Rubus phoenicolasius

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Rubus phoenicolasius
Japanse wijnbes rijpe vruchten.jpg
Rubus phoenicolasius
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Ordine Rosales
Famiglia Rosacee
Genere Rubus
Specie R. phoenicolasius
Nomenclatura binomiale
Maxim.[1]

Rubus phoenicolasius, detto anche uva giapponese, è un arbusto appartenente alla famiglia Rosacee nativo del nord della Cina, Giappone e Corea.[2] La specie è stata introdotta in Europa e Nord America come pianta ornamentale e per il suo potenziale nella produzione di ibridi di lamponi. Successivamente si è diffusa anche all'esterno della coltivazione ed è divenuta pianta spontanea, talvolta naturalizzata, in alcune parti d'Europa e in Nord America orientale.[3][4][5]

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

La specie è una pianta perenne che produce rami biennali dal sistema di radici perenni. Nel suo primo anno, si dirama un nuovo stelo che cresce vigorosamente per tutta la sua altezza di 1–3 m, ramificato, e portante foglie pinnate, in numero di tre o cinque foglioline, e normalmente non produce alcun fiore. Nel suo secondo anno, lo stelo non cresce ulteriormente, ma produce diversi germogli laterali, che portano foglie più piccole sempre con tre foglioline, le foglie sono di colore bianco.

I fiori sono prodotti nella tarda primavera, con un breve e molto ispido racemo in punta ai germogli laterali. Ogni fiore ha un diametro di circa 6–10 mm , con cinque petali, dal rosso porpora al rosa, e un ispido calice. Il frutto è arancione o rosso, di circa 1 cm di diametro, commestibile, prodottio in estate o inizio autunno. In terminologia botanica non è un bacca ma un frutto aggregato composto da numerosi drupe che crescono attorno ad un nucleo centrale. La maturazione avviene da inizio estate.[2][3] Gli steli hanno peli ghiandolari rossi. Questi peli rossi danno alle specie il suo nome scientifico dal latino phoenicus che significa rosso.

Oltre che dalle sementi la propagazione di nuovi impianti avvengono per talea degli steli che toccano il suolo. Godono di terreno umido e crescono nei pressi e all'interno di aree boschive.

Quando il frutto si sviluppa, viene circondato da un calice protettivo coperto di peli che trasudano piccole gocce di liquido appiccicoso. Uno studio del 2009 di Sina Pohl presso l'Università di Vienna ha dimostrato che le piante non ricevono le sostanze nutritive dagli insetti catturati nella linfa: la mucillagine appiccicosa non contiene enzimi digestivi; tessuti circostanti non possono assorbire le sostanze nutritive, e non ci sono tessuti che immagazzinano proteine. Inoltre, a differenza delle piante carnivore, il Rubus phoenicolasius cresce in terreno ricco di sostanze nutritive, quindi non ha bisogno di insetti per il suo nutrimento.[6]

Coltivazione e usi[modifica | modifica wikitesto]

Crescono spontaneamente in gran parte del Nord America. Essi sono comuni lungo i bordi dei campi e delle strade, ma non sono ampiamente coltivati. Si tratta di una delle piante selvatiche commestibili più facilmente individuabili in Nord America. Altre piante possono essere scambiate per essa come il lampone rosso, il lampone nero e le more, che sono altrettanto commestibili. Chi inizia a raccogliere frutti selvatici spesso inizia con la raccolta di frutti di rovo. Le bacche mature sono dolci e aspre, con un sapore simile al lampone.

I frutti vengono utilizzati per la guarnitura di torte o dolci in genere.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^  Rubus phoenicolasius venne descritto per la prima volta in Bulletin de l'Academie Imperiale des Sciences de St-Petersbourg 17(2): 160–161. 1872 Name - Rubus phoenicolasius Maxim., su Tropicos, Saint Louis, Missouri Botanical Garden. URL consultato il 27 luglio 2011.
  2. ^ a b Flora of China: Rubus phoenicolasius
  3. ^ a b Flora of NW Europe: Rubus phoenicolasius Archiviato il 29 giugno 2009 in Internet Archive.
  4. ^ Plant Conservation Alliance: Wineberry
  5. ^ Swearingen, J., Reshetiloff, K., Slattery, B., & Zwicker, S., Wineberry, su Plant Invaders of Mid-Atlantic Natural Areas, National Park Service and U.S. Fish & Wildlife Service, 2002.
  6. ^ Patterson Clark, Wineberry's glandular hairs, in Washington Post, 29 giugno 2010.

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