Ferrari

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Ferrari
Logo
StatoItalia Italia
Forma societariaSocietà per azioni
Fondazione1947 a Maranello
Fondata daEnzo Ferrari
Sede principale
GruppoFerrari N.V.
FilialiScuderia Ferrari
Persone chiave
SettoreAutomobilistico
ProdottiAutovetture
Fatturato3,417 miliardi di €[1] (2017)
Utile netto537 milioni di €[1] (2017)
Dipendenti3200[2] (2017)
Sito web

Ferrari S.p.A. è una casa automobilistica italiana fondata da Enzo Ferrari nel 1947 a Maranello in provincia di Modena.

Produttrice di automobili sportive d'alta fascia e da corsa e impegnata nell'automobilismo sportivo, è la più titolata nel campionato del mondo di Formula Uno, dove ha conquistato quindici titoli piloti e sedici costruttori, nonché una delle più vincenti nelle competizioni per vetture Sport, Prototipo, Sport Prototipo e Gran Turismo come il campionato del mondo Sportprototipi, con dodici titoli costruttori ottenuti e il campionato del mondo Endurance FIA, dove detiene quattro titoli costruttori GT e due titoli piloti GT. Si è affermata più volte in classiche gare endurance quali la 24 Ore di Le Mans, la 12 Ore di Sebring e la 24 Ore di Daytona e in gare su tracciato stradale come la Targa Florio, la Mille Miglia e la Carrera Panamericana.

Le sue origini sportive risalgono già al 1929, quando Enzo Ferrari diede origine a Modena alla Scuderia Ferrari, che è tuttora la divisione principale del reparto corse della Ferrari, essendo da sempre impegnata in Formula 1 e avendo corso nel campionato del mondo Sport Prototipi fino al 1973. Il dipartimento Ferrari Corse Clienti invece si occupa del supporto tramite la sezione competizioni GT ai team clienti che corrono nei campionati GT presenti a livello internazionale, il campionato del mondo Endurance FIA innanzitutto e della gestione di Ferrari Challenge, XX Programmes e F1 Clienti.

Il simbolo ufficiale è un cavallino rampante, che deriva da quello in uso durante la prima guerra mondiale dall'aviatore italiano Francesco Baracca. Ceduto personalmente dalla madre di Baracca come portafortuna a Enzo Ferrari nel 1923, sarebbe divenuto l'emblema del marchio Ferrari e del reparto corse.

Nel 2013 e nel 2014 il marchio è stato riconosciuto come il più influente al mondo[3][4] e nel 2015 è stato posizionato al 295° nella classifica "The most valuable brands of 2015" del sito web della Brand Finance con un valore di 4,8 miliardi di dollari[5].

Dal 21 luglio 2018 l'azienda, come la controllante Ferrari N.V. è guidata da Louis Carey Camilleri, in qualità di amministratore delegato, mentre John Elkann ne è il presidente. Entrambi sono succeduti a Sergio Marchionne pochi giorni prima della sua morte, che guidava l'azienda dal 2014, quando aveva sostituito Luca Montezemolo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La Scuderia Ferrari[modifica | modifica wikitesto]

Enzo Ferrari in una delle rare interviste rilasciate, con alle spalle il cavallino rampante, simbolo della Ferrari.

Enzo Ferrari fondò la Scuderia Ferrari, che è tuttora la divisione principale del reparto corse della Ferrari, nel 1929 a Modena. Fino al 1932 la Scuderia Ferrari ricoprì il ruolo di filiale tecnico-agonistica dell'Alfa Romeo, mentre a partire dal 1933 ne divenne il reparto corse iniziando a occuparsi di progettazione e di gestione delle vetture da competizione. Tale impegno proseguì con successo fino alla fine del 1937, quando la scuderia fu sciolta e l'Alfa Romeo allestì un nuovo reparto corse con a capo Ferrari.

