Rivoluzione di Altamura

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Rivoluzione di Altamura
parte della reazione dei sanfedisti alla proclamazione dell'autonomia repubblicana di Altamura
Monumento martiri 1799.jpg
Monumento ai martiri della Rivoluzione di Altamura (1799), di Arnaldo Zocchi,[1] eretto durante le celebrazioni del primo centenario della rivoluzione (1899) e situato in piazza Duomo (Altamura)
Data8 febbraio - fine maggio 1799
LuogoAltamura, Repubblica Napoletana (1799)
CausaAutonomia repubblicana della città e innalzamento dell'albero della libertà in piazza Duomo
EsitoVittoria dell'Esercito della Santa Fede
Modifiche territorialinessuna
Schieramenti
Flag of the Kingdom of Naples.svgRegno di Napoli
Esercito della Santa Fede
Altamura-Stemma2.png Bande improvvisate composte in buona parte da popolani
Comandanti
Il cardinale RuffoIl generale Felice Mastrangelo di Montalbano e il commissario D. Nicola Palumba di Avigliano (sacerdote)[2][3]
Effettivi
1200 difensori armati[4]20.000 e 150 fucilieri[senza fonte]
Voci di battaglie presenti su Wikipedia

La Rivoluzione di Altamura (detta anche Rivoluzione altamurana o Rivoluzione del 1799) ebbe luogo nella città pugliese di Altamura nel 1799 prendendo spunto dalla nascita della Repubblica Partenopea fondata sui principi di libertà, uguaglianza e fraternità, propagandati dalla Rivoluzione francese.

Il contesto storico[modifica | modifica wikitesto]

Come noto, i francesi occuparono il Regno di Napoli per ben due volte, cavalcando le insurrezioni e la voglia di rinnovamento delle popolazioni locali, ammodernando le leggi e gli apparati burocratici e attuando l'eversione della feudalità. La prima occupazione durò solo cinque mesi, ossia da gennaio 1799 all'estate del 1799. Il re Ferdinando IV era già fuggito a Palermo il 22 dicembre 1978 lasciando il marchese di Laino Francesco Pignatelli col titolo di vicario. In questo periodo il Regno di Napoli fu proclamato decaduto e fu proclamata la cosiddetta Repubblica Napoletana del 1799. Nell'estate del 1799, la restaurazione del regno fu completata e Ferdinando IV di Borbone ritornò sul trono (prima restaurazione del Regno di Napoli).

Il secondo ritorno dei francesi (1805-1815) si ebbe invece con i re Giuseppe Bonaparte e Gioacchino Murat, i quali regnarono in quello che continuò a chiamarsi Regno di Napoli sotto l'egida di Napoleone Bonaparte fino alla seconda restaurazione e al ritorno dei Borbone nel 1815 (relativo a questo periodo è l'epitaffio di Altamura).

La Rivoluzione di Altamura si inserisce nei cinque mesi della prima occupazione francese, ossia quella che portò alla formazione della Repubblica Napoletana del 1799 e che durò solo cinque mesi.

Le fonti[modifica | modifica wikitesto]

Documento dal titolo Zecher la chorban. Il titolo è una citazione biblica in ebraico e significa "memoria del sacrificio" (dal Registro di Amm. del Capitolo dell'Assunta del 1798-99)

Le fonti della Rivoluzione di Altamura sono molte, ma non tutte hanno attendibilità. Le fonti di maggior credito sono quelle scritte subito dopo o nell'anno stesso degli eventi storici. Le fonti postume non godono di attendibilità tra gli storici, dato che un'analisi critica ne ha svelato le molte inesattezze e incongruenze.

I resoconti di molto posteriori conterrebbero notizie spurie, provenienti da dicerie del popolo oppure addirittura inventate. L'esempio più eclatante è forse quello del presunto stupro e uccisione di quaranta clarisse del Monastero del soccorso di Altamura per opera delle truppe sanfediste.[5] La maggior parte degli storici ne ha messo in dubbio la veridicità, dal momento che la notizia proviene da un manoscritto della Biblioteca Richelieu (a Parigi), postumo e pieno di incongruenze con altre fonti ben più attendibili. Probabilmente si tratta di un falso.[6][7] Vero è, però, che le monache furono oltraggiate nel loro voto di clausura.[8]

Le fonti che godono di maggiore attendibilità tra gli storici sono:

La prima (Zecher la chorban) sarebbe stata scritta proprio nei giorni del saccheggio di Altamura. Il titolo Zecher la chorban deriva dall'ebraico e significa "memoria del sacrificio". Giuseppe Bolognese (1999) ipotizza che l'arcidiacono Leopoldo Laudati, professore di grammatica greca ed ebraica dell'Università di Altamura possa aver scritto quella testimonianza, dal momento che è in ebraico ed è molto nota tra gli esegeti dell'Antico Testamento.[16]

