SAML/Aviatik B.I

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SAML/Aviatik B.I
Aviatik B.I.jpg
L'immagine riproduce un Aviatik B.I dall'aspetto sostanzialmente simile alla versione prodotta dalla SAML
Descrizione
Tipoaereo da ricognizione
aereo da addestramento
Equipaggio2
CostruttoreItalia SAML
Data primo volo1914
Data entrata in servizio1914
Data ritiro dal servizio1924[1]
Utilizzatore principaleItalia Servizio Aeronautico del Regio Esercito
Altri utilizzatoriTurchia Hava Kuvvetleri Müfettişliği
Sviluppato dalAviatik B.I
Altre variantiSAML S.1, SAML S.2
Dimensioni e pesi
Lunghezza7,97 m
Apertura alare13,97 m
Altezza3,30 m
Superficie alare34,20 [2]
Peso carico1 088 kg
Propulsione
Motoreun Fiat A.10
Potenza100 PS (73,5 kW)
Prestazioni
Velocità max100 km/h
Autonomia4 h

i dati sono estratti da The Encyclopedia of Military Aircraft[3], integrati dove indicato.

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Il SAML/Aviatik B.I era un monomotore biplano da ricognizione e da addestramento biposto prodotto dall'azienda italiana Società Anonima Meccanica Lombarda (SAML) su licenza Automobil und Aviatik AG negli anni dieci del XX secolo.

Storia del progetto[modifica | modifica wikitesto]

Secondo alcune fonti[4] il velivolo era realizzato dalla SAML, sulla base dell'Aviatik B.I, su licenza regolarmente rilasciata dalla casa madre alsaziana.

In epoca recente, tuttavia, un'altra fonte[5] riporta un retroscena più avventuroso, indicando l'acquisizione del progetto come il frutto di un'operazione dei servizi segreti italiani dell'epoca.

Dal progetto originale dell'Aviatik B.I, la SAML sviluppò successivamente, in modo autonomo, due nuovi modelli: battezzati rispettivamente SAML S.1 ed S.2, furono prodotti in serie (in oltre 650 esemplari complessivi) ed impiegati sia in Italia che all'estero. Fra i produttori che contribuirono a tali numeri, un ruolo di rilievo fu assunto dalle Officine Moncenisio di Condove[6].

Tecnica[modifica | modifica wikitesto]

Il B.I era un velivolo dall'aspetto e dalla costruzione, per l'epoca, convenzionale, monomotore biplano con carrello fisso realizzato in legno e tela.

La fusoliera, costruita con struttura in legno e rivestita con pannelli di compensato e tela verniciata, era caratterizzata dalla presenza di due abitacoli separati aperti posti in tandem, l'anteriore per l'osservatore ed il posteriore per il pilota. Questa soluzione, normalmente utilizzata nei primi modelli biposto dell'epoca, non consentiva di attrezzare il velivolo con armamento di difesa, caratteristica comune a tutti i ricognitori categorizzati come B Typ nella designazione Idflieg. Posteriormente terminava in un impennaggio classico monoderiva.

Il carrello d'atterraggio era semplice, fisso con grandi ruote collegate tramite un assale rigido, integrato posteriormente da un pattino d'appoggio posizionato sotto la fusoliera in prossimità della coda.

La propulsione era affidata ad un motore Fiat A.10 in linea raffreddato a liquido in grado di erogare una potenza pari a 100 CV (73,5 kW) ed abbinato ad un'elica bipala in legno a passo fisso.

Impiego operativo[modifica | modifica wikitesto]

In Italia il velivolo venne utilizzato dal Servizio Aeronautico del Regio Esercito nel corso della prima guerra mondiale mentre l'aviazione turca lo impiegò nel corso di azioni belliche durante la guerra d'indipendenza.[7]

Utilizzatori[modifica | modifica wikitesto]

Italia Italia
Turchia Turchia
operò con alcuni esemplari ai quali venne sostituito il motore Fiat con un Mercedes.[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b (TR) M. Haluk Sevel, Aviatik B 1, su TAYYARECİ-TÜRKİYENİN GERÇEK HAVACILIK SİTESİ, http://www.tayyareci.com/. URL consultato il 9 marzo 2010.
  2. ^ Aviatik B.I in Уголок неба.
  3. ^ (EN) Robert Jackson, The Encyclopedia of Military Aircraft, New York, Parragon, 2002, ISBN 1-4054-2465-6.
  4. ^ (EN) Bill Gunston, World Encyclopedia of Aircraft Manufacturers, Annapolis, Naval Institute Press, 1993, ISBN 0-7509-3981-8.
  5. ^ Giuliano Da Frè, Anno 1915: aereo tedesco fatto a Monza per l'aviazione italiana, su il Cittadino mb - il quotidiano online di Monza e Brianza, http://www.ilcittadinomb.it/, 2 novembre 2011. URL consultato il 4 febbraio 2012.
  6. ^ Sergio Chiambaretta, Ito De Rolandis, Vecchia e cara Torino. Immagini di un tempo, 1884-1945, Musumeci, 1979, p. 201. Parzialmente consultabile su Vecchia e cara Torino... Google books.
  7. ^ (EN) Ole Nikolajsen, Ottoman Military Aircraft, su maviboncuk.blogspot.com, 5 maggio 2006. URL consultato il 9 marzo 2010.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]