Fondazione della Auto Avio Costruzioni[modifica | modifica wikitesto]

Dopo avere lasciato questo incarico nel 1939, il 13 settembre dello stesso anno Ferrari fondò a Modena una casa automobilistica, l'Auto Avio Costruzioni, nello stesso luogo dove fino a due anni prima aveva sede la Scuderia Ferrari. Non fu usata la denominazione Ferrari a causa di clausole contrattuali che legavano Ferrari all'Alfa Romeo e che gli impedivano di utilizzare il proprio cognome sulle automobili da lui prodotte. Queste clausole furono valide fino a tutto il 1944.

La prima vettura dell'Auto Avio Costruzioni, la 815, fu costruita nel 1940 in soli due esemplari. Tuttavia con l'avvento della seconda guerra mondiale l'attività automobilistica venne sospesa e le commesse dell'azienda divennero principalmente la costruzione di componenti per velivoli militari. Nel 1943 la sede fu spostata a Maranello e, dopo che venne bombardata dagli Alleati nel 1944, fu ricostruita nel 1945.

Il marchio automobilistico Ferrari[modifica | modifica wikitesto]

Finita la seconda guerra mondiale, grazie alla scadenza della clausola dei quattro anni, Enzo Ferrari fondò, all'inizio del 1947 a Maranello, il marchio automobilistico Ferrari. La prima vettura a nome Ferrari fu la 125 S, che debuttò in gara l'11 maggio dello stesso anno. A Piacenza, guidata da Franco Cortese, primo pilota e collaudatore Ferrari,[6] ottenne la sua prima vittoria alla seconda corsa a cui partecipò. Nel 1960 l'Auto Costruzioni Ferrari cambiò denominazione in SEFAC (Società Esercizio Fabbriche Automobili e Corse), divenendo semplicemente Ferrari nel 1965.

Dalla collaborazione, alla partecipazione, al controllo FIAT[modifica | modifica wikitesto]

Ingresso della fabbrica della Ferrari a Maranello

Il Gruppo Fiat intervenne in favore della Ferrari già nel 1955, finanziando per un quinquennio lo sviluppo della Scuderia. Tale decisione, nata per arginare lo strapotere tecnico-economico della Mercedes che aveva conquistato i campionati di Formula 1 del 1954 e del 1955, oltre alla Mille Miglia del 1955, contribuì a far vincere alla Ferrari i campionati del 1956 e del 1958, oltre alle Mille Miglia del 1956 e del 1957. Nei primi anni cinquanta era stata anche tentata la strada di far rinascere l'accordo con l'Alfa Romeo ma dopo alcuni scambi di proposte l'ipotesi fu abbandonata dalla Casa milanese che ormai vedeva la Ferrari come antagonista sportiva più che come possibile partner.[7]

Nonostante i grandi successi sportivi la Ferrari cadde in una grave crisi in seguito all'abolizione delle corse su strada, decretato in buona parte del mondo dopo il disastro di Le Mans del 1955 e anche in Italia dopo la tragedia di Guidizzolo del 1957. L'eliminazione di tali gare aveva di fatto ridotto la clientela della Ferrari, principalmente composta da facoltosi gentleman-driver - come Aymo Maggi o Giannino Marzotto - che si contendevano la ridottissima produzione di vetture da competizione con lo stemma del cavallino.

Ferrari 488 GTB del 2015, esempio di vettura stradale della Ferrari

In tale quadro economico Henry Ford II decise di acquistare la Ferrari in modo da fruire del suo prestigio con un prevedibile ritorno d'immagine per l'azienda da lui posseduta. Condotta da Lee Iacocca, nel maggio 1963 la trattativa sembrava avviata a una rapida conclusione, quando si arenò sulla conditio sine qua non posta da Ferrari in merito all'intoccabilità della sua autonomia circa le decisioni da prendere nell'ambito del reparto corse. Al rifiuto di Iacocca seguì l'immediata e definitiva rottura del negoziato. Il naufragio delle trattative per la vendita dell'azienda alla Ford innescò un'aspra contesa tra la Ferrari e il colosso industriale statunitense che mise in seria difficoltà la Ferrari, fino a sfociare nella clamorosa protesta di Enzo Ferrari che, non sentendosi appoggiato dalle autorità sportive nazionali, nel 1964 decise di restituire la licenza sportiva italiana.

