Santuario di Nostra Signora della Rosa

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Santuario di Nostra Signora della Rosa
Santa Margherita Ligure-santuario ns rosa-facciata.jpg
La facciata
Stato Italia Italia
Regione Liguria Liguria
Località Santa Margherita Ligure
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Titolare Maria
Diocesi Chiavari
Consacrazione 1770
Stile architettonico barocco
Inizio costruzione XIII secolo
Completamento 1672
Sito web Sito ufficiale

Coordinate: 44°20′03.84″N 9°12′45.74″E / 44.3344°N 9.212706°E44.3344; 9.212706

Il santuario di Nostra Signora della Rosa - già basilica di Santa Margherita d'Antiochia - è un luogo di culto cattolico di Santa Margherita Ligure, situato in piazza Caprera. La chiesa è sede della parrocchia di Santa Margherita d'Antiochia del vicariato di Rapallo-Santa Margherita Ligure della diocesi di Chiavari.

La principale festività della comunità parrocchiale, legata a santa Margherita d'Antiochia, patrona della città, ricorre il 20 luglio, quando si svolge una processione nel centro storico, accompagnata dal suono delle campane[1] e da uno spettacolo pirotecnico sulla passeggiata a mare.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La navata centrale

L'edificazione dell'odierna chiesa è risalente al 1658 quando fu posta la prima pietra nel luogo dove già sorgeva, come testimoniano alcuni scritti[senza fonte], un edificio di culto databile al XIII secolo, epoca a cui risalirebbe l'istituzione della parrocchia. La parrocchia, successivamente soppressa e aggregata alla comunità della chiesa di San Siro, ubicata nell'omonimo quartiere sammargheritese, fu ricostituita nel 1646 dal cardinale Stefano Durazzo dell'arcidiocesi di Genova.

Eletta nel 1666 al titolo di arcipretura e plebania, con decreto del cardinale genovese Stefano Spinola, fu solennemente consacrata il 23 settembre del 1770 dall'arcivescovo di Genova monsignor Giovanni Lercari così come attesta una lapide marmorea sopra il portale maggiore. L'intitolazione a basilica si ebbe il 26 gennaio del 1951 con breve apostolico di papa Pio XII[2].

Nostra Signora della Rosa[modifica | modifica wikitesto]

Secondo le fonti storiche il culto religioso verso Nostra Signora della Rosa ha origini nel medioevo quando alcuni naviganti portarono nel borgo sammargheritese l'immagine mariana. Il gruppo ligneo è costituito dalle raffigurazioni della Vergine Maria, del Bambino Gesù sul braccio sinistro e nella mano destra una rosa. Alcuni documenti testimoniano, tra cui il primo è databile al 1311, il forte legame della popolazione rivierasca verso tale effigie già in tempi più antichi.

Fu nel 1672, in contemporanea dell'erezione del nuovo edificio di culto, che la sacra immagine venne posta dapprima su un altare laterale - oggi dedicato alla Madonna del Rosario - e dal 25 febbraio 1756 in un tabernacolo di marmo sopra l'altare maggiore dov'è posizionata tuttora. Trent'anni dopo, il 25 luglio del 1776 ebbe luogo la cerimonia dell'incoronazione.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La cupola

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa fu costruita in stile barocco su progetto dell'architetto Giovanni Battista Ghiso, il quale ideò un edificio con pianta a croce latina, diviso in tre navate da colonne e sovrastato da cupola. La facciata fu rivoltata verso est, modificando l'orientamento originario della chiesa, della quale fu tuttavia conservato il campanile in pietra.

L'erezione di un nuovo campanile si verificò nel 1750 su progetto di Carlo Orsolino, poggiante sull'angolo destro della facciata; il vecchio campanile in pietra fu demolito nel 1786. Essi hanno un concerto di 10 bronzi in si bemolle: 2 fusi dalla premiata fonderia Enrico Picasso & Figli di Avegno nel 1963. Le 5 piccole sono nella torre di sinistra, le 5 grandi sono situate nella torre di destra. Il fronte principale, rivisto dallo stesso Orsolino, è tripartito da un duplice ordine di colonne binate e impreziosito con l'inserimento delle statue in stucco degli apostoli Pietro e Paolo rispettivamente nella nicchia sinistra e destra. Il fronte è inoltre arricchito da bassorilievi raffiguranti La chiamata di san Pietro nella specchiatura ottagonale che sovrasta il portale laterale sinistro.

Secondo un'antica leggenda durante la demolizione nel 1672, necessaria per l'ampliamento della chiesa, fu ritrovata sotto l'altare maggiore-cupola una grande vasca-pozza, piena d'acqua e profumata di rose, attualmente murata e ubicata sotto il pavimento marmoreo del presbiterio-transetto. Gli abitanti attribuirono ad essa poteri miracolosi e ancora oggi vengono attribuiti alla Madonna della Rosa poteri taumaturgici, in particolare - secondo il credo religioso - guarigioni di bambini. Nella tradizionale festa annuale, celebrata la domenica che procede l'Ascensione di Gesù, vengono benedette le rose portate dagli abitanti.

