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Robert K. Merton

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Robert K. Merton

Robert K. Merton, pseudonimo di Meyer R. Schkolnick (Filadelfia, 5 luglio 1910New York, 23 febbraio 2003), è stato un sociologo statunitense della corrente funzionalista, figlio di immigrati dell'Europa dell'Est.

I suoi contributi principali alla corrente funzionalista furono il lavoro sulle teorie di medio raggio, la chiarificazione e la rimessa a punto dell'analisi funzionalista, la teoria della devianza e il suo lavoro sui set dei ruoli.

È forse meglio conosciuto per aver coniato espressioni come "profezia che si autoavvera" e altre entrate nel linguaggio comune come "effetto San Matteo" o per l'uso scientifico del termine "serendipity".

Insegnò alla Columbia University per la maggior parte della sua carriera accademica. È opinione diffusa, ma errata, che sia stato uno studente di Talcott Parsons. Il grande sociologo era invece solo un membro della sua commissione di dottorato, in cui era presente anche Pitirim Sorokin: l'argomento della dissertazione era la storia e l'economia nell'Inghilterra del XVII secolo.

Per quanto sia considerato uno dei principali sociologi del funzionalismo, di cui Parsons è il maggiore rappresentante, Merton venne influenzato da altri maestri, come il già citato Sorokin e Paul Lazarsfeld, che lo indussero ad occuparsi delle "teorie di medio raggio".

Teorie di medio raggio

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In opposizione all'idea dei funzionalisti come Talcott Parsons di costruire una teoria onnicomprensiva e all'empirismo puro, Merton propone "teorie di medio raggio", così chiamate perché «trattano di aspetti circoscritti di fenomeni sociali».[1][2] Esempi di teorie di questo tipo sono per Merton, la ricerca sul suicidio di Émile Durkheim e quella sull'etica protestante e lo spirito del capitalismo di Max Weber.

L'analisi funzionale

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Merton sostiene che l'idea centrale del funzionalismo sia quella di interpretare i dati attraverso le loro conseguenze sulle strutture più grandi in cui sono implicati. Come Durkheim e Parsons egli analizza la società per vedere se le strutture culturali e sociali sono ben integrate oppure no; è interessato a capire per quale motivo le società persistono e cerca le funzioni che facilitano l'adattamento di un dato sistema sociale; e infine ritiene che i valori condivisi siano decisivi per spiegare come le società e le istituzioni funzionano.

L'analisi funzionalista classica viene considerata conservatrice in quanto rivolta alla ricerca dei fattori di turbamento delle strutture sociali disfunzionali che possono provocare una modifica nello status quo. Merton si discosta da quest'analisi tradizionale, e dunque anche da Talcott Parsons, criticandone i 3 principali postulati, che non sono stati verificati empiricamente e inoltre sono dati per certi:[2]

  1. Postulato dell'unità funzionale, per cui «tutti gli elementi di una cultura e tutte le attività sociali sono funzionali all'intero sistema sociale o culturale».[2] Merton critica questo postulato affermando che non tutte le società o culture sono così integrate al punto che ogni attività, istituzione e convinzione sia funzionale per la società e quindi per tutti membri che la compongono.
  2. Postulato del funzionalismo universale, per cui «ogni aspetto di un sistema sociale o culturale svolge una funzione positiva nei confronti dell'integrazione sociale».[2] Merton critica questo postulato affermando che è sbagliato presupporre che ogni elemento esistente della società abbia una funzione positiva, perché alcuni elementi potrebbero diventare o rivelarsi disfunzionali nel corso della storia.
  3. Postulato dell'indispensabilità, per cui «ogni elemento esistente in una società o cultura è indispensabile per lo svolgimento di una specifica funzione».[2] Merton critica questo postulato affermando che la stessa funzione può essere svolta da istituzioni diverse, e istituzioni diverse possono svolgere più funzioni ("equivalenza funzionale").

Funzioni manifeste e funzioni latenti

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Le funzioni manifeste sono le conseguenze che le persone in qualche modo si aspettano da una certa azione intrapresa, ciò che con essa intendono realizzare; le funzioni latenti di una certa pratica, tradizione o istituzione invece sono le conseguenze non riconosciute dai protagonisti né pianificate. Così, in un esempio che ricorda la distinzione paretiana tra azioni logiche e azioni non-logiche, Merton spiega come la danza del serpente presso gli indiani Hopi del nordamerica possa essere intrapresa con la funzione manifesta di far piovere e sia una pratica mantenuta in vita non dalla sua effettiva rispondenza a tale funzione ma per la sua efficacia a lungo termine, nel conseguire la funzione latente di consolidare l'unità del gruppo e i legami di solidarietà.[3]

Teoria della devianza di Merton

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L'idea struttural-funzionalista di devianza e anomia di Merton.

Il termine anomia, derivato da Émile Durkheim, assume in Merton un significato nuovo: la discontinuità tra mete culturali e mezzi legittimi per raggiungerli. Secondo Merton, la devianza è il risultato della tensione tra la struttura sociale (status, ruolo, stratificazione sociale, accesso ai mezzi legittimi) e la struttura culturale (mete culturali verso cui gli individui devono essere orientati e i mezzi legittimi per conseguirle).[4]

Pensando agli Stati Uniti, egli vede il "sogno americano" come un'enfasi del successo economico, come scopo culturale, a cui però non corrisponde un'adeguata enfasi sui mezzi legittimi per raggiungerlo. Questa contraddizione porta a un aumento considerevole di devianza (nel senso in cui Parsons usa questo termine). Questa teoria è comunemente usata negli studi di criminologia.