Le memorie dell'abate Domenico Sacchinelli, segretario del cardinale Fabrizio Ruffo, furono scritte nel 1836, a 9 anni dalla morte del cardinale. Data la lontananza ci sarebbe da aspettarsi una inattendibilità di fondo. Ciononostante, Domenico Sacchinelli fu segretario di Fabrizio Ruffo, quindi seguì da vicino le decisioni e azioni del cardinale e conservò molti documenti di quel periodo (come lui stesso racconta nella prefazione[17]). A parte qualche errore, come ad esempio il confondere porta Bari con porta Napoli o una svista sulla data in cui i sanfedisti giunsero a Matera (8 maggio anziché 6 maggio), il Sacchinelli è da considerarsi tutto sommato attendibile.[18] Vero è, però, che le sue memorie tendono a tralasciare o a edulcorare gli aspetti più cupi della carriera del cardinale. A titolo di esempio, Fra Diavolo e Gaetano Mammone vengono citati in un solo paragrafo e non viene fatta menzione della loro ben documentata crudeltà e sadismo, ma anzi viene resa la testimonianza del commodoro inglese Townbridge che definiva Fra Diavolo "per noi un angelo".[19]

Le fonti sopraccitate includono visioni di persone di diverse opinioni ed estrazione sociale. In particolare, la versione dell'abate Sacchinelli consente un raffronto critico con le versioni degli altamurani e consente di vedere lo scontro con gli occhi dei sanfedisti. Inoltre consente di sapere cosa accadde in Altamura subito dopo la fuga degli altamurani, argomento di cui gli altamurani stessi forse sapevano poco.

Privi di attendibilità, imparzialità e validità da un punto di vista storico sarebbero anche i racconti di Pietro Colletta, Vincenzo Cuoco e Carlo Botta, i cui contenuti e impostazioni furono condannati anche da Benedetto Croce[20] e da Domenico Sacchinelli.[21] Ottavio Serena ha fatto notare che l'opera Storie segrete di Giovanni La Cecilia conterrebbe informazioni degne più di un romanzo che di una narrazione storica, e pertanto neanche la sua opera risulta attendibile.[22]

Avvenimenti[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Repubblicani napoletani giustiziati nel 1799-1800.

Il 23 gennaio 1799 a Napoli fu dichiarato decaduto il Regno di Napoli e proclamata la Repubblica Partenopea del 1799, dopo che il re Ferdinando IV di Borbone era fuggito a Palermo il 21 dicembre 1798.

Non molto tempo dopo, la notizia giunse ad Altamura. Il 3 febbraio 1799, ad Altamura, un prete di umili origini, Michele Chierico, parlò in chiesa della fuga del re e indisse un comizio per il giorno successivo.[23]

Nel comizio del giorno successivo emersero due posizioni; l'una prevedeva una rivoluzione con il saccheggio, l'altra, più moderata, aborriva la violenza. Il popolo, allora, non sapendo cosa fare, si recò in cattedrale e si fece consigliare dall'arcidiacono Luca de Samuele Cagnazzi. L'arcidiacono calmò la folla e propose la nomina di 30 deputati da inviare al governo provvisorio di Napoli. I popolani, allora, calmati, se ne tornarono a casa, ma rimase nel popolo l'idea che si dovessero spartire le sostanze e le terre dei più ricchi.[24]

I repubblicani, allora, guidati dal medico Giuseppe Giannuzzi tennero lunghe arringhe fra il popolo e andarono all'assalto delle insegne regie sparse per la città.[senza fonte] La ribellione culminò con l'innalzamento dell'Albero della Libertà l'8 febbraio 1799[25] in piazza del Mercato (l'attuale piazza Duomo), dove venne trasportato in processione dall'intero popolo dalla chiesa di San Domenico. Fu inoltre costituita la Municipalità con Pasquale Viti presidente e Luca de Samuele Cagnazzi segretario, e si formò anche un battaglione di guardia repubblicana.[26]

Michele Cammarano - Le stragi di Altamura (conservato al Museo nazionale di San Martino, Napoli)

Lo scontro con l'Esercito della Santa Fede era oramai imminente e gli altamurani non persero tempo e organizzarono un campo militare su Monte Calvario, il punto più elevato di Altamura, fondendo le campane delle chiese al fine di ottenere nuovi cannoni.

