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Roberto Clemente

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Roberto Clemente
Clemente con i Pirates nel 1957
NazionalitàPorto Rico (bandiera) Porto Rico
Altezza180 cm
Peso79 kg
Baseball
RuoloEsterno destro
Carriera
Squadre di club
1955-1972Pittsburgh Pirates
Statistiche
Battedestro
Lanciadestro
Media battuta.317
Valide3 000
Punti battuti a casa1 305
Fuoricampo240
Punti1 416
Basi totali4 492
Basi rubate83
Palmarès
Trofeo Vittorie
World Series 2
MVP della National League 1
All-Star 15

Vedi maggiori dettagli

«Diversi esterni destri hanno il fucile al posto del braccio, lui aveva un obice!»

Roberto Enrique Clemente Walker, più comunemente noto come Roberto Clemente (Carolina, 18 agosto 1934Carolina, 31 dicembre 1972), è stato un giocatore di baseball portoricano. Ha giocato nel ruolo di esterno destro e ha trascorso tutta la sua carriera con i Pittsburgh Pirates della Major League Baseball (MLB). Soprannominato El Grande, dovette sperimentare la discriminazione razziale nella società e nel baseball americano.

Roberto Clemente è nato nel quartiere di San Antón nella città di Carolina, Porto Rico. I suoi genitori erano Melchor Clemente, che lavorava in una piantagione di canna da zucchero, e Luisa Walker, che gestiva un negozio e una vendita di prodotti a base di carne. Roberto era il più giovane dei quattro fratelli.

In gioventù ha praticato con successo l'atletica leggera, nelle specialità del giavellotto e della breve distanza, ma è stato il baseball ad attirare maggiormente la sua attenzione. Dopo aver lasciato il liceo ha giocato per i Cangrejeros de Santurce della lega invernale portoricana, ed è stato in quel periodo che ha attirato l'attenzione degli scout. Già nel 1954 Clemente firmò per la squadra giovanile dei Brooklyn Dodgers per un bonus di 10.000 dollari. Tuttavia, a causa di una regola dell'epoca secondo cui qualsiasi giocatore con un bonus di $ 4.000 o più doveva essere nel roster di una squadra della Major League, e poiché Clemente non lo era, fu selezionato da un'altra squadra, e in questo modo i Pittsburgh Pirates lo acquisirono il 22 novembre di quell'anno per la modica cifra di 4.000 dollari.

Clemente frequentò la scuola superiore Julio C. Vizarrondo nella sua città natia e firmò come free agent nel febbraio del 1954 con i Brooklyn Dodgers, che lo assegnarono alla loro squadra nella categoria inferiore, in Tripla-A. Il 22 novembre dello stesso anno i Dodgers lo scambiarono con i Pittsburgh Pirates durante il 5 rule draft.

I Pirates avevano avuto diverse stagioni negative negli anni cinquanta. Nel 1958 ebbero più vittorie che sconfitte per la prima volta dal 1948.

Clemente debuttò con i Pirates il 17 aprile 1955, indossando il numero 13, nella gara contro i Brooklyn Dodgers. All’inizio della sua carriera a Pittsburgh dovette lottare contro pregiudizi razziali ed etnici, sia da parte dei media locali che di alcuni compagni di squadra. Clemente rispose: "Non credo nel colore." Disse che, durante la sua infanzia, gli era stato insegnato a non discriminare mai in base all’etnia.

Clemente era doppiamente svantaggiato, come latino americano e caraibico, la cui lingua madre era lo spagnolo ed era anche di discendenza africana. . Il giornale della sua città natale, il San Juan Star, scrisse che, "Clemente è un portoricano nero. Questo è un doppio problema. La sua lingua madre è sconosciuta all’America e così il suo colore."[1] L’anno precedente, i Pirates avevano ingaggiato Curt Roberts, il loro primo giocatore afroamericano. Furono la quinta squadra della National League e la nona della MLB a fare ciò, sette anni dopo Jackie Robinson aveva rotto la barriera razziale firmando con i Dodgers. Quando Clemente arrivò a Pittsburgh, Roberts fece amicizia con lui e lo aiutò ad adattarsi alla vita nelle major league, oltre che nella zona di Pittsburgh.[2]

Durante la sua prima stagione, Clemente fu costretto a saltare diverse partite a causa di un problema alla schiena subito a Porto Rico nell’inverno precedente. Un autista ubriaco ad alta velocità si era scontrato con la sua auto a un incrocio. Chiuse la sua annata con una media battuta di .255, malgrado l’avere avuto difficoltà a ribattere alcuni tipi di lanci. La sua abilità in difesa invece fu messa in mostra da subito.

