Sarcosphaera coronaria

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Sarcosphaera coronaria
Sarcosphaera coronaria.jpg
Sarcosphaera coronaria
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Fungi
Divisione Ascomycota
Sottodivisione Pezizomycotina
Classe Pezizomycetes
Sottoclasse Pezizomycetidae
Ordine Pezizales
Famiglia Pezizaceae
Genere Sarcosphaera
Specie S. coronaria
Nomenclatura binomiale
Sarcosphaera coronaria
(Jacq.) J. Schröt., 1893
Caratteristiche morfologiche
Sarcosphaera coronaria
Cappello no disegno.png
Cappello no
Smooth icon.png
Imenio liscio
No gills icon.svg
Lamelle no
White spore print icon.png
Sporata bianca
Bare stipe icon.png
Velo nudo
Virante icona.svg
Carne virante
Mycorrhizal ecology icon.png
Micorrizico
Hazard T.svg
Mortale

Sarcosphaera coronaria (Jacq.) J. Schröt., 1893 è una specie di fungo appartenente alla famiglia Pezizaceae.[1]
Si riconosce abbastanza facilmente per via della sua forma a coppa e per via del margine dentellato che ricorda una corona.

A volte si presenta di colore completamente bianco da giovane. In primavera può capitare che ne cresca un numero enorme di esemplari, anche migliaia, in certi habitat particolarmente congeniali.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

  • Dal latino coronarius = a forma di corona, per via del margine rotto che ricorda tale forma.
  • Binomio obsoleto: dal latino crassus = sporco, per via dell'aspetto.

Descrizione della specie[modifica | modifica wikitesto]

Corpo fruttifero[modifica | modifica wikitesto]

Di medio-grandi dimensioni, 3–15 cm di diametro.[2]
In principio è completamente immerso nel terreno, di forma globosa che si lacera alla sommità divenendo, fuori dal terreno, una "coppa" il margine "rotto" in modo più o meno irregolare con lembi triangolari che formano una sorta di corona.
Internamente è di colore lilla, per poi diventare rosa-bruno; la superficie esterna è di color bianco sporco, vira al giallo, è ruvida e ricoperta di sporcizia. Gambo assente o rudimentale.[3][4]

Carne[modifica | modifica wikitesto]

Biancastra. Sottile (il massimo spessore è di 3 mm), cerosa e fragile.[3]

Caratteri microscopici[modifica | modifica wikitesto]

Spore di S. coronaria
Spore
bianche in massa, ellissoidali, 14-22 x 7-9 µm, guttulate (1-3 gocce), lisce o leggermente ruvide e con la parete sottile.[3][4]
Aschi
octosporici, 300-360 x 10-13 µm, presentano una punteggiatura blu con il reagente di Melzer.[3]

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

Cresce spesso in gruppi di 5-6 individui in primavera nei boschi di latifoglia oppure di aghifoglia, per lo più su terreno umido. Cresce saprofita o in associazione micorrizica con le conifere. Il fungo è diffuso nel nord-ovest e nel nord-est del Nord America e in Europa.[2][4][5]

Commestibilità[modifica | modifica wikitesto]

Vivamente sconsigliato! Probabile mortale per accumulo.

S. coronaria è stata per anni considerata un buon commestibile, purché ben cotto, ma allo stato attuale, come per altri funghi, se ne sconsiglia vivamente il consumo, poiché sembra aver provocato avvelenamenti molto gravi, anche con esito mortale.[4][5]

Sinonimi e binomi obsoleti[modifica | modifica wikitesto]

  • Peziza coronaria Jacq., Misc. Austriaca Bot.: 140 (1778)
  • Peziza macrocalyx sensu auct. brit.; fide Cannon, Hawksworth & Sherwood-Pike (1985)
  • Pustularia coronaria (Jacq.) Rehm
  • Sarcosphaera coronaria (Jacquin ex Cooke)
  • Sarcosphaera eximia ( Durieu & Lév. ) Maire, (1917)
  • Sepultaria coronaria (Jacq.) Massee

Specie simili[modifica | modifica wikitesto]

Trattasi di specie molto pericolosa in quanto facilmente confondibile con specie eduli (con riserva) del genere Peziza[5], qualche volta anche con specie dei generi Helvella e Gyromitra. Confondibile anche con Geopora sumneriana.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Sarcosphaera coronaria, in Index Fungorum, CABI Bioscience.
  2. ^ a b Sarcosphaera crassa, rogersmushrooms.com. URL consultato il 29 gennaio 2015.
  3. ^ a b c d Sarcosphaera crassa, mushroomexpert.com. URL consultato il 29 gennaio 2015.
  4. ^ a b c d e Sarcosphaera crassa (Santi) Pouzar, agraria.org. URL consultato il 29 gennaio 2015.
  5. ^ a b c d Sarcosphaera crassa, ilmondodeifunghi.it. URL consultato il 29 gennaio 2015.

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