Sanseverino (famiglia)

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Sanseverino
Stemma sanseverino grande.jpg

D'argento alla fascia di rosso
Fondatore Turgisio di Sanseverino
Data di fondazione XI secolo
Etnia italiana, Gallo-Romani

I Sanseverino sono una delle più illustri casate storiche italiane, la prima delle sette grandi Case del Regno di Napoli[1], con un ramo della famiglia che ottenne feudi anche nella Valle Padana a partire dal XV secolo. Nel suo complesso la famiglia arrivò a dominare su più di 300 feudi, 40 contee, 9 marchesati, 12 ducati e 10 principati distribuiti soprattutto tra Calabria, Campania, Basilicata e Puglia. Fra i suoi membri si annoverano cardinali, viceré, marescialli e condottieri. Di questa storica famiglia sussiste il solo ramo dei Baroni di Marcellinara[2].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La casata ebbe origine dal cavaliere normanno Turgisio, discendente dai duchi di Normandia[3], che ebbe in dono da Roberto il Guiscardo la contea di Rota (l'odierna Mercato San Severino), posta in una posizione strategica che poneva in comunicazione il Principato di Salerno con il Ducato di Napoli e di Benevento. Avendo questi stabilito la sua dimora nel Castello di Sanseverino che si trovava nei suoi nuovi possedimenti, ne assunse anche il nome. Per la fedeltà al Papa ed al partito guelfo, la famiglia fu quasi distrutta prima dagli Svevi e poi dai Durazzo, ma riuscì sempre a sopravvivere ed a ritornare all'antico splendore.

Nel XV secolo i Sanseverino si divisero nei due grandi rami di Salerno e di Bisignano. Altri rami furono quelli dei Sanseverino conti di Lauria e duchi di Scalea, Sanseverino duchi di San Donato, Sanseverino conti di Tricarico, Sanseverino conti di Caiazzo e conti di Colorno, Sanseverino baroni di Càlvera, Sanseverino baroni di Marcellinara e molti altri rami minori. Da questa famiglia discende inoltre la famiglia Sangineto, dimorante anticamente in Napoli e Calabria, che prese il nome dal feudo di Sangineto[4].

Un eccezionale Privilegio[modifica | modifica wikitesto]

I Sanseverino ebbero, nel Regno di Napoli, un trattamento semi-sovrano, sempre riconfermato da tutti i sovrani succedutesi su quel trono. Ne è dimostrazione l'eccezionale e unico privilegio concesso ai Sanseverino e confermato alla casata anche da Carlo V nel 1520, secondo il quale in mancanza dell'erede maschio i feudi non si dovevano mai disperdere per successione femminile, dovendo essi passare al parente maschio più vicino:

« in quantumcunque remotus etiam decimo et ulteriori gradu ex quacumque linea trasversali, adscendenti seu descendenti... Et inter ipsos de cognomine de Sancto Severino progenitura et gradus servatur... »

Infatti quando nel 1606 il principe di Bisignano Nicolò Bernardino Sanseverino morì senza eredi (l'unico figlio premorì al padre), il feudo fu ereditato dalla nipote Giulia, solo in seguito a un lungo processo presso il tribunale Regio di Napoli. Alla morte di Giulia, fu ripristinato il Privilegio e Luigi Sanseverino conte di Saponara, cugino di sesto grado, viene riconosciuto erede. Non fu così per la contea di Tricarico che per volontà sovrana fu messa all'asta, in tal modo sottraendo alla famiglia la principale fonte delle proprie entrate.

Rami dei Sanseverino[modifica | modifica wikitesto]

Baroni del Cilento[modifica | modifica wikitesto]

Il capostipite Turgisio morì nel 1081. A lui succedette Ruggero che sposò Sica, una nipote di Guaimario IV di Salerno; rimasto vedovo, finì i suoi giorni nel 1125 come monaco benedettino della Badia di Cava, alla quale fece importanti donazioni. Ruggero ebbe due figli: Roberto, signore di Lauro; Enrico, signore di Sanseverino e del Cilento. Dei successori del primo si ricordano il nipote Ruggero Sanseverino, conte di Tricarico, che nel 1188 diede un numero considerevole di uomini e cavalieri per la terza crociata e Riccardo Sanseverino (1220-1267), conte di Caserta e vicario imperiale di Federico II.

