Roveredo

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Roveredo
comune
Roveredo – Stemma
Roveredo – Veduta
Localizzazione
Stato Svizzera Svizzera
Cantone Wappen Graubünden matt.svg Grigioni
Regione Moesa
Amministrazione
Sindaco Alessandro Manzoni (lista civica)
Lingue ufficiali Italiano
Territorio
Coordinate 46°13′59.99″N 9°07′00.01″E / 46.233331°N 9.116669°E46.233331; 9.116669 (Roveredo)Coordinate: 46°13′59.99″N 9°07′00.01″E / 46.233331°N 9.116669°E46.233331; 9.116669 (Roveredo)
Altitudine 298 m s.l.m.
Superficie 38,79 km²
Abitanti 2 511 (2015)
Densità 64,73 ab./km²
Frazioni Carasole, Monte Laura
Comuni confinanti Arbedo-Castione (TI), Bellinzona (TI), Buseno, Castaneda, Dosso del Liro (IT-CO), Gravedona ed Uniti (IT-CO), Grono, Lumino (TI), San Vittore
Altre informazioni
Cod. postale 6535
Prefisso 091
Fuso orario UTC+1
Codice OFS 3834
Targa GR
Nome abitanti roveredani
Cartografia
Mappa di localizzazione: Svizzera
Roveredo
Roveredo
Roveredo – Mappa
Sito istituzionale

Roveredo (toponimo italiano; in lombardo Roré[1]; in tedesco Rofle, desueto[2]) è un comune svizzero di 2 511 abitanti del Canton Grigioni, nella regione Moesa della quale è capoluogo.

Per distinguerlo dall'ex comune ticinese di Roveredo, incorporato nel 2001 nel comune di Capriasca, viene anche denominato, soprattutto a livello postale e amministrativo, Roveredo Grigioni[senza fonte].

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Il fiume Moesa presso Roveredo

Situato in Val Mesolcina, dista 13 km da Bellinzona e 105 km da Coira. Il punto più elevato del comune è la Cima dello Stagn (2 382 m s.l.m.), che segna il confine con Grono e Dosso del Liro.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Roveredo ha iniziato a svolgere un ruolo sempre più rilevante all'interno della regione in particolare durante il periodo in cui il Moesano faceva parte dei possedimenti della famiglia milanese dei Trivulzio, che avevano acquistato la regione dalla famiglia De Sacco nel 1480[2]. Gian Giacomo Trivulzio sviluppò il borgo[2] intraprendendo importanti lavori pubblici e abbellendo il paese, costruendo fontane marmoree, giardini e la torre dell'orologio. Nel 1487, quando i Trivulzio ottennero la conferma della contea e il diritto di batter moneta,[senza fonte] fu a Roveredo che venne stabilita la zecca[2].

La distruzione del Castello di Mesocco nel 1526 da parte delle Tre Leghe confermò la posizione predominante di Roveredo nel Moesano rispetto al borgo di Mesocco[senza fonte] che durante la dominazione della famiglia De Sacco era stato la sede della contea.

I locarnesi seguaci della Riforma protestante furono costretti dai confederati a lasciare la città e il baliaggio di Locarno nel 1555[3], trovando accoglienza a Roveredo; il 1º maggio 1555 ripresero l'esodo verso Zurigo, valicando il passo del San Bernardino ancora in parte innevato[4].

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Le chiese principali sono la la chiesa di Sant'Antonio abate (XIV-XVII secolo)[2], l'imponente chiesa medioevale di San Giulio (ante 1219) e la chiesa della Madonna del Ponte chiuso o di Sant'Anna (XVI-XVII secolo; rappresenta il primo esempio dello schema basilicale a pilastri che verrà elaborato nel barocco tedesco-meridionale e dai maestri del Moesano[senza fonte])[2], rispettivamente nei quartieri di San Antonio, San Giulio e San Fedele[senza fonte]. La chiesa di San Rocco è situata nel quartiere di Carasole (ante 1481)[2].

Il comune di Roveredo è composto dagli antichi e diversi nuclei che sono sorti sulle rive opposte del fiume Moesa e si caratterizza per numerose case borghesi edificate tra XVI e XVII secolo. In particolare nella Piazza del Mercato si affacciano Casa Zucalli, la Casa delle Grida e Casa di Mazio[senza fonte].

È anche presente la diga ad arco della Roggiasca, che ha creato il lago artificiale di Roggiasca.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Roveredo dispone di una scuola elementare e di una scuola secondaria SEC/SAP[2].

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Nel comune si tengono la "fiera di maggio" e la "festa di Sant'Anna", che comprende anche la fiera di Sant'Anna. Un'altra manifestazione di richiamo è quella del carnevale locale, la Lingera: in sei giorni attira oltre ventimila visitatori provenienti dai Grigioni, dal Ticino e dall'estero[senza fonte].

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Gli abitanti di Roveredo si identificano al cospetto degli altri residenti nel comune come abitanti di un dato quartiere. Seppur i quartieri non godano di uno statuto ufficiale, i principali sono Campagna o San Giulio, San Fedele, Vera, Carasole e Piazzetta, quest ultimo definito il centro del paese, sia dal profilo geografico che economico[senza fonte]. Un tempo alcuni di essi rappresentavano le degagne: Campagna, San Fedele, Toveda e Oltracqua[2].

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

È servito dall'omonima uscita dell'A13/E43 e dalla stazione di Roveredo della ferrovia Bellinzona-Mesocco (linea Castione-Cama), non più in servizio dal 1972.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Roré-la-ricucitura-si-scuce-9413368.html
  2. ^ a b c d e f g h i Cesare Santi, Roveredo, in Dizionario storico della Svizzera, 16 dicembre 2012. URL consultato il 27 maggio 2017.
  3. ^ Caroline Schnyder, Riforma, in Dizionario storico della Svizzera, 17 settembre 2016. URL consultato il 27 maggio 2017.
  4. ^ Emilio Motta, Effemeridi ticinesi, Metà Luna, Giubiasco 1991, p. 41

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Arnoldo Marcelliano Zendralli, I Magistri Grigioni, architetti e costruttori, scultori, stuccatori e pittori dal XVI al XVIII secolo, Tipografia Menghini, Poschiavo 1958
  • Bernhard Anderes, Guida d'Arte della Svizzera Italiana, Edizioni Trelingue, Porza-Lugano 1980, pp. 391, 405-410
  • Emilio Motta, Effemeridi ticinesi, ristampa Edizioni Metà Luna, Giubiasco 1991
  • Max Pfister, Baumeister aus Graubünden. Wegbereiter des Barock, Verlag Bündner Monatsblatt, Coira 1993
  • Kühlental Michael (a cura di), Graubündner Baumeister und Stukkateure. Beiträge zur Erforschung ihrer Tätigkeit im mitteleuropäischen Raum, Locarno 1997
  • AA. VV., Storia dei Grigioni, 3 volumi, Collana «Storia dei Grigioni», Edizioni Casagrande, Bellinzona 2000
  • AA. VV., Guida d'arte della Svizzera italiana, Edizioni Casagrande, Bellinzona 2007, pp. 492, 507-511, 514

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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