Roberto Carignani

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Roberto Carignani (Napoli, 1894Napoli, 1975) è stato un pittore italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Studiò all'Accademia di belle arti di Napoli, dove fu allievo di Michele Cammarano, Edoardo Dalbono e Vincenzo Volpe. Espose con successo a Roma, dove esordì, e a Napoli[1], dove divenne uno dei pittori più apprezzati dell'epoca[2].

Esordì insieme con Luigi Crisconio e fu considerato un artista fra i più promettenti della sua generazione. La sua vena artistica fu incoraggiata da pittori napoletani importanti come Michele Cammarano (del quale alcuni critici lo consideravano erede). Conobbe e fu allievo di Edoardo Dalbono, Giuseppe De Sanctis e Vincenzo Volpe, tutti legati alla scuola di Domenico Morelli.

Definito anche l'erede naturale del filone pittorico iberico per uno stile che si richiamava all’arte di El Greco, Velazquez e Goya, fu influenzato dagli insegnamenti di Vincenzo Irolli del quale assimilò la “pastosità cromatica”. Nei suoi primi dipinti emergeva la minuziosa conoscenza dell’anatomia, l’amore per i colori forti, la festosità o le scene drammatiche. Dipinse scene piedigrottesche di esasperata sensualità e notturni in cui, secondo il critico Piero Girace, riviveva “come in una favola da Mille e una notte il fascino del golfo di Napoli, in un giuoco di luci e di ombre, in un’atmosfera di leggenda omerica”. Uno dei soggetti preferiti era l’isola di Capri di cui restano numerose “annotazioni” pittoriche. Su tutto prevaleva “uno slancio sentimentale e patetico, un gusto decorativistico e fantasioso” (particolarmente nei pastelli di discendenza dalboniana).

Considerato un eccentrico, Roberto Carignani visse come un personaggio da romanzo, abitando in una stanza-laboratorio a via Foria, respirando l’aria e i pigmenti colorati sparsi sul tavolo dove pranzava o sul letto dove dormiva. Intorno a lui “un’accolita di seguaci, fra cui il pittore Raf Tempesta che, come gli studenti della famosa Lezione di anatomia del professor Tulp di Rembrandt, lo seguivano con un interesse idolatrico mentre egli dipingeva una delle tante ragazze napoletane o dei misteriosi notturni o qualche drammatica crocifissione”, così scrisse di lui Girace, sottolineando che era “amato e vituperato, estroso, prodigo, giocatore accanito capace di dilapidare somme favolose nello spazio di poche ore”. Ha lasciato preziosi dipinti sacri in importanti chiese come quella di Caivano e in San Carlo all'Arena. Unico pittore cui fu concesso di esporre, in vita, nel foyer del “San Carlo”. Avvenne nel 1959. Fu apprezzato da Vincenzo Gemito e molto più tardi da De Chirico che ne ammirò le opere esposte in una galleria di Roma.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Dipinse molto per committenti ecclesiastici, distinguendosi per lo stile bizzarro e teatrale. Lasciò opere nel Santuario della Madonna di Campiglione di Caivano[1] e nella Chiesa dei Santi Teresa e Giuseppe ai Ponti Rossi di Napoli.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Giacinto Libertini (a cura di), Il Santuario della Madonna di Campiglione di Caivano, Istituto di Studi Atellani, 2004.
  2. ^ Ugo Campisani, Artisti calabresi: Otto-Novecento : pittori, scultori, storia, opere, Pellegrini editore, 2005, p. 73, ISBN 9788881012510.

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