Clemente nel 1957

La stagione successiva, il 25 luglio 1956, al Forbes Field, Clemente cancellò uno svantaggio di tre punti nel nono inning contro i Chicago Cubs con un fuoricampo interno.[3] su lancio di Jim Brosnan,[4] diventando così il primo, e al 2026 ancora l’unico, giocatore dell’era moderna della MLB a battere un grande slam con un fuoricampo interno.[5] Mentre stava superando la terza base, a Clemente fu detto di fermarsi dal manager dei Pirates Bobby Bragan ma ignorò il suo segnale, una decisione che fece infuriare Brosnan. Nel numero del 24 ottobre 1690 della rivista Life, Brosnan scrisse che l’azione di Clemente "eccitò i tifosi, spaventò il manager, scioccò me e disgustò la mia squadra."[6] Dopo la partita, Bragan annunciò che Clemente non sarebbe stato multato di 25 dollari, la punizione standard per un giocatore che ignorava un segnale.[7] Il giornalista di Pittsburgh John Steigerwald disse che il fuoricampo interno vincente da 4 punti della vittoria avrebbe potuto essere l’unico della storia del baseball.[8]

Clemente stava ancora completando il suo impegno nel corpo dei Marine durante la primavera del 1959 ed era previsto terminasse il 4 aprile. Un Senatore dello Stato della Pennsylvania, John M. Walker, scrisse al Senatore Hugh Scott chiedendo che fosse congedato il 4 marzo, così che potesse unirsi agli allenamenti primaverili.[9]

Anni da stella

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All’inizio della stagione 1960, Clemente guidò la lega con una media battuta di .353, 14 colpi da extra base e 25 RBI, venendo premiato come giocatore del mese della National League nel mese di maggio.[10] La sua media rimase sopra .300 per tutto il resto della stagione. Il 5 agosto al Forbes Field, Clemente si schiantò contro il muro destro compiendo una giocata decisiva e privando Willie Mays dei San Francisco Giants di una battuta da extra base, nella gara poi vinta da Pittsburgh per 1–0. Il conseguente infortunio necessitò di 5 punti di sutura al mento e gli fece saltare 5 partite, mentre il suo gesto atletico su definito dal giornalista Bob Stevens come "uno dei migliori di tutti i tempi, oltre che uno dei più spaventosi e dolorosi."[11] I Pirates conclusero con un bilancio di 95–59, vincendo la National League e battendo i New York Yankees in sette partite nelle World Series. Clemente batté .310 nella serie, battendo almeno una valida in ogni gara.[12] La sua media di .314, 16 fuoricampo e la sua abilità in difesa gli valsero la convocazione per il primo All-Star Fame. In quegli anni si tenevano due All-Star Game e nel secondo sostituì Hank Aaron nel settimo e ottavo inning.[13]

Durante gli allenamenti primaverili del1961, dopo un consiglio dell’allenatore dei battitori dei Pirates George Sisler, Clemente provò a modificare il suo stile di battuta usando una mazza più pesante per rallentare la velocità del suo swing. Nella stagione 1961 fu convocato come partente per entrambi gli All-Star Game e vinse il suo primo Guanto d’oro.[13]

Clemente nel 1962

Dopo la stagione, Clemente tornò a Porto Rico assiema a Orlando Cepeda, anch’egli originario del luogo. Quando i giocatori arrivarono, furono accolti da una folla di 18.000 persone.

Clemente fu un All-Star in ogni stagione degli anni sessanta, a parte il 1968, l’unica volta in carriera in cui batté meno di .300, e vinse il Guanto d’oro in ognuna delle sue ultime 12 stagioni. Fu il miglior battitore della National League in quattro occasioni: 1961, 1964, 1965 e 1967 e fu premiato come miglior giocatore della lega nel 1966, in batté con .317 con un primato personale di 29 home run e 119 RBI. Nel 1967 ebbe la miglior media battuta in carriera con .357, batté 23 fuoricampo e 110 RBI. Dopo la stagione, un sondiaggio informale di Sport Magazine tra i general manager della lega, proclamò Clemente "il miglior giocatore in attività," superando Carl Yastrzemski con un margine di 8-6, mentre un voto a testa andò a Hank Aaron, Bob Gibson, Bill Freehan e Ron Santo. Negli anni sessanta ebbe più valide di qualsiasi altro giocatore, 1.877.[14]

Clemente nel 1966

Nel tentativo di farlo apparire più americano, i giornalisti sportivi iniziarono a chiamarlo "Bob" o "Bobby". Alcune delle sue card di baseball riportavano addirittura la scritta "Bob Clemente", una pratica che durò fino al 1969. Clemente non apprezzò, sentendo offeso il suo retaggio portoricano e latino e corresse i giornalisti che lo chiamavano "Bob" durante le interviste post-partita, ma il problema continuò per tutti gli anni sessanta.[15]

