Sacrario militare di Passo Resia

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Sacrario militare di Passo Resia
FaschistischesBeinhausMals.png
L'ossario presso Malles
Tipo militare
Confessione religiosa cattolica
Ubicazione
Stato Italia Italia
Città Bolzano Bolzano
Comune Malles
Luogo Burgusio
Costruzione
Data apertura 1939
Ingegnere Giannino Castiglioni
Architetto Giovanni Greppi

Il sacrario militare di Passo Resia (in tedesco Beinhaus Burgeis) è un sacrario militare che si trova lungo la strada statale che da Merano conduce al valico di confine di passo Resia. È sito nel comune di Malles, nella frazione di Burgusio.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'ossario di Burgusio danneggiato dall'attentato terroristico del 10 ottobre 1982

Il sacrario fu realizzato dall'architetto Giovanni Greppi e dallo scultore Giannino Castiglioni nel 1939. Esso ha la forma di un torrione a base circolare; i Caduti sono sepolti nei loculi costruiti nelle pareti di porfido del piano superiore. Due scalinate rette da archi rampanti permettono l'ingresso al sacrario; una terza scalinata conduce alla zona prativa sita sul retro della struttura.[1]

Tale sacrario fu profanato da un attentato (probabilmente compiuto da attivisti favorevoli alla secessione dell'Alto Adige dall'Italia) la notte del 10 ottobre 1982: i criminali irruppero nella struttura, fracassarono i loculi e sparsero le ossa dei Caduti tutt'attorno. In seguito a questi fatti, la struttura fu completamente restaurata.

Caduti[modifica | modifica wikitesto]

Nel sacrario sono raccolti i resti di 312 Caduti, nove dei quali sono ignoti, tutti provenienti dai cimiteri militari smantellati di dieci varie località dell'alta Val d'Adige.

Tabelle esplicative[modifica | modifica wikitesto]

Nel maggio del 2011, grazie a una convenzione con lo Stato Italiano, la provincia autonoma di Bolzano ha posto all'ingresso del sacrario di Burgusio, come già fatto a Colle Isarco, delle tabelle esplicative in tre lingue (tedesco, italiano e inglese), redatte da un gruppo di esperti, atte a spiegare il particolare contesto storico entro il quale furono eretti gli ossari, facendo esplicito riferimento al tentativo del regime fascista di strumentalizzare i caduti in guerra per scopi politici, usando le loro salme per rendere "sacri" i nuovi confini appena conquistati.[2][3]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Sacrari militari della prima guerra mondiale  Castel Dante di Rovereto ed altri vicini sacrari militari italiani e stranieri, a cura del Ministero della Difesa Commissariato Generale Onoranze Caduti in Guerra, Roma, 1971.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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