Romualdo Trigona di Sant'Elia

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Romualdo Trigona di Sant'Elia

Sindaco di Palermo
Durata mandato aprile 1909 –
dicembre 1910
Predecessore Gennaro Bladier (commissario)
Successore Francesco Moncada Grispo (commissario)

Dati generali
Professione possidente

Romualdo Trigona di Napoli, conte dei principi di Sant'Elia (Palermo, 9 gennaio 1870Palermo, 5 gennaio 1929[1]), è stato un nobile e politico italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque a Palermo il 9 gennaio 1870 da Giovanni e da Clementina di Napoli dei principi di Bonfornello, di cui era l'unico figlio.[2] Fregiatosi del titolo di conte dal 1902[2], discendeva dall'antichissima dinastia nobiliare dei Trigona del ramo dei principi di Sant'Elia. Suo nonno paterno, Romualdo Trigona Gravina, VIII principe di Sant'Elia (1809-1877), e lo zio Domenico Trigona Naselli, IX principe di Sant'Elia (1828-1906), furono entrambi parlamentari del Regno d'Italia.[2]

Nel 1895 sposò Giulia Mastrogiovanni Tasca Filangieri, figlia di Lucio, principe di Cutò, ed ebbero due figlie, Clementina e Giovanna.[3] Dopo il matrimonio, i due coniugi furono nominati gentiluomo e dama d'onore della principessa Elena del Montenegro, consorte di Vittorio Emanuele III di Savoia, carica che gli fu confermata anche alla salita al trono di questi nel 1900.[4]

Amico personale di Ignazio Florio, questi contribuì alla sua elezione a sindaco di Palermo nell'aprile 1909.[5] Mantenne la carica di primo cittadino del capoluogo siciliano fino al dicembre 1910.

Il delitto Paternò-Trigona[modifica | modifica wikitesto]

Il 2 marzo 1911, la moglie, che dall'agosto 1909 aveva intrecciato una relazione adulterina con il barone Vincenzo Paternò del Cugno, tenente di cavalleria, fu uccisa da costui a coltellate in una camera d'albergo a Roma.[6] All'origine del delitto, la decisione della Contessa Trigona di voler troncare la relazione, contro il volere del Paternò.[6] Dopo aver commesso l'omicidio, il Paternò tentò il suicidio sparandosi alla tempia sinistra, ma rimase solo ferito.[6]

Il fatto destò grande scalpore in quel tempo.[7] Paternò, rinviato a giudizio, nel 1912 fu condannato all'ergastolo per il reato di omicidio premeditato.[6][7] Uscì dal carcere nel 1942, graziato dal Re dietro richiesta di Mussolini.[7]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere dell'Ordine di Malta - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine di Malta
— [2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ B. Li Vigni, La dinastia dei Florio, Sovera Edizioni, 2013, p. 297.
  2. ^ a b c d V. Spreti, Enciclopedia storico-nobiliare italiana, vol. 6, Bologna, Forni, 1981, pp. 712-713.
  3. ^ C. Tani, Amori crudeli: quando si uccide chi si ama, Bologna, Mondadori, 2003, p. 7.
  4. ^ Tani, p. 8.
  5. ^ Li Vigni, p. 257.
  6. ^ a b c d OMICIDI: caso Trigona-Paternò, su museocriminologico.it. URL consultato il 18-10-2018.
  7. ^ a b c G. Montemagno, Giulia Trigona, su enciclopediadelledonne.it. URL consultato il 18-10-2018.