Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui

Sa'ud dell'Arabia Saudita

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Saʿūd
King Saud.jpg
Re dell'Arabia Saudita
Stemma
In carica 9 novembre 1953 –
2 novembre 1964
Predecessore ʿAbd al-ʿAziz
Successore Fayṣal
Nascita Madīnat al-Kuwait, 15 gennaio 1902
Morte Hotel Kavouri, Atene, 23 febbraio 1969
Luogo di sepoltura Cimitero al-'Ud di Riyād
Casa reale Saudita
Padre Abd al-Aziz dell'Arabia Saudita
Madre Wadhah bint Muhammad bin 'Aqab
Religione Musulmano sunnita

Saʿūd bin ʿAbd al-ʿAziz Āl Saʿūd, (in arabo: سعود بن عبد العزيز آل سعود‎) (Madinat al-Kuwait, 15 gennaio 1902Atene, 23 febbraio 1969), è stato il secondo sovrano dell'Arabia Saudita, dal 1953 al 1964.

Principe ereditario dal 1933, alla morte del padre ʿAbd al-ʿAziz nel 1953 ha ereditato la corona, che ha mantenuto fino al 1964, quando un colpo di Stato appoggiato dal consiglio degli ʿulamāʾ lo ha costretto ad abdicare in favore del fratello Fayṣal.

Primi anni di vita[modifica | modifica wikitesto]

Sa'ud è nato il 15 gennaio 1902 a Madinat al-Kuwait,[1][2][3] secondo figlio dell'allora principe ʿAbd al-ʿAziz.[4] Il futuro monarca è nato nella residenza dell'ex emiro Abdul Rahman bin Faysal, nel quartiere di Sakkat Anaza dove la famiglia si trovava dopo l'esilio da Riyad. Dopo che suo padre Abd al-Aziz ha riconquistato Riyad nel 1902, Sa'ud lo ha seguito con la madre e i fratelli.

Il principe Sa'ud aveva un fratello germano, il principe Turki I.[5] La loro madre era la seconda moglie del principe, Wadhah bint Muhammad bin 'Aqab,[5] che apparteneva alla tribù Qahtan.[6][7]

Quando aveva cinque anni, suo padre lo affidò allo sceicco Abdul Rahman Mufaireej. Nella sua casa ha studiato la Shari'a e il Corano. Imparò anche a tirare con l'arco, l'equitazione e, sotto la supervisione del padre, i dialetti tribali, la diplomazia, l'arte della guerra, la politica e l'amministrazione nei modi tradizionali arabi. Ha accompagnato il padre in molte spedizioni e ha partecipato a numerose campagne durante le fasi di unificazione della penisola arabica. Inoltre, il padre gli ha affidato di missioni militari, politiche, diplomatiche e amministrative dove ha soddisfatto le aspettative del padre e talvolta le ha pure superate. Il suo coraggio personale ha senza dubbio contribuito al raggiungimento di queste competenze, unito ad una umile personalità e ad uno spiccato senso dell'umorismo, accompagnati da una grande sincerità, gentilezza, leggendaria generosità e un occhio di riguardo per gli altri. Queste qualità lo resero ammirato da amici e nemici. Spesso è stato in grado di conquistare acerrimi rivali e di convertire i nemici in amici. Quando, nel 1933, il re padre lo nominò erede al trono, il consiglio che gli diede fu che doveva dedicarsi sempre al servizio della causa dell'Onnipotente, verso l'innalzamento della voce dell'Islam e allo sforzo difficile di preoccuparsi delle vicende dei suoi sudditi e di attenersi alla verità nelle parole e nei fatti. Gli ha anche consigliato di rispettare gli studiosi musulmani e di mantenere la loro compagnia e ascoltare i loro consigli. Il giovane Sa'ud ha poi promesso a suo padre che avrebbe fedelmente rispettato le sue parole.[8]

La prima missione politica di Sa'ud si è svolta quando a tredici anni, ha guidato una delegazione in Qatar. Ha condotto la prima guerra contro l'Ha'il nel 1921, e divenne il leader delle truppe saudite che combattevano nello Yemen. Inoltre, Sa'ud ha partecipato a otto conflitti prima della sua ascesa al trono: la guerra Grab, la guerra Yabet, la guerra Truba, la guerra Alkuras, la guerra Hail, Alhijaz, la guerra Almahmal e la rivolta Ikhwan.[9]

