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Samad Behrangi

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Samad Behrangi

Samad Behrangi (in persiano صمد بهرنگی‎; Tabriz, 24 giugno 1939Tabriz, 31 agosto 1968) è stato uno scrittore iraniano.

Behrangi proveniva da una famiglia di basso rango di Tabriz e la sua lingua madre era l'azero. Nel 1957 si diplomò presso l'Istituto magistrale cittadino e trascorse 11 anni a insegnare il persiano in svariate scuole dell'Azerbaigian iraniano, finché non si laureò in lingua inglese presso l'Università di Tabriz. Intraprese dunque la carriera letteraria scrivendo racconti e traducendo dal turco al persiano. Nel 1964 pubblicò il primo racconto intitolato Talḵūn, mentre l'anno successivo collaborò con Behruz Dehqani al primo volume di Afsānahā-ye Āḏarbāyjān ("Racconti dell'Azerbaigian"), cui seguì un secondo volume in persiano di questi racconti turchi nella primavera del 1968.[1]

Raggiunse la fama di eminente critico sociale con il saggio Kand o kāv dar masāʾel-e tarbīatī-e Īrān (1965), una dura critica ai metodi educativi e ai libri di testo impiegati in Iran che attrasse l'attenzione di Jalal Al-e-Ahmad, figura di spicco tra gli scrittori anti-establishment della letteratura persiana del Novecento. Jalal Al-e-Ahmad tentò invano di far pubblicare dal Ministero dell'Istruzione il saggio di Behrangi Alefbā barā-ye kūdakān-e Āḏarbāyjān ("Alfabeto per i bambini dell'Azerbaigian").[1]

Nel 1966 uscì Ulduz e i corvi (Ūldūz wa kalāḡhā), il primo racconto per bambini pubblicato da Behrangi che lo rese noto al pubblico della narrativa grazie alle recensioni sul settimanale Ferdowsi. Seguirono numerosi racconti pubblicati in forma di opuscoli, alcuni dei quali vennero distribuiti clandestinamente, dato che Behrangi si stava pian piano guadagnando la reputazione di scrittore dissidente. Il suo racconto più famoso, Il pesciolino nero (Māhī-e sīāh-e kūčūlū, 1968), è da molti considerato un'allegoria anti-sistema.[1]

Behrangi morì annegato nel fiume Aras agli inizi di settembre 1968, mentre si trovava nello shahrestān di Khoda Afarin per svolgere delle ricerche sul folclore locale, alla frontiera tra Iran e l'allora Unione Sovietica. Le strane circostanze nelle quali avvenne la sua morte, unite alla sua crescente reputazione di critico sociale e alla presunta preoccupazione delle autorità governative per i suoi scritti, hanno fatto ipotizzare a molti che l'evento fosse di tipo doloso. L'Associazione degli scrittori dell'Iran commemorò immediatamente la sua morte in un'edizione straordinaria della sua rivista.[1]

Il riconoscimento postumo

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Nella primavera del 1969 dodici dei racconti per bambini di Behrangi vennero pubblicati in un volume intitolato Qeṣṣahā-ye Behrang, e nei mesi successivi uscì una raccolta di tutti i suoi articoli, inclusi diversi inediti, curata da Behruz Dehqani e intitolata Majmūʿahā-ye maqālahā. Prima che venisse giustiziato per terrorismo, lo stesso Dehqani riuscì a pubblicare un'altra raccolta di racconti e favole di Behrangi nel 1970 intitolata Talḵūn wa qeṣṣahā-ye dīgar. L'opera magna dell'autore è completata dalla pubblicazione del 1978 di Nāmahā-ye Ṣamad Behrangī, curata dal fratello Asad.[1]

Negli anni settanta Behrangi venne ampiamente rivalutato dagli oppositori dei Pahlavi e dai sostenitori della rivoluzione iraniana. Di lui si apprezzò il sostegno a riforme radicali in campo educativo, l'incoraggiamento antipatriarcale e anticlericale ai giovani dell'Azerbaigian iraniano a istruirsi per raggiungere l'uguaglianza con i connazionali di lingua persiana, la critica all'adozione generalizzata di idee e valori educativi occidentali, e la volontà di confrontarsi con il potere per mezzo della letteratura.[1]

Opere tradotte in italiano

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  1. ^ a b c d e f (EN) Michael C. Hillmann, BEHRANGĪ, ṢAMAD, su Encyclopaedia Iranica, 24 aprile 2013. URL consultato il 16 settembre 2025.

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