La FIAT intervenne nel 1965 annunciando la collaborazione tra le due aziende allo scopo di attuare un comune programma per la costruzione di propulsori sportivi che decretò la nascita del nuovo marchio Dino. In questo modo la Ferrari ruppe l'isolamento in cui era stata confinata e trovò il necessario appoggio per la produzione in piccola serie delle sue vetture da strada.

Nel 1969 la Ferrari entrò a far parte del Gruppo Fiat, ma mantenne comunque la propria autonomia:[8]

«In seguito all'incontro del presidente della Fiat dott. Giovanni Agnelli con l'ing. Enzo Ferrari è stato deciso, nel preminente intento di assicurare alla Ferrari Automobili continuità e sviluppo, che il rapporto di collaborazione tecnica in atto con la Fiat si trasformerà entro l'anno in partecipazione paritetica»

(Comunicato stampa congiunto Fiat-Ferrari del 21 giugno 1969[9])

Dagli anni ottanta al XXI secolo[modifica | modifica wikitesto]

Ferrari 458 Italia GT3 del 2014 alla 24 ore di Barcellona, esempio di vettura da competizione di derivazione di serie

Alla scomparsa di Enzo Ferrari nel 1988, il pacchetto azionario divenne per il 90% del Gruppo Fiat, mentre la parte restante andò al figlio Piero Lardi Ferrari. Quest'ultimo è rimasto all'interno dell'azienda come vice presidente. Contestualmente, a partire da questo periodo, i marchi Ferrari e Scuderia Ferrari iniziarono a essere usati per una vasto merchandising.

Nel novembre 1991 Luca Cordero di Montezemolo, in precedenza direttore sportivo della Scuderia Ferrari dal 1974 al 1977, fu nominato presidente dell'azienda. Inoltre ricoprì il ruolo di amministratore delegato fino al 2006, quando fu sostituito da Amedeo Felisa.

Nel 2006 il 5% delle azioni fu acquisito da una società finanziaria degli Emirati Arabi Uniti, la Mubadala, che nella capitale di Abu Dhabi promosse anche la costruzione del Ferrari World, il più grande parco a tema al mondo. Il Gruppo Fiat tornò in possesso di questo 5% nel corso del 2010.[10]

Gli anni 2010[modifica | modifica wikitesto]

Nel maggio 2013 la Ferrari è stata incorporata nella società di diritto olandese New Business Netherlands N.V., rinominata Ferrari N.V., nell'ottobre 2015 quando fu quotata alla Borsa di New York. Nel gennaio 2016 la Ferrari N.V. è stata scorporata da Fiat Chrysler Automobiles, il gruppo automobilistico nato dalla fusione tra Fiat S.p.A. e Chrysler Group, per quotarsi alla Borsa Italiana e passare così a fare parte del gruppo Exor N.V.

Attività agonistica[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Scuderia Ferrari.
Marchio e cavallino rampante sulla carrozzeria di una Ferrari

La Scuderia Ferrari iniziò la propria attività nel 1929 a Modena come filiale tecnico-agonistica dell'Alfa Romeo. A partire dal 1933 divenne invece il reparto corse dell'Alfa Romeo, una collaborazione che durò fino a tutto il 1937. Durante questi anni la scuderia si occupò di progettazione e di gestione delle vetture da competizione dell'Alfa Romeo, fronteggiando la concorrenza di marchi come Auto Union, Bugatti e Mercedes-Benz e ottenendo numerosi successi sia nel contesto dei gran premi sia in quello delle gare Sportprototipo.

Alla fine del 1937 la Scuderia Ferrari fu sciolta, in quanto nel 1938 l'Alfa Romeo diede vita a un nuovo reparto corse chiamato Alfa Corse con a capo Enzo Ferrari: egli portò avanti tale incarico fino al 1939, quando decise di dare le dimissioni. La separazione definitiva con l'Alfa Romeo portò alla citata parentesi dell'Auto Avio Costruzioni.