Il secondo campanile fu edificato nel 1920, poggiante sul lato sinistro della facciata, mentre l'antistante piazzale-sagrato in ciottoli bianchi e neri fu realizzato nel 1975 usando la caratteristica tecnica ligure del risseu.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

Gli affreschi e decorazione del soffitto della navata centrale

La decorazione a stucco e la decorazione ad affresco dell'abside e della volta del presbiterio è opera dei pittori torinesi G. e Luigi Vacca nel 1826 in occasione del primo cinquantesimo dell'incoronazione di Nostra Signora della Rosa; gli affreschi raffigurano il Martirio di santa Margherita d'Antiochia e la Gloria di santa Margherita. Le volte della navata centrale e dei bracci del transetto raffigurano i Misteri gaudiosi, opera del pittore fiorentino Nicolò Cianfranelli, in cinque riquadri: Natività, Gesù tra i dottori del Tempio, Circoncisione, l'Annunciazione e la Visita della Vergine a sant'Elisabetta.

Nel 1876, centenario dell'incoronazione, furono realizzate le decorazioni a stucco della cupola e l'affrescamento delle volte delle navate laterali in corrispondenza delle cappelle; tra queste la cappella di San Giovanni Battista fu affrescata dal genovese Giuseppe Isola con la Gloria del Precursore e la Fuga in Egitto.

Le opere[modifica | modifica wikitesto]

Tra le opere pittoriche vi sono conservate:

  • Il Matrimonio mistico di santa Caterina d'Alessandria di Valerio Castello sull'altare di santa Caterina d'Alessandria, quest'ultimo eretto nel 1826 con i marmi di spoglio della chiesa di San Paolo di Genova;
  • I santi Domenico, Pietro martire, Brigida e Nicola da Tolentino in adorazione della croce datato al 1607 di Giovanni Battista Bracelli sull'altare della Santa Croce anch'esso realizzato nel 1826 con i marmi della chiesa genovese;
  • La pesca miracolosa di pittore ignoto sull'altare di san Pietro, costruito a spese dei pescatori e marinai di Santa Margherita Ligure nel XVIII secolo;
  • Madonna del Rosario, pala d'altare di Bernardo Castello e i Misteri del Rosario di Paolo Gerolamo Piola sull'altare del Rosario, scolpito nel 1689 da Giacomo Gaggini. Sul fastigio, retto da colonne in marmo di Porto Venere, sono raffigurate allegorie di Fede, Speranza e Carità;
Dipinto della chiesa

Tra le opere scultoree vi sono conservate:

  • Urna cineraria di Lucio Taiezio Pepso, databile al II secolo, nel vestibolo dell'ingresso a mare;
  • Madonna del Rosario e San Giovanni Bono del XVII secolo la prima e del XX secolo la seconda sull'altare del Rosario;
  • Il preziosissimo simulacro - manichino - statua medioevale di Nostra Signora sotto il titolo soave della Rosa Mistica attualmente posta sul tempietto sorretto da angeli situato sopra all'altare maggiore;
  • Apostoli Pietro e Paolo, statue in marmo del 1826 di Bartolomeo Carrea poste nelle nicchie laterali dell'altare maggiore;
  • Santa Margherita d'Antiochia nella nicchia dell'abside, opera di Giacomo Antonio Ponsonelli di Carrara;
  • Angelo custode di Anton Maria Maragliano nella cappella omonima;
  • San Giovanni Nepomuceno di Anton Maria Maragliano nella cappella omonima.

Organo a canne[modifica | modifica wikitesto]

La mostra di uno dei due corpi laterali dell'organo

L'organo a canne della chiesa è stato costruito su base del materiale fonico del precedente strumento costruito ad opera della ditta Inzoli di Crema, a sua volta su base del Rocataglia-Ciurlo nel 1920 e nel 1964 dalla ditta organaria Parodi e Marin e dalla stessa restaurato ed ampliato nel 1994.

Lo strumento, a trasmissione elettrica-pneumatica, ha due tastiere di 61 note ciascuna ed una pedaliera concavo-radiale di 32. I vari corpi fonici sono dislocati in diversi punti dell'edificio religioso in questione:

  • sulla cantoria sito nella controfacciata, ivi vi sono collocate le canne del Grand'Organo e dell'Espressivo, racchiuse entro la cassa dell'antico strumento di scuola ligure in precisione "sammargheritate" settecentesco costruito a 500 metri da ove era collocato compresa la cassa, più volte rimaneggiata, con mostra composta dalle prime ventiquattro canne del registro di Principale 8' del Grand'Organo;
  • sull'ingresso della navata laterale sinistra, si trova la fila del registro ad ancia Fagotto 16' da cui le prime 12 tube sono in legno dimezzate poi le 44 tube rimanenti sono ad altezza reale in stagno; il registro in questione è collocato insieme al registro labiale del basso 16' da cui le prime 12 canne sono in legno ad' altezza reale di misura molto larga le 44 rimanenti sono in stagno alcune site in facciata, con mostra appartenente al registro di Basso 8' & Ottava 4' del Pedale in stile ceciliano privo di cassa;
  • sull'ingresso della navata laterale destra, si trova la fila del Subbasso 16' in legno di misura molto larga composta da 44 canne, lì insieme al registro del Pedale è alloggiato l' Elettroventilatore che alimenta l'intero strumento ma esso non è supportato per resistere al "Tutti" dello strumento, con mostra in stile ceciliano muta.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giovanni Meriana, Guida ai Santuari in Liguria, Genova, Sagep Editrice, 1990, ISBN 88-7058-666-9.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]