L'11 maggio 1933 è stato nominato principe ereditario da suo padre.[10] Nel 1937, lui e il principe Muhammad hanno rappresentato il padre all'incoronazione di re Giorgio VI del Regno Unito, a Londra.[11] L'11 ottobre 1953, poco prima della morte del monarca, il principe Sa'ud è stato nominato Primo ministro.[12] Il principe Sa'ud era molto vicino al padre, alla sua morte ha detto: "Ho perso mio padre... e il mio amico".[9][senza fonte]

Regno[modifica | modifica wikitesto]

Sa'ud succedette al padre come monarca il 9 novembre 1953.[2] A differenza del genitore suo padre, il nuovo re era considerato un incompetente nella guida dello Stato, il suo stile di vita stravagante nella conduzione del regno lo ha portato sull'orlo del fallimento.[13] Ha inoltre sperperato i fondi statali nella realizzazione di residenze lussuose per se e la sua famiglia, in un momento in cui l'Arabia Saudita era ancora in via di sviluppo.

Politica nazionale[modifica | modifica wikitesto]

Re Sa'ud ha istituito numerosi ministeri governativi. Nel 1957, ha fondato l'Università Re Sa'ud di Riyad.

Il sovrano ha voluto delegare parte del proprio potere ai figli mettendoli in posizioni di governo di rilievo. Dal 1953 al 1964, per contenere le richieste di partecipazione politica tra i membri della famiglia reale, nominò otto ministri. Nel 1957, Sa'ud ha nominato i figli Fahd ministro della difesa, Musaid comandante della Guardia Reale, Khalid Comandante della Guardia Nazionale (a solo diciassette anni),[14] e Sa'ad Comandante Guardia Speciale.[15] Altri figli sono stato nominati in uffici governativi di spicco compresi quelli di secondo ministro della difesa (Mohammed), governatore della Provincia di Riyad (Badr) e governatore della Provincia della Mecca (Abd Allah), che divenne noto come "piccolo re". Le nomine di Sa'ud hanno infastidito i fratellastri del re, che consideravano i giovani principi troppo inesperti, e cominciarono a temere che il monarca avrebbe nominato un proprio figlio principe ereditario, estromettendoli dagli affari di Stato.[16]

Re Sa'ud oscillava tra le crescenti idee nazionaliste arabe e le tradizioni religiose favorendo l'iniziale non ingerenza nella politica internazionale. Le sue decisioni erano personali e spontanee. Non riusciva però a concepire l'idea che il governo è al di sopra e più importante della famiglia e non poteva convincersi del primato dell'organizzazione sulla persona. Mentre Sa'ud aveva una visione antiquata del proprio paese, questo stava cominciando ad assaggiare nuovi tipi di conflitti tra nuove forze e nuove tendenze. L'importazione di manodopera straniera, proveniente per la maggior parte dagli altri stati arabi, esercitò una grande influenza sui cittadini sauditi urbani, esponendoli a nuovi valori e differenti prospettive. Questi nuovi tipi di conflitto si manifestarono chiaramente quando i lavoratori della compagnia petrolifera ARAMCO scioperarono due volte. La prima manifestazione si ebbe già nel 1953, quando i lavoratori sauditi guidati da quelli stranieri chiedevano migliori condizioni di lavoro. La seconda si ebbe nel 1956, quando i lavoratori della stessa compagnia manifestarono contro il governo, che era intento a rinnovare il contratto di concessione agli Stati Uniti d'America garantendo l'accesso al campo di aviazione di Dhahran.[17]

Re Sa'ud ha inoltre accolto con favore i membri dei Fratelli Musulmani (un'organizzazione islamista) in Arabia Saudita, come provocazione verso l'Egitto, da cui la Fratellanza era in fuga.[18]

Relazioni con l'estero[modifica | modifica wikitesto]

La firma del patto di difesa regionale tra Egitto, Arabia Saudita, Siria e Giordania del gennaio 1957. In prima fila, da sinistra a destra: il primo ministro della Giordania Sulayman al-Nabulsi, il re Husayn di Giordania, re Saud, il presidente dell'Egitto Gamal Abd el-Nasser e il primo ministro della Siria Sabri al-Asali.