La mattina del 7 maggio il cardinale Fabrizio Ruffo inviò da Matera verso Altamura l'ufficiale Raffaele Vecchioni, al fine di discutere la resa. Entrò ad Altamura bendato, ma non fece più ritorno.[27] Tra i sanfedisti catturati figuravano anche gli ingegneri Vinci e Olivieri. Il governatore repubblicano, prima di fuggire da Altamura, fece uccidere i pochi prigionieri sanfedisti.[28] Ruffo inviò anche una porzione delle truppe regolari per "far bloccare Altamura". In quell'occasione gli ingegneri Vinci e Olivieri si allontanarono troppo dalle loro truppe e furono fatti prigionieri dalla cavalleria altamurana.[29]

La sera dell'8 maggio, Ruffo ordinò al comandante De Cesare e al brigadiere De Sectis di partire quella notte stessa con il resto della truppa di linea e con una porzione delle truppe irregolari per "restringere il blocco di Altamura" e di aspettare fino a che Ruffo stesso non fosse giunto in Altamura; sennonché, tutto il resto delle truppe irregolari e moltissime persone accorse dai paesi vicini, vedendo partire De Cesare e De Sectis e sperando di poter approfittare del saccheggio di Altamura, si unirono a loro. In tal modo il cardinale Ruffo rimase in Matera con soli 200 uomini della linea e un picchetto di cavalleria.[30]

La mattina del 9 maggio fu avvistato fuori dalle mura di Altamura un immenso stuolo di sanfedisti. In quella stessa mattina sopraggiunse anche Ruffo, il quale cominciò a decidere da quale parte conveniva portare l'attacco principale.[31] Non molto tempo dopo gli occupanti cominciarono a sparare vari colpi di cannone,[32] e i due schieramenti aprirono il fuoco.

Il vescovo della Cattedrale di Altamura Gioacchino de Gemmis, uno dei protagonisti della Rivoluzione di Altamura

A un certo punto le munizioni degli altamurani iniziarono a scarseggiare e gli altamurani, sull'orlo del collasso, presero ad armare i cannoni con delle monete, ma fu proprio questo stratagemma a far comprendere al nemico la situazione disastrosa che vigeva all'interno delle mura, come Domenico Sacchinelli scrisse nelle memorie.[33]

Il vescovo della Cattedrale di Altamura, monsignor Gioacchino de Gemmis si recò egli stesso, rischiando la vita invano, dal cardinale Fabrizio Ruffo chiedendo il generale indulto.

La fuga[modifica | modifica wikitesto]

Alle ore 22:30 del 9 maggio[34] si decise di far evacuare gli altamurani da un porta non presidiata dai nemici, ossia porta Bari[35]. Secondo la cronaca del Genco, l'evacuazione ebbe luogo a mezzanotte circa[36] (tra gli altamurani in fuga probabilmente vi era anche Saverio Mercadante, che all'epoca aveva 4 anni). Gli altamurani erano pronti a combattere col nemico per aprirsi un varco, ma notarono che stranamente potettero passare senza combattere.[37]

Porta Bari - La porta attraverso cui gli altamurani riuscirono a fuggire. All'epoca la porta era parte della cinta muraria, buttata a terra quasi del tutto nel corso dell'Ottocento. Fuori dalle mura c'era solo prato, e qualche chiesa o monastero sparsi (si veda l'illustrazione di Cesare Orlandi).

A tal proposito Domenico Sacchinelli, che seguì da vicino le decisioni di Fabrizio Ruffo, scrisse che Ruffo, dopo aver compreso che gli altamurani non avevano più munizioni e che non avrebbero ceduto, onde evitare spargimenti di sangue fece sgombrare le truppe da porta Bari (che Sacchinelli impropriamente chiama porta Napoli), al fine di consentire loro di fuggire .[38] Sacchinelli continua affermando che Fabrizio Ruffo dispose tutte le truppe su "largo del Calvario" e le fece stazionare in quel posto facendole sdraiare per terra coi fucili tra le braccia.[39]

Alle 4 circa di mattina del 10 maggio, una pattuglia di cacciatori, meravigliandosi del silenzio e della quiete, si avvicinò a porta Matera. Notando che la porta non era presidiata, ebbero l'idea di darle fuoco. Prima dell'alba Ruffo diede ordine ad alcune compagnie di entrare attraverso la porta incenerita. Fu grande la sorpresa nello scoprire che dentro la città non vi erano più abitanti, a eccezione di qualche malato abbandonato.[40]

