In General and in Scandinavia".
  30. 1 2 Gottlieb, Henrik. 2001. Screen Translation: Six studies in subtitling, dubbing and voice-over.
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  32. Remael, Aline, Pilar Orero & Mary Carroll. 2012. Audiovisual Translation and Media Accessibility at the Crossroads: Media for All 3. Amsterdam & New York: Rodopi.
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  34. Pym, Anthony. 2011. "Translation research terms: a tentative glossary for moments of perplexity and dispute." Translation Research Projects 3: 75–110.
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  40. Chesterman, A. and R. Arrojo. 2000. "Shared ground in translation studies." Target 12.1: 151–60.
  41. Gile, Daniel. 2004. "Translation research versus interpreting research: kinship, differences and prospects for partnership." In Christina Schäffner (ed.), Translation Research and Interpreting Research. Clevedon: Multilingual Matters. pp. 10–34.

Voci correlate

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