Rivoluzione di Altamura

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La Rivoluzione altamurana ebbe luogo nella città pugliese di Altamura nel 1799 prendendo spunto dalla nascita della Repubblica Partenopea fondata sui principi di libertà, uguaglianza e fraternità, propagandati dalla Rivoluzione francese.

Una serie di fattori, quali la fuga del governatore cittadino causarono un improvviso mutamento in Altamura che da borbonica divenne tenacemente repubblicana.

I repubblicani, allora, guidati dal medico Giuseppe Giannuzzi tennero lunghe arringhe fra il popolo e andarono all'assalto delle insegne regie sparse per la città. La ribellione culminò con l'innalzamento dell'albero della libertà in Piazza Duomo, dove venne trasportato in processione dall'intero popolo dalla chiesa di San Domenico.

Sotto tale spinta emotiva alimentata dalla grinta degli studenti universitari, don Pasquale Viti costituì il nuovo governo cittadino, affiancato quasi immediatamente dalla Guardia Civica (una sorta di esercito costituito da popolani) e la Cassa Muneratoria (con il compito di raccogliere fondi per la fortificazione delle mura).

Lo scontro con l'esercito borbonico era oramai imminente e gli altamurani non persero tempo e organizzarono un campo militare su Monte Calvario, il punto più elevato di Altamura, fondendo le campane delle chiese al fine di ottenere nuovi cannoni.

Il vescovo dell'epoca, mons. Gioacchino de Gemmis si recò egli stesso, rischiando la vita invano, dal cardinale Fabrizio Ruffo supplicando il generale indulto.

Il 24 aprile la città era pronta allo scontro: la forza armata consisteva in circa 150 fucilieri, la Guardia Civica, La Guardia a cavallo e innumerevoli contadini armati di strumenti agricoli. Il 1º maggio ebbe inizio il glorioso Maggio Altamurano; Ruffo iniziò a stringere, con il suo esercito attorno alle mura della città ma, il popolo altamurano, nonostante tale critica situazione decise di festeggiare il santo patrono: Sant'Irene. Il 5 maggio una processione sacra valorizzata dalle statue di San Giuseppe, la Madonna del Rosario e, appunto, Sant'Irene attraversò la città.
La Madonna del Rosario nei giorni seguenti sarà la protagonista di un evento prodigioso: quando i sanfedisti entrarono in città decisero di bombardare il convento e la chiesa di San Domenico. Perciò il popolo altamurano decise di esporre la statua della Vergine del Rosario sul sagrato in modo che alla vista della stessa, l'esercito si arrendesse. Ma qualcosa di più importante sorprese gli altamurani: i colpi di cannone sparati dai Sanfedisti contro il convento venivano deviati dalla loro traiettoria quasi per mano della Santa Vergine. Per questo miracolo alla Madonna del Rosario fu attribuito il titolo di co-patrona della città di Altamura. Il giorno successivo Ruffo giunse a Matera e alcuni capi della resistenza altamurana abbandonarono il paese in balia del nemico.

L'8 maggio si avvistarono i primi uomini sanfedisti che in totale erano circa 16.000, mentre per avvistare il Cardinale Ruffo bisogna attendere il 15 dello stesso mese. A questo punto gli altamurani decisero di uccidere i pochi soldati borbonici catturati seppellendoli vivi; alcuni sarebbero stati ritrovati successivamente nelle tombe in pieno stato di agonia.

Ruffo propose subito la resa alla città accerchiata ma la sua proposta venne sdegnosamente rifiutata.
Dopo 13 ore di fuoco le munizioni iniziarono a scarseggiare e gli altamurani, sull'orlo del collasso, presero ad armare i cannoni con delle monete, ma fu proprio questo escamotage a far comprendere al nemico la situazione disastrosa che vigeva all'interno delle mura.

Alle ore tre si decise di far evacuare gli altamurani da due uscite non presidiate dai nemici: Porta Bari e Porta Santa Teresa. Un'ora più tardi i borbonici entrarono in città seminando saccheggi e distruzioni ed ammazzando senza pietà i pochi temerari rimasti.

La permanenza di Ruffo durò 14 giorni, caratterizzati da terrore e desolazione, durante i quali Altamura vide svanire il suo fugace sogno di libertà. La tenacia e la resistenza opposta dai cittadini fino allo stremo, a memoria di tale impresa, le verrà conferito il titolo di Leonessa di Puglia.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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