Secondo quanto scritto da Sacchinelli, il proposito iniziale di Ruffo era quello di non saccheggiare la città, ma di richiedere il pagamento di una somma di denaro alla città. Ciononostante, le truppe fecero una macabra scoperta, ossia scoprirono che i prigionieri sanfedisti e alcuni realisti altamurani (cioè gli altamurani fedeli al re) erano stati incatenati, fucilati e ammassati nel refettorio della chiesa di San Francesco da Paola (secondo Sacchinelli erano 48). Quasi tutti erano morti, mentre pochi giacevano moribondi.[41] Tra questi fu trovato moribondo Raffaele Vecchioni, il quale fu curato e visse ancora per parecchi anni.[42]

Secondo Sacchinelli, la macabra scoperta infervorì gli animi delle truppe, tanto che Fabrizio Ruffo a malapena poté controllarle e non poté impedire il saccheggio e l'uccisione dei pochi temerari rimasti (tra i quali Giovanni Firrao, figlio dell'ex-sindaco di Matera Marzio[43]).[44]

La permanenza di Ruffo durò 14 giorni, caratterizzati da terrore e desolazione, durante i quali Altamura vide svanire il suo fugace sogno di libertà. La tenacia e la resistenza opposta dai cittadini fino allo stremo, a memoria di tale impresa, le verrà conferito il titolo di Leonessa di Puglia.

Durante quei 14 giorni, la popolazione altamurana cominciò gradualmente a ritornare. Prima ritornarono le donne, le quali, sortirono uno strano effetto sui sanfedisti. Secondo quanto scritto da Sacchinelli, le altamurane (non tutte) si prostituirono con i sanfedisti, i quali d'un tratto si addolcirono, dimenticarono l'odio e la guerra. Al momento della partenza, tutti i comandanti e l'ispettore della guerra dovettero andare personalmente nelle singole case per distaccare i safedisti e ripartire. Secondo quanto scrive il Sacchinelli, tutti i proventi del saccheggio e persino le paghe dei sanfedisti restarono ad Altamura.[45]

Successivamente tornarono anche gli uomini. Secondo quanto scrive l'anonimo altamurano, Ruffo fece pubblicare il perdono generale; successivamente, una volta che tutti furono tornati, incarcerò 200 persone circa, ma alcuni con grosse somme di denaro si liberarono di soppiatto. I rimanenti, invece, in parte finirono nel castello di Melfi e in parte nei forti di Brindisi e rimasero in galera un anno e due mesi. Dopodiché ci fu il perdono generale da parte del re e furono tutti scarcerati.[46]

I sanfedisti[modifica | modifica wikitesto]

L'esatta quantità di sanfedisti non è purtroppo nota, tenendo anche conto che ai sanfedisiti si aggiunsero anche molte persone dei paesi vicini, interessate solo al bottino e giunte non appena giunse voce di un'imminene capitolazione.[47] Si può comunque affermare che dovessero essere almeno 12000.[48] L'anonimo altamurano dice che "il numero di detta gente potea calcolarsi dall'estensione di circa tre miglia di strada".[49]

I morti[modifica | modifica wikitesto]

La storiografia ha appurato come le morti furono di molto sbilanciate dalla parte dei sanfedisti. Infatti i morti tra le file dei sanfedisti furono circa 1400, mentre il registro dei morti della Cattedrale di Altamura e della chiesa di San Nicola dei Greci segnava solo 37 morti tra gli altamurani. Anche ipotizzando che una parte delle morti non sia stata registrata subito, i numeri restano comunque contenuti. Tale circostanza è confermata anche dalla cronaca del Genco, il quale afferma che fino alla sera del 9 maggio (sera in cui gli altamurani scapparono). i sanfedisti avevano ucciso solo 3 altamurani a fronte di 1400 sanfedisti uccisi dagli altamurani. I restanti morti altamurani pertanto deriverebbero in parte dall'uccisione di tutti i prigioneri sanfedisti e degli altamurani realisti impriogionati (a opera degli stessi altamurani) e in parte dal saccheggio e vendetta rabbiosa dei sanfedisti sui pochi temerari rimasti.[50]

Il valore dimostrato dagli altamurani non deriverebbe tanto dalla perdite, che per fortuna furono contenute, ma dal coraggio a dalla tenacia dimostrati. Se gli altamurani non fossero riusciti a scappare da porta Bari, i sanfedisti (a malapena controllati dal cardinale Ruffo) non avrebbero esitato a fare una carneficina. Il valore degli altamurani era noto al cardinale Fabrizio Ruffo, che temeva la "terribile Altamura".[51]

L'opera di monsignor Gioacchino de Gemmis[modifica | modifica wikitesto]

Il vescovo della Cattedrale di Altamura Gioacchino de Gemmis si distinse per il suo autentico spirito pastorale. Assecondò sempre gli altamurani, prima prendendo parte alla cerimonia di piantumazione dell'albero della libertà e cantando un Te Deum di ringraziamento quella sera stessa in cattedrale.[52]

Durante gli scontri si recò egli stesso da Ruffo, chiedendo invano l'indulto e rischiando in tal modo la sua vita. A differenza di quanto accadde con Raffaele Vecchioni e gli ingegneri Vinci e Olivieri, a Gioacchino de Gemmis fu consentito di ritornare.

