Rocco Ronchi

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Rocco Ronchi

Rocco Ronchi (Forlì, 1957) è un filosofo e accademico italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Rocco Ronchi si è laureato a Bologna e ha conseguito il dottorato presso l’Università Statale di Milano sotto la guida di Carlo Sini di cui è stato allievo. È attualmente professore ordinario di filosofia teoretica presso l’Università degli Studi dell’Aquila e docente di filosofia presso l’IRPA (Istituto di ricerca di psicanalisi applicata). Tiene corsi in varie università, italiane e straniere, e collabora con diversi centri di ricerca. È direttore di due collane: “Filosofia al presente” per Textus Edizioni di L’Aquila e “Canone Minore” per Mimesis Edizioni di Milano e dal 2014 dirige la scuola di filosofia Praxis a Forlì.

È membro del Consiglio di amministrazione della Société des amis de Bergson e collabora con i servizi culturali di Rai Radio Tre e con il sito Doppiozero.

Pensiero[modifica | modifica wikitesto]

Gli studi sulla comunicazione[modifica | modifica wikitesto]

I suoi primi lavori sono dedicati alla filosofia francese contemporanea (Bataille, Levinas, Blanchot. Un sapere passionale, 1985) e alla questione della comunicazione intesa filosoficamente come partecipazione alla verità e fondamento ontologico della stessa pratica filosofica (Teoria critica della comunicazione. Dal modello veicolare al modello conversativo, 2003; Filosofia della comunicazione. Il mondo come resto e come teogonia, 2008). Più in particolare, Ronchi ha proposto una revisione del modello veicolare o standard della comunicazione e una critica al paradigma linguistico del vivente. Al problema della raffigurazione e al suo rapporto col dicibile nel pensiero occidentale antico, moderno e contemporaneo è invece dedicato Il pensiero bastardo. Figurazione dell’invisibile e comunicazione indiretta, 2001.

Gli studi su Bergson[modifica | modifica wikitesto]

Grazie ai suoi studi su Bergson Ronchi si è segnalato come una voce significativa della cosiddetta “Bergson renaissance”. Nei suoi lavori (Bergson filosofo dell’interpretazione, 1990 - e Bergson. Una sintesi, 2011), Ronchi guarda a Bergson come a un filosofo in grado di dare risposta a questioni tuttora aperte del dibattito filosofico. Bergson non è, come si crede, un filosofo irrazionalista, spiritualista, ostile alla scienza e ai suoi metodi. Per lui la filosofia è un metodo rigorosamente empirista, che consente la massima precisione possibile nella descrizione dei fenomeni. Bergson è anzi il filosofo che ha cercato di emancipare la scienza da quanto di “metafisico” era ancora inconsapevolmente presente nelle sue pratiche. Con le sue celebri nozioni di “durata” e di “memoria”, ha costruito un nuovo modello di intelligibilità del divenire, alternativo a quello aristotelico, in grado finalmente di spiegare, senza riduzionismi, il “vivente” quale era stato descritto dalla biologia evoluzionista.

Il pensiero bergsoniano è presentato da Ronchi come uno snodo essenziale della filosofia del Novecento. La sua dirompente attualità è mostrata attraverso un confronto sistematico con la fenomenologia, l’esistenzialismo, l’ermeneutica, il pensiero della differenza e l'epistemologia della complessità. Al tempo stesso però, l’opera di Bergson è ricollocata dall’autore all’interno della tradizione filosofica occidentale, come un capitolo, tra i più alti, dell’indagine filosofica sulla natura: un capitolo che continua l’opera di quei filosofi e di quei teologi che, dai neoplatonici a Cusano fino a Giovanni Gentile, hanno provato a pensare la natura come vita vivente e come divinità immanente.