Da Enrico (1099c.-1150) discesero:

Principi di Salerno[modifica | modifica wikitesto]

  • Roberto Sanseverino (1430c.-1474), figlio di Giovanni dei conti di Marsico, ebbe il titolo di principe di Salerno dal 1463. Sposò Raimondella del Balzo Orsini. Comandò la flotta aragonese nella battaglia di Ischia (1465): il ritorno della flotta è raffigurato nella famosa "tavola Strozzi", prima veduta "a volo d'uccello" della città di Napoli: tutte le galee inalberano a prua i colori Sanseverino (fascia rossa in campo argento) e a poppa le armi aragonesi. Fece costruire nel 1470 in Napoli, da Novello da S. Lucano, il famoso palazzo con bugnato a punta di diamante, il primo in Italia (precedente a quello di Ferrara), ora chiesa del Gesù Nuovo.
  • Antonello Sanseverino (1458-1499), grande ammiraglio del Regno di Napoli (1477), capo della Congiura dei baroni (1485). Sposò Costanza di Montefeltro, figlia di Federico Duca di Urbino.
  • Roberto II Sanseverino (1485-1509), sposò Maria d'Aragona, figlia di Alfonso, fratello di Ferdinando il Cattolico.
  • Ferdinando o Ferrante Sanseverino (1507-1572) fu l'ultimo del ramo dei principi di Salerno. Contrario all'introduzione dell'Inquisizione spagnola entrò in conflitto con Carlo V che nel 1553 pose fine al principato di Salerno. Morì in esilio in Francia. I beni dei Sanseverino di Salerno furono confiscati, suddivisi e quindi donati o venduti a numerosi signori, segnando l'inizio di un lungo periodo di decadenza per la città di Salerno.

Conti di Tricarico[modifica | modifica wikitesto]

Il capostipite della casata è Ruggiero († 1189?)[5] che acquisisce il feudo per matrimonio con Rogazia (o Rogasia), figlia di Gosfrido[6]. Segue Giacomo, che sposa, l'8 settembre 1188, Mabilia degli Annibaldi, nobile famiglia di Ceccano. Il dominio si interrompe nel '200, allorquando la contea di Tricarico risulta tra le donazioni di Federico II di Svevia alla moglie Bianca Lancia passate, poi, al figlio Manfredi. La contea passa poi ai de Bethsan (de Bezzano o de Bazzano). Tommaso II (n. 1252 circa † 25-9-1324), sposa in seconde nozze Sveva de Bethsan, contessa di Tricarico[7] e la discendenza dei Sanseverino è così nuovamente a capo del feudo. La numerazione dei conti della famiglia alla guida del feudo riparte da questa discendenza. Suo figlio Giacomo (†1348) è, quindi, 1º conte di Tricarico.

Palazzo ducale - castello dei Sanseverino - scorcio da via Vittorio Veneto

Segue Ruggero (†1362?), e poi il figlio Venceslao (†1404)[8]. Nel 1412 e per un breve periodo, il feudo viene sottratto alla famiglia Sanseverino ed infeudato a Francesco Sforza, divenuto, in seguito, duca di Milano. Tornò ai Sanseverino con Ruggero II († 9 maggio 1430), figlio di Venceslao. Ai precedenti titoli si aggiungerà quello di 1º duca di San Marco[9]. Sposa, nel 1394, Covella Ruffo di Calabria[10]. Segue Antonio che sposa Giovannella del Balzo Orsini (detta Cella)[11]. 6º conte di Tricarico è Luca Sanseverino (†1472) che nel 1462 acquisisce il titolo di 1º principe di Bisignano. Sposa Orsolina Ruffo[12].

