Salvador del Mundo (1787)

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Salvador del Mundo
Cleveley, Cape St Vincent.jpg
Fase finale della battaglia di Capo San Vincenzo, la Victory spara una bordata contro il vascello Salvador del Mundo. Dipinto di Robert Cleveley del 1798
Descrizione generale
Flag of Spain (1785-1873 and 1875-1931).svg
Naval Ensign of the United Kingdom.svg
Tipo vascello a tre ponti
Classe Classe Santa Ana
Proprietà Armada Española
Royal Navy
Cantiere Reales Astilleros de Esteiro, El Ferrol
Varo 2 maggio 1787
Entrata in servizio 1787
Radiazione 14 febbraio 1797
Destino finale venduto per demolizione nel corso del 1815
Caratteristiche generali
Dislocamento 2308
Lunghezza 59,14 m
Larghezza 15,5 m
Pescaggio 7,37 m
Propulsione Vela
Equipaggio 850[1]
Armamento
Armamento Artiglieria[2]:

Alla costruzione

  • 30 cannoni da 36 libbre (16,3 kg
  • 32 cannoni da 24 libbre (11 kg)
  • 32 cannoni da 12 libbre (5,4 kg)
  • 18 cannoni da 8 libbre (3,6 kg)
Totale: 112

[senza fonte]

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Il Salvador del Mundo fu un vascello di linea spagnolo da 112 cannoni che prestò servizio nella Armada Española tra il 1787 e il 1797. Catturato dagli inglesi durante il corso della battaglia di Capo San Vincenzo fu ridenominato HMS Salvador del Mundo, e rimase in servizio fino al 1815, quando venne demolito.

Costruzione[modifica | modifica wikitesto]

Realizzato nei Reales Astilleros de Esteiro di El Ferrol, sui piani costruttivi elaborati dal tenente generale e ingegnere navale José Joaquín Romero y Fernández de Landa fu uno dei 9 vascelli della classe Meregildos o Santa Ana dal nome della prima unità. Le altre unità della classe erano Santa Ana, Mejicano, Conde de Regla, Real Carlos, San Hermenegildo, Reina María Luisa, Príncipe de Asturias e costituirono il nerbo della flotta spagnola durante le guerre napoleoniche.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il vascello di primo rango Salvador del Mundo fu realizzato presso il cantiere navale di El Ferrol, ed entrò in servizio con un armamento di 112 cannoni disposti nel seguente ordine: 30 cannoni da 36 libbre[3] nella prima batteria, 32 da 24 nella seconda, 32 da 18 nella terza, 12 da 8 sul cassero e 6 da 8 sul castello di prua.[4]

Nel giugno 1790 la nave entrò a far parte della divisione agli ordini del tenente generale Don José Solano Marchese di Socorro[5] in previsione dello scoppio della guerra con la Gran Bretagna a causa dell’incidente di Nootka. Al comando del Brigadiere Jacinto Ferrero Serrano divenne nave di bandiera del Marchese de Socorro quando fu costituita la squadra navale in previsione della rottura delle relazioni diplomatiche con la Gran Bretagna.

Rappresentazione della battaglia di Capo San Vincenzo del 1797 in un libro di Edward Shippen (1826-1911).

In seguito alla firma del Trattato di San Ildefonso, nell'ottobre 1796[6] la Spagna dichiarò guerra alla Gran Bretagna e al Portogallo. Assegnato alla 4ª Divisione della 1ª Squadra, ai diretti ordini del comandante della flotta spagnola, tenente generale don José de Córdova y Ramos,[7] il Salvador del Mundo era al comando del Brigadiere Antonio Yepes. Il 14 febbraio 1797, vicino a Capo San Vincenzo[8] l'Esquadra dell'Océano, forte di ventisette vascelli di linea e sette fregate, si scontrò con quella inglese, forte di quindici vascelli di linea, cinque fregate, un brigantino ed una cannoniera, al comando dell'ammiraglio Sir John Jervis patendo una cocente sconfitta. Durante lo scontro il Salvador del Mundo rimase completamente disalberato e fu catturato[4] degli inglesi, il suo comandante Brigadiere Antonio Yepes fu ucciso[9] nel combattimento insieme ad altri 42 uomini dell’equipaggio, mentre ulteriori 124 furono feriti. Al termine del combattimento vennero contati 74 fori di proiettile a livello della linea di galleggiamento.

Arrivato a Plymouth il 10 maggio 1797 entrò in servizio nella Royal Navy il 4 dicembre dello stesso anno[4] con il nome di HMS Salvador del Mundo, al comando del capitano di vascello William Prowse, servendo per tutto il periodo delle guerra rivoluzionarie e di quelle napoleoniche. Dal marzo 1803 all’agosto 1804 fu nave di bandiera dell’ammiraglio Sir John Colpoys, e successivamente del viceammiraglio William Young fino al 1809. L’anno successivo divenne nave di bandiera dell’ammiraglio Sir Robert Calder, e dal 1813 al 1815 del viceammiraglio Sir William Domett. Radiato dal servizio nel febbraio 1815,[4] dopo aver servito per alcuni anni come nave prigione, fu demolito poco tempo dopo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Durante la battaglia di Capo San Vincenzo.
  2. ^ http://www.todoababor.es/listado/navio-salvadordelmundo.htm Navío Salvador del Mundo
  3. ^ A quel tempo il calibro dei cannoni era indicato in funzione del peso dei proiettili in libbre.
  4. ^ a b c d Colledge, Warlow 2006, p. 308
  5. ^ Duro 1902, p. 13
  6. ^ Duro 1902, p. 75
  7. ^ Duro 1902, p. 82
  8. ^ Duro 1902, p. 84
  9. ^ Duro 1902, p. 87

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (ES) José María de Juan-Garci Aguado, José Romero Fernández de Landa, Un Ingeniero de Marina del Siglo XVII, La Coruña, Universidad de la Coruña, 1998.
  • (EN) J.J. Colledge, Ben Warlow, Ships of the Royal Navy: The Complete Record of all Fighting Ships of the Royal Navy, London, Chatham Publishing, 2006, ISBN 978-1-86176-281-8.
  • Luigi Donolo, Il Mediterraneo nell'Età delle rivoluzioni 1789-1849, Pisa, Pisa University Press, 2012, ISBN 978-88-6741-004-0.
  • (ES) Cesáreo Fernández Duro, Armada Española desde la unión de los reinos de Castilla y de Aragon. Tomo 7, Madrid, Est. Tipográfico “Sucesores de Rivadeneyra”, 1900.
  • (ES) Cesáreo Fernández Duro, Armada Española desde la unión de los reinos de Castilla y de Aragon. Tomo 8, Madrid, Est. Tipográfico “Sucesores de Rivadeneyra”, 1902.
  • (EN) William James, The naval history of Great Britain, from the declaration of war by France in 1793, to the accession of George IV : A new ed., with additions and notes, bringing the work down to 1827. Volume 3., London, McMillan and Co., 1902.
  • (EN) Brian Lavery, The Ship of the Line - Volume 1: The development of the battlefleet 1650-1850, London, Conway Maritime Press, 2003, ISBN 0-85177-252-8.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]