Santuario della Beata Vergine del Piratello

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Basilica Santuario della Beata Vergine del Piratello
Chiesa di Santa Maria del Piratello 16.JPG
StatoItalia Italia
RegioneEmilia-Romagna Emilia-Romagna
LocalitàImola
ReligioneCattolicesimo
TitolareMaria, madre di Gesù
OrdineTerzo ordine regolare di San Francesco
Diocesi Imola
Consacrazione1492
ArchitettoDomenico e Zilio della Lobia da Lugano

Coordinate: 44°22′13.8″N 11°40′10.3″E / 44.3705°N 11.669528°E44.3705; 11.669528

Il Santuario della Madonna del Piratello in una stampa di fine Ottocento.
L'interno del Santuario in una stampa di fine Ottocento.

Il santuario della Beata Vergine del Piratello è una chiesa, con annesso convento francescano, situata sulla via Emilia circa 3 km ad ovest di Imola. È la sede del più antico culto mariano della città.

Origine[modifica | modifica wikitesto]

Come molti altri santuari mariani, l'edificio è stato eretto nei pressi del luogo in cui avvenne un'apparizione della Madonna a un fedele. La tradizione vuole che Stefano Mangelli, un pio lombardo vissuto alla fine del Quattrocento, nel 1483 partisse da Cremona, diretto a piedi al santuario di Loreto per un pellegrinaggio. Egli stazionò a 3 km da Imola in un ostello. Era giovedì santo (che quell'anno cadeva il 27 marzo), nei suoi piani sarebbe dovuto arrivare a destinazione in tempo per la Pasqua. Prima di ripartire si fermò a recitare una preghiera davanti a un'immagine della Madonna, posta in un'edicola, ombreggiata da un piccolo pero (un piradèl in romagnolo).

In quel momento la Madonna gli apparve e gli parlò. Si presentò come “Immacolata Maria regina di vita eterna” e gli disse di presentarsi alle autorità imolesi per chiedere che in quel punto fosse costruito un santuario a lei dedicato. Poi fece fiorire un roseto, come prova della sua potenza. Si era in marzo: una fioritura fuori stagione. Mangelli portò i fiori di fronte alle autorità, che credettero ed esaudirono la richiesta della Vergine. Il Piratello è uno dei primi tre luoghi dove la Vergine ha annunciato di essere l'Immacolata Concezione[1].

Paliotto che illustra l'allocuzione della Vergine Maria al pellegrino Stefano Mangelli.

Il santuario e il convento[modifica | modifica wikitesto]

Il 27 gennaio 1489 Caterina Sforza, signora all'epoca di Imola e Forlì, ottenne dal papa il permesso di costruire una chiesa con annesso convento[2]. La consacrazione della chiesa avvenne il 27 marzo (anniversario dell'allocuzione mariana) 1492. L'edificio sacro, opera dei maestri Domenico e Zilio della Lobia da Lugano, ha forma rettangolare, con un portale sovrastato da un portichetto. Caterina Sforza affidò la cura del sito ai frati del Terzo ordine regolare di San Francesco, nelle fonti citati anche come «Eremiti di Valverde» o «Romiti di Valverde»[3]. Con tal nome, infatti, erano conosciuti a Forlì questi frati, che avevano la loro chiesa (Chiesa di Santa Maria in Valverde) non distante dalla Rocca di Ravaldino.

Il beato Geremia Lambertenghi (1440 - 25 marzo 1513) fu il fondatore e il primo Superiore del convento, che esiste ancora oggi.

Nel 1525, durante un primo ampliamento della struttura, fu apposta una targa esterna in arenaria recante una dicitura che si può leggere tuttora:

«ECCLESIA S. MARIÆ CORONATÆ PYRATELLI»

L'interno della chiesa, restaurato nel 1883, è a due navate trasversali con decorazioni ottocentesche. Vi si possono ammirare:

  • l'affresco della Madonna del Piratello, di pittore anonimo del XV secolo. È collocato al centro della tribuna;
  • i dipinti raffiguranti i quattro Evangelisti (attribuiti alla scuola del Guercino);
  • il palio dell'altar maggiore della scuola del Guercino;
  • le vetrate del XV secolo, eseguite probabilmente su disegno di Guiduccio da Imola;
  • una preziosa collezione di ex-voto in legno e alcuni antichi manoscritti, tra i quali uno autografo del beato Lambertenghi.