Con la morte di Luca il feudo passa al figlio Geronimo (o Girolamo) (n. 1448 - †1487) che sposa Mandella Gaetani de Aragona e che verrà giustiziato per ordine di re Ferdinando I d'Aragona per aver capeggiato la cosiddetta congiura dei baroni. A lui si deve la costruzione, nel feudo di Tricarico, del convento di Sant'Antonio di Padova per il quale, il 27 settembre 1479, ottiene da papa Sisto IV la facoltà di erigere il complesso religioso fuori dalle mura della città[13]. Il feudo passa, quindi, al figlio Berardino (o Bernardino) († 1516?[14]), 8º conte di Tricarico, 3º principe di Bisignano[15]. Sposa Eleonora (o Dianora) Todeschini Piccolomini[16].

Sale poi alla guida della contea il figlio Pietro Antonio, 9º conte di Tricarico, 4º principe di Bisignano (†1559 Parigi). Sposa nel 1511 in prime nozze Giovanna Requenses[17], in seconde nozze Giulia Orsini[18] ed in terze nozze, nel 1539, Erina (o Irina) Castriota Scanderbeg[19]. Decimo ed ultimo conte di Tricarico della casata dei Sanseverino è Niccolò Berardino, figlio di Pietro Antonio ed Erina Castriota Scanderbeg. Sposa Isabella della Rovere (n. Urbino 1554 - † Napoli 1619)[20], dalla quale ha un figlio, Francesco Teodoro, che muore di vaiolo a Napoli nel 1595. Niccolò Berardino, senza altri eredi legittimi[21], muore nel 1606, meno di un anno dopo la vendita all'asta della contea di Tricarico[22].

Duchi di San Donato[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1374, per effetto del matrimonio di Margherita di Sangineto con Venceslao Sanseverino conte di Tricarico e Chiaromonte, il feudo di San Donato in Calabria passò ai Sanseverino di Tricarico. Verso il 1510 poi, Bernardino Sanseverino, Principe di Bisignano, concede la terra di San Donato e Policastrello in feudo baronale a un cadetto della sua casa, Francesco Sanseverino barone di Càlvera in Basilicata, che dà inizio così al ramo dei Sanseverino baroni di San Donato. Il 29 settembre 1602 Filippo III di Spagna elevò l'antica baronia in ducato nella persona di don Scipione "junior" Sanseverino, dei baroni di Càlvera, creandolo primo duca di San Donato[23].

  • Don Scipione juniore Sanseverino (1588 - 1640) fu il 3º Barone di San Donato, poi nominato 1º Marchese di San Donato dal 30 novembre 1598 e finalmente 1º duca con privilegio di Filippo III del 29 settembre 1602. Fu anche il 4º barone di Policastrello. Nel 1605 la madre, donna Lucrezia Carafa, acquista per lui il feudo di Poggiano o Rogliano o Roggiano e quello rustico di Larderìa dal principe di Bisignano. L'anno successivo cadrà sotto il suo dominio anche il feudo di Altomonte, poi passato alla casa dell'Annunziata di Napoli. L'acquisto del feudo di Roggiano comportò in parte anche lo spostamento della residenza della famiglia ducale, per buona parte dell'anno, da San Donato a Roggiano
  • Don Francesco Sanseverino (1º novembre 1611 - 10 agosto 1648) morì ucciso dai suoi vassalli di San Donato insieme a due delle sue figlie, durante i tumulti seguiti alla rivolta di Masaniello a Napoli:
« È un periodo di grave malcontento per i sandonatesi, che in concomitanza e in conseguenza dei fatti successi nella capitale del Regno nel 1647, tumultuarono contro il loro signore, al quale tolsero ogni rispetto ed obbedienza "mettendo fuoco ai suoi magazzini di grano, ammazzandogli tutte le mandrie dei vari animali, facendo prigioniera la Duchessa, con morte di due sue femmine e del fattore e con tanti altri eccessi di crudeltà", come risulta da un dispaccio del Residente veneto a Napoli in data 6 agosto 1647."[24] »

. Fu il 2º Duca di San Donato l'11 dicembre 1640, 5º barone di Policastrello e 1º barone di Roggiano e Patrizio Napoletano.