Un altro suo grande merito, essendo terlizzese, fu quello di far accogliere a Terlizzi gli altamurani che erano fuoriusciti la notte del 9 maggio.[53]

Il ruolo dell'università[modifica | modifica wikitesto]

È stato messo in risalto il ruolo dell'università degli studi di Altamura nella preparazione di quel terreno che sarà la base delle idee di libertà della Rivoluzione di Altamura. A differenza di altre città vicine, come ad esempio Matera, (anche in quella città fu piantato l'albero della libertà), nella città di Altamura la veemenza della partecipazione fu forse maggiore, perché gli insegnanti e gli studenti dell'università avevano la cultura (umanistica e scientifica) per comprendere meglio la legittimità degli ideali di libertà in questione. Avendo Altamura un'università, il numero di persone istruite (tra insegnanti e studenti) era sicuramente molto maggiore che altrove, e questo influì molto. Inoltre la loro funzione fu anche quella di tenere lunghe arringhe e istruire il popolo sugli avvenimenti e su ciò per cui si combatteva, motivandola in tal modo. Questo sicuramente contribuì al maggiore sforzo e determinazione degli altamurani, i quali, a differenza di Matera, Modugno e altre città pugliesi, uccisero ben 1400 sanfedisti ed evitarono fino all'ultimo la capitolazione.

Giuseppe Bolognese fa notare che già molto tempo prima della Rivoluzione francese e della soppressione dei privilegi feudali (4 agosto 1789), gli scritti dei meridionali Pietro Giannone e Antonio Genovesi (Meditazioni fiolosofiche sulla religione e sulla morale) ne avevano già dichiarato l'illegittimità.[54] Gli scritti degli autori sopracitati assieme agli scritti di altri autori illuministi meridionali quali La scienza della legislazione di Gaetano Filangieri e Saggi politici dei principii, progressi e decadenza della società di Francesco Maria Pagano appaiono tutti molto prima della Rivoluzione francese.[55]

La popolazione altamurana[modifica | modifica wikitesto]

Secondo quanto riportato dall'anonimo altamurano (forse filoborbonico, ma critico di entrambe le parti), la popolazione aveva compreso bene le ragioni dietro cui si combatteva. A differenza dei sanfedisti (i quali erano mercenari pronti a disertare non appena si fossero arricchiti), gli altamurani erano animati da ideali di uguaglianza ed emancipazione popolare. Inoltre essi si battevano non solo per l'uguaglianza coi nobili in tema di diritti civili, ma anche per una spartizione o riduzione dei latifondi. A tal proposito l'anonimo altamurano scrive:

« Il popolo soffriva una leggiera ma regolare Anarchia, si formò la guardia civica d'ogni ceto, e s'istallò un felice governo democratico. Si cantava la Libertà, ed Uguaglianza dalla plebe, perché da essi mal capita. Volevano, e credevano di essere uguali coi ricchi, non solo nei d[i]ritti sociali, ma ben anche nell'influenza dei propri beni. Credevano dividersi i poderi de' possidenti, e godere per sempre di quella sostanza, che la forze de' sudori, e la sublimità del pensare aveanle fatte ammassare.

Gli Ateniesi colle Leggi dell'Ostracismo esiliavano dalla Città i più doviziosi, affinché non si fossero resi dispotici colla forza dell'oro, ma i nostri bramavano decimare i beni de' doviziosi, non solo per abbassare l'orgoglio del dispotismo, ma ben anche per renderli ugualmente servi della fatica. Essi furono delusi, e tornarono a ripigliare col solito calore le industrie, e la vanga. Essendo mal intenzionati del loro pensare vollero vendicarsi di accusare alcuni di ideati delitti di Giacobini. »

(Dalla narrazione dell'anonimo altamurano[56])

Considerazioni metodologiche[modifica | modifica wikitesto]

Sebbene oggigiorno quasi tutti concordino con gli ideali repubblicani di libertà e uguaglianza propugnati dalla Rivoluzione francese (1789) e di riflesso dalla Rivoluzione altamurana (1799), l'analisi storiografica non può prescindere dall'imparzialità e dalla neutralità.

