Scala Bovis

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Un modello del biometro di Bovis

La scala Bovis, o biometro di Bovis, dal nome dell'ingegnere francese Andrè Bovis (1871-1947),[1] è un tipo di misurazione utilizzata per quantificare le vibrazioni sottili che nell'ambito dell'esoterismo e della rabdomanzia si ritengono emanate da luoghi, oggetti o esseri viventi, in base al valore delle radiazioni emesse.[2]

Proprietà della scala[modifica | modifica wikitesto]

Bovis la ideò costruendo un quadrante, che può assumere forma di righello o più generalmente di un semicerchio graduato, sopra il quale faceva oscillare un pendolo di cristallo con punta metallica, appeso a un filo doppio. A seconda della direzione in cui si muoveva il pendolo egli stabiliva il livello di vitalità intrinseca dell'oggetto esaminato.

L'unità di misura della scala Bovis viene espressa in UB (Unità Bovis) che corrisponde a un ångström, usato in fisica per misurare le lunghezze d'onda infinitesimali ed è pari a 0,1 di un miliardesimo di metro.[3]

Misurazione dei cibi[modifica | modifica wikitesto]

Foto Kirlian di un pomodoro, prima della cottura (a destra) e dopo la cottura (a sinistra)

Il lavoro di Bovis è stato ulteriormente sviluppato dall'ingegnere elettrico André Simoneton, che alla fine degli anni quaranta perfezionò la scala Bovis e la utilizzò per valutare i cibi, classificandoli in base al grado di freschezza ed energia.[4]

Introducendo il concetto di «radiovitalità» (radiovitalité), Simoneton suddivise in particolare gli alimenti in quattro categorie fondamentali, in base al grado di energia radionica emessa:

Secondo Simoneton, mentre i cibi con carica bassa o nulla ruberebbero energia all'organismo per poter essere assimilati, quelli che emettono vibrazioni elettromagnetiche superiori a una certa soglia apporterebbero un contenuto nutritivo superiore alla loro componente chimica e calorica. Quest'ultima dunque non basterebbe per poter stabilire il valore nutritivo di un alimento.

« Nello sviluppare questo concetto Simoneton fu colpito dal fatto che le virtù terapeutiche attribuite, fino dagli albori della storia, a erbe, fiori, radici, e cortecce non dipendessero dal loro contenuto chimico ma dalle salutari lunghezze d'onda che irradiano. »

(Peter Tompkins, La vita segreta delle piante, trad. it., pag. 296, Il Saggiatore, 2009)

Le radiazioni emesse dai cibi risulterebbero visibili anche tramite apposita fotografia Kirlian.[6]

Altri utilizzi[modifica | modifica wikitesto]

La scala Bovis viene utilizzata non solo sui cibi, ma anche ad esempio nella geomanzia, per ricercare quei luoghi in grado di emanare energia ed armonia, o anche sull'aura degli esseri viventi per valutarne il grado di salute;[7] in questo campo, l'essere umano viene ritenuto sano se la sua lunghezza d'onda corrisponde ai 6500 UB o oltre, mentre al di sotto di questa soglia insorgerebbero delle patologie.[8]

Concezioni analoghe a quelle di Simoneton sono state sviluppate a tal proposito dal medico inglese Edward Bach, che pensò di sfruttare l'energia emessa dai fiori per la cura dei disturbi delle persone.[2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Bovis di nome è conosciuto anche come Antoine o Alfred a seconda degli autori, così ad esempio Melinda Iverson Inn, The Spirit of Dowsing: A Beginner's Guide, pag. 28, Melinda Inn, 2009.
  2. ^ a b Peter Tompkins, Christopher Bird, La vita segreta delle piante (1973), trad. it., p. 294 e segg., Il Saggiatore, 2009.
  3. ^ Fabio Nocentini, Shen Vis Prana, pag. 44, Youcanprint, 2013.
  4. ^ André Simoneton, Radiations des aliments, ondes humaines et santé (1949), Parigi, Le Courrier du Livre, 1971.
  5. ^ Adolfo Panfili, Valeria Mangani, La dieta pH, pp. 104-108, Tecniche Nuove, 2006.
  6. ^ Walter F. Dimmick, Pyramid science and the unified field: a series of papers on magnetism, bioelectricity and electricity, pag. 271, Dimmick Research Laboratories, 1996.
  7. ^ Giacomo Bo, Nadia Damilano Bo, Salute naturale. Alimentazione, stile di vita, equilibrio di corpo, mente e spirito: una guida, pag. 42, Urra, 2007.
  8. ^ Paola Giovetti, I luoghi di forza, Mediterranee, 2002.