Questa linea della grande casata principesca reggerà il feudo fino al 1654, anno in cui muore l'unica figlia femmina sopravvissuta, l'ultima duchessa di San Donato, la piccola Anna di appena 9 anni e il feudo viene incamerato dalla Reale corte di Napoli. Il feudo ed il titolo di duca di San Donato fu quindi devoluto (ritornò) al sovrano: messo in vendita all'asta, il feudo sarà aggiudicato alla famiglia Ametrano di Napoli nel 1664: in questo modo San Donato passò ad altri feudatari, dopo gli antichi Sanseverino[25].

Principi di Bisignano[modifica | modifica wikitesto]

  • Primo principe di Bisignano fu Luca Sanseverino, 6º conte di Tricarico, uomo d'arme schierato con gli aragonesi, che il 26 marzo 1462 comprò il feudo dal Re di Napoli per la somma di 20.000 ducati.
  • A lui successe il figlio Girolamo Sanseverino, 7º conte di Tricarico, che favorì lo stanziamento degli albanesi nelle sue terre, accordando loro la possibilità di fondare nuovi centri abitati e consentendo che ne ripopolassero altri. Si avvalse di una corte illuminata e articolata, grazie a prestigiose e qualificate presenze di governo, tra le quali, da ricordare, quella di Pietro Antonio Palombi, nobile avignonese, come cita il Massilla nella sua Cronaca delle famiglie nobili di Bari. Girolamo fu implicato nella congiura dei baroni, arrestato e giustiziato; i suoi figli andarono esuli.
  • Bernardino Sanseverino, 3º principe di Bisignano, 8º conte di Tricarico, visse prima in esilio in Francia, dove conobbe Francesco di Paola, quindi scese in Italia con Carlo VIII che, con suo diploma, lo ristabilì nei titoli il 1º maggio 1495, poi confermato con atti di conferma formale e investitura del 26 agosto 1496 e del 30 ottobre 1496, convalidati a Valladolid il 27 aprile 1506.
  • Il figlio Pietro Antonio Sanseverino fu sempre fedele alla Spagna e, nel 1530, ospitò nelle sue terre l'imperatore Carlo V di ritorno da Bologna, dove era stato appena incoronato. L'imperatore lo insignì del Toson d'Oro. Sposando Irene Castriota Scanderberg acquisì il ducato di San Pietro in Galatina.
  • Nicolò Bernardino Sanseverino, 5º principe di Bisignano, 10º ed ultimo conte di Tricarico, famoso per aver creato a Napoli i cosiddetti "Orti Botanici Sanseverini" nella Villa Bisignano di Barra. Sposò Isabella della Rovere principessa di Urbino e con lei visitò il ducato di S.Pietro. Si spense senza eredi maschi viventi (essendogli premorto l'unico figlio maschio, Francesco Teodoro).

Si scatenò una lunga contesa per la successione del patrimonio, fra Giulia Orsini (nipote ex sorore di Nicolò Bernardino) e Luigi Sanseverino di Saponara, che si trascinò fino al 1622, quando quest'ultimo ebbe la conferma e investitura nel titolo e nelle terre di Bisignano e di quel poco altro che restava (avendo nel frattempo i curatori alienato molti dei feudi). Morto senza eredi maschi anche Luigi Sanseverino di Saponara, il titolo passò a suo fratello Carlo, poi al figlio di questi, Carlo Maria, che stabilì la sua residenza ad Altomonte, e quindi a Giuseppe Sanseverino, padre della venerabile Mariangela del Crocifisso. Luigi II Sanseverino, 11º principe di Bisignano dal 1727, fu insignito del Toson d'Oro nel 1731. Il suo secondogenito don Luigi III Sanseverino fu elevato a Grande di Spagna e visse una vita ascetica, abdicando nel 1783.

