SIR - Società Italiana Resine

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Società Italiana Resine
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StatoItalia Italia
Fondazione1931[1] a Milano
Fondata daGiacomo Alessandro Girardi[2]
Chiusura1981 (confluita in ENI)
Sede principaleMilano
Persone chiaveAngelo Rovelli
Settore
ProdottiResine fenoliche
Dipendenti13 000 (1975)
Slogan«tutto dal petrolio»

La SIR, acronimo di Società Italiana Resine, conosciuta in Sardegna come Sarda Industria Resine[3], è stata un'azienda italiana operante nel settore della chimica industriale.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Pubblicità della SIR negli anni settanta

Negli anni trenta, per prima in Italia, avviò la produzione di polveri da stampaggio fenoliche e poi di resine fenoliche, estendendo successivamente la produzione alle resine per vernici.

Nel 1948 ne divenne proprietario Angelo Rovelli.

Nel dopoguerra la società era considerata una delle più importanti industrie chimiche d'Europa; nel 1967 rilevò le quote di maggioranza della Rumianca S.p.A., costituendo così, da azionista principale, il gruppo SIR-Rumianca che, dopo Montedison, era il più importante gruppo chimico italiano.

La società fruiva di ampi finanziamenti da parte delle banche pubbliche sulla base del fatto che gli investimenti della SIR (in particolare l'apertura di stabilimenti nel Mezzogiorno e in Sardegna) ottenevano un parere del governo italiano di conformità alla propria politica industriale: questo parere veniva considerato come una vera e propria garanzia. Tale politica portò ad aprire troppi stabilimenti e perciò causò insieme un eccesso di capacità produttiva e un forte indebitamento[4].

La crisi petrolifera del 1973 determinò l'aumento del costo della materia prima e, d'altra parte, dell'inflazione, con conseguente incremento dei tassi e perciò dei costi[4]. Ne derivò per la SIR uno stato di crisi e di pesante indebitamento che si trascinò per alcuni anni, fino a che nel 1981 fu costituito il Consorzio Bancario CBS, formato dalle banche creditrici, per risanare la società. Il tentativo fallì, ed il gruppo, dopo essere stato messo in liquidazione, venne ceduto ad ENI.[5]

Liquidazione[modifica | modifica wikitesto]

«Non mi hanno lasciato neanche l’officina dove ho cominciato»

(Angelo Rovelli in risposta ai giornalisti dopo la liquidazione[6])

All'epoca era un gruppo formato da 163 società, di cui 47 estere, con 3.681 miliardi di lire in perdita (circa 1.9 miliardi di euro) e debiti insoluti per 2.683 miliardi di lire[7], per un totale di 16.000 dipendenti, tra diretti e indiretti[8].

La liquidazione, esempio di lavoro trasparente ed efficace, fu gestita dal Comitato per l'intervento nella SIR e in settori di alta tecnologia, presso il Ministero delle partecipazioni statali, con un fondo iniziale di 419 miliardi di lire.

In seguito alla cessione delle società del gruppo a Eni e Montedison, il Comitato si ritrovò 600 miliardi di lire in cassa, assorbiti dalla Tesoreria di Stato.

MicroElettronica Italiana[modifica | modifica wikitesto]

Tuttavia, nel 1993 al Comitato SIR venne affidata la liquidazione di REL, con il Governo Amato I che decise anche di utilizzare 400 miliardi dei succitati 600, per la ricapitalizzazione di SGS-Thomson Microelectronics (STM), allora oberata da bilanci negativi: insieme a IRI, il Comitato costituì MicroElettronica Italiana S.r.l.(MEI), azionista di STM al 50%.

Questo investimento fu molto proficuo, in quanto nel 1998 MEI ridusse la propria presenza in STM con un incasso di 660 miliardi di lire, a cui aggiungere i cospicui dividendi distribuiti negli anni precedenti[9][10]. Nel 1999 MEI passa a titolo gratuito al Ministero del Tesoro.

Nel 2010, con Legge 122/10, il Comitato per l'intervento nella Sir e in settori ad alta tecnologia viene soppresso: la sua disponibilità liquida, pari a 240 milioni circa, è destinata al Bilancio dello Stato (200 milioni) e a Ligestra Tre S.r.l., società di Fintecna che eredita anche tutte le altre passività ed attività del Comitato[11].

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • Corte dei Conti (PDF), su corteconti.it. URL consultato il 4 marzo 2014 (archiviato dall'url originale il 23 settembre 2015).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ ROVELLI, Angelo Nino Vittorio in "Dizionario Biografico", su www.treccani.it. URL consultato il 3 ottobre 2020.
  2. ^ ROVELLI, Angelo Nino Vittorio in "Dizionario Biografico", su www.treccani.it. URL consultato il 3 ottobre 2020.
  3. ^ Ascesa e caduta dell'ingegner Rovelli che insegnò ai sardi la parola «boom» - La Nuova Sardegna, su Archivio - La Nuova Sardegna. URL consultato il 20 ottobre 2020.
  4. ^ a b Napoleone Colajanni, Storia della banca italiana, Roma, Newton Compton, 1995
  5. ^ La legge sul conferimento delle attività SIR-Rumianca all'ENI
  6. ^ Mucci, 1979
  7. ^ ilsole24ore.com
  8. ^ La democrazia dei corrotti, di Walter Mapelli, Gianni Santucci Rizzoli 2012
  9. ^ corriere.it
  10. ^ regione.sardegna.it
  11. ^ Legge 122/10

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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