A livello internazionale, re Sa'ud ha abbandonato la politica paterna di non allineamento.[17] In primo luogo ha siglato con accordi di difesa regionale con Egitto, Siria e Giordania. Il primo di questa serie di accordi è stato firmato nel 1955, subito dopo la disputa anglo-saudita sull'oasi di al-Buraymi. Allo stesso tempo, Sa'ud ha sostenuto Gamal Abd el-Nasser nella nazionalizzazione del canale di Suez. Ha inoltre interrotto le relazioni diplomatiche con la Francia e il Regno Unito, sospendendo pure le loro concessioni petrolifere. In secondo luogo, nel 1957 Sa'ud cercava di interpretare in modo diverso la dottrina Eisenhower, che cercava di riempire il vuoto politico in Medio Oriente dopo la crisi di Suez e la sconfitta politica di Francia e Gran Bretagna. Lo scopo di questa dottrina era di mantenere l'Unione Sovietica a tutti i costi lontana dalla zona, nella speranza che, con il sostegno saudita, la dottrina venisse approvata da tutti i leader arabi. Sa'ud è stato invitato negli Stati Uniti per ricevere un prestito 250 milioni di dollari da impiegare nelle spese di difesa. Tornato in patria, scoprì che Egitto e Siria si erano opposti all'affare rimanendo determinati nelle loro posizioni di stati neutrali.[17]

Sa'ud perse su entrambi i fronti. Schierandosi con l'Egitto durante la crisi di Suez, le sue esportazioni di petrolio sono diminuite, e adottando la dottrina Eisenhower, si opponeva al crescente nazionalismo arabo. Sa'ud era preoccupato dell'aumento dell'influenza di Nasser, soprattutto dopo la propaganda dei rivoluzionari militari in Egitto che ha iniziato a diffondersi ampiamente con feroci appelli per la distruzione delle monarchie nel mondo arabo; l'ordine in cui le monarchie dovevano essere minate secondo loro erano: Giordania, Iraq, Kuwait, Yemen, Arabia Saudita e Libia. I siriani hanno cominciato a tramare per rovesciare re Husayn di Giordania, che ha chiesto aiuto all'Arabia Saudita per un aiuto. Sa'ud ha scoperto che era nel suo interesse mandare le sue truppe beduine ad Amman per aiutare Husayn. Ha inoltre inviato una sovvenzione di mezzo milione di sterline. Di conseguenza, la Giordania e l'Iraq hanno firmato un accordo di protezione reciproca, sostenuto da Sa'ud che ha giocato un ruolo importante nel mantenere al potere il monarca giordano. Allo stesso tempo, il monarca ha cercato di far sciogliere la Repubblica Araba Unita ed è stato accusato di essere il mandante del complotto che mirava di assassinare Nasser.[17]

Dalla metà degli anni '50 fino al 1967, l'Arabia Saudita è stata impegnata in un aspro conflitto con l'Egitto filo-sovietico.

Conflitto con Faysal[modifica | modifica wikitesto]

Un feroce lotta tra i figli più anziani di re ʿAbd al-ʿAziz, Sa'ud e Faysal è scoppiata subito dopo la morte del primo re. L'incremento dei ricavi del petrolio non ha risolto il problema finanziario associato ai debiti che Sa'ud aveva ereditato dal padre, che si stimava ammontassero a 200 milioni di dollari nel 1953. In realtà, questo debito era più che raddoppiato nel 1958, raggiungendo la cifra di 450 milioni di dollari. Il riyal saudita aveva perso metà del suo valore ufficiale contro il dollaro statunitense. Inoltre, la ARAMCO e le banche internazionali non hanno accordato al regno alcun prestito. Il monarca ha sospeso i pochi progetti di governo che aveva avviato, ma ha continuato a sperperare denaro nella costruzione di palazzi lussuosi.[15]

Sa'ud e Faysal combatterono una battaglia interna sulla definizione delle responsabilità politiche e sulla divisione delle funzioni di governo. Il re veniva associato al saccheggio dei proventi del petrolio, ai palazzi di lusso e alla cospirazione dentro e fuori l'Arabia Saudita. Faysal invece era associato a sobrietà, pietà, puritanesimo, saggezza finanziaria e modernizzazione. Inoltre, il conflitto tra i due fratelli è stato spesso descritto come originato dal desiderio di Faysal di frenare le spese di suo fratello e di risolvere la crisi finanziaria dell'Arabia Saudita.