Scrittori ottocenteschi come Pietro Colletta, Carlo Botta e Vincenzo Cuoco, erano interessati a propagandare e a diffondere gli ideali illuministici della Rivoluzione francese e a tale scopo non esitavano a demonizzare il nemico e a pubblicare contenuti inattendibili o non verificabili. Le troppe leggende sul cardinale Fabrizio Ruffo da un lato potrebbero aver avuto una certa utilità ai fini della diffusione delle dottrine di libertà e uguaglianza, mentre dall'altro, come Ottavio Serena fa notare, avrebbero screditato la ricerca storica facendo dubitare degli eventi che invece erano veri su Ruffo e i sanfedisti. In particolare Ottavio Serena afferma che "bastano i fatti veri per farci esecrare la memoria del Ruffo; non v'è bisogno di crearne altri che potrebbero, per la loro esagerazione ed inverisimiglianza, far dubitare dei veri".[57] Ottavio Serena fu anche uno dei primi ad applicare i metodi della moderna indagine storiografica agli eventi del 1799, prediligendo memorie di individui presenti ai fatti del 1799 e che in quello stesso anno o dopo li registrarono.[58]

Interpretazioni[modifica | modifica wikitesto]

La Rivoluzione di Altamura, come tutti gli eventi storici, è stata interpretata in modo diverso, a seconda del periodo storico e dell'appartenenza politica. Com'è noto, infatti, le interpretazioni della storiografia non sono statiche, ma subiscono l'influenza del periodo storico in cui si vive e dell'appartenenza politica e convinzioni di ciascuno. Benedetto Croce nella sua Storia del Regno di Napoli afferma che la storia non di rado "appare alterata da un errore di prospettiva, in verità non infrequente".[59]

Nel corso dell'Ottocento e anche del Novecento ha prevalso un'interpretazione tesa a mettere in risalto gli ideali di libertà e uguaglianza (ai fini della loro diffusione) e l'anticlericalismo. Schieramenti opposti, invece, dipingevano Ruffo come il "Garibaldi borbonico".[60] Oggi, la distanza temporale dalla rivoluzione (più di duecento anni) consente un giudizio più pacato e sereno di quei fatti. Praticamente sconosciute nel corso dell'Ottocento, le Memorie di Domenico Sacchinelli sono state rivalutate e parzialmente riabilitate nella loro attendibilità.[61] Agli inizi del XXI secolo (con l'avvento del terrorismo e il fondamentalismo di matrice islamica), l'anticlericalismo sembra essersi assopito a partire da Papa Francesco, rispetto al forte anticlericalismo contro la Chiesa oscurantista dell'Ottocento e Novecento, molto diversa da quella odierna.

Aneddoti leggendari[modifica | modifica wikitesto]

Oltre alla storia delle clarisse violentate e uccise di cui si è già parlato sopra, ci sarebbero altri aneddoti leggendari, privi di veridicità e attendibilità.

Tradimento[modifica | modifica wikitesto]

Secondo questa leggenda, alcuni soldati riuscirono a far invaghire una donna altamurana e a farle aprire un'entrata segreta localizzata nell'odierno claustro Tradimento. Attraverso questa, i sanfedisti riuscirono a entrare in città.

La narrazione in questione è puramente leggendaria. Non ci fu mai nessun tradimento. Di tradimento parlarono piuttosto i calabresi, i quali venivano adescati da bandiere bianche sul davanzale di una finestra aperta sulle mura. Una volta avvicinatisi alle mura, venivano uccisi dai tiratori altamurani.[62]

Uccisione di Giovanni Firrao[modifica | modifica wikitesto]

L'uccisione del giovane Giovanni Firrao, figlio dell'ex-sindaco di Matera Marzio, è realmente accaduta, ma resta ignota l'identità dell'assassino. Secondo quanto riporta Domenico Sacchinelli, il giovane fu trovato nascosto nella città di Altamura dai sanfedisti e fu trascinato al cospetto di Ruffo. Mentre si metteva in posizione di supplica davanti a Ruffo, un parente dell'ingegnere Olivieri (fatto prigioniero e ucciso dagli altamurani) volle vendicarsi e lo sparò. Domenico Sacchinelli scrisse che l'assassino era un certo G.L. (sono fornite solo le iniziali).[63][64]

La versione di Sacchinelli sarebbe confermata dalla cronaca del Genco, il quale parla della cattura di un ingegnere di Sant'Agata di Sinopoli (forse Sant'Agata del Bianco) che "seco avea condotto un giovane figlio e sei altri patriotti...".[65]

Fra Diavolo e Gaetano Mammone[modifica | modifica wikitesto]

