Sanatorio di Paimio

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Sanatorio di Paimio
Paimio Sanatorium2.jpg
Esterno del sanatorio
Ubicazione
StatoFinlandia Finlandia
LocalitàPaimio
Coordinate60°27′54″N 22°44′05″E / 60.465°N 22.734722°E60.465; 22.734722Coordinate: 60°27′54″N 22°44′05″E / 60.465°N 22.734722°E60.465; 22.734722
Informazioni
CondizioniIn uso
Costruzione1929-1933
Realizzazione
ArchitettoAlvar e Aino Aalto

Il sanatorio di Paimio (in finlandese Paimion parantola) è un sanatorio situato nella cittadina finlandese di Paimio, progettato nella prima metà del XX secolo dall'architetto finlandese Alvar Aalto.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Omaggio filatelico al Sanatorio di Paimio emesso in Finlandia nel 1978

La realizzazione di quest'edificio, emblematico dell'architettura organicista di matrice europea, venne affidata al finlandese Alvar Aalto e alla moglie Aino in seguito ad un concorso vinto nel 1928: Aalto era all'epoca un architetto poco più che esordiente con una scarsa esperienza nel campo della progettazione ospedaliera (prima del sanatorio di Paimio, tralasciando i vari progetti mai messi in essere, aveva realizzato solo il piccolo ospedale municipale di Alajärvi).

Aalto risolse il progetto, non certo banale, con una serie di innovazioni stilistiche di qualità tale da rendere il sanatorio di Paimio un'opera dalla grandissima maturità architettonica. Così, tuttavia, non apparve ai contemporanei di Aalto, i quali - spaventati da un approccio progettuale così distante da quello sostenuto dalla tradizione e temendo che la buona reputazione dell'Ordine degli Architetti Finlandesi si danneggiasse - arrivarono persino a discutere dell'ipotesi di far realizzare l'opera a qualche altro architetto.[1]

Ciò, per fortuna, non avvenne, e Aalto poté tranquillamente progettare l'edificio, senza ripensamenti o cambiamenti in corso d'opera, fino al 1935, anno in cui il sanatorio di Paimio fu pubblicamente inaugurato. Il successo riscosso dall'opera fu esplosivo: calorosissimi, in particolare, furono i giudizi di Sigurd Frosterus, stimato architetto e filosofo, e di Gustaf Strengell, per il quale il Sanatorio «con la sua profonda, tenace volontà di ottenere chiarezza e purezza senza alcun riguardo per considerazioni accidentali» era da considerarsi l'edificio più significativo mai costruito in Finlandia nei trent'anni successivi al tramonto del Romanticismo nazionale. La struttura, utilizzata come sanatorio fino agli anni 1960 (quando venne riconvertita in un generico ospedale), è oggi considerata uno dei capolavori più alti della carriera prebellica dell'architetto.[1]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Il Sanatorio, ubicato nella città finlandese di Paimio, a poca distanza da Turku, presenta nella sua generale volumetria tre corpi di fabbrica assimilabili per la loro conformazione spaziale a «stecche» rettilinee dalle lunghezze e altezze differenti. Il primo corpo di fabbrica comprende duecentonovanta camere di degenza, si sviluppa su sei piani ed è orientato verso est; la seconda stecca accoglie le sale da pranzo e i soggiorni, mentre la terza contiene le cucine e i servizi vari.

Quel che colpisce nel Sanatorio di Paimio, opera tuttora attuale e moderna nonostante il secolo trascorso, è la magistrale sintesi operata da Aalto tra il linguaggio rigorosamente funzionalista della ... e un grammatica architettonica personale che, mostrandosi più attenta anche ai bisogni psicologici dell'uomo, va ben oltre il canone razionalista promosso da Gropius e Le Corbusier. Sono molte, infatti, le caratteritiche dell'edificio perfettamente compatibili con la ratio gropiusana: basti pensare alle finestrature orizzontali continue, ai muri intonacati di bianco, ai balconi profondi, alle vaste vetrate e alle camere di degenza ritmicamente ripetute in maniera seriale. Aalto, tuttavia, non si accontenta di aderire pedissequamente agli stilemi razionalisti e perciò li concilia con un'accorta osservazione dei fattori psicologici operanti in un ambiente ospedaliero, nella prospettiva di «proteggere quanto più è possibile e servire, con i mezzi dell'arte del costruire, il piccolo uomo, in questo caso persino infelice e ammalato».[2]