La battaglia tra i due fratelli è stata combattuta anche sul ruolo da assegnare al Consiglio dei ministri. Sa'ud ha abolito l'ufficio di Primo ministro con regio decreto, unendo così alla carica di monarca quella di capo dell'esecutivo. Il sovrano si considerava sia re che Primo ministro, mentre Faysal chiedeva maggiori poteri essendo principe ereditario e vice primo ministro.[15]

Abdicazione forzata[modifica | modifica wikitesto]

I membri della famiglia di re Sa'ud erano preoccupati della dissolutezza del sovrano e della sua incapacità di contrastare la sfida socialista di Nasser. Inoltre, la corruzione e l'arretratezza stavano indebolendo il regime. La propaganda anti-saudita di Radio Cairo trovava quindi un pubblico ricettivo.[19]

I fratelli Saʿūd e Fayṣal continuarono il loro duro ma non appariscente confronto politico fino al 1962, allorché Fayṣal formò un governo in assenza del re, che si trovava all'estero per cure mediche. Fayṣal inserì nel governo i suoi fratellastri Fahd e Sulṭān, entrambi suoi stretti alleati. Il nuovo governo di Fayṣal escludeva del tutto i figli di re Saʿūd. Fayṣal s'impegnò ad adottare dieci punti programmatici, che includevano tra gli altri, una bozza di Legge Costituzionale, l'abolizione della schiavitù e l'istituzione di una Corte Giudiziaria.

Al suo rientro in patria, Saʿūd respinse quanto fatto da Fayṣal e minacciò di mobilitare la Guardia Reale contro suo fratello. Fayṣal ordinò a sua volta la mobilitazione della Guardia Nazionale contro il re. Con l'arbitrato degli ulema, e con la pressione effettuata dai membri anziani della famiglia reale, Saʿūd cedette e si rassegnò all'abdicazione impostagli il 28 marzo 1964.[15]

L'ex sovrano fu costretto all'esilio prima a Ginevra, in Svizzera, e poi in altre città europee. Nel 1966, Sa'ud è stato invitato da Nasser a vivere in Egitto; un altro rapporto afferma che l'ex monarca si recò in Egitto sotto la protezione di Nasser e che vi rimase dal 1965 al 1967.[16] Re Sa'ud è stato inoltre autorizzato a trasmettere propaganda su Radio Cairo.[16] Alcuni dei suoi figli, come Khalid, Badr, Sultan e Mansur, si unirono e lo sostennero nel suo tentativo di riconquistare il trono.[16] Tuttavia, dopo la guerra dei sei giorni, ha perso l'appoggio dell'Egitto e prese residenza in Grecia fino alla morte, avvenuta nel 1969.[16]

Vita personale[modifica | modifica wikitesto]

Re Sa'ud con il figlio Mashhoor.

Sa'ud ha avuto 115 figli [20] da numerose mogli. Solo alcuni di questi hanno avuto un ruolo pubblico.[21]

Suo figlio maggiore Fahad, è stato ministro della Difesa. La sua figlia più giovane è Basmah bint Sa'ud, che attualmente vive ad Acton, Londra.[20] Il suo terzo figlio, Muhammed è stato governatore della Provincia di al-Bāha ed morto l'8 luglio 2012.[22] Il principe Mishari, ha sostituito suo fratello maggiore come governatore con rango di ministro nel mese di agosto 2010.[23]

Un altro figlio, Mishaal, è stato governatore della Provincia di Najran dal 1996 al novembre 2008.[24] Suo figlio Abdul Rahman (1946-2004) è stato presidente dell'Al-Nassr Athletic, Social and Cultural Club per trentasei anni. Un figlio, Badr bin Sa'ud (1934-2004), è stato governatore di Riyad durante il regno del padre, mentre un altro figlio, Hussam, è imprenditore.

Una figlia, Hessah, è stata la prima donna saudita a diventare preside di una scuola.[25]

Nel 2001, sua figlia Buniah (nata nel 1960) è stata arrestata con l'accusa di aver aggredito la sua cameriera in Florida. È rimasta sotto custodia in carcere per una notte ed è stata rilasciata dietro una cauzione di 5000 dollari e con il ritiro del passaporto.[26]

Dopo la morte del fratello maggiore Turki, Sa'ud sposato sua moglie, Munīra bint ʿObayd Āl Rashīd; la unica figlia, al-ʿAnūd, è morto nel gennaio 2006 all'età di 83 anni e fu sepolta a La Mecca.[27]

Morte e funerale[modifica | modifica wikitesto]