Non ci sono notize attendibili circa la presenza in Altamura di alcuni dei più noti banditi filoborbonici, ossia Fra Diavolo e Gaetano Mammone. Secondo notizie inattendibili, essi erano parte dell'esercito di Ruffo. Inoltre Gaetano Mammone, all'interno di una chiesa di Altamura, avrebbe stuprato una fanciulla e ucciso suo padre sull'altare bevendone poi il sangue.[66]

Le notizie di cui sopra deriverebbero da fonti inattendibili. Inoltre is noti che Domenico Sacchinelli li nomina solo nella parte della permanenza di Ruffo ad Ascoli, il 2 giugno 1799 (quindi dopo i fatti di Altamura) e afferma che Fra Diavolo e i fratelli Mammone erano nel territorio tra Capua e Terracina (lontano da Ruffo e i sanfedisti) e uccidevano i francesi e repubblicani (chiamati all'epoca patriotti) e chiunque altro cercava di lasciare il regno.[67]

Il centenario[modifica | modifica wikitesto]

Celebrazioni per il primo centenario (1899) della Rivoluzione di Altamura (con Giovanni Bovio)

Il centenario della Rivoluzione di Altamura (nell'anno 1899) fu festeggiato erigendo un monumento sulla piazza centrale di Altamura, che ancora oggi è presente e che fu realizzato da Arnaldo Zocchi. Alle celebrazioni prese parte anche Giovanni Bovio, il cui padre, Nicola Bovio, era di Altamura.[68]

Nel suo discorso, Giovanni Bovio esaltò lo spirito degli altamurani e affermò che il concetto di libertà era vivo da sempre tra gli altamurani. Anche grazie al fervore di idee dell'antica Università di Altamura, dotti, nobili e plebei altamurani si erano uniti tutti sotto l'idea di libertà ed erano pronti a sacrificare le loro ricchezze. i loro titoli e persino la loro vita per la libertà.[68]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • Quando la mattina del 9 maggio il cardinale Ruffo giunse ad Altamura sul suo cavallo arabo di colore bianco, gli altamurani lo riconobbero e cominciarono a sparare con le mitraglie contro di lui. Mentre Ruffo esaminava la situazione col suo occhialetto. i colpi fischiavano in aria sul suo capo. Allora Ruffo scherzando disse a quanti lo circondavano: "Slargatevi perché a me le palle non colgono, e mi dispiacerebbe se alcuno di voi venisse offeso". L'espressione "a me le palle non colgono" fu male interpretata da qualcuno che credette che Ruffo fosse inciarmato, che in dialetto calabrese significa "protetto da incantesimo".[69]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ http://www.comunedipignataro.it/?p=20004
  2. ^ bolognese-zecher, pag. 50, furono incaricati dalla Commissione esecutrice del Governo provvisorio di Napoli
  3. ^ bolognese-zecher, pag. 36
  4. ^ bolognese-zecher, pag. 22
  5. ^ bolognese-zecher, pag. 91
  6. ^ bolognese-zecher, pag. 24
  7. ^ bolognese-zecher, pag. 89
  8. ^ bolognese-zecher, pag. 24
  9. ^ bolognese-zecher, pag. 29
  10. ^ bolognese-zecher, pag. 32
  11. ^ bolognese-zecher, pag. 23
  12. ^ bolognese-zecher, pagg. 73-76
  13. ^ bolognese-zecher, pag. 49
  14. ^ sacchinelli-memorie
  15. ^ bolognese-zecher, pag. 19
  16. ^ bolognese-zecher, pag. 8
  17. ^ sacchinelli-memorie, prefazione, XII
  18. ^ bolognese-zecher, pag. 22
  19. ^ sacchinelli-memorie, pagg. 186-187
  20. ^ bolognese-zecher, pag. 59
  21. ^ sacchinelli-memorie, prefazione
  22. ^ bolognese-zecher, pag. 91
  23. ^ bolognese-zecher, pag. 75
  24. ^ bolognese-zecher, pag. 75
  25. ^ bolognese-zecher, pag. 20
  26. ^ bolognese-zecher, pag. 75
  27. ^ bolognese-zecher, pag. 51
  28. ^ bolognese-zecher, pag. 51
  29. ^ bolognese-zecher, pag. 50
  30. ^ bolognese-zecher, pag. 51
  31. ^ bolognese-zecher, pag. 51
  32. ^ bolognese-zecher, pag. 34-35
  33. ^ bolognese-zecher, pag. 52
  34. ^ bolognese-zecher, pag. 23
  35. ^ bolognese-zecher, pag. 37
  36. ^ bolognese-zecher, pag. 23
  37. ^ bolognese-zecher, pag. 81
  38. ^ bolognese-zecher, pagg. 52-53
  39. ^ bolognese-zecher, pagg. 53
  40. ^ bolognese-zecher, pag. 54
  41. ^ bolognese-zecher, pag. 55
  42. ^ bolognese-zecher, pag. 55
  43. ^ bolognese-zecher, pag. 24
  44. ^ bolognese-zecher, pag. 55
  45. ^ bolognese-zecher, pag. 57
  46. ^ bolognese-zecher, pag. 43
  47. ^ bolognese-zecher, pag. 23
  48. ^ bolognese-zecher, pag. 22
  49. ^ bolognese-zecher, pag. 34
  50. ^ bolognese-zecher, pagg. 22-23
  51. ^ bolognese-zecher, pagg. 23
  52. ^ bolognese-zecher, pag. 20
  53. ^ bolognese-zecher, pag. 22
  54. ^ bolognese-zecher, pag. 13
  55. ^ bolognese-zecher, pag. 13
  56. ^ bolognese-zecher, pag. 32
  57. ^ bolognese-zecher, pag. 91
  58. ^ bolognese-zecher, pag. 90
  59. ^ bolognese-zecher, pag. 60
  60. ^ bolognese-zecher, pag. 78
  61. ^ bolognese-zecher, pagg. 22 e 24
  62. ^ bolognese-zecher, pag. 24
  63. ^ bolognese-zecher, pag. 24
  64. ^ bolognese-zecher, pag. 56
  65. ^ bolognese-zecher, pag. 24
  66. ^ ferri-chiavone, pag. 16
  67. ^ sacchinelli-memorie, pag. 186
  68. ^ a b http://www.comunedipignataro.it/?p=20004
  69. ^ bolognese-zecher, pagg. 51-52