La Scuderia Ferrari riprese a operare al termine della seconda guerra mondiale a Maranello, quando nel 1947 Enzo Ferrari fondò la sua omonima casa automobilistica. La prima vettura costruita fu la 125 S, che fu portata per la prima volta in gara da Franco Cortese. La prima monoposto invece fu la 125 C: debuttò al gran premio d'Italia il 5 settembre 1948 a Torino e fu guidata da Raymond Sommer, che concluse al terzo posto alle spalle di Jean-Pierre Wimille (Alfa Romeo) e Gigi Villoresi (Maserati).

Una Ferrari 125 S con a bordo Nuvolari sul circuito di Montenero a Livorno il 24 agosto 1947, la prima vettura realizzata in assoluto dalla Ferrari, che fu utilizzata sia in ambito stradale sia nelle competizioni

La Scuderia Ferrari si concentrò, a seconda guerra mondiale terminata, sul neo costituito campionato mondiale di Formula 1. La Ferrari diventò poi la squadra automobilistica più vincente della storia di questa categoria, visto che ha conquistato sedici campionati mondiali costruttori di Formula 1, a cui si aggiunsero quindici campionati mondiali piloti[11].

Il debutto della Scuderia Ferrari nel Campionato mondiale di Formula 1 risale al 1950 al Gran Premio di Monaco, la seconda prova stagionale, dove giunse seconda grazie ad Alberto Ascari[11]. Nella stessa stagione arrivò seconda anche nel Gran Premio d'Italia, sempre grazie ad Alberto Ascari[11]. La prima pole position e la prima vittoria arrivarono invece l'anno seguente al Gran Premio di Gran Bretagna grazie a José Froilán González[11].

Il primo campionato del mondo piloti conquistato dalla Ferrari (quello costruttori, all'epoca, non esisteva ancora) fu nella stagione 1952, quando Alberto Ascari si laureò campione del mondo su una Ferrari 500 F2[11]. Alberto Ascari replicò la vittoria nel campionato anche nel 1953. Nelle stagioni 1954 e 1955 la Scuderia Ferrari non si ripeté a causa dell'agguerrita concorrenza delle Mercedes che conquistò, in entrambi gli anni, il titolo iridato piloti[11]. La Ferrari tornò a conquistare il mondiale piloti nel 1956 grazie alla vittoria di Juan Manuel Fangio su una Lancia D50, vettura venduta al Cavallino dall'omonima casa automobilistica italiana per via del ritiro dalle corse di quest'ultima, che fu causato dalla morte del suo pilota di punta, Alberto Ascari, nel frattempo passato alla Lancia[11]. Il successo nel campionato piloti fu ripetuto nel 1958 grazie a Mike Hawthorn; nella stessa stagione fu istituito il campionato costruttori, che fu però vinto dalla Vanwall.

Ferrari 500 F1, prima Ferrari della storia a vincere il campionato di Formula Uno nel 1952

Dopo qualche stagione di digiuno, il successo tornò nel 1961 con la conquista del mondiale piloti, grazie a Phil Hill, e del mondiale costruttori[11]. Nella stessa stagione morì in un incidente avvenuto al Gran Premio d'Italia Wolfgang von Trips: all'autodromo di Monza persero la vita, oltre al pilota, anche 15 spettatori[12]. Questa sciagura è, a tutt'oggi, il più grave incidente nella storia del Campionato mondiale di Formula 1, ed è stato il primo ad essere trasmesso in televisione. Dopo qualche stagione interlocutoria, dove la Ferrari non riuscì a vincere il titolo iridato, avvenne la conquista, nel 1964, del titolo piloti grazie a John Surtees e di quello costruttori; Surtees è ancora oggi l'unico pilota della storia del motorismo ad aver vinto il titolo iridato sia nel Motomondiale sia in Formula 1[11].