Il ramo dei principi di Bisignano si è estinto in linea maschile nel 1888 con la morte dell'ultimo principe Luigi Sanseverino (16º principe di Bisignano[26]), che ebbe solo figlie femmine. La primogenita Antonia Sanseverino, già 24ª contessa di Chiaramonte in virtù delle nozze con Francesco Costa dei Marchesi Costa di Arielli, divenne quindi 17ª principessa di Bisignano. Luigi Costa, suo figlio, ottenne, con Regie Lettere di Assenso del 17/12/1895 e per Regio Decreto del 22/10/1897, il diritto di assumere il cognome Costa Sanseverino e di succedere nei titoli dinastici appartenenti alla madre. Divenne così 17º principe di Bisignano (costituendo il Ramo Costa Sanseverino di Bisignano), con successione, oggi in persona di Francesco Luca, 20º principe di Bisignano.

Altro ramo derivato dell'anteriore è rappresentato per i principi Costa di Bisignano perché Angelo Costa Loguercio,6º marchese Costa di Arielli, 8º Conte della Trinità, fu successore di Genaro II Costa di Arielli e della Trinità , detto Angelo ottiene con Decreto Reale Italiano il 3-12-1896 il predicato nobiliare Costa di Bisignano e succede anche nei titoli dinastici.Fu 18º principe Costa di Bisignano ( Ramo Costa di Bisignano ) con successione,oggi in persona di Daniel Humberto Guerrera Costa, 21º principe Costa di Bisignano ( Successione derivata della Casa Costa Sanseverino, distinta di quell'e con titoli, predicate ed armi proprie di questa Casa Costa di Bisignano, per Regio Decreto N° 411, 3-12-1896, Re Umberto I )

I Sanseverino oggi[modifica | modifica wikitesto]

In linea maschile, di questa storica famiglia sussiste oggi il ramo dei Baroni di Marcellinara.[2]

I Costa Sanseverino di Bisignano[modifica | modifica wikitesto]

Don Luigi Costa Sanseverino (* Napoli 30.IX.1870 † ivi 28.VII.1939), figlio di Francesco Costa dei Marchesi di Arielli (* Napoli 21.I.1835 † ivi 21.VII.1899) e di Donna Maria Antonietta (* Napoli 21.IX.1843 † Foggia 9.V.1875), 11ª Contessa di Chiaromonte, figlia di Don Luigi Sanseverino (* Napoli 5.III.1823 † ivi 16.XI.1888), 16º Principe di Bisignano, 11º Principe di Torrenova, 5º Principe di San Giorgio, 8º Principe di Sant'Agata, 5º Principe di Luzzi, Principe di Pietrelcina, Duca di Erchie, 7º Duca di Jelzi, 14º Marchese di Casalbore, 10º Conte di Chiaromonte, 22º Conte di Altomonte e Grande di Spagna di prima classe 1865/1888 e Patrizio Napoletano; Cavaliere dell'Ordine del Cristo, Cavaliere d'Onore e Devozione del Sovrano Militare Ordine di Malta, Gran Croce dell'Ordine Costantiniano di San Giorgio. Sp. il 25.V.1841 Donna Giulia Imperiali dei Principi di Francavilla (* 1825 † 7.VII.1851), assume il cognome Costa Sanseverino con Regie Lettere di assenso del 22.X.1897; 17º Principe di Bisignano, 12º Principe di Torrenova, 6º Principe di San Giorgio, 9º Principe di Sant'Agata, 6º Principe di Luzzi, 12º Principe di Pietrelcina, 9º Duca di Erchie, 8º Duca di Jelzi, 15º Marchese di Casalbore, 23º Conte di Altomonte e 12º Conte di Chiaromonte titoli riconosciuti con Regio Decreto di Assenso alla successione del 17.XII.1896.

La linea Costa Sanseverino di Bisignano risulta iscritta nel Libro d'Oro della Nobiltà Italiana col titolo di 20º Principe di Bisignano, 15º Principe di Torrenova, 9º Principe di San Giorgio, 13º Principe di Sant'Agata, 9º Principe di Luzzi, 15º Principe di Pietrelcina, 12º Duca di Erchie, 11º Duca di Jelzi, 18º Marchese di Casalbore, 26º Conte di Altomonte e 145 Conte di Chiaromonte, nella persona di Francesco Luca Costa Sanseverino di Bisignano (* Hong Kong 26.II.1970), discendente di Luigi Costa Sanseverino di Bisignano(* Amburgo 21.VII.1940 † Roma 25.IX.2011), Ambasciatore della repubblica italiana.