Due giorni prima della sua morte, Sa'ud si era sentito male e aveva chiesto al suo medico personale Filnger, un austriaco, di visitarlo. Nella mattina del 23 febbraio 1969 [1][28] il suo ultimo giorno di vita, Sa'ud ha fatto una breve passeggiata sulla spiaggia con la figlia, Nozhah, nelle vicinanze dell'Hotel Kavouri nei pressi di Atene, in Grecia, dove era solito risiedere. Il suo medico è arrivato dopo che era morto in albergo a causa di un attacco di cuore nel sonno. Il suo corpo è stato portato a La Mecca, dove nella Grande Moschea si è tenuta la preghiera funebre. Il corpo è stato poi sepolto nel cimitero al-'Ud di Riyād.[29][30]

Albero genealogico[modifica | modifica wikitesto]

Faysal dell'Arabia Saudita Padre:
ʿAbd al-ʿAzīz dell'Arabia Saudita
Nonno paterno:
ʿAbd al-Raḥmān Āl Saʿūd
Bisnonno paterno:
Fayṣal Āl Saʿūd
Trisavolo paterno:
Turkī bin ʿAbd Allāh Āl Saʿūd
Trisavola paterna:
Hia bint Ḥamad Tamīmī
Bisnonna paterna:
Sāra bint Misharī Āl Saʿūd
Trisavolo paterno:
Misharī b. ʿAbd al-Raḥmān b. Saʿūd
Trisavola paterna:
?
Nonna paterna:
Sāra bint Aḥmad al-Sudayrī
Bisnonno paterno:
Aḥmad al-Kabīr al-Sudayrī
Trisavolo paterno:
Muḥammad b. Turkī al-Sudayrī
Trisavola paterna:
?
Bisnonna paterna:
?
Trisavolo paterno:
?
Trisavola paterna:
?
Madre:
Wadhah bint Muhammad bin 'Aqab
Nonno materno:
Muhammad bin 'Aqab
Bisnonno materno:
'Aqab
Trisavolo materno:
?
Trisavola materna:
?
Bisnonna materna:
?
Trisavolo materno:
?
Trisavola materna:
?
Nonna materna:
?
Bisnonno materno:
?
Trisavolo materno:
?
Trisavola materna:
?
Bisnonna materna:
?
Trisavolo materno:
?
Trisavola materna:
?

Onorificenze[31][modifica | modifica wikitesto]

