Sacro Monte di Andorno

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
San Giovanni Battista
Santuario San Giovanni Andorno.jpg
Esterno
Stato Italia Italia
Regione Piemonte
Località Campiglia Cervo
Religione Cattolica
Diocesi Biella
Completamento XVII secolo

Coordinate: 45°39′30.26″N 7°59′36.54″E / 45.658405°N 7.993482°E45.658405; 7.993482

Il Sacro Monte del Santuario di San Giovanni Battista d'Andorno si erge a 1020 m di altitudine nella Valle del Cervo sopra l'abitato di Campiglia Cervo. Assieme a quelli di Oropa e di Graglia esso costituisce il terzo complesso devozionale sorto, all'inizio del XVII secolo, sulle alture attorno alla città di Biella a testimonianza di come in quest'area geografica si espresse con forza l'afflato di religiosità popolare che portò alla edificazione del sistema dei Sacri Monti prealpini. È l'unico Santuario dedicato a San Giovanni Battista in Italia.[senza fonte] Pur non essendo stato incluso del complesso dei Sacri Monti piemontesi e lombardi considerati dall'Unesco patrimonio dell'umanità, esso riveste, per la sua storia e per il suo profilo artistico, elementi di notevole interesse.

Il Santuario[modifica | modifica wikitesto]

Le origini del santuario si collegano alla diffusione della devozione verso San Giovanni Battista nella Valle del Cervo. Una tradizione popolare vuole – in accordo con un modello narrativo assai diffuso nell'arco alpino- che alcuni pastori rinvenissero in una grotta una statua del santo e decidessero di trasportarla con loro negli alpeggi: la statua, nottetempo, sarebbe ritornata nella sua grotta. Diversi tentativi analoghi ebbero, secondo la leggenda, lo stesso esito: così i fedeli riconobbero il carattere sacro e miracoloso della grotta e costruirono attorno ad essa una prima modesta cappella.

Veduta dell'altare

In effetti, la grotta scavata nella roccia e contenente una statua lignea del Battista del XVI secolo, costituisce ancor oggi oggi un sacro sacello, posto all'interno del santuario in una cappella che si apre sulla destra all'inizio della navata. La grotta e la statua evocano il leggendario ritrovamento che subito guadagnò fama al sito per le qualità taumaturgiche attribuite all'acqua che filtra dalle pareti della grotta (ritenuta miracolosa soprattutto per le malattie della vista). La tradizione di devozione popolare è testimoniata da un'interessante collezione di ex voto realizzati a partire dall'inizio del XVIII secolo

La prima costruzione del santuario, avvenuta grazie alle donazioni dei tanti fedeli, si completò nel 1605: essa è testimoniata dalla data che compare in un'iscrizione posta sul frontone del portale rinascimentale d'ingresso (HUMILES NON ELATI REPLEBUNT TEMPLUM DXX. M. IV 1605). L'afflusso dei fedeli che si recavano in processione al santuario in virtù dei poteri miracolosi attribuiti al santo sacello fu subito assai nutrito, tanto che si rese presto necessario provvedere alla costruzione dei primi edifici, attigui alla chiesa, destinati all'ospitalità dei pellegrini. Nella seconda metà del Seicento vennero edificate anche, nei pressi della chiesa, alcune cappelle (oggi scomparse) intitolate alla vita del Battista.

L'attuale struttura barocca del santuario è frutto di una terza fase costruttiva (1738 – 1781) sviluppatasi a partire da un ampliamento della sacrestia e del coro effettuati su disegno dell'architetto Bernardo Antonio Vittone. L'interno della chiesa è formato da una sola grande navata con due cappelle poste su ciascun lato, dedicate ai genitori del Battista (Santa Elisabetta e San Zaccaria ed ai genitori di Gesù (Maria Immacolata e San Giuseppe). La copertura è formata da volte a crociera; quella sopra l'altare, con le figure dei quattro evangelisti, fu affrescata dai Fratelli Galliari nativi del vicino paese di Andorno Micca. Le tele che ornano la chiesa testimoniano la rilevanza avuta dagli artisti locali: Bernardino Galliari sarebbe l'autore della pala posta sull'altare maggiore, mentre Giovanni Antonio Cucchi da Campiglia Cervo (1674, ?) dipinse le tele poste sui due altari di sinistra. Nel 1934 venne sistemato il grande piazzale di 4000 m2 che precede il santuario ed è circondato dagli edifici dell'Hosteria, dell'Ospizio e del Collegio; in esso è posto un settecentesco caratteristico "bürnell" (fontana), realizzato in pietra locale.

Il Sacro Monte[modifica | modifica wikitesto]

Sacro Monte, cappella di Sant'Antonio abate e San Paolo eremita
Sacro Monte, cappella della Maddalena penitente

Non è noto quale fosse il piano originale – concepito verso la metà del XVII secolo - di edificazione delle cappelle che dovevano comporre il Sacro Monte. Sappiamo che nel 1661 esistevano già tre cappelle, mentre nel 1700 si convenne di costruirne altre lungo la mulattiera che da Campiglia Cervo sale al santuario. Due delle cappelle menzionate nei documenti pervenutici, erano poste nei pressi del santuario, ornate di statue policrome di altezza naturale, dedicate rispettivamente ai temi della Visitazione e dell'Annuncio dell'Angelo a Zaccaria; esse furono demolite nel Novecento per allargare la strada carrozzabile.

Le cinque cappelle che si conservano, sia pure in pessimo stato, sono quelle, dinanzi menzionate, che si incontrano percorrendo la strada selciata che parte dalla periferia di Campiglia e s'inerpica sino al santuario lungo le pendici occupate da un magnifico bosco di faggi. La loro architettura è priva di pretese. Il loro apparato decorativo è in pessimo stato; esso fu realizzato, per quanto riguarda le statue in terracotta policroma, da un anonimo apprezzabile plasticatore e, per quanto riguarda gli affreschi, dal pittore Pietro Lace di Andorno (inizio del XVIII secolo). Si tratta di opere interessanti anche dal punto di vista della storia della religiosità popolare, come testimonianza del favore incontrato dai santi eremiti, quali fu anche il Battista. Il percorso devozionale ci offre infatti una carrellata sui santi che maggiormente si distinsero per la loro vita ascetica e penitenziale: la prima cappella è dedicata a Sant'Antonio abate e San Paolo eremita , la seconda a Sant'Ilarione, la terza a San Gerolamo penitente, poi quella a Sant'Onofrio ed infine quella alla Maddalena penitente

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Massimo Centini, I Sacri Monti nell'arco alpino italiano, Ivrea, Priuli & Verlucca, 1990.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]