Ultime stagioni

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Quella del 1970 fu l’ultima stagione che Pirates giocarono al Forbes Field prima di trasferirsi al Three Rivers Stadium; per Clemente, abbandonare quello stadio ebbe un impatto emotivo. L’ultima partita giunse il 28 luglio 1970. Quel giorno disse che sarebbe stato difficile giocare su un altro campo: "Ho passato la metà della mia vita lì." La notte del 24 luglio 1970 fu chiamata "Roberto Clemente Night"; quel giorno, diversi tifosi da Porto Rico viaggiarono fino al Three Rivers Stadium e festeggiarono Clemente che indossava l’abito tradizionale portoricano. Fu tenuta una cerimonia per onorarlo, dove ricevette una pergamena con 300.000 firme provenienti da Porto Rico e furono raccolti migliaia di dollari che furono donati in beneficenza su richiesta del giocatore.

Nella stagione 1970 Clemente batté con .352; i Pirates vinsero il titolo di division ma furono eliminati dai Cincinnati Reds. Nei mesi successivi il padre, Melchor Clemente, ebbe problemi di salute e si sottopose a un intervento chirurgico.

Nel 1971 i Pirates vinsero NL East, batterono i Giants nei playoff e si qualificarono alle World Series contro i Baltimore Orioles. Questi avevano vinto 101 gare (terza stagione consecutiva con almeno 100 vittorie), avevano vinto per quattro gare a zero le American League Championship Series ed erano campioni in carica. Gli Orioles vinsero le prime due partite ma Pittsburgh riuscì ad avere la meglio in sette gare. Per Clemente si trattò del secondo titolo in carriera, venendo premiato come MVP delle World Series in cui batté con .414 (12 su 29), giocò bene in difesa e batté un fuoricampo nella decisiva vittoria per 2-1 in gara 7.

Clemente nel 1972

Anche se frustrato a afflitto dagli infortuni,[16] Clemente giocò 102 partite nel 1972, battendo con .312, venendo convocato per il suo 15º All-Star Game e vincendo il suo 12º Guanto d’oro consecutivo.

Il 30 settembre batté un doppio nel quarto inning su lancio di Jon Matlack dei New York Mets al Three Rivers Stadium in quella che fu la sua valida numero 3.000.[17][18] Fu l’ultima gara della stagione regolare in carriera in cui giocò in battuta. Giocò un’ultima gara in difesa il 3 ottobre in cui pareggiò il record di gare giocate da un giocatore dei Pirates appartenente a Honus Wagner. Nei playoff batté con.235 (4 su 17). La sua ultima gara in assoluto fu l’11 ottobre 1972 a Cincinnati in gara 5 delle National League Championship Series, vinte dai Reds. Clemente ebbe la sua ultima valida (un singolo) nel primo inning. La sua ultima apparizione al piatto di battuta si concluse con una base intenzionale nell’ottavo inning.[19] Lui e Bill Mazeroski erano gli ultimi giocatori rimasti della squadra che aveva vinto il titolo nel 1960.

Morte e riconoscimenti postumi

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Clemente morì il 31 dicembre 1972 in un incidente aereo, mentre si recava come volontario ad aiutare le vittime del terremoto di Managua, capitale del Nicaragua. Il suo corpo non fu mai ritrovato.

Nel 1973 fu inserito nella National Baseball Hall of Fame e i Pittsburgh Pirates hanno ritirato il suo numero, il 21. Nel 1999 Sporting News lo inserì al 20º posto nella classifica dei migliori cento giocatori di tutti i tempi[20].

In suo onore la MLB decise di cambiare il nome al premio Commissioner's Award, istituito nel 1971 e attribuito al giocatore che si fosse particolarmente distinto in attività benefiche e a favore della comunità; dal 1973 il riconoscimento si chiama premio Roberto Clemente (Roberto Clemente Award).[21]