All'esterno è visibile il campanile, costruito nei primi anni dopo il 1500 su progetto del Bramante.

Nel 1798 i rivoluzionari napoleonici soppressero le congregazioni religiose nel territorio imolese. Il governo napoleonico, inoltre, effettuò la requisizione di parte degli immobili del santuario.

Dopo la Restaurazione i Minori Osservanti rientrarono nel santuario (1818). Dal chiostro del convento nacque il nucleo di quello che divenne successivamente il Cimitero del Piratello di Imola (aperto nell'ottobre 1821). Papa Pio IX, molto devoto alla Madonna, nel periodo in cui fu vescovo d'Imola (1832-1846) si riservò all'interno del complesso basilicale una stanza personale per ritirarsi in preghiera.

Nel 1883 il santuario e il convento passarono sotto l'autorità diretta del vescovo di Imola.

Il 30 maggio 1943 i Terziari Regolari ebbero nuovamente in custodia il santuario della Beata Vergine.[4] Durante la seconda guerra mondiale la chiesa fu miracolosamente risparmiata dai numerosi bombardamenti della città e in essa trovarono riparo numerosi rifugiati[5]. Diventò parrocchia nel 1946 e qualche anno dopo la chiesa fu elevata a basilica minore con bolla di Pio XII (8 dicembre 1954).[6]

Una parte del santuario è stata allestita a museo. In esso sono conservate due reliquie del beato Lambertenghi: il letto, composto di 189 chiodi, ed il reliquiario, dove sono contenuti i maggiori strumenti di penitenza da lui usati negli anni nel corso della sua permanenza nel santuario.

Il culto mariano[modifica | modifica wikitesto]

L'immagine raffigurante la Beata Vergine del Piratello (anonimo XV secolo). La formella è dipinta su una lastra di terracotta. Il tema iconografico è detto Glycophilousa, che significa "colei che abbraccia dolcemente".

Il 4 febbraio 1617 fu emanato dal Comune il provvedimento che autorizzava l'ingresso annuale dell'immagine della Beata Vergine nella cattedrale di Imola. Venne così confermato lo stretto legame che si era creato nel tempo tra la Sacra immagine e la città.[4] Contestualmente i frati francescani incaricarono la Confraternita del Santissimo Sacramento del suo trasporto[7]. La Madonna del Piratello fece il suo primo ingresso in città il 30 aprile dello stesso anno[5]. Fu portata in processione lungo le vie della città nei tre giorni delle Rogazioni minori[8]. In quella solenne occasione l'immagine della Vergine fu incoronata dal vescovo, il beato Rodolfo Paleotti, con un diadema d'argento.

Nel 1711 venne avviato l'iter per richiedere al Capitolo di San Pietro l'incoronazione ufficiale dell'immagine. La richiesta fu accolta ed il 15 agosto 1714 la Madonna venne solennemente incoronata con un diadema d'oro. In anni seguenti la sacra immagine fu proclamata dal Comune Decor Imolensium.

Ancora oggi il 27 marzo si celebra la Festa della Sacra immagine. Si rinnova il rito delle Rogazioni, con processioni per le vie di Imola, dove il popolo accompagna l'immagine della Beata Vergine. La Confraternita del Santissimo Sacramento effettua il trasporto fino a Imola e ne segue ogni movimento in città.

Le rogazioni[modifica | modifica wikitesto]

A Imola, la Madonna del Piratello è chiamata in romagnolo La Madòna d'e' Pradèl. Esiste il detto: Par la Madòna d'e' Pradèl u s'fa festa cun è brazadèl (in italiano: "Per la Madonna del Piratello si fa festa con la ciambella"). E ancora: Par la Madòna d'e' Pradèl t'an mëta vëja la gabêna e al caparèl (in italiano: "Per la Madonna del Piratello non mettere via la giacca e il cappello").

Le rogazioni con la Madonna del Piratello sono da sempre la processione religiosa più importante per la città di Imola. Fino alla metà del XX secolo, prima che la secolarizzazione dei costumi avesse assopito il credo religioso, l'ingresso in città della Madonna era un vero e proprio evento: la folla riempiva tutta la via Emilia e le strade confluenti.