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Ottavio Serena, Di un'antica Università di Studi nelle Puglie, Altamura 1887
  • Id., La Rivoluzione napoletana del 1799, Bari 1968.
  • Vincenzo Vicenti, Assessorato alla Pubblica Istruzione e del Comune di Altamura (a cura di), L'università di Altamura, Altamura, 1998.
  • Antonio Lucarelli, Mario Proto (a cura di), La Puglia nella Rivoluzione Napoletana del 1799, Manduria, 1998.
  • Giuseppe Dambrosio, Altamura nel Settecento in Il 1799 – La Rivoluzione ad Altamura, Coordinamento Altamura Leonessa di Puglia, pp. 36-38.
  • Giuseppe Pupillo, La Repubblica Partenopea da Napoli ad Altamura – La controrivoluzione del Cardinale Ruffo e il sacco di Altamura, in “ALTAMURA” n. 40-41, 1999-2000.
  • Giuseppe Bolognese, Zecher la chorban - Memoria del sacrificio, Tipografia Castellano - Altamura, 1999.
  • Domenico Sacchinelli, Sulla vita del cardinale Fabrizio Ruffo (PDF), Tipografia di Carlo Calanco, 1836.
  • Tommaso Fiore, Il sacco di Altamura (in Zecher la Chorban di Giuseppe Bolognese).
  • Domenico Angelastri, Altamura e il Mezzogiorno nel 1799. Repertorio della Mostra e delle altre iniziative del Bicentenario, in “Altamura” – Rivista Storica/Bollettino dell'A.B.M.C. – 1999-2000, pp. 225 – 227
  • Onofrio Bruno, Assedio sanfedista comitati al lavoro – Gazzetta del Mezzogiorno del 04/11/1998
  • Ottavio Serena, Giuseppe Pupillo (a cura di), Altamura nel 1799, Cassano Murge, 1993
  • Ottavio Serena, Altamura nel 1799, Roma, 1899
  • Pia Maria Digiorgio, Esiste un centenario della Repubblica napoletana in provincia? L'esempio del 1899 in Basilicata in A. De Francesco (a cura di), La democrazia alla prova della spada. Esperienza e memoria del 1799 in Europa, Guerini, Abbiategrasso 2003 pp. 503-525.
  • Vincenzo Vicenti, La crisi demaniale di Altamura dal 1542 al 1562, in “ALTAMURA” n. 14, 1972.
  • Vincenzo Vicenti, ARCANGELA VICENTI E GIUSEPPE PUPILLO (a cura di), Medaglioni altamurani del 1799, Cassano Murge, 1998.
  • A.A. V.V., Dal primo Settecento all'Unità, in Storia d'Italia, Torino 1978, vol. III.
  • Michele Ferri, Il brigante Chiavone, Sora, Azienda di Promozione Turistica di Frosinone, Centro sorano di ricerca culturale, 2001.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]


Puglia Portale Puglia: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Puglia