Cultura di massa

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  • Nel 2008 uscì Chasing 3000, film in suo ricordo.[22]
  • Uno dei tre ponti gemelli di Pittsburgh conosciuti come le Tre Sorelle è stato ribattezzato nel 1998 ponte Roberto Clemente in suo onore.
Pittsburgh Pirates: 1960, 1971
1966
1971
1960-1, 1960-2, 1961-1, 1961-2, 1962-1, 1962-2, 1963-1967, 1969-1972
1961-1972
  • Babe Ruth Award: 1
1971
  • Miglior battitore della National League: 4
1961, 1964, 1965, 1967
  • Leader della National League in valide: 2
1964, 1967
(Maggio 1960, Maggio 1967, Luglio 1969)
Medaglia d'oro del Congresso - nastrino per uniforme ordinaria
 14 maggio 1973
Presidential Citizens Medal - nastrino per uniforme ordinaria
 14 maggio 1973
Medaglia presidenziale della libertà - nastrino per uniforme ordinaria
 23 luglio 2003 (postumo)
  1. (EN) Ron Briley, Michael Ezra, Sarah K. Fields, Billy Hawkins, Jorge Iber, Kurt Edward Kemper, Samuel O. Regalado, Richard Santillan e Maureen Smith, Sports and the Racial Divide: African American and Latino Experience in an Era of Change, University Press of Mississippi, 2008, ISBN 978-1-60473-014-2.
  2. (EN) Ed Bouchette, Roberts Bucs' forgotten pioneer, in Pittsburgh Post-Gazette, 15 maggio 1987, pp. 19, 22. URL consultato il 30 aprile 2026.
  3. (EN) Jack Hernon, Bucs Bounce Back After Losing Lead, in Pittsburgh Post-Gazette, 26 luglio 1956. URL consultato il 30 aprile 2026.
  4. (EN) Martín Espada, Clemente's Overzealous Romp: Roberto Clemente and Baseball as Theater, in The Massachusetts Review, vol. 56, n. 2, 2015, pp. 249–255, ISSN 0025-4878 (WC · ACNP), JSTOR 24494489. URL consultato il 30 aprile 2026.
  5. McEntire, Madison (2006). Big League Trivia: Facts, Figures, Oddities, and Coincidences from Our National Pastime. Bloomington, IN: AuthorHouse. p. 52–53. ISBN 1-4259-1292-3.].
  6. (EN) Martín Espada, Clemente's Overzealous Romp: Roberto Clemente and Baseball as Theater, in The Massachusetts Review, vol. 56, n. 2, 2015, pp. 249–255, ISSN 0025-4878 (WC · ACNP), JSTOR 24494489. URL consultato il 30 aprile 2026.
  7. (EN) Martín Espada, Clemente's Overzealous Romp: Roberto Clemente and Baseball as Theater, in The Massachusetts Review, vol. 56, n. 2, 2015, pp. 249–255, ISSN 0025-4878 (WC · ACNP), JSTOR 24494489. URL consultato il 30 aprile 2026.
  8. (EN) Steigerwald, John, This Was Clemente's Grandest Slam, in Indiana Gazette, 23 luglio 2006. URL consultato il 30 aprile 2026.
    «On July 25, 1956, Roberto Clemente did something that may have been done only once in the history of baseball. And I was there to see it»
  9. (EN) Roberto Clemente, A Legacy Beyond Baseball, in Pieces of History, 17 luglio 2014. URL consultato il 30 aprile 2026.
  10. (EN) Clemente NL's 'Best in May': Roberto Solid Choice for Award, in The Pittsburgh Press, 4 giugno 1960. URL consultato il 30 aprile 2026.
  11. (EN) Stevens, Bob, Spectacular Game: Virdon Circles Bases on Error, in San Francisco Chronicle, 6 agosto 1960.
  12. (EN) Clemente: Baseball's Biggest Bargain, in Chicago Tribune, 2 gennaio 1973. URL consultato il 30 aprile 2026.
  13. 1 2 (EN) Roberto Clemente Career Statistics, su baseball-reference.com. URL consultato il 30 aprile 2026.
  14. (EN) For combined seasons, from 1960 to 1969, in the regular season, sorted by descending Hits., su stathead.com. URL consultato il 30 aprile 2026.
  15. (EN) Markusen, Bruce, Clemente overcame societal barriers en route to superstardom, su baseballhall.org, National Baseball Hall of Fame and Museum. URL consultato il 30 aprile 2026.
  16. (EN) Ankles keeping Clemente down, in Associated Press, 15 agosto 1972, p. 15.
  17. (EN) Bob Smizik, Roberto gets 3,000th, will rest until playoffs, in The Pittsburgh Press, 1º ottobre 1972, p. D1.
  18. (EN) Roberto Clemente Award, su mlb.mlb.com, Major League Baseball. URL consultato il 30 aprile 2007.
  19. (EN) Larry Schwartz, Clemente quietly grew in stature, su espn.com, ESPN. URL consultato il 30 aprile 2026.
  20. (EN) Baseball's 100 Greatest Players, baseball-almanac.com. URL consultato il 5 novembre 2015.
  21. Roberto Clemente Day: About the award, su web.mlbcommunity.org. URL consultato il 28 novembre 2012 (archiviato dall'url originale il 2 novembre 2012).
  22. (EN) Chasing 3000, su IMDb, IMDb.com.

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Collegamenti esterni

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Controllo di autoritàVIAF (EN) 8631732 · ISNI (EN) 0000 0000 7249 6763 · LCCN (EN) n50040986 · GND (DE) 1056068248 · BNF (FR) cb161561912 (data) · NDL (EN, JA) 00862692