Santa Maria in Calanca

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Santa Maria in Calanca
comune
Santa Maria in Calanca – Stemma
Santa Maria in Calanca – Veduta
Santa Maria in Calanca
Localizzazione
StatoSvizzera Svizzera
CantoneWappen Graubünden matt.svg Grigioni
RegioneMoesa
Amministrazione
Lingue ufficialiitaliano
Territorio
Coordinate46°15′49″N 9°08′40″E / 46.263611°N 9.144444°E46.263611; 9.144444 (Santa Maria in Calanca)Coordinate: 46°15′49″N 9°08′40″E / 46.263611°N 9.144444°E46.263611; 9.144444 (Santa Maria in Calanca)
Altitudine955 m s.l.m.
Superficie9,31 km²
Abitanti115 (2021)
Densità12,35 ab./km²
Comuni confinantiBuseno, Calanca, Castaneda, Grono
Altre informazioni
Cod. postale6541
Prefisso091
Fuso orarioUTC+1
Codice OFS3810
TargaGR
Cartografia
Mappa di localizzazione: Svizzera
Santa Maria in Calanca
Santa Maria in Calanca
Santa Maria in Calanca – Mappa
Sito istituzionale

Santa Maria in Calanca (toponimo italiano; in lombardo Santa Maria[senza fonte]) è un comune svizzero di 115 abitanti del Canton Grigioni, nella regione Moesa.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Santa Maria in Calanca è situata in Val Calanca, sulla sponda sinistra del torrente Calancasca; dista 21 km da Bellinzona e 113 km da Coira. Il punto più elevato del comune è a quota 2 674 m s.l.m. sul Piz de Groven, in corrispondenza del confine con Verdabbio (Grono) e Cauco (Calanca).

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Fino al 1851 Santa Maria in Calanca faceva parte del Comune di Calanca esteriore che fino al 1796 era incluso nel più grande Comune di Calanca.

Le prime tracce di vita risalgono quasi alla preistoria. A Castaneda sono stati trovati dei resti di abitazioni, metalli, ceramiche e addirittura dei solchi lasciati da un aratro databili al 2500 a.C. circa. Questi ritrovamenti lasciano ipotizzare che anche Santa Maria conoscesse, vista la sua vicinanza con Castaneda, un insediamento abitativo già alla fine del Neolitico (età del bronzo).

A Santa Maria sono state messe alla luce a più riprese gruppi di tombe e un insediamento abitativo risalenti all'età del ferro, databili dal VI al III secolo a.C. Una notevole quantità di fibule, orecchini, anelli, ornamenti in ambra e in vetro e vasellame facenti parte del corredo funebre confermano l'appartenenza di quelle popolazioni alla cultura di Golasecca; orientate quindi verso sud (regione dei laghi, pianura del Po), ma con frequenti contatti commerciali con i Celti del Nord delle Alpi. Questi primi abitanti facevano parte del popolo dei Leponti occupanti il territorio che dalla regione dei laghi sale lungo l'attuale Ticino fino alle Alpi includendo il Moesano. La ricchezza di taluni corredi funebri e la presenza di oggetti di lontana e illustre provenienza (di fabbricazione etrusca o celtica) hanno portato a supporre che gli abitanti dell'area di Golasecca -insediati ai piedi dei valichi alpini- avessero in qualche forma fruito dell'intenso traffico attraverso le Alpi, sia offrendo i propri servigi come guide sia in qualità di commercianti.

Hanno pure attirato l'attenzione certi incavi tondeggianti, visibili su massi o rocce, chiamati coppelle. A Santa Maria se ne possono ammirare una mezza dozzina (Scalader, monda de camin, segnauc). I massi cupellari risalgono al Neolitico, all'età del bronzo e del ferro. Non si è ancora certi del significato di queste sculture, ma generalmente si crede abbiano avuto un significato religioso e venivano utilizzate per sacrifici cruenti o come recipienti per le offerte votive alla divinità.

Il Cinquecento e il Seicento segnarono il periodo di maturazione democratica del Moesano che culminò con l'emanazione degli statuti che restarono in vigore fin verso il 1836.

Per Santa Maria l'epoca moderna significò soprattutto l'affievolirsi del suo potere politico e religioso. Gradualmente perse la sua influenza sulla Calanca interna che formò un circolo indipendente con capoluogo Arvigo nel 1796. Santa Maria rimase capoluogo della Calanca esterna (S. Maria, Castaneda, Buseno, Cauco) fino alla metà dell'Ottocento quando tutta la Calanca fu riunita in un unico Circolo con capoluogo Arvigo.

Dal punto di vista parrocchiale si assistette allo stesso fenomeno: sull'esempio di Santa Domenica che si staccò dalla chiesa matrice di Santa Maria nel 1548 formando una propria parrocchia; tutti gli altri comuni della valle si separarono da Santa Maria tra il 1611 e il 1767 con la sola eccezione di Castaneda.

Un altro problema col quale il paese dovette ben presto convivere fu quello dell'emigrazione. Una prima grande ondata di emigranti la si osserva già nel XVI secolo. Interessante è il caso dei venditori di resina calanchini emigrati in Austria e in Germania e documentati nel 1548. Si conosce un'altra grande ondata migratoria nel XIX secolo e fino alla prima guerra mondiale in direzione di Francia, Belgio e Olanda dove i calanchini cercavano lavoro soprattutto come vetrai e imbianchini. Infine nella seconda metà dell'Ottocento molti partirono alla volta delle Americhe dove trovavano impiego in lavori durissimi come vaccai, boscaioli o manovali.

Tutt'oggi il più grosso problema per Santa Maria è quello dello spopolamento, anche se negli ultimi anni si è riscontrata una situazione di stallo e addirittura si può parlare di una lieve ripresa demografica. Resta di fatto che dal 1941 a oggi la popolazione di Santa Maria si è praticamente dimezzata (calo vicino al 50%).

Per evidenziare come nel corso degli anni il calo demografico di Santa Maria sia stato drammatico basta ricordare tre dati storici: il primo è il numero di abitanti registrato nel 1643, quando il comune comprendeva ben quattro frazioni oggi completamente disabitate e contava più di 300 abitanti; il secondo è il dato riportato qui sopra del 1941 quando il comune contava 206 abitanti; l'ultimo riflette la situazione attuale con il numero di abitanti del 2021 che corrisponde a 115 unità.

Per il futuro si è comunque ottimisti soprattutto perché si sta timidamente delineando uno spostamento dai centri urbani alla tranquillità dei piccoli villaggi. Non va dimenticato che Santa Maria dista solamente una ventina di minuti in automobile da Bellinzona, il che non rappresenta quindi un problema di eccessiva distanza.

Lingue e dialetti[modifica | modifica wikitesto]

La lingua ufficiale dell'intera valle è l'italiano ma la popolazione locale parla il calanchino, un dialetto lombardo.

Monumenti e oggetti d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

L'uscita autostradale più vicina è Roveredo, sulla A13/E43 (8,5 km), mentre la stazione ferroviaria di Grono, in disuso, dista 8 km.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Cesare Santi, Santa Maria in Calanca, in Dizionario storico della Svizzera, 1º luglio 2015. URL consultato il 27 maggio 2017.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Bernhard Anderes, Guida d'Arte della Svizzera Italiana, Edizioni Trelingue, Porza-Lugano 1980
  • AA. VV., Storia dei Grigioni, 3 volumi, Collana «Storia dei Grigioni», Edizioni Casagrande, Bellinzona 2000
  • AA. VV., Guida d'arte della Svizzera italiana, Edizioni Casagrande, Bellinzona 2007, pp. 515-517

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