Teoria della devianza
Mete culturali Mezzi istituzionalizzati Modalità di adattamento
+ + Conformità
+ - Innovazione
- + Ritualismo
- - Rinuncia
± ± Ribellione
  • + significa accettazione («acceptance»);
  • - significa eliminazione («elimination»);
  • ± significa rifiuto e sostituzione di nuovi obiettivi e standard («rejection and substitution of new goals and standards»).[5]

- Il conformismo consiste nel raggiungimento delle mete socio-cultuali attraverso i mezzi che la struttura culturale giudica legittimi. Non c'è devianza.[6]

- Innovazione significa raggiungere le mete date, ricorrendo però a mezzi illegittimi.[6] Un esempio relativo a questo tipo devianza è la ricerca del profitto economico attraverso pratiche illegali (corruzione, minaccia, truffa, traffico di droga, prostituzione, furto ecc).[6]

- Il ritualismo consiste nell'usare i mezzi legittimi, senza tuttavia perseguire le mete culturali poiché le perde di vista concentrandosi eccessivamente sui mezzi. Il ritualista danneggia il sistema sociale (costituito dalla struttura sociale e dalla struttura culturale) perché non contribuisce al suo avanzamento né si impegna per migliorare se stesso.[6] Un esempio è il burocrate il quale svolge il proprio ruolo in maniera troppo minuziosa, rispettando eccessivamente le regole al punto da non guardare più agli obiettivi iniziali; Merton ha definito trasposizione delle mete il fenomeno sociale descritto nell'esempio.

Sia l'innovazione che il ritualismo, secondo Merton, sono casi esemplari di anomia perché presentano tensione tra le mete e i mezzi.

- La rinuncia è l'atteggiamento di chi evita sia le mete che i mezzi legittimi per raggiungerli e adotta uno stile di vita qualificato come deviante (ad esempio tossicodipendenti, senza fissa dimora, vagabondi, ecc).[7]

- La ribellione è l'atteggiamento di chi rifiuta e mette in discussione entrambi, sia le mete sia i mezzi, con l'obiettivo di sostituirli.[7]

  • Teoria e struttura sociale, 1949 (ampliata nel 1957 e 1968)
  • Libertà e controllo nella società moderna (1955)
  • Ricerca sociologica (1963)
  • Sociologia teoretica (1967)
  • La sociologia della scienza (1973)
  1. Robert K. Merton, Teoria e struttura sociale. Sociologia della conoscenza e sociologia della scienza, vol. 3, Il Mulino, 26 maggio 2000, ISBN 978-8815071422.
  2. 1 2 3 4 5 Alberto Izzo, Storia del pensiero sociologico. I contemporanei (Vol. 3), Il Mulino, 8 settembre 2005, p. 22, ISBN 978-8815107688.
  3. R. K. Merton, Teorie e struttura sociale. Vol. I. Il Mulino pp. 193-4
  4. Franco Prina, Devianza e criminalità. Concetti, metodi di ricerca, cause, politiche, Carocci, 4 aprile 2019, pp. 146, 147, ISBN 978-8843095179.
  5. Robert K. Merton, Social Structure and Anomie, in American Sociological Review, vol. 3, n. 5, 9 ottobre 1938, pp. 672-682.
  6. 1 2 3 4 Franco Prina, Devianza e criminalità. Concetti, metodi di ricerca, cause, politiche, Carocci, 4 aprile 2019, p. 148, ISBN 978-8843095179.
  7. 1 2 Franco Prina, Devianza e criminalità. Concetti, metodi di ricerca, cause, politiche, Carocci, 4 aprile 2019, p. 149, ISBN 978-8843095179.
  • Piotr Sztompka, Robert K. Merton: an intellectuel profile, Macmillan Education, London, 1986.
  • Realino Marra, Merton e la teoria dell'anomia, in «Dei Delitti e delle Pene», V-2, 1987, pp. 207–21
  • Charles Crothers, Robert K. Merton, Ellis Horwood, Chichester, 1987.
  • Jon Clark, ed, Robert K. Merton: consensus and controversy, The Falmer Press, London, 1990.
  • Renate Breithecker-Amend, Wissenschaftsentwicklung und Erkenntnisfortschritt: zum Erklärungspotential der Wissenschaftssoziologie von Robert K. Merton, Michael Polanyi und Derek de Solla Price, Waxmann, Münster, 1992.
  • Markus Schnepper, Robert K. Mertons Theorie der self-fulfilling prophecy: Adaption eines soziologischen Klassikers, Lang, Frankfurt, 2004.
  • Gönke Christin Jacobsen, Sozialstruktur und Gender: Analyse geschlechts-spezifischer Kriminalität mit der Anomietheorie Mertons, VS Verlag, Wiesbaden, 2007.
  • Craig J. Calhoun, ed, 'Robert K. Merton: sociology of science and sociology as science, Columbia University Press, New York, 2010.

Voci correlate

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Altri progetti

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Collegamenti esterni

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Controllo di autoritàVIAF (EN) 34521128 · ISNI (EN) 0000 0003 6862 7910 · SBN UFIV127711 · BAV 495/292847 · LCCN (EN) n81097162 · GND (DE) 118783424 · BNE (ES) XX894256 (data) · BNF (FR) cb12291576h (data) · J9U (EN, HE) 987007265196305171 · NSK (HR) 000097301 · NDL (EN, JA) 00449815 · CONOR.SI (SL) 6812003