Dopo 11 anni di vittorie nei gran premi, che non portarono però alla conquista di nessun titolo mondiale, arrivò il successo, nel 1975, grazie a Niki Lauda, sia nel campionato piloti che in quello costruttori[11]. Il 1976 fu caratterizzato da un evento tragico: lo spaventoso incidente a Niki Lauda sul circuito del Nürburgring[11]. Nello stesso anno la Ferrari vinse il mondiale costruttori ma non quello piloti[11]. La doppietta venne conquistata nel 1977, con la vittoria in entrambi i campionati, con quello piloti che fu ad appannaggio Niki Lauda[11]. Nel 1979 fu invece la volta di Jody Scheckter, che vinse il mondiale piloti, a cui si aggiunse, per la Ferrari, quello costruttori[11].

Raduno internazionale Ferrari (Roma, 1997)

Nel 1982 un altro evento luttuoso: la morte di Gilles Villeneuve sul circuito di Zolder[11]. Sempre nello stesso anno avvenne anche lo spaventoso incidente a Didier Pironi, che costò al pilota la fine della carriera[11]. Nel 1982 la Ferrari riuscì comunque a conquistare il mondiale costruttori anche grazie a Patrick Tambay e Mario Andretti, che sostituirono Villeneuve e Pironi[11]. Nel 1983 il titolo costruttori fu di nuovo ad appannaggio della Ferrari[11].

Dopo un digiuno durato quasi vent'anni, la Ferrari tornò a vincere il mondiale costruttori nel 1999 grazie a Michael Schumacher e a Eddie Irvine[11]. Dal 2000, e fino al 2004, il mondiale piloti fu ad appannaggio di Michael Schumacher[11]. Questi titoli iridati furono tutti affiancati anche dalla conquista del mondiale costruttori[11]. Quest'ultimo fu vinto dalla Ferrari anche nel 2007 e nel 2008, mentre nel 2007 Kimi Räikkönen si impose nel campionato piloti[11].

Dal 1953 al 1973 la Scuderia Ferrari prese parte al campionato del mondo sportprototipi, la massima competizione riservata a vetture Sport, Prototipo, Sport Prototipo e Gran Turismo. In totale la Ferrari ha conquistato dodici titoli costruttori: nel 1953, 1954, 1956, 1957, 1958, 1960, 1961, 1962, 1963, 1964, 1967 e nel 1972. Solo la Porsche ha saputo eguagliare tale risultato, correndo però fino alla cancellazione della serie nel 1992. Durante i ventuno anni di permanenza della Ferrari nel campionato del mondo Sportprototipi la classifica costruttori è sempre stata l'unica a garantire l'attribuzione del titolo mondiale da parte della FIA e anche dopo l'istituzione di una graduatoria piloti nel 1981 quella costruttori ha continuato a rimanere la più importante. Successivamente, per volere di Enzo Ferrari, si ritirò, per concentrarsi esclusivamente sulla Formula 1.

Logo e marchio[modifica | modifica wikitesto]

Francesco Baracca con alle spalle il cavallino rampante rappresentato sulla fiancata di un suo aereo

Il marchio Ferrari è un «cavallino rampante» nero in campo giallo, con in basso le lettere «S F» per Scuderia Ferrari, con tre strisce - una verde, una bianca e una rossa - in alto. Questo è il logo che viene applicato su tutte le auto da competizione direttamente supportate dalla scuderia.

Nei primi due anni di attività le vetture della Scuderia Ferrari non ebbero un proprio logo e continuarono a mostrare, più o meno regolarmente, il Quadrifoglio Alfa Romeo, molto ben visto dai piloti per ragioni scaramantiche. Allo scadere dell'atto costitutivo originario che vide ritirarsi i finanziatori Alfredo Caniato e Mario Tadini, su consiglio di Piero Taruffi, Enzo Ferrari decise di estendere l'attività della scuderia anche alle gare motociclistiche. La Grande depressione, infatti, aveva di molto ridotto sia il numero delle case automobilistiche, sia gli investimenti sportivi di quelle sopravvissute, lasciando in libertà molti piloti di gran fama e valore.