Gran Cordone dell'Ordine Supremo del Rinascimento (Giordania) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Cordone dell'Ordine Supremo del Rinascimento (Giordania)
Gran Cordone dell'Ordine Nazionale del Cedro (Libano) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Cordone dell'Ordine Nazionale del Cedro (Libano)
Membro di I classe dell'Ordine del Sole supremo (Regno dell'Afghanistan) - nastrino per uniforme ordinaria Membro di I classe dell'Ordine del Sole supremo (Regno dell'Afghanistan)
Gran Cordone dell'Ordine di Sayyid Muhammad ibn Ali al-Senussi (Regno di Libia) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Cordone dell'Ordine di Sayyid Muhammad ibn Ali al-Senussi (Regno di Libia)
Membro di I classe dell'Ordine degli Omayyadi (Siria) - nastrino per uniforme ordinaria Membro di I classe dell'Ordine degli Omayyadi (Siria)
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Imperiale del Giogo e delle Frecce (Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Imperiale del Giogo e delle Frecce (Spagna)
— 1º aprile 1952[32]
Collare dell'Ordine al Merito Civile (Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria Collare dell'Ordine al Merito Civile (Spagna)
— 15 febbraio 1962[33]
Comandante della Legion of Merit (Stati Uniti) - nastrino per uniforme ordinaria Comandante della Legion of Merit (Stati Uniti)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Chronological events of the history of King Saud in King Saud. URL consultato il 2 giugno 2012.
  2. ^ a b Charles Ralls, King Saud arrives here for convelescence stay in Palm Beach Daily News, 25 gennaio 1962. URL consultato il 9 febbraio 2013.
  3. ^ Riyadh. The capital of monotheism in Business and Finance Group. URL consultato il 22 luglio 2013.
  4. ^ Nabil Mouline, Power and generational transition in Saudi Arabia in Critique Internationale, vol. 46, giugno 2012, pp. 1–22. URL consultato il 24 aprile 2012.
  5. ^ a b Ibn Saud marries for a second time, Information Source. URL consultato il 3 aprile 2013.
  6. ^ Mai Yamani, From fragility to stability: a survival strategy for the Saudi monarchy in Contemporary Arab Affairs, vol. 2, nº 1, marzo 2009, pp. 90–105, DOI:10.1080/17550910802576114. URL consultato il 5 aprile 2012.
  7. ^ Winberg Chai, Saudi Arabia: A Modern Reader, University Press, 22 settembre 2005, p. 193, ISBN 978-0-88093-859-4. URL consultato il 26 febbraio 2013.
  8. ^ Upbringing & Education 1902-1915 - The King Saud Foundation Website
  9. ^ a b kingsaud.net [collegamento interrotto]
  10. ^ George Kheirallah, Arabia Reborn, Albuquerque, University of New Mexico Press, 1952, p. 254. URL consultato il 14 marzo 2015.Template:Subscription required
  11. ^ Saudi Foreign Policy in Saudi Embassy Magazine, Fall 2001. URL consultato il 18 luglio 2013.
  12. ^ Chronography of King Abdulaziz period, King Abdulaziz Information Source. URL consultato il 9 agosto 2012.
  13. ^ Esther van Eijk, Sharia and national law in Saudi Arabia, Leiden University. URL consultato l'8 aprile 2012.
  14. ^ Talal Kapoor, The Kingdom: Succession in Saudi Arabia (part two), Datarabia, 1 novembre 2007. URL consultato l'11 maggio 2012.
  15. ^ a b c d Alrasheed M. (2002) A History of Saudi Arabia Cambridge University Press; pp. 108–9
  16. ^ a b c d e Joseph A. Kechichian, Succession in Saudi Arabia, New York, Palgrave, 2001. URL consultato il 6 aprile 2012.
  17. ^ a b c d Michel G. Nehme, Saudi Arabia 1950–80: Between Nationalism and Religion in Middle Eastern Studies,, vol. 30, nº 4, 1994, pp. 930–943, DOI:10.1080/00263209408701030. URL consultato l'11 aprile 2012.
  18. ^ Racher Bronson, Rethinking Religion: The Legacy of the US-Saudi Relations in The Washington Quarterly, vol. 28, nº 4, 2005, pp. 121–137, DOI:10.1162/0163660054798672. URL consultato l'8 aprile 2012.
  19. ^ Quandt W.(1981) Saudi Arabia in the 1980s, The Brooking Institutions, p. 90
  20. ^ a b Cahal Milmo, The Acton princess calling for reform in Saudi Arabia: Royal runs campaign for change in her homeland from a suburb in west London in The Independent, 3 gennaio 2012. URL consultato il 21 giugno 2012.
  21. ^ Simon Henderson, The Next Generation of Saudi Princes: Who Are They? in The Cutting Edge, 26 ottobre 2011. URL consultato il 26 maggio 2012.
  22. ^ Prince Mohammed Bin Saud Bin Abdul Aziz dies abroad in Saudi Gazette, 8 luglio 2012. URL consultato l'8 luglio 2012.
  23. ^ P. K. Abdul Ghafour, Mishari bin Saud is new Baha governor in Arab News, 28 agosto 2010. URL consultato il 6 aprile 2012.
  24. ^ Rob Morris, King Abdullah fires Najran governor: HRW in Arabian Business.com, 23 dicembre 2008. URL consultato il 19 aprile 2012.
  25. ^ Speaking of King Saud in Arab News, 2007. URL consultato il 23 aprile 2013.
  26. ^ Princess charged with assault in US in BBC. URL consultato il 28 aprile 2013.
  27. ^ وفاة الاميرة العنود بنت سعود بن عبدالعزيز in Elaph. URL consultato il 27 aprile 2013.
  28. ^ King Saud dies at 67 in The Montreal Gazette (Athens), AP, 24 febbraio 1969. URL consultato il 21 luglio 2013.
  29. ^ The kings of the Kingdom, Ministry of Commerce and Industry. URL consultato il 28 luglio 2012.
  30. ^ Abdul Nabi Shaheen, Sultan will have simple burial at Al Oud cemetery in Gulf News, 23 ottobre 2011. URL consultato il 29 luglio 2012.
  31. ^ Owain Raw Rees, The Awards of King Saud, Jeddah, King Saud website, maggio 1999. URL consultato il 18 luglio 2013.
  32. ^ Bollettino Ufficiale di Stato
  33. ^ Bollettino Ufficiale di Stato

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Re dell'Arabia Saudita Successore
ʿAbd al-ʿAziz 1953 - 1964 Fayṣal
Controllo di autorità VIAF: (EN48071366 · LCCN: (ENn80139623 · ISNI: (EN0000 0001 2101 1428 · GND: (DE101342736X
biografie Portale Biografie: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di biografie