Scandalo del sangue infetto

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Lo scandalo del sangue infetto si è sviluppato negli anni '80 e '90 ed ha coinvolto molti rappresentanti della sanità dell'epoca[1]. Questa vicenda è considerata una delle pagine più oscure e dolorose di mani pulite. Durante quegli anni infatti alcune case farmaceutiche (compresa la Bayer) immisero sul mercato alcuni flaconi di sangue presi da individui ad alto rischio (es. carcerati, tossicodipendenti, persone con comportamenti sessuali classificati come a rischio, etc.) e di conseguenza infettarono molte migliaia di persone in tutto il mondo con i virus dell'AIDS e dell'epatite C. Bisogna dire che all'epoca non esistevano test specifici contro l'AIDS o l'epatite C, ma la scelta delle case farmaceutiche di usare sangue da persone ad alto rischio venne ritenuta criminale, inoltre la Bayer e la Baxter continuarono la vendita dei flaconi infetti anche dopo che lo scandalo venne reso pubblico. Le case farmaceutiche corrompevano o pressavano i politici o il personale sanitario per vendere i loro prodotti che anche all'epoca erano conosciuti per essere facilmente infetti con i virus dell'HIV e delle epatiti[2][3][4].

Nella sola Italia le industrie farmaceutiche hanno corrotto numerose persone, a causa di ciò vennero indagate diverse figure istituzionali incluso l'allora direttore del servizio farmaceutico del ministero della Sanità Duilio Poggiolini il quale fu indagato anche dalla Procura della Repubblica di Trento. Secondo i dati dell'Associazione politrasfusi, tra il 1985 ed il 2008, sono state 2605 le vittime di trasfusioni con plasma infetto ed emoderivati. 66.000 sono le richieste di risarcimento giunte dai pazienti al Ministero della Salute. A dicembre 2008 circa 49.000 persone hanno ottenuto un assegno di 1080 euro a bimestre. Il risarcimento che lo Stato Italiano ha chiesto a Duilio Poggiolini è di 60 milioni di euro.[5] La maggioranza degli infettati si è avuta tra i malati talassemici ed emofiliaci, i quali sono costretti ad assumere periodicamente sangue intero od emoderivati.

Il sangue intero e gli emoderivati, in particolare fattori di coagulazione destinati al trattamento dell'emofilia, non venivano controllati per la presenza di virus letali né trattati con inattivatori virali, cosa che ha portato alla commercializzazione di materiale infetto e al contagio dei pazienti riceventi.

Dell'inchiesta - che nella sua struttura escludeva il dolo basandosi su una teoria della colpa per assenza di controlli - la Procura della Repubblica di Napoli (a cui era stata trasferita dal tribunale di Trento l'8 aprile 2003), aveva richiesto l'archiviazione il 18 giugno 2005 per prescrizione dei termini, impossibilità di prova del nesso di causa, incompetenza territoriale.[6]

A luglio del 2007 si erano tenute alcune udienze avanti l'VIII sez. G.I.P. di Napoli nel corso delle quali le parti civili avevano spiegato le motivazioni della loro netta opposizione alla richiesta di archiviazione.

Il 27 dicembre 2007 il G.I.P. Maria Vittoria De Simone, in accoglimento dell'opposizione, ha ordinato alla Procura della Repubblica di Napoli di formulare l'imputazione di omicidio colposo plurimo a carico di Duilio Poggiolini ed altri 10 indagati. Di conseguenza, dopo più di 25 anni dai primi decessi per AIDS tra emofiliaci e talassemici, il 2008 ha visto in Italia l'avvio di uno storico processo penale per centinaia di morti italiani.

Il 31 luglio 2008 la Procura della Repubblica di Napoli ha richiesto il rinvio a giudizio per omicidio colposo plurimo di Duilio Poggiolini e altri 10 imputati e il 6 ottobre 2008 il Tribunale di Napoli - sez. GIP - ha fissato alle 09,30 di mercoledì 12 novembre 2008 l'udienza preliminare.

Il processo presso il tribunale di Napoli è attualmente ancora in corso.

Sul piano civilistico, sono migliaia le cause intraprese contro il Ministero della Salute di soggetti danneggiati da sangue al fine di ottenere l'indennizzo previsto dalla legge n. 210/1992 e il risarcimento integrale dei danni per i mancati controlli dello Stato nella raccolta, lavorazione e somministrazione di sangue per uso terapeutico, poi risultato infetto [7].

La prima sentenza in Italia venne emessa il 17 novembre 1998 dal Tribunale Civile di Roma (estensore Dott. Oricchio) a cui seguirono altre numerose sentenze di altri uffici giudiziari. Dopo circa dieci anni di orientamenti contrastanti della giurisprudenza, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione emettevano dieci sentenze gemelle (dalla n. 576 alla n. 585) che hanno riordinato la responsabilità da trasfusioni di sangue infetto incidendo, indirettamente, sull'intera materia della responsabilità civile.

L'aumento esponenziale delle condanne ad ingenti risarcimento dei danni da sangue infetto, quasi esclusivamente nei confronti del Ministero della Salute, ha causato un ritardo nei pagamenti che ha sollevato un ulteriore scandalo in quanto molti dei danneggiati, beneficiari di sentenze a loro favore, sono deceduti a seguito delle malattie infettive prima di essere pagati dallo Stato. Nel 2013, per ovviare al ritardo della liquidazione delle sentenze, l'avvocato Renato Mattarelli, a capo di una cordata di danneggiati, a cui hanno poi aderito diversi studi legali, ha tentato la vendita in blocco dei crediti complessivi per decine di milioni di euro.[8]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Renato Mattarelli e Rosita Mezzini, Indennizzo e risarcimento dei danni da prelievi e trasfuione di sangue, Bologna, Maggiori Editore, 2014, pp. 133 - 161.
  2. ^ 2 Paths of Bayer Drug in 80's: Riskier One Steered Overseas - New York Times
  3. ^ Bayer Documents: AIDS Tainted Blood Killed Thousands of Hemophiliacs
  4. ^ http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC1151015/
  5. ^ Corriere.it
  6. ^ http://www.denaro.it/go/a/_articolo.qws?recID=206780
  7. ^ www.dannidasangue.it, su www.dannidasangue.it. URL consultato il 21 ottobre 2015.
  8. ^ Giovanni Del Giaccio, Migliaia di infettati dalle trasfusioni di sangue: «Ma lo Stato non paga»,p, in Il Messaggero, 7 luglio 2014.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]