Interno del Sanatorio
Replica di una stanza del Sanatorio

Da questo serrato dualismo, solo all'apparenza inconciliabile, Aalto ricava un'importante serie di accorgimenti, di natura innanzitutto elioterapeutica. Profondamente consapevole degli effetti benefici della radiazione solare sui degenti, Aalto orienta e mette in relazione i vari corpi di fabbrica in modo tale da massimizzarne i vantaggi ai fini terapeutici: ecco, allora, che collocando le camere di degenza a sud e disponendo gli ambienti destinati alle attività pomeridiane verso Occidente Aalto segue, seppur in forma planimetrica, il cammino astrale del Sole e sfrutta pienamente - anche con l'alternarsi di balconi e terrazze - i vantaggi dell'elioterapia, configurando quella che Gutheim con una felice espressione ha definito una «trappola per il Sole».[3] Con accorgimenti simili Aalto riesce, per usare una formula celebre, a umanizzare il Razionalismo: al centro dell'indagine architettonica aaltiana, infatti, vi è sempre l'esigenza di aiutare gli uomini fratelli, anche nella progettazione delle singole camere di degenza, nelle quali - d'altronde - veniva consumata la quasi totalità della routine giornaliera di ciascun paziente. Ciascuna camera può ospitare due pazienti, presenta speciali finestre e pannelli radianti per garantire idonea aeroilluminazione all'ambiente e preservarne la salubrità ed è cinta da pareti perimetrali efficaci sia dal punto di vista cromatico - il loro tenero colore neutro di tintura fornisce sollievo visivo al degente a letto - che fonoassorbente (riducendo, dunque, la trasmissione dei rumori provenienti dai corridoi contigui). Orientati alle esigenze reali dei pazienti sono anche gli arredi di ciascuna stanza, progettati da Aalto con amore quasi artigianale: ciascuna stanza, infatti, è corredata di un armadio di legno compensato, di sedie sinuose in grado di aderire agevolmente al corpo umano e, soprattutto, di uno speciale lavandino attentamente inclinato in modo tale da ammortizzare quasi totalmente l'energia sonora dell'acqua che scorre: una soluzione idonea per un paziente che vuole lavarsi le mani, ad esempio, senza disturbare il sonno del proprio compagno di stanza.[4]

Sono numerosissime altre, tuttavia, le scelte progettuali messe in essere da Aalto nel Sanatorio orientate al benessere fisico e psicologico del paziente: si pensi, ad esempio, all'accurata progettazione dei soggiorni, realizzati in modo tale da fornire affacci sempre diversi e da presentare zone in luce e zone in ombra durante tutto il corso della giornata; o, ancora, agli orientamenti delle camere delle infermiere, appartate rispetto alla stecca dei degenti, dalle quali è impossibile prendere visione dell'ospedale. Decisamente innovativa è anche l'articolazione delle tre stecche, le quali non sono bloccate nella rigida e cartesiana stereometria razionalista bensì ruotano sapientemente nello spazio grazie all'intervento di lievi flessioni, scostamenti e degli attacchi obliqui, che non rendono i corpi di fabbrica delle entità isolate ma al contrario li mettono a disposizione del boscoso paesaggio circostante.[5] Come osservato da Leonardo Benevolo «l'uso delle oblique avvia un processo [...] di individualizzazione e di concretizzazione delle forme, lasciando sussistere scompensi e tensioni che sono equilibrati dalla consistenza fisica degli elementi o dell'ambiente circostante, L'architettura perde in rigore dimostrativo ma acquista calore, ricchezza, cordialità e in definitiva amplia il suo raggio d'azione».[6] Con questa filosofia umanistica, insomma, Aalto dà vita a una struttura efficace, funzionale e - al contempo - in grado di sollecitare la dimensione psicologica dei fruitori, «emana[ndo] una rara atmosfera di ottimismo e di fiducia» (Reed).[7] Di seguito si riporta una citazione dello stesso Aalto:

« Lo scopo primario dell'edificio è di funzionare come uno strumento medico ... Uno dei requisiti di base per guarire è quello di offrire una pace completa .... Il disegno delle stanze è definito in base alle forze limitate del paziente, sdraiato a letto. Il colore del soffitto è scelto per dare tranquillità, le fonti di luce sono al di fuori del campo visivo del paziente, il riscaldamento è orientato verso i suoi piedi e l'acqua esce dai rubinetti senza fare rumore, per far sì che nessun disturbi il proprio vicino »

(Alvar Aalto[7])

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Reed, pp. 16-17.
  2. ^ Santini, p. 48.
  3. ^ Gutheim, p. 13.
  4. ^ Eugenia Laghezza, Il silenzio dell’acqua, su laghezzarchitects.com, 22 aprile 2013.
  5. ^ Biraghi, p. 375.
  6. ^ Benevolo, p. 622.
  7. ^ a b Reed, p. 17.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Pier Carlo Santini, Alvar Aalto, in Quaderni d'arte e di architettura moderna, Firenze, 1965.
  • Marco Biraghi, Storia dell'architettura contemporanea, in Piccola biblioteca Einaudi, vol. 1, Torino, Einaudi, 2008, ISBN 978-88-06-18697-5.
  • Peter Reed, Alvar Aalto, 1898-1976, Milano, Electa, 1998, ISBN 8843566105.
  • Leonardo Benevolo, Storia dell'architettura moderna, Laterza, 1960, ISBN 978-88-420-8622-2.
  • Frederick Gutheim, Alvar Aalto, in I Maestri dell'Architettura Contemporanea, vol. 2, Milano, Il Saggiatore, 1960.

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