Per maggiormente evidenziare l'appartenenza alla Scuderia Ferrari dei mezzi in gara, si decise di dotarli del celeberrimo cavallino rampante. Il cavallino rampante, era originariamente l'emblema personale del maggiore Francesco Baracca, pilota della prima guerra mondiale, che faceva dipingere sulle fiancate dei suoi velivoli ai tempi della 91ª Squadriglia aeroplani da caccia. Il colore originario del cavallino probabilmente era il rosso, tratto per inversione dallo stemma del 2º Reggimento "Piemonte Reale Cavalleria" di cui l'asso Baracca faceva parte e che il più famoso colore nero fu invece adottato in segno di lutto dai suoi compagni di squadriglia dopo la morte di Baracca.[13]

Il cavallino rampante sulla carena della Ducati 250 Parallelo Desmo di Mike Hailwood (1960)

L'acquisizione del logo fu così raccontata dallo stesso Enzo Ferrari:[14]

«Quando nel 1923 vinsi il primo circuito del Savio che si correva a Ravenna, conobbi il Conte Enrico Baracca e in seguito la Contessa Paolina, genitori dell'eroe. Fu la Contessa che un giorno mi disse: "Ferrari, perché non mette sulle sue macchine il Cavallino Rampante di mio figlio? Le porterà fortuna". Conservo ancora la fotografia dell'aviatore con la dedica dei genitori in cui mi affidano l'emblema del Cavallino. Il Cavallino era e rimarrà nero; io aggiunsi il fondo giallo canarino che è il colore della città di Modena

Le prime vetture a scendere in gara con lo stemma del Cavallino Rampante in campo giallo furono le due Alfa Romeo 8C 2300 Mille Miglia Zagato Spider passo corto schierate dalla Scuderia alla 24 Ore di Spa del 9 luglio 1932, che si classificarono al 1º e 2º posto con gli equipaggi Brivio/Siena e Taruffi/D'Ippolito.

Nel 1945 Ferrari fece ridisegnare un nuovo cavallino rampante da Eligio Gerosa, giovane incisore milanese. Nel progetto ampiamente modificato rispetto al disegno originario (soprattutto nella coda, che nel cavallino di Baracca puntava verso il basso) venne aggiunto lo sfondo giallo canarino, uno dei colori di Modena. Fu sempre Eligio Gerosa che nel 1947 disegnò il logo ufficiale della scuderia con un cavallino più snello e riproporzionato nelle dimensioni che con lo zoccolo sovrasta la barretta allungata della «F». Il cavallino rampante non è stato utilizzato unicamente dal marchio Ferrari: l'ingegnere Fabio Taglioni, concittadino di Baracca, lo applicò sulle motociclette Ducati tra la fine degli anni cinquanta e l'inizio degli anni sessanta.

Dopo la seconda guerra mondiale, nel 1950 la Auto Avio Costruzioni fu tra le prime squadre a gareggiare nel nuovo campionato mondiale di Formula 1. Siccome i clienti privati che gareggiavano con vetture Ferrari erano sempre più numerosi, nel 1952 venne deciso di utilizzare nuovamente, per le competizioni in cui l'azienda si impegnava direttamente con proprie autovetture, lo stemma e la denominazione Scuderia Ferrari già utilizzati negli anni 1930.

Nel 2013 e nel 2014 il marchio Ferrari è stato riconosciuto come il marchio più influente al mondo in assoluto secondo l'annuale classifica di Brand Finance con la seguente motivazione: «Il cavallino rampante su sfondo giallo è immediatamente riconoscibile in tutto il mondo anche dove non ci sono ancora le strade. Nel suo Paese natale e tra i suoi molti ammiratori in tutto il mondo la Ferrari ispira molto più della lealtà al marchio, più di un culto e una devozione quasi religiosa».[3] Il cavallino rampante è un marchio registrato della Ferrari.

Modelli[modifica | modifica wikitesto]

Il «Ferrari Store» (negozio ufficiale della Ferrari) a Milano
Una Ferrari Enzo nella tipica colorazione «rosso Ferrari»

Le autovetture Ferrari sono celebri anche per la loro esclusività, tant'è che l'azienda ha deciso di limitare la produzione per mantenere questa caratteristica[15]. Tra i progettisti e le carrozzerie che hanno collaborato con la Ferrari ci sono Pininfarina, Scaglietti, Bertone e Vignale. I motori impiegati nelle autovetture Ferrari sono prevalentemente dei V8 e V12.

