Sandro Saccucci

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Sandro Saccucci
Sandro Saccucci VII Legislatura.jpg

Deputato della Repubblica Italiana
Legislature VI, VII
Gruppo
parlamentare
MSI-DN, misto
Circoscrizione Lazio
Collegio Roma
Incarichi parlamentari
  • Membro della VII Commissione (Difesa)
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politico MSI-DN
Professione militare

Sandro Saccucci (Roma, 22 agosto 1943) è un ex militare e politico italiano. Fu membro della Camera dei deputati nella VI e nella VII Legislatura.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Divenuto tenente dei paracadutisti e segretario dell'associazione nazionale paracadutisti d'Italia[1], Sandro Saccucci fu tra i primi aderenti a Ordine Nuovo. Nel 1971 fu arrestato con l'accusa di aver preso parte al tentato Golpe Borghese e scontò 11 mesi di carcere[2]. Rientrato nel Movimento Sociale Italiano, fu eletto alla Camera dei deputati alle elezioni politiche del 1972.

Il 28 maggio 1976, durante la campagna elettorale per le imminenti elezioni politiche, Saccucci fu protagonista di un contestato comizio a Sezze funestato da disordini che culminarono nell'uccisione del giovane comunista Luigi Di Rosa e nel ferimento di Antonio Spirito, militante di Lotta Continua.

Saccucci fu comunque rieletto deputato, ma il 27 luglio 1976, tre settimane dopo il suo insediamento, la Camera ne autorizzò l'arresto, che Saccucci evitò espatriando prima nel Regno Unito, poi in Francia e quindi in Spagna per riparare definitivamente in Sud America. Il 21 febbraio 1985 venne arrestato in Argentina[2]; durante la sua latitanza era stato condannato per i fatti di Sezze a 12 anni di reclusione, poi ridotti a 8 in appello, mentre era stato prosciolto dalle accuse sul golpe Borghese insieme a tutti gli altri imputati. Il 26 giugno dello stesso anno la Corte di cassazione annullò definitivamente la condanna a Saccucci per concorso in omicidio accogliendo l'istanza presentata dal suo collegio di difesa rappresentato da Carlo Taormina. Era stato - infatti - accertato nei gradi di merito che il comizio di Sezze era terminato anzitempo a causa dei disordini conseguenti alla contestazione di un gruppo di extra -parlamentari, che accerchiavano l'oratore, il quale aveva estratto una pistola calibro 6,35, che mostrava minacciosamente ai contestatori. Solo dopo che Saccucci si era allontanato da Sezze, un suo simpatizzante sparava alcuni colpi a terra, che colpirono di rimbalzo Luigi Di Rosa (che morì per le ferite riportate) ed Antonio Spirito (che rimase ferito ad una gamba). La Corte di Cassazione ritenne, accogliendo le tesi di Taormina, che il comportamento di Saccucci non integrasse concorso morale in omicidio come - invece - ritenuto dai giudici di merito ed annullò senza rinvio la sentenza di condanna, assolvendo il Saccucci perché il fatto a lui attribuito non sussiste.[3].

Sandro Saccucci si è stabilito a Córdoba, in Argentina, e fa ritorno in Italia per brevissimi periodi. Il quotidiano "Liberazione", sulla base delle accuse di Vincenzo Vinciguerra, lo indicò come "agente al soldo di Pinochet" [4], ma egli ha sempre respinto tutte le accuse in merito [5]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Flavio Haver, Saccucci teste sugli 007 cileni, Corriere della Sera, 22 gennaio 1996 (archiviato dall'url originale in data pre 1/1/2016).
  2. ^ a b Claudio Gerino, L'ex imputato missino Saccucci arrestato dalla polizia argentina, la Repubblica, 22 febbraio 1985.
  3. ^ Claudia Tabor, Saccucci assolto per l'omicidio De Rosa, la Repubblica, 27 giugno 1985.
  4. ^ Saverio Ferrari, Impuniti i fascisti italiani al soldo di Pinochet, Liberazione, 9 gennaio 2003.
  5. ^ Stefano Lorenzetto, "Dal principe Borghese a oggi questa Italia è tutta un golpe", Il Giornale, 12 febbraio 2012 - http://www.ilgiornale.it/news/principe-borghese-oggi-questa-italia-tutta-golpe.html

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]