I Sanseverino di Marcellinara[modifica | modifica wikitesto]

Il feudo di Marcellinara in Calabria venne assegnato ai Sanseverino il 3 febbraio 1445 da Alfonso I d'Aragona per il vittorioso assedio di Catanzaro, nella persona di Niccolò o Nicola Sanseverino († ottobre 1481), figlio di Guglielmo, Signore di Fiumara di Muro, a sua volta figlio di Ruggero, Conte di Mileto. Fu il 1º Barone di Marcellinara con Privilegio del Re di Napoli del 3 febbraio 1445, Paggio di Alfonso V d'Aragona e marito di donna Covella Rhodio dei Baroni di Amato.

La linea di Marcellinara, risulta iscritta nel Libro d'Oro della Nobiltà Italiana col titolo di barone di Marcellinara, nella persona di Patrizio Sanseverino (n. Catanzaro, 1879), discendente di Carlo (1847-1917), Senatore del Regno d'Italia.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Famiglia Sanseverino
  2. ^ a b Enciclopedia Treccani (XML), treccani.it.
  3. ^ Vittorio Spreti, Enciclopedia storico - nobiliare italiana volume VI pagina 104, Enciclopedia Storico-Nobiliare Italiana, 1935
  4. ^ G.B. Di Crollalanza, Dizionario storico - blasonico delle famiglie nobili e notabili italiane estinte e fiorenti, volume II, pagina 480.
  5. ^ figlio di Roberto, conte di Lauro († 1183) e di Agnese (†1178?).
  6. ^ O forse sorella del conte: le fonti non sono precise al riguardo.
  7. ^ Figlia ed erede di Grimaldo (Grimaud de Bethzan) Conte di Tricarico e di Elvira della Marra (+ post 1308).
  8. ^ Fu catturato ed ucciso per ordine del re Ladislao d'Angiò-Durazzo.
  9. ^ Riceve questo titolo dalla regina Giovanna II d'Angiò.
  10. ^ È la figlia di Antonio, 4º Conte di Montalto e di Corigliano e di Giovannella Sanseverino dei Conti di Mileto.
  11. ^ È la figlia di Gabriele, duca di Venosa e di Giovanna Caracciolo dei conti di Melfi
  12. ^ È la figlia di Nicola Conte di Catanzaro e di Margherita di Poitiers dei Signori di Saint-Vallier.
  13. ^ Il complesso monastico, dopo la morte del conte, viene completato con i contributi della comunità tricaricese nel 1491. A ricordo verrà collocato uno stemma in marmo con iscrizione - vedi, nella galleria fotografica della pagina di Tricarico, la foto "antico stemma della città".
  14. ^ È la data del suo testamento.
  15. ^ Egli è anche conte di Chiaromonte, Altomonte e Corigliano, 5º duca di S. Marco, signore di Castrovillari ed Eboli (1496), conte di Mileto (1507).
  16. ^ Figlia di don Antonio 1º duca di Amalfi e di Maria da Marzano dei duchi di Sessa.
  17. ^ Figlia di Galcerando, conte di Trivento e di donna Beatriz Manrique del Lara.
  18. ^ Figlia di Gian Giordano, signore di Bracciano e di Felicia della Rovere.
  19. ^ Nipote dell'eroe albanese Giorgio Castriota Scanderbeg, figlia ed erede di don Ferdinando, 2º duca di San Pietro in Galatina e conte di Soleto e di donna Andriana Acquaviva d'Aragona dei duchi di Nardò.
  20. ^ Figlia del duca Guidobaldo II e di Vittoria Farnese, principessa di Parma e Piacenza.
  21. ^ Avrà, infatti, due figlie naturali, Erina ( o Irina) e Giulia.
  22. ^ La contea di Tricarico fu messa all'asta nonostante l'avversione della moglie di Niccolò Berardino, Isabella della Rovere, che dalla contea di Tricarico traeva la maggiore entrata. La perdita della contea aggravò ulteriormente la già precaria situazione economica familiare.