Relativamente al colore, fin dagli anni venti le automobili da corsa italiane erano verniciate di rosso. Questo era il colore consueto per le vetture italiane che gareggiavano in campionati automobilistici in base a un provvedimento preso negli anni tra le due guerre mondiali dall'associazione che in seguito venne chiamata FIA. Nello schema della federazione, tra le altre, le auto francesi erano blu, le tedesche bianche e le inglesi verdi.

La tonalità del rosso è gradualmente passata dal rosso scuro (famoso come «rosso Alfa») a una tinta notevolmente più accesa, nota come «rosso corsa». Tale colorazione è rimasta immutata per le Ferrari di serie, mentre per quelle di Formula 1 dopo l'acquisizione da parte del Gruppo Fiat ci sono state variazioni di tonalità del rosso, volute dai vari sponsor. Va però sottolineato che la Ferrari, come per altro imposto dallo stesso Enzo, ha sempre mantenuto il colore rosso imposto nei primi anni, per mantenere la nazionalità del marchio.

Stradali[modifica | modifica wikitesto]

In produzione[modifica | modifica wikitesto]

8 cilindri:

12 cilindri:

Tutti i modelli stradali[modifica | modifica wikitesto]

Da competizione e utilizzo esclusivo in pista[modifica | modifica wikitesto]

In produzione[modifica | modifica wikitesto]

Formula 1[modifica | modifica wikitesto]
Gran Turismo[modifica | modifica wikitesto]
Ferrari Challenge[modifica | modifica wikitesto]

Fuori produzione[modifica | modifica wikitesto]

Formula 1, Formula 2 e altre monoposto[modifica | modifica wikitesto]
La Ferrari 166 F2, realizzata nel 1948 per competere in Formula 2
La Ferrari 158, campione del mondo di Formula 1 nel 1964
La Ferrari 312 T2, campione del mondo di Formula 1 nel 1976 e nel 1977
La Ferrari 126 C2, campione del mondo di Formula 1 nel 1982
La Ferrari F2001, campione del mondo di Formula 1 nel 2001
La Ferrari F2007, campione del mondo di Formula 1 nel 2007

(«P» indica che la vettura ha vinto il titolo mondiale piloti, «C» che ha vinto quello costruttori)

Sport, Prototipo, Sport Prototipo e Gran Turismo[modifica | modifica wikitesto]
Anno Modello
1947 125 S
1947 159 S
1947 166 SC
1948 166 S
1948 166 Inter Sport
1948 166 Inter Corsa
1948 166 MM
1950 195 S
1950 275 S
1950 340 America
1951 212 Export
1952 225 S
1952 250 S
1952 340 Mexico
1953 250 MM
1953 340 MM
1953 375 MM
1953 625 TF
1953 500 Mondial
1953 735 S
1954 750 Monza
1954 250 Monza
1954 375 Plus
1955 376 S
1955 735 LM
1955 857 S
1956 500 TR
1956 625 LM
1956 860 Monza
1956 410 S
1956 290 MM
1956 250 GT Berlinetta
1957 500 TRC
1957 290 S
1957 315 S
1957 335 S
1957 250 Testa Rossa
1958 Dino 196 S
1958 Dino 296 S
1958 312 S
1958 412 S
1958 412 MI
1959 250 GT Berlinetta passo corto
1959 250 GT California
1960 Dino 246 S
1961 246 SP
1962 196 SP
1962 286 SP
1962 248 SP
1962 268 SP
1962 250 GTO
Ferrari Challenge[modifica | modifica wikitesto]
Programma XX[modifica | modifica wikitesto]

Prototipi[modifica | modifica wikitesto]

Esemplare unico[modifica | modifica wikitesto]

Presidenti[modifica | modifica wikitesto]

Questa la cronotassi dei presidenti di Ferrari S.p.A.:

Dati finanziari[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Ferrari N.V..