Le rogazioni dette "minori" si tengono nei tre giorni precedenti la festa dell'Ascensione, cinque domeniche dopo la Pasqua. Oggi i festeggiamenti durano un'intera settimana, a partire dalla domenica precedente l'Ascensione. In serata, la Venerata Immagine viene caricata su una carrozza trainata da cavalli[9] e trasportata, a cura della Confraternita francescana che la custodisce, fino al Duomo di Imola, e viene posta sull'altare maggiore. Qui sosta per una settimana, durante la quale riceve la visita dei fedeli. Durante alcune serata la Sacra immagine viene portata in processione nelle vie della città. La domenica dell'Ascensione, nel pomeriggio, avviene l'uscita dal Duomo. L'immagine viene portata sotto la porta d'ingresso del municipio, che è sovrastata da una statua della Vergine. Giunta a Porta Bologna, il vescovo impartisce la benedizione alla città di Imola. La Venerata Immagine fa quindi ritorno nella Basilica del Piratello.

Il museo del Piratello[modifica | modifica wikitesto]

Una raccolta di oggetti di culto legati alla Madonna del Piratello è in esposizione permanente in un'ala dell'edificio che ospita il convento francescano.[10]

Cimitero del Piratello[modifica | modifica wikitesto]

L'ordine religioso un tempo associato a questa chiesa fu sciolto nella soppressione napoleonica dei primi anni del 1800, e i chiostri e la terra intorno alla chiesa un tempo occupata dal monastero furono approvati come cimitero nel 1817. Il Cimitero del Piratello fu inaugurato ufficialmente nel 1821. Fu ulteriormente ampliato nel 1916 quando fu aperto il Campo Monumentale.[11]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giorgio Paolucci, Devozione di popolo per la Madonna del Piratello, in Avvenire, marzo 2015.
  2. ^ Andrea Paiocchi, Don Benigno. La verità con il cuore. Mons. Benigno Carrara vescovo di Imola (1888-1974), Villa di Serio (BG), Edizioni Villadiseriane, 1998.
  3. ^ Cf. Antonio Burriel, Vita di Caterina Sforza Riario, Stamperia di S. Tommaso d'Aquino, Bologna 1795, t. II, p. 418.
  4. ^ a b Leggere il Piratello, su bim.comune.imola.bo.it. URL consultato l'11 maggio 2014.
  5. ^ a b Madonna del Piratello, su ic6imola.altervista.org. URL consultato l'11 maggio 2014 (archiviato dall'url originale il 24 settembre 2015).
  6. ^ (EN) Catholic.org Basilicas in Italy
  7. ^ Così si scelse chi doveva portare la Beata Vergine in processione, «Il nuovo Diario-Messaggero», 4 febbraio 2017, p. 8. Fondata nel XIII secolo, oggi la Confraternita è formata da circa 80 persone.
  8. ^ Andrea Ferri, Le strade che percorreva la Madonna, ne «Il nuovo Diario-Messaggero», Speciale Rogazioni 2017, pag. XI.
  9. ^ Si tratta di una berlina del XVIII secolo: «La carrozza di gala servì al card. Ulisse Gozzadini, legato pontificio in Romagna, per recarsi a Parma al matrimonio fra Elisabetta Farnese e Filippo V di Spagna, nel 1714. Passò poi al card. Ganganelli e infine al card. Barnaba Chiaramonti, che la lasciò in dono come ex voto alla Madonna del Piratello». Cfr. La voce della Madre, 1976, pagg. 10-56.
  10. ^ Museo del Piratello.
  11. ^ Santuario della Beata Vergine del Piratello - Cimitero, su storiaememoriadibologna.it. URL consultato l'11 giugno 2019. accesso 11 giugno 2019

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • G. F. Cortini, La Madonna del Piratello presso Imola, Imola, Galeati. Prima edizione: 1883. Seconda edizione: 1939.
  • Giovanni Morresi, La Madonna del Piratello nella storia degli imolesi 1483-1983. Imola, Galeati 1983.
  • Sergio Sangiorgi, "Una casa per la Madre: storia, arte, restauri, devozione a Piratello". Imola, Nuovo Diario Messaggero, 1994.

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