  23. ^ Títulos nobiliarios concedidos por Monarcas españoles en Nápoles existentes en el archivo general de Simancas, p. 1039-, "Duques - San Donato - A Escipión Sanseverino. Valladolid, 29 de septiembre de 1602"
  24. ^ R. Bisignani, I Sanseverino, ramo San Donato, sta in "Calabria Nobilissima", 1989, 42-43, 33-70.
  25. ^ Re Carlo II quindi concesse agli Ametrano e loro discendenti il titolo ex novo di Duca di San Donato, con Privilegio reso a Madrid, esecutoriato il 20 dicembre 1668 e registrato nel Quinternione 123, fol. 171t, come riferisce anche il Cedolario 74, fol. 334t. I Sambiase ereditano San Donato per successione femminile (da Maria Cavalcanti Ametrano, madre del 4º duca di Malvito) tenendolo per breve tempo fino al 1780, quando il feudo, ma non il titolo, passò ai Campolongo, i quali terranno San Donato fino alla fine della feudalità nel Regno delle Due Sicilie (1806).
  26. ^ Vittorio Spreti, Enciclopedia storico-nobiliare italiana, Arnaldo Forni.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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  • Biagio Aldimari, Memorie istoriche di diverse famiglie nobili, così napolitane come forastiere, così vive come spente, con le loro arme; e con un trattato dell'arme in generale, Napoli, 1691
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  • Sezioni Reunite.Archivi privati. Costa di Polonghera (di Trinità).Categoria: 1. Contratti di motimonio: Conte di Trinità/ Marchese Costa di Arielli. Categoria: 2. Testamenti e primogenitura: Marchese Costa di Arielli. Categoria: 19. Investiture e concessioni di feudi: Marchese Costa di Arielli/Principe Costa di Bisignano.
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  • "Annuario della Nobiltà Italiana", Pisa, 1879, tutte le edizioni, ad vocem
  • Angelo De Gubernatis, Piccolo dizionario dei contemporanei italiani, Roma,1895
  • N. Della Monica, Le grandi famiglie di Napoli, Roma, 1998 (Newton & Compton), ad vocem
  • Carlo De Frede, Il Principe di Salerno Roberto Sanseverino, 2000 Napoli
  • Raffaele Colapietra, I Sanseverino di Salerno. Mito e realtà del barone ribelle, Salerno, 1985 Pietro Laveglia editore
  • Gaetano Macchiaroli, Guido D'Agostino, Raffaele Colapietra, Antonello Sanseverino: dalla discesa di Carlo VIII alla capitolazione del 1497 Napoli, 1999 (Gaetano Macchiaroli editore)
  • Michele Cerrato, Il Castello di Mercato S. Severino. Storia, Archeologia, Ricostruzioni, Mercato S. Severino, 2013, ed. Brunolibri
  • Francesco Bonazzi, Famiglie nobili e titolate del Napolitano, ed. Detken, 1902, ad vocem.
  • Carlo Padiglione, Delle livree e del modo di comporle, ed.Giannini, 1889, ad vocem.
  • Enciclopedia Italiana, vol. XXX, ad vocem Alessandro Cutolo
  • Grande Dizionario Enciclopedico, Torino, ad vocem Franco Catalano
  • Enciclopedia Universale Rizzoli Larousse, ad vocem
  • Giuseppe Chiesi, Il Sottoceneri e la signoria dei Sanseverino, in 'Bollettino Storico della Svizzera Italiana', Bellinzona, 1990
  • Massimo Della Misericordia, La "coda" dei gentiluomini, in Guelfi e ghibellini nell'Italia del Rinascimento, (a cura di Marco Gentile), Viella Libreria Editrice, Roma, 2005
  • Antonietta Moretti, Da feudo a baliaggio: la comunità delle pievi della Val Lugano nel XV e XVI secolo, Roma 2006.

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