Il canone minore[modifica | modifica wikitesto]

Impegnato in una definizione e riabilitazione del filosofico contro il pericolo della sua dismissione (Come fare. Per una resistenza filosofica, 2012), proprio grazie al confronto con Bergson e ai filosofi “amici” di quest’ultimo (William James, Alfred North Whitehead e Gilles Deleuze), Ronchi è venuto definendo la sua posizione filosofica inscrivendola in una costellazione filosofica ben precisa, ancorché minoritaria (Canone minore. Verso una filosofia della natura, 2017). Empirismo radicale, realismo speculativo e pragmatica trascendentale sono le definizioni che, più di altre, esprimono il senso e la direzione della sua ricerca, improntata com'è a criticare quella che chiama “la linea maggiore della filosofia” e che definisce dualistica, soggettivistica e antropocentrica. In una parola: moderna.

Da Immanuel Kant sino a Jaques Derrida, per Ronchi la filosofia moderna è stata infatti caratterizzata dal primato accordato alla finitudine, alla contingenza, all'intenzionalità, alla negazione e al linguaggio. La filosofia maggiore è, in fondo, un’antropologia cui Ronchi oppone una filosofia del processo radicalmente monista e immanentista che contesta la tesi dell' "eccezione umana" e che non pone come apriori il principio della correlazione soggetto-mondo (anche nella versione offertane dall'ermeneutica e dalla fenomenologia). Alla svolta trascendentale kantiana è opposta quella cosmologica whiteheadiana e, al dispositivo aristotelico potenza/atto, dispositivo insufficiente a cogliere la natura naturans, la nozione di gentiliana di “actus purus”. La linea minore è, infatti, anche e soprattutto una linea megarica che, alla potenza logico-linguistica e umana troppo umana dei contrari, sostituisce una potenza che non può non esercitarsi (sia essa quella dell’Uno di Plotino, della sostanza di Spinoza o della durata di Bergson). La filosofia “minore” è una filosofia del processo (categoria che Ronchi oppone all’aristotelica Kinesis) che, pur confutando il nulla e il possibile come pseudoproblemi, non sacrifica il carattere creativo e dinamico del reale. Il problema filosofico del rapporto Uno-molti - da sempre al centro della riflessione di Ronchi - è cioè risolto nei termini di una cogenerazione reciproca fra i differenti per natura, in cui questa differenza non di grado tra il principio e il principiato funziona come causa dell’immediato essere uno dei molti ed esser molti dell’uno, ossia come la causa di quella unità cangiante di tutte le cose che Ronchi chiama “immanenza assoluta”.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Bataille, Lévinas, Blanchot: un sapere passionale (Spirali, Milano 1987)
  • Bergson filosofo dell'interpretazione (Marietti, Genova 1990)
  • Luogo comune. Verso un'etica della scrittura (EGEA, Università Bocconi Editore 1996)
  • La scrittura della verità. Per una genealogia della teoria (Jaca Book, Milano 1996)
  • La verdad en el espyo. Les présocraticos y el alba de la philosophia, Akal, Madrid 1996)
  • Il pensiero bastardo. Figurazione dell'invisibile e comunicazione indiretta (Marinotti, Milano 2001)
  • Teoria critica della comunicazione: dal modello veicolare al modello conversativo (Mondadori, Milano 2003)
  • Liberopensiero. Lessico filosofico della contemporaneità (Fandango Libri, Roma 2006)
  • Filosofia della comunicazione: il mondo come resto e come teogonia (Bollati Boringhieri, Torino 2008)
  • Bergson. Una sintesi (Marinotti, Milano 2011)
  • Come fare. Per una resistenza filosofica (Feltrinelli, Milano 2012)
  • Brecht. Introduzione alla filosofia (et al., Correggio 2013)
  • Zombie outbreak: la filosofia e i morti-viventi (Textus Edizioni, L'Aquila 2015)
  • Gilles Deleuze. Credere nel reale (Feltrinelli, Milano 2015)
  • Il canone minore. Verso una filosofia della natura (Feltrinelli, Milano 2017)
  • Bertolt Brecht. Tre dispositivi (Orthotes, Napoli 2017)

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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