Nell'anno fiscale 2011 Ferrari S.p.A. ha venduto 7.195 vetture per un fatturato di 2,251 miliardi di euro.[16] Nel 2012 Ferrari ha venduto 7.318 vetture, con un aumento del 4,5% rispetto al 2011. Mercato più attivo si riconferma essere il Nord America con oltre duemila vetture vendute e una crescita del 14,6% rispetto all'anno precedente[17] Il fatturato ha raggiunto i 2,430 miliardi di euro e l'utile netto di 244 milioni di euro.[18] Dal 2013 in seguito all'incorporazione i bilanci sono di competenza della capogruppo Ferrari N.V.

Vendite[modifica | modifica wikitesto]

Statua del cavallino rampante fuori dagli stabilimenti Ferrari di Maranello
Anno Vetture Variazione
1999[19] 3775
2000[20] 4070 + 7,81%
2001[21] 4289 + 5,38 %
2002[22] 4236 - 1,24 %
2003[23] 4238 + 0,05 %
2004[24] 4975 +17,39 %
2005[25] 5409 + 8,72 %
2006[26] 5671 + 4,84 %
2007[27] 6465 + 14,00 %
2008[28] 6587 + 1,89 %
2009[29] 6250 - 5,12 %
2010[30] 6573 + 5,17 %
2011[31] 7195 + 9,46 %
2012[31] 7318 + 1,71%
2013[32] 6922 -5,41%
2014[33] 7255 +4,81%
2015[34] 7664 +5,64%
2016[35] 8014 + 4,60%
2017[36] 8398 + 4,80%

Dal 2013 in seguito all'incorporazione le vendite sono di competenza della capogruppo Ferrari N.V.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Ferrari, 2017 da record: vendite e utili in netto rialzo, Il Sole 24 ORE, 1º febbraio 2018. URL consultato il 16 giugno 2018 (archiviato il 1º febbraio 2018).
  2. ^ In Ferrari cinquemila euro di bonus, su ilsole24ore.com. URL consultato il 1º giugno 2018.
  3. ^ a b Anche il marchio è il più forte al mondo, su corriere.it. URL consultato il 19 febbraio 2014.
  4. ^ Dario Barbero, Marchio Ferrari più famoso al mondo batte la concorrenza di Coca cola e Google, su ilfioreuomosolidale.org, Il Fiore Uomo solidale, 21 febbraio 2014. URL consultato il 5 maggio 2017.
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  13. ^ Così Antonio Duma in Quelli del Cavallino Rampante. Storia del 4º Stormo Caccia, Vol.I Dalle origini all'armistizio (Roma, Edizioni Rivista Aeronautica-Ufficio Storico Aeronautica Militare, 2007), pp. 22, 55-56. Il generale Duma, già comandante del 4° e suo massimo storico, conclude però affermando che «la stessa forza che ha trasmesso ai posteri il cavallino di Baracca non avrebbe consentito che il colore dello stesso venisse variato. E se è giunto a noi nero, tale doveva essere all'origine».
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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Leonardo Acerbi, Il nuovo Tutto Ferrari, nuova edizione aggiornata, Vimodrone, Giorgio Nada Editore, 2008 [2004], ISBN 978-88-7911-436-3.
  • Sergio Massaro, Ferrari. Un mito, Demetra, 2000, ISBN 88-440-1635-4.
  • Pino Casamassima, Enzo Ferrari. Biografia di un mito, Le Lettere, 2001, ISBN 88-7166-578-3.
  • Maria Antonietta Corvino Bisaccia, Maria Didonna, Enzo Ferrari, Guerra Edizioni, 2002, ISBN 88-7715-531-0.
  • Luca Dal Monte, Umberto Zapelloni, La Rossa e le altre, Baldini & Castoldi, 2000, ISBN 978-88-8089-864-1.
  • Oscar Orefici, Ferrari. Romanzo di una vita, Cairo Editore, 2007, ISBN 978-88-6052-088-3.
  • Leo Turrini, Enzo Ferrari. Un eroe italiano, Mondadori, 2002, ISBN 88-04-51145-1.

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