Santuario della Beata Vergine delle Grazie (Udine)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Santuario della Beata Vergine delle Grazie
Udine-Basilica Santuario della Beata Vergine delle Grazie.jpg
Stato Italia Italia
Regione Friuli-Venezia Giulia Friuli-Venezia Giulia
Località Udine
Religione Cattolica
Titolare Madonna delle Grazie
Diocesi Arcidiocesi di Udine
Inizio costruzione 1495
Sito web Sito ufficiale

Coordinate: 46°04′01.99″N 13°14′20.62″E / 46.06722°N 13.23906°E46.06722; 13.23906

Il santuario della Beata Vergine delle Grazie, meglio conosciuta come Madonna delle Grazie (Madone di Gracie in friulano), è una delle più importanti chiese di Udine, situata in pieno centro della città.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il luogotenente Giovanni Emo dona l'icona miracolosa - Decorazione del soffitto della basilica, opera del Bianchini.

L'antica chiesa era originariamente dedicata ai santi Gervasio e Protasio, quando fu scelta per accogliere un'immagine della Madonna, ritenuta miracolosa. Questa icona apparteneva in origine a Giovanni Emo, dal gennaio 1479 luogotenente della Repubblica di Venezia in Friuli, che l'avrebbe ricevuta in dono dal sultano di Costantinopoli. L'icona era conservata gelosamente nel castello di Udine, residenza del luogotenente veneto. Un giorno di quello stesso 1479 una cuoca del castello si ferì gravemente ad una mano, ma fu prodigiosamente guarita dopo aver invocato con devozione l'immagine della Vergine. Per tali motivi il luogotenente pensò che una tale immagine taumaturga non potesse essere conservata in un luogo profano e decise di portarla nella vicina chiesa, al di là del Giardino Grande, nome con cui è nota ancora l'attuale piazza 1º maggio di Udine. Nella chiesa si erano da poco insediati i frati Servi di Maria. La tradizione indica nell'8 settembre 1479 la data della processione che accompagnò il trasporto dal castello fino alla chiesetta l'immagine della Madonna.

L'opera di edificazione del nuovo santuario, custodito dai frati Servi di Maria, iniziò il 12 aprile 1495 con la posa della prima pietra. La chiesa venne ufficialmente consacrata il 12 maggio 1520 dal vescovo di Caorle mons. De Rubeis.

Il santuario fu rinnovato con successivi interventi di ampliamento e la costruzione del convento; notevole l'intervento di Giorgio Massari (1730) che ripeté qui lo schema della chiesa dei Gesuiti di Venezia: fu prolungata ed innalzata la navata, fu ristrutturato il presbiterio e l'abside e sopraelevato il campanile. Anni dopo furono aggiunti il pronao antistante la facciata e che poggia su quattro massicce colonne, fu ripristinata la scalinata ed il ponte sulla roggia che collega la chiesa con la piazza antistante. La chiesa fu dichiarata basilica minore il 21 giugno 1922.[1]

Anche l'annesso convento, di architettura cinquecentesca, fu ampliato e arricchito di affreschi nel corso dei secoli; i frati serviti, allontanati dopo l'invasione francese del 1797, sono tornati al santuario dal 1923.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa presenta una maestosa facciata, con quattro colonne che delimitano il pronao. All'interno si trovano alcuni dipinti attribuiti a Domenico Tintoretto, raffiguranti la Natività di Maria, l'Adorazione dei pastori, l'Assunta e Sant'Orsola. È anche conservato l'unico dipinto noto di Luca Monverde. Nell'abside è collocato un crocifisso in legno del Trecento. Numerosi affreschi decorano il soffitto e le cappelle laterali.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

Il soffitto è ricoperto da affreschi che esaltano le Virtù Mariane, con episodi relativi all'icona miracolosa conservata in Basilica ed con altri soggetti sacri. L'autore è Lorenzo Bianchini (1825-1892).

Cappella della Madonna[modifica | modifica wikitesto]

Vista della Cappella della Madonna
L'icona della Madonna delle Grazie, a cui la chiesa è dedicata

Nella cappella della Madonna, ricostruita nel 1769, sull'altare del Massari è posta la tavola con l'effigie della Madonna delle Grazie (secondo la tradizione, opera di stile bizantino del secolo XIV), che fu incoronata il 6 settembre 1870 con decreto del Capitolo Vaticano. L'icona rappresenta la Vergine con il volto leggermente inclinato verso Gesù; in alto sono presenti due lettere che significano Madre di Dio. Il piccolo Gesù è raffigurato mentre sta poppando dal seno materno.

Le sculture degli angeli sono attribuite a Tommaso Rues.

Molti ex voto testimoniano la devozione popolare alla Madonna: tra i più antichi, la cosiddetta Maschera del diavolo, una pregevole armatura del '400.

Altare dell'Addolorata[modifica | modifica wikitesto]

Sopra l'altare è presente la tela raffigurante l'Assunzione della Vergine, opera attribuita a Domenico Tintoretto.

Altare delle Reliquie[modifica | modifica wikitesto]

Sopra l'altare è presente la tela raffigurante il Martirio di sant'Orsola, opera attribuita a Domenico Tintoretto.

Altare dei sette Santi Fondatori[modifica | modifica wikitesto]

Sopra l'altare è presente la tela raffigurante la Natività di Gesù, opera attribuita a Domenico Tintoretto.

Altare di san Pellegrino Laziosi[modifica | modifica wikitesto]

Sopra l'altare è presente la tela raffigurante la Natività di Maria, opera attribuita a Domenico Tintoretto.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Friuli Venezia Giulia-Guida storico artistica naturalistica - Bruno Fachin Editore - ISBN 88-85289-69-X
  • Madonna delle Grazie Guida illustrata del Santuario - Edizioni